Che fine hanno fatto i fratelli Carino, dalla “Champions” con l’Avellino all’arresto

Segni particolari: caschetto biondo e una somiglianza incredibile tra di loro. Tratto distintivo: look eccentrico e stravagante per entrambi. Professione, naturalmente per tutti e due: truffatore.

E’ durato il tempo di qualche giorno, e di qualche intervista sui generis, il regno di Paolo e Francesco Carino ad Avellino. Molto di più, invece, è durata l’eco della tentata scalata dei due alla presidenza dell’Avellino calcio.

E’ il giugno del 2007, sono passate poche ore dalla incredibile vittoria dell’Avellino contro il Foggia in finale di play-off e i due – accompagnati da qualche faccendiere di dubbia provenienza – si presentano al pubblico biancoverde.

La situazione in casa Avellino è tesa, i debiti sfiorano quota quindici milioni di euro e i fratelli Pugliese, “i boia” dell’Us Avellino 1912, hanno manifestato più volte l’intenzione di lasciare. E allora ecco Paolo e Francesco Carino.

I due si presentano così, spiegando – più o meno testualmente – di essere i “portavoce” di una cordata italo-spagnola-americana pronta a investire proprio quindici milioni di euro. Tutto qui? No. Perché i fratelli Carino le cose le fanno in grande e allora promettono di portare la squadra in “Cempions” – pronunciato all’avellinese – entro cinque anni, per il centenario, che non ci sarà, del 2012; di aver già pronti cinquantamila aspirapolvere – sì, aspirapolvere – in arrivo dalla Germania con il Lupo stampato; di aver chiesto ad Armani vestiti con un Lupo disegnato di swarovski; e – giusto per chiudere in bellezza – di aver già stretto un accordo con Aprilia, pronta a produrre cinquantamila scooter con un Lupo impresso sulla scocca.

Come finirà? Male, malissimo. I Pugliese chiudono le porte in faccia ai Carino e rinviano soltanto di qualche anno il fallimento dell’Us Avellino, che arriverà – puntuale e doloroso – il 9 luglio del 2009.

Peggio ancora, se possibile, finirà per i Carino. Dopo qualche anno di anonimato, un incontro col sindaco Galasso nel 2009 per far rinascere l’Avellino, e qualche mese di latitanza, Paolo e Francesco verranno arrestati nel luglio del 2012 con l’accusa di truffa.

Secondo gli inquirenti di Avellino, infatti, avrebbero frodato centinaia di imprenditori, chiedendo soldi in cambio di finanziamenti che poi, naturalmente, non arrivavano mai. Gli industriali in difficoltà credevano ai Carino che millantavano premi, bella vita e conoscenze, tra le quali addirittura il presidente del Real Madrid, Florentino Perez. Bugie e calcio, insomma la specialità di casa Carino.

Le ultime notizie pubbliche sui due fratelli si fermano a metà 2013. Gli avvocati difensori dei due “imprenditori” irpini ottengono il trasferimento del processo dal tribunale di Avellino a quello di Pescara.

E cala così il sipario sulla storia dei Carino ad Avellino. Sulla “Cempions”, sugli swarovski, su Armani e sui due biondini che giocavano a fare gli imprenditori. E sognavano di fare i presidenti.

EX AVELLINO: CHE FINE HANNO FATTO…