Derby Salernitana-Avellino, Sfottò e diritto di Satira

Almeno una cosa in questo derby tra Salernitana ed Avellino non ha deluso. Insomma, potevamo aspettarci più compattezza da una squadra che gioca insieme dal ritiro, con nomi che dovrebbero bastare a risollevare una partita, ma come dichiarato dal capitano di giornata Arini, sono stati gli episodi a decidere e il risultato non rende merito a quanto visto sul campo; il calcio è fatto così. Ciò che non ha effettivamente deluso, dicevo, è stata la grande festa del derby, tra sfottò e striscioni da una parte e dall’altra, una cornice di pubblico che ha fatto scappar detto a Maurizio Compagnoni, telecronista Sky, una controproducente affermazione sulla bellezza del tifo allo stadio, con i tifosi biancoverdi che a tratti sovrastavano la voce degli oltre ventimila granata.

La cosa più bella di quest’amara partita è stata la correttezza delle tifoserie nella pur reciproca gara a rincorrere il più originale degli insulti. Potremmo definirla, senza paura di sbagliare, satira. Perché è satirico, goliardico, entrare allo stadio portando sul volto mascherine di carta a proteggere il delicato olfatto degli ultras biancoverdi dal forte odore del pesce che caratterizza la città di mare salernitana, come specificato dallo striscione esposto durante il primo tempo; così come è satirico rispolverare la foto di Sgarbi nell’atto di definire “capre” i tifosi avellinesi. Niente scontri, dunque, anche per via delle norme incredibilmente restrittive che hanno messo in congelatore gli ospiti, scongelati poi sotto protezione nella nord dell’Arechi, ma anche grazie alla scelta di non calcare la mano, di offrire un bello spettacolo a chi il calcio non sa nemmeno cosa sia, abituato com’è a giudicare nascosto dietro un abusato diritto di cronaca. Non dimentichiamo che duemila persone non possono facilmente essere trattenute contro la propria volontà, quindi non possiamo attribuire troppi meriti alle pratiche da accalappiacani.

E sia, nello sport ci sta anche questo, anche la sconfitta nel derby, anche la ritorsione del coro “Salerno dimmi che si sente”, che a dirla tutta è un gioiello di sportività e satira, che non eccede in allusioni a terremoti, vulcani, tragedie e vari improperi razzisti come purtroppo capita di vedere. Per un’Italia, anzi, un’Europa che ha difeso incoerentemente la violenta e volgare ironia di vari giornali che hanno ben poco di comico ma tanto di offensivo (si veda il differente atteggiamento nei confronti dell’autore norvegese e di quelli francesi delle vignette su Maometto) sarebbe stato non solo un bel manifesto, ma addirittura una lezione di satira pulita. Peccato che non sia stato dato risalto allo scontro pacifico, anche se sappiamo tutti che sarebbe bastato un nulla per ritrovarsi in prima pagina con le accuse più disparate, mentre non potevamo aspettarci una medaglia al merito né un mitologico cartellino verde, né tantomeno un trafiletto di plauso.

È stata una festa del “bel tifo sporco”, per definire con un ossimoro la bellezza di due (non una, mezza, una parte: due) tifoserie che nell’ironia e nella satira hanno combattuto fino al novantesimo e oltre in una gara che non finisce mai, né con Calvaresi, né con Kutuzov, né con Gabionetta. Quindi, (perché no?) cari nemici, vi aspettiamo a gennaio. Anche se non potrete portarvi i campanacci.

PENSIERO E MENTALITA’: FOCUS SUL MONDO DEL TIFO ORGANIZZATO

Leggi anche: