Con le vespe fino al novantesimo, come quel tuffo di Codraro

Cari amici,
in questa vigilia di Avellino-Juve Stabia la mente va indietro con la memoria di ben 40 anni. Parliamo dell’annata 1972-1973, quella che ha visto innamorarsi dei colori biancoverdi un’intera generazione nella lunga ed eroica cavalcata dei record contro il Lecce. Ero alla Dante Alighieri, Seconda B, il mio coautore Antonello Candelmo (coetaneo ma un anno indietro a scuola) era in Prima, stessa sezione, e proprio quell’anno nacque un’amicizia fra noi che dura ancora nonostante la distanza. Amicizia nata a seguito, vogliamo rivelarlo, di un libro di storia mal ridotto che lui ebbe l’ardire di accaparrarsi di seconda mano, con il fratello Fiore – ricordo bene – a tirare sul prezzo facendo pesare i soldi della rilegatura che ci avrebbe dovuto aggiungere. Ebbene, proprio con l’aiuto del coautore abbiamo ricostruito quel derby incredibile. C’era stata la neve, la partita Avellino-Juve Stabia, domenica, era stata rinviata e si giocava durante la settimana, di mercoledì, alle 14.30. Cosicché il vice-preside Aufiero venne a sobillare i rappresentanti di classe affinché facessero istanza al preside di uscire prima perché – motivazione di facciata – “c’era maltempo e i ragazzi dei paesi dovevano tornare a casa”. Ora, è vero, pioveva che Dio la mandava, ma non mi risulta che la pioggia potesse mai bloccare i trasporti, si trattava in realtà di una pietosa copertura perché si potesse tutti, alunni e insegnanti, tornare in tempo a casa, prendere un brodino, e correre al campo, il nuovo impianto di Contrada Zoccolari, inaugurato da un paio d’anni.
Fu una partita memorabile. La palla proprio non voleva entrare e i due punti di allora ci servivano come il pane. Fu il nostro terzino destro Stefano Codraro a fare il miracolo, oltre il 90esimo. Ho un ricordo nitido di quel suo tuffo nel fango, quando tutto sembrava perduto. Codraro poi si è sposato ad Avellino, è stato collega del co-autore alla Banca della Campania, l’ho rintracciato e mi ha rivelato alcuni particolari inediti. «C’era Luis Vinicio a bordo campo – mi ha rivelato – ad assistere alla partita in compagnia del presidente Antonio Sibilia. Mi aveva avuto con lui al Brindisi – ricorda – e mi disse “Oggi segnerai tu”». O “lione” fu profeta, e il goal Codraro lo fece proprio sotto i suoi occhi, dietro la porta dal lato degli spogliatoi, dove Vinicio assisteva alla partita con il commendatore, spogliatoi che allora erano situati dove oggi c’è la Curva Sud. Salvatore Marzullo, te l’eri dimenticato anche tu, questo gesto del tuo collega Codraro?

Avellino Calcio
Fu un anno memorabile, una grande cavalcata alla fine vittoriosa. L’Avellino di Miniussi, Codraro, Piaser, Zucchini, Piccinini e Fraccapani ebbe ragione del Lecce di Trevisan, Lo Russo, Vellani, Materazzi (sì, proprio lui), Mamilovich, Di Somma. Sì, Totore, prima di esserne una colonna fu un fiero avversario dei lupi.
E qui tocchiamo un altro tema di questa vigilia. Incredibile. Il grande libero stabiese che tanto ha contribuito a portare, poi, la nostra squadra nella massima serie e a conservarcela è stato accusato di essere un tarallaro (cosa che è la verità, se sinonimo di stabiese) ma, peggio, anche di essere “mercenario”. A dimostrazione del fatto che oggi si può dire tutto, ma proprio tutto, senza pagare dazio. Di SommaPersino mia madre che ignora ogni regola del calcio sa chi è Salvatore Di Somma, sa che con lui non si passava, con le buone o con le cattive. Si potrebbe obiettare sul fatto che oggi, con la regola dell’ultimo uomo giocherebbe una partita sì e una no, ma questo è un altro fatto, ma non lo si può attaccare sull’attaccamento ai nostri colori. L’affermazione incriminata è quella con cui lui confessa che lui preferirebbe in questo derby una vittoria della squadra della sua città. Che, fra le due, è messa peggio e senza il pallone non ci resterebbe niente. Castellammare al di là degli sfottò campanilistici è una città con una grande tradizione. Cantieri navali, terme, uno splendido lungomare e una funicolare che la collega al monte Faito. Una città in cui ora sembra finito tutto, tranne l’economia illegale e criminale. Totore, figlio naturale di Castellammare e figlio adottivo di Avellino, ha detto la cosa più giusta e normale che si possa dire, ma ha avuto solo la colpa di affermare quello che in uno sport trasformato in una guerra non si può più.
