Che Fine Hanno Fatto i Giocatori di quel Juventus-Avellino?

Ci sono protagonisti semi-sconosciuti. Eroi per una notte. Formiche che camminano a rilento, in un lungo percorso durato nove mesi; ma che, nonostante tutto, riescono a trasformare i loro piccoli, faticosi, concitati momenti, in attimi di storia eterna. Una storia mediante la quale riusciranno a legarsi, per sempre, al magico Lupo. E non basterà una separazione delle strade a far svanire il ricordo. Per loro, esserci allo Juventus Stadium è già di per sé un’impresa, una vittoria, un premio a una carriera vissuta tra campi fatiscenti e minuscole realtà di provincia; o, al contrario, semplicemente, il trampolino di lancio per chi sarà destinato a una vita calcistica di tutto rispetto. La puntata odierna di “Che fine hanno fatto” è dedicata a ben nove dei quattordici giocatori biancoverdi, scesi in campo la sera del 18 dicembre 2013, per vivere un sogno sulla propria pelle, per accarezzarlo con i propri scarpini.

Il settore ospiti, a pochi minuti dall’inizio della gara, deve ancora colorarsi interamente di biancoverde. Lo speaker inizia ad annunciare le formazioni delle squadre: il fatidico momento del calcio d’inizio si avvicina. C’è già chi piange dalla commozione, chi inizia a cantare cori a squarciagola, chi è curioso di sapere quale sarà l’undici titolare schierato da mister Rastelli per un appuntamento a Torino, con la Vecchia Signora, che manca ormai da diversi anni. La formazione dell’Avellino è svelata: spazio a chi ha giocato meno, oppure a chi merita di esserci. Il mix giusto tra uomini di esperienza, giovani desiderosi di mettersi in mostra e perni inamovibili della rosa. C’è chi mugugna dietro alcune scelte e chi, giustamente, colto già dall’euforia di respirare un’aria del tutto diversa dall’erba dei “campetti” di Serie D, assaporata a fatica soltanto qualche anno prima, della formazione non se ne “fotte” proprio. In fondo, il risultato finale (3-0) è già scritto, visto e considerato l’abisso che divide le Zebre dai Lupi. Inutile dannarsi la vita. Ciò che solo e realmente importa è rispondere “presente” all’appuntamento calcistico più importante della storia recente della nostra città.

L’Avellino, nei novanta minuti di gioco, si schiererà con Di Masi tra i pali, seguito da Izzo, Peccarisi e Pisacane nella linea a tre difensiva; sulle fasce, spazio a Zappacosta e Millesi, con D’Angelo, Togni e Arini a comporre la mediana; in attacco, il minuto Herrera sarà la controparte di Giovinco, affiancando Castaldo nella coppia d’attacco. Saranno tre le sostituzioni effettuate da Massimo Rastelli: entreranno, in successione, Schiavon al 46’, Galabinov al 55’ e Angiulli al 71’. Il centrocampista veneto subentrerà, a inizio secondo tempo, a uno spento e inconcludente Togni; l’attaccante bulgaro a un Castaldo risparmiato per le ultime tre partite del girone di andata, il giovane calciatore di Segrate a un Arini resosi pericoloso soltanto nella prima frazione, con un tiro debole bloccato facilmente da Storari.

I restanti otto calciatori in maglia biancoverde disputeranno tutti e novanta i minuti dell’incontro. Giuseppe Di Masi, premiato dal mister per essersi rivelato uno dei protagonisti della promozione in Serie B, deluderà le aspettative, risultando non impeccabile, soprattutto sulla terza rete firmata da Quagliarella. Da non buttare la prestazione di Armando Izzo, assai incerto sulle palle alte, ma bravo nell’uno contro uno, nella sfida con i giganti bianconeri, affiancato, oltre che da Fabio Pisacane, da un Maurizio Peccarisi a volte lento ma, in generale, autore di una prestazione senza sbavature. Sull’out di destra, Davide Zappacosta sarà l’unico a incidere positivamente: un paio di scatti poderosi sulla fascia costringeranno, a più riprese, i vari Ogbonna, Marchisio e De Ceglie a dover indietreggiare per arrestare la corsa del terzino sorano. Dall’altra parte del campo, invece, la performance di Ciccio Millesi sarà priva di spunti, così come pure quella di Eric Herrera, il quale non riuscirà a supportare adeguatamente Gigi Castaldo. El Niño corre troppo, ma a vuoto, a differenza di uno statico Andrej Galabinov che lo andrà a rimpiazzare, provando invano a fare a sportellate con gli invalicabili centrali della Juve.

E, ora che è trascorso un anno esatto dalla sfida di Coppa Italia, a qualcuno verrà spontanea la consueta domanda: “Che fine hanno fatto?”. Premettendo che le sorti di alcuni ex sono già note a tutti – Zappacosta all’Atalanta, Izzo al Genoa, Galabinov al Livorno – resta da scoprire il destino a cui gli altri protagonisti di quella magica serata sono andati incontro. Procediamo, come sempre, per ordine di ruolo e partiamo, dunque, dal nostro Giuseppe Di Masi: portiere dal doppio volto, capace di compiere miracoli straordinari, ma anche papere clamorose, tesserato dalla Lucchese (Lega Pro, girone B) lo scorso ottobre. Anche a Maurizio Peccarisi è toccata la terza serie, ma nel girone A, in un Pordenone che fatica a smuoversi dall’ultimo posto in classifica. Così come, in Lega Pro, giocano anche Federico Angiulli (Reggiana), Ciccio Millesi (Arezzo), Romulo Togni (SPAL) ed Eric Herrera (Paganese).

Tutti i misteri, a questo punto, possono ritenersi svelati. Anzi, no: stavamo giusto per dimenticare i componenti della panchina. Andrea Seculin è tornato al Chievo, in Serie A, in attesa di chiamata in qualche altra squadra dove potrà trovare maggior spazio. Andrea De Vito e Mathias Abero sono in Serie B, rispettivamente, con le maglie di Varese e Bologna. Ancora Lega Pro, infine, per Emiliano Massimo (Grosseto), Andrea Soncin (Pavia) e Raffaele Biancolino (Barletta). L’interrogativo, ora, può dirsi davvero risolto.

Formazione Juventus Avellino Adesso

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