Dai palazzi di Scampia al sogno della serie B: la favola di Armando Izzo

La storia del giovane difensore dell’Avellino Armando Izzo è una di quelle che fanno bene al calcio, un esempio per tutti quei ragazzini nati tra l’asfalto dei quartieri di Napoli, li dove un pallone non rappresenta soltanto un gioco, ma una possibilità di uscire fuori da quel contesto sociale, un oggetto capace di far sognare i giovani che sono costretti a vivere ogni giorno tra la realtà cruda della camorra e la povertà.

Armando Izzo nasce a Napoli il 2 marzo 1992 e fin dall’infanzia è cresciuto con la passione per il calcio, tirando calci ad un pallone nelle strade del quartiere di Scampia. Un’infanzia difficile quella del 21enne difensore napoletano, che ha perso il padre all’età di soli 10 anni, un padre che gli aveva trasmesso l’amore per lo sport e sognava di vedere il proprio figlio giocare al San Paolo  con la maglia del Napoli.

Il piccolo Armando ha inseguito questo sogno fin da piccolo, e a 13 anni si iscrisse alla scuola calcio del quartiere: l’Arci Scampia. Nonostante le difficoltà economiche della famiglia, la convinzione che il calcio fosse soltanto un aspetto secondario della propria vita e il pensiero continuo di lasciare, Armando ha continuato a impegnarsi con umiltà ed onestà, rifiutando qualsiasi contatto con la realtà del luogo e inseguendo il proprio sogno.

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La svolta nella sua vita avviene con l’approdo al Napoli nelle fila dei Giovanissimi Nazionali. Il giovane qui viene aiutato dai dirigenti e dal mister a intraprendere la carriera da professionista e lasciarsi alle spalle il passato; e cosi per Izzo inizia una scalata nelle giovanili del Napoli che lo porterà a vincere il Campionato Berretti e a partecipare al Torneo di Viareggio. Fino ad ottenere la convocazione in prima squadra da Mazzarri per il ritiro dei partenopei nel 2010, riuscendo a giocare con giocatori del calibro di Lavezzi, Cannavaro e Hamsik.

Poi Izzo viene girato in prestito alla Triestina in Lega Pro, ma l’esperienza al nord non da i frutti sperati: mister Galderisi preferisce giocatori più esperti e Armando non trova molto spazio. Tuttavia a gennaio il ds avellinese Enzo De Vito mette gli occhi su di lui e fa di tutto per portarlo in Irpinia; il trasferimento va a buon fine e Izzo arriva in comproprietà all’Avellino.

Tornare in Campania è come una boccata d’ossigeno per il giovane, che riavvicinandosi ai suoi affetti trova in Irpinia la sua giusta dimensione. Con i lupi colleziona 8 presenze fino alla fine della stagione, e l’anno dopo giocando molto più spesso da titolare conquista la promozione in Serie BAdesso Izzo si appresta a giocare la sua prima stagione nella serie cadetta, e a guardare indietro nel tempo, quando era soltanto uno “scugnizzo” che giocava sull’asfalto tra i palazzi di Scampia e non aveva nemmeno i soldi per comprarsi un paio di scarpette, quasi non ci si crede. Il suo sogno si è realizzato, e chissà cosa gli si prospetta per il futuro….

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