Che fine hanno fatto Ammazzalorso, De Martis e Fini: i “traditori” di Catania-Avellino?

Avevano fatto sognare una città, una provincia intera. Uno stadio, a quei tempi gremito per davvero, pendeva dai loro piedi e dalle loro gesta. Uno dava sicurezza in difesa; l’altro esaltava le platee con tocchi fini che al Partenio non erano proprio all’ordine del giorno; l’altro ancora si agitava in panchina come solo chi ha il sangue sudamericano nelle vene sa fare. Eppure, forse come sempre quando l’amore è troppo, nessuno di loro ad Avellino ha lasciato un buon ricordo. Anzi. Nello spazio di un’estate, nel giro di poche ore, da eroi sono diventati “mercenari”, “traditori”. Perché Avellino e l’Avellino non hanno mai perdonato il “tradimento” di Aldo Ammazzalorso, Massimo De Martis e Michele Fini.

E’ il 2001, maggio, fine campionato. I biancoverdi, con l’allenatore di Belén de Escobar in panchina, hanno fatto un grande campionato. De Martis, con la fascia da capitano al braccio, e Ignoffo hanno tenuto al sicuro i pali di Sansonetti; Fini ha dispensato perle; e Mascara ha infilato la porta avversaria per diciassette volte. Numeri e valori che, già prima dell’ultima giornata, hanno regalato ai Lupi l’accesso ai playoff. Il 13 maggio, a chiudere la stagione regolamentare, al Partenio arriva il Messina. Ai giallorossi serve una vittoria per restare davanti al Palermo e festeggiare la promozione in B. In uno stadio vestito a festa, gli uomini di Ammazzalorso fanno il possibile e l’impossibile per addormentare – e forse anche qualcosa in più – la gara. Poi, al 90’ arriva la svolta: rigore per il Messina e Torino sul dischetto. L’attaccante messinese, però, si fa ipnotizzare da Sansonetti e dopo 4’ arriva la beffa finale, con Caridi – subentrato a Mascara – che regala la vittoria all’Avellino.

La lotteria dei playoff, finito il campionato, dice che in semifinale sarà Avellino-Catania, con la prima tra le mura amiche il 27 maggio. L’avvio è buono, lo stadio è caldo e al 14’ è ancora Beppe Mascara a far esplodere di gioia il Partenio, siglando il primo e unico gol della giornata. Passano sette giorni e i biancoverdi vanno a Catania, “scortati” da 700 tifosi. Lì, al Massimino, i sogni dei Lupi si spengono, “uccisi” da Cordone e Ambrosi, e da un arbitraggio che ancora grida vendetta.

L’onta vera, però, per chi ha il Lupo nel cuore arriva poco dopo. Gaucci, all’epoca presidente del Catania, si presenta da Marco Pugliese, che da poco ha rivelato la società da Aniello Aliberti, e fa la spesa ad Avellino. Sull’aereo che lo riporta a Catania, insieme al presidente, ci sono Ammazzalorso, Sansonetti, De Martis e Fini.

Michele Fini
Michele Fini

Tutti e quattro, due mesi dopo quella sconfitta in semifinale di play-off che ancora fa male alla città, giocheranno proprio coi “boia” dell’Avellino. E, come se non bastasse, lo faranno nella stessa categoria, perché a quei playoff il Catania era sbattuto contro la corazzata Messina, che aveva “vendicato” – a suo modo – i biancoverdi.

L’esperienza in Sicilia sarà esaltante per tutti gli ex avellinesi, che chiuderanno con la promozione in B, tranne che per il tecnico Ammazzalorso. L’allenatore siciliano, infatti, sarà esonerato alla 16esima di campionato dopo una sconfitta a Castel di Sangro. Da lì comincerà a girovagare per l’Italia collezionando qualche trionfo, portando il Treviso in B, e tanti esoneri, Salernitana e Teramo su tutti. Oggi, dopo qualche esperienza da allenatore delle giovanili nelle serie minori abruzzesi, è praticamente fuori dal mondo del calcio.

Meglio, molto meglio, è andata a Michele Fini, che dopo Avellino si è costruito una carriera di buon livello tra A e B, con le maglie di Ascoli, Cagliari e Siena. A luglio del 2014 si è seduto sulla panchina del Bologna come secondo di David Lopez, salvo abbandonare un anno dopo per l’esonero del mister rossoblù.

Massimo De Martis
Massimo De Martis

A conti fatti, l’unico ancora attivamente impegnato, è l’ex capitano Massimo De Martis. Dopo le esperienze, anche lui, con Catania e Ascoli, ha chiuso la carriera da calciatore nella sua Alghero. Oggi siede per la prima volta sulla panchina, da allenatore della Pietraia Alghero, squadra di seconda categoria.

Chissà che il futuro di qualcuno di loro si incrocierà ancora con Avellino. Chissà se i Lupi potranno “vendicarsi” dei loro “traditori”.

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