Contro il Modena di Barbapapà per tornare a volare

Cari amici,
i quattro o cinque che mi leggono abitualmente – aumentati di una unità rispetto ai tre o quattro che erano perché con una telefonata in diretta l’altra volta a Linea Verde Sport un telespettatore che non so chi sia ha chiesto un parere al “Rastrellatore”, che sarei io – sanno che a me piace scherzare, almeno quando si parla di calcio. Una cosa però penso. Che se uno fa la fatica di pigiare i tasti e mettere insieme delle sensazioni non è certo per adeguarsi all’andazzo, ma nella speranza di dire qualcosa se non fuori dal coro, almeno di nuovo. Ebbene, se tutti questa settimana hanno festeggiato io sento di aver poco ancora da festeggiare.
Il coro auto celebrativo dello Stadium mi ha appassionato, ma non particolarmente. Vi dico che cosa c’è da trattenere di questa esperienza, a mio avviso. Innanzitutto: la grande, ritrovata capacità di fare carovana da tutta Italia e di ritrovarsi a una voce sola. Come ai vecchi tempi. Ci hanno fatto passare, sulla Rai, per un esercito che aveva fatto le prove chissà quante volte, ma non ce n’era stato modo in realtà e neanche ce n’era stato bisogno: quando si fanno tanti sacrifici, pur provenendo da posti così diversi e lontani, animati ed emozionati dagli stessi colori, la sintonia è solo una splendida conseguenza. Ci potrà tornare molto utile, questa ritrovata capacità, quando in primavera lotteremo per gli obiettivi veri. La salvezza? Va bene, la salvezza, lotteremo per questa, e ci sarà di che gioire dopo la polvere respirata e le lacrime versate. L’altra cosa da trattenere come positiva, per me, sono quei venti minuti in cui ho visto finalmente scorazzare nel prato verde Fez Angiulli, uno degli eroi dello scorso anno che senza fiatare appena ha potuto ha fatto capire al mister che se vuole lui c’è.

federico angiulli avellino
Ma, ecco, tutto ciò considerato io sono preoccupato, per una volta. Lo splendido inizio di campionato che ci regala un così cospicuo vantaggio per l’obiettivo primario può dirsi concluso. E qualche polemica che filtra dallo spogliatoio lascia capire la delicatezza del momento. Stiamo parlando da due mesi di rinforzi dimenticando una cosa molto semplice, che per due o tre rinforzi che dovranno arrivare due o tre atleti presumibilmente dovranno partire. Lo detta la logica degli equilibri di spogliatoio, lo impone l’esigenza di quadratura del bilancio che questa società più che mai ha. Cosicché chi sente di essere in lista di sbarco o teme di poterci scivolare non la vive bene e il timore che questo possa riverberarsi sull’umore fin qui compattissimo della comitiva io ce l’ho. E la partita con la Juventus lascia in questo i suoi strascichi, fra chi non ha trovato spazio neanche sul tre a zero (che parlando di Juventus, a dire il vero, visti i precedenti era risultato quasi acquisito, ma solo quasi) e chi invece ha trovato spazio facendo brutta figura. Che Togni si sia rivelato fin qui un oggetto misterioso ormai non lo nasconde neanche più il mister: non è il solo a perdere palloni, ma è il solo a non darsene per inteso, a non mostrare alcuna reattività agli episodi, né fisica né emotiva, e questo non depone bene né verso l’ambiente né verso i compagni che neanche si affidavano a lui, comprensibilmente, per far ripartire l’azione. Un problema davvero complicato, questo, se non fosse per l’incrollabile fiducia che nutriamo verso il mister che saprà aiutare la società a fare le scelte giuste. Significa in ogni caso che, almeno per ora, a quel valore aggiunto che Togni doveva portare dobbiamo rinunciarci e tenere ancor più i piedi per terra. La non convocazione del Pitone Biancolino sembra purtroppo la conferma di quella che è ormai più di una voce sulla sua partenza. E dispiace.

