D’Angelo e Izzo spingono un Avellino “made in Campania”

L’Avellino di nuovo nel calcio che conta dopo il fallimento del 2009. In pochi si aspettavano una cavalcata cosi importante in così poco tempo. La società del presidente Taccone ha voluto costruire una realtà vincente puntando non su nomi altisonanti ma sul gruppo, con calciatori di personalità e carattere. Tra i protagonisti di questa lunga cavalcata, conclusa con il primo posto nel girone B di prima divisione, due calciatori “made in Campania”

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Armando Izzo è attualmente in comproprietà con il Napoli, cresciuto a Scampia, nei pressi delle Vele, ha scalzato le tentazioni ed ha scelto il calcio, grazie a tante persone che hanno creduto in lui. Ha iniziato a giocare nella scuola calcio di Scampia dove si è fin da subito messo in mostra. Approda al Napoli dove si ritaglia un ruolo da protagonista nelle file della primavera fino ad indossare anche la fascia da capitano. Da Gennaio dell’anno scorso approda all’Avellino. Arrivato giovanissimo all’ombra del Partenio, stenta a mettere in mostra le proprie qualità. All’inizio di questa stagione, invece, parte con due giornate di squalifica e due difensori esperti come Fabbro e Giosa davanti. Ma, con il duro lavoro e la tenacia che lo ha sempre contraddistinto, è riuscito a ritagliarsi un ruolo importante in squadra fino a conquistare un posto da titolare. Il suo debutto a Frosinone non è stato esaltante, ma all’esordio in casa al “Partenio” contro il Sorrento per lui una partita da incorniciare. Insieme all’altro centrale Fabbro ha costruito le fortune dell’Avellino con una difesa sempre all’altezza della situazione.

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Per tutti il calciatore simbolo della rinascita biancoverde. Per lui l’avventura all’ombra del Partenio è iniziata addirittura dalla serie D. Angelo in questi quattro anni in Irpinia ha sempre dimostrato di essere un calciatore su cui si può fare affidamento, il duro lavoro lo ha ripagato con gli interessi. Il calciatore è arrivato in cadetteria, come i suoi compagni, passando dalla porta principale, e per questo lui si è tolto qualche sassolino dalla scarpa, anche perché la fortuna ai primi anni della carriera non l’aveva aiutato, vedi i fallimenti, prima del Cosenza e poi della Spal, che poi l’avevano lasciato senza contratto in ambedue i casi. Diventato un pilastro dell’Avellino dirigenza e tifosi sono d’accordo sul fatto che anche l’anno prossimo bisogna puntare su di lui. In un campionato difficile, come quello cadetto, uno come lui fa sempre la differenza. Molte società di Lega Pro si sono interessate a lui tra cui spunta la Salernitana, ma l’Avellino se lo tiene stretto. Dopo quattro anni di sacrifici e battaglie sui campi di periferia, finalmente si realizza un sogno chiamata serie B e, nessuno, più di Angelo D’Angelo la merita. Il simbolo della rinascita del calcio irpino NON SI TOCCA!

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