Ha fatto bene, allora, il mister a proclamare il silenzio stampa. Ne ha fatto le spese anche il mio giornale, Avvenire, che voleva intervistare il ragazzo dei quartieri spagnoli Fabio Pisacane, autore in passato di coraggiose battaglie contro le scommesse e il calcio malato, ma ha dovuto rinunciare. E, a proposito del mister, curiosando su Internet ho trovato un vecchio filmato del 2009, quando Massimo Rastelli, con il ds Roberto Amodio al fianco, annunciava l’addio alla Juve Stabia dopo la promozione in C1. Era il primo anno da allenatore, credo, e spiegò che si era dato dei paletti, per la sua carriera di mister, paletti che avrebbe voluto rispettare anche in seguito. E che cioè, una volta conseguito l’obiettivo prefissato su una piazza la sua idea era che fosse giusto, e lo sarebbe stato anche in seguito, cambiare aria. Che cosa vuol dire questo? Perché il mister lasciò Castellammare dopo una promozione e con noi è restato? Mi pare che la risposta non possa essere che una. Che qui, evidentemente, il suo obiettivo – anche se a noi giustamente dice di tenere i piedi per terra – non l’ha ancora raggiunto. Ed ecco, Gianluca Capiraso, che trova conferma l’idea un po’ balzana che abbiamo avuto di intitolare a lui questa rubrica. Tu segnalavi giustamente il rischio di legarla troppo alle sorti di un allenatore, io invece segnalavo forse ancor più giustamente il rischio di perdere tutto se per caso, ma non avverrà, ci dovessimo privare della sua saggezza.
Vorrei ricordare, in questo dopo Salernitana-Nocerina che porterà strascichi anche al Partenio-Lombardi, la follia cui demmo vita ad Avellino lo scorso anno nella settimana precedente lo scontro decisivo con la Nocerina. Fu la settimana dell’asta del logo, quella della bomba-carta al campo di allenamento dei lupi e dell’esagerato gemellaggio con i nostri rivali al punto di stendere il tappeto rosso aprendo loro la Curva Nord, che non siamo stati in grado di aprire neanche a noi stessi, in seguito. Ebbene, se il mister non avesse messo la squadra sotto una cappa protettiva quella settimana, se fossimo arrivati a quella gare decisiva demotivati e de concentrati e l’avessimo persa sono certo che oggi la Nocerina farebbe l’Avellino e noi la Nocerina, altro che sfottò ai tarallari. La nostra insistenza sul mister, quindi, non è per una specie di innamoramento, ma per la fiducia che possa essere lui il baluardo con cui difenderci da noi stessi, dalla nostra tremenda capacità di farci del male da soli, di non stare sul pezzo di settimana in settimana per privilegiare le polemiche distruttive.
Con Rastelli sognare si può. Con i piedi per terra, naturalmente. Facendo la corsa sulle concorrenti per la salvezza. Come il Lanciano, ad esempio. Giusto?
Sulla formazione questa settimana è più difficile indovinare (sarebbe la quinta volta consecutiva). Perché ci sono numerosi acciaccati, e varie incognite, ma la scommessa è che possano essere tutti alla fine arruolabili, con Togni che parte dalla panchina. Si è anche ipotizzato un cambio di modulo, che a mio avviso il mister potrebbe usare, invece, a gara in corso, in base all’andamento del risultato. Per cui i cambiamenti rispetto alla convincente vittoria di Brescia potrebbero ridursi a Castaldo che rientra al posto di Soncin, a Bittante per Zappacosta impegnato con l’Under 21, e a Fabbro che rientra a destra al posto di Izzo squalificato.
Per cui dovremmo avere in campo: SECULIN, FABBRO, PECCARISI, PISACANE; BITTANTE, D’ANGELO, ARINI, SCHIAVON, MILLESI, CASTALDO E GALABINOV.
E forza lupi!