raffaele-biancolino
Mettici pure un po’ di gloria assaporata in questa settimana un po’ distraente, mettici i soli tre giorni e mezzo per recuperare, mettici pure un avversario forte in vena di riscattarsi guidato da un grande allenatore di sangue irpino, ed ecco la mia poca voglia di scherzare. Sia chiaro, veniamo – in campionato – dalla più bella prestazione in assoluto, valorizzata dalla pronta ripresa del Trapani a dimostrare quanto vale la squadra che siamo riusciti a mettere sotto per lunghi tratti sabato scorso. Si tratta quindi solo di riprendere il cammino da là, perché il pallone, se uno non molla il pezzo, risarcisce la sfortuna al più presto. Ma, a completare il quadro delle mie preoccupazioni, questo ritorno allo strano orario della domenica mattina, che ci ha regalato l’unica vera disfatta dei lupi, contro il Palermo, un orario che in quel caso non ha certo favorito la concentrazione né della squadra né dell’ambiente, e speriamo proprio che la cosa non si ripeta.
Ma c’è anche questa settimana qualche nota lieta. Ricordate quell’aspirante tifoso romano dei lupi che è durato in biancoverde una sola partita (Crotone) per poi convertirsi al più comodo e “vicino” Latina? Ebbene, fatti suoi, ma i fatti – appunto – dicono che da quando è nato, su sua iniziativa, il club Latina Roma i pontini non ne imbroccano una, noi invece siamo ancora là, a parte la disfatta di Crotone in coincidenza proprio del sostegno occasionale di questo tifoso dalla fede orientabile come un manichino. Scherzi a parte, chi si affaccia anche per una sola domenica dalle nostre parti e poi ci saluta non sa che cosa si perde, e noi certi tifosi in cerca d’autore li regaliamo volentieri agli altri, visti i risultati.
Ma, volendo tornare alle cose serie, ecco il turno di sabato regalarci un grande incentivo, come squadra e come ambiente. L’inarrivabile Palermo si è arreso a una compagine che noi abbiamo massacrato come il Carpi, a conferma che in questo campionato i giochi sono tutti aperti, anche per la prima posizione, sebbene l’Empoli (che pure abbiamo umiliato) e lo stesso Palermo continuano ad avere i favori del pronostico. Ma non sono marziani. Per non dire del Crotone fermato in casa dal fanalino di coda Juve Stabia, come a scontare i tre punti ingiustamente incassati con noi. Perde ormai colpi il Lanciano, dà continuità invece il Pescara, ma stavolta gli ha anche detto bene. In ogni caso, con i tre punti che dovessero venire con il Modena ci riproporremmo come terza forza e con due gare sulla carta abbordabili fino a fine anno ci sarebbe di che sperare. Sulla carta. E ci ritroveremmo con 33 punti – suggerirebbe il mago delle tabelle Felice D’Aliasi – con due terzi dell’obiettivo salvezza (50 punti) in tasca in meno di metà campionato.

babacar novellino modena

Ma ora stiamo sul pezzo con il Modena. C’è da fermare, innanzitutto, quello che si presenta come il miglior atleta della B, Barbapapà Babacar, che potrebbe finire dalle parti di Armandone Izzo, ma sono certo che il mister – che non ha certo bisogno dei miei consigli – prevederà qualcosa per stargli dietro già quando (come fa spesso) dovesse partire dalla linea di centrocampo, perché se arrivasse sulla linea dei difensori già lanciato diventerebbe davvero impossibile fermarlo.
Quanto alla formazione prevedo lo schieramento tipo in difesa (con Fabbro non ancora al meglio, ma in grado di subentrare nella ripresa, credo) e una partenza da titolare di Bittante, risparmiato con la Juve. Senza Togni il centrocampo dovrebbe essere quello che ha dato maggiore prova di affidabilità, con Schiavon, Arini e D’Angelo, mentre Millesi, con 90 minuti nelle gambe con la Juve, potrebbe essere il primo a subentrare nella ripresa. Avanti dubbio Galabinov-Soncin con il primo favorito.
Quindi: SECULIN, IZZO, PECCARISI, PISACANE, ZAPPACOSTA, D’ANGELO, ARINI, SCHIAVON, BITTANTE, CASTALDO, GALABINOV,
E se si vince, amici, si torna davvero a sognare.

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