Diritti tv e doping finanziario: Paparesta e Lotito indagati

Tecnicamente, l’ipotesi di reato sulla quale lavorano gli inquirenti è “ostacolo all’attività di vigilanza”. Tradotto, all’atto pratico, l’accusa è quella di aver aggiustato i bilanci della società, non propriamente ottimi, per assicurarle l’iscrizione al campionato senza problemi.

Gianluca Paparesta, presidente del Bari, e Claudio Lotito, numero uno di Salernitana e Lazio, sono indagati dalla procura di Milano in una grossa inchiesta su doping finanziario e diritti tv. Chiaro, secondo gli inquirenti, il coinvolgimento della società Infront di Marco Bogarelli che, oltre ad essere advisor della Lega Calcio nell’asta sui diritti tv, avrebbe dato una mano economica alla società pugliese.

Scrive il Corriere della Sera, che riporta i particolari delle indagini: il Bari avrebbe rischiato di non potersi iscrivere al campionato “se non fosse arrivato il soccorso finanziario prestato con operazioni montate anche all’estero – lungo strutture operative elvetiche riconducibili a Infront o a Tax and Finance o al gruppo del pure indagato Riccardo Silva, già tra i fondatori di Milan Channel con Bogarelli e assegnatario da parte di Lega Calcio della commercializzazione all’estero dei diritti tv”.

Praticamente, secondo quanto ipotizzato dalla procura, il Bari – che con Paparesta ha condotto sempre un calciomercato “all’attacco” – avrebbe inserito nei propri bilanci soldi di dubbia provenienza per scappare ai controlli della Covisoc.

Gli inquirenti, secondo quanto riporta sempre il Corriere, avrebbero anche già individuato la cifra: “Quasi 500.000 euro arrivati da Infront come sponsorizzazione della seconda maglia del Bari con modalità di cui Paparesta rivendica la linearità, ma nelle quali per i pm un ruolo deve avere avuto anche Claudio Lotito, che per questa vicenda anch’egli è indagato per ‘ostacolo all’attività di vigilanza”.

Sotto inchiesta, per la stessa accusa, anche Enrico Preziosi, presidente del Genoa. Il Grifone, ne è convinta l’accusa, avrebbe immesso nelle proprie casse 15 milioni di euro provenienti dall’estero – sempre grazie a Bogarelli ed Infront – per superare agevolmente i test della Covisoc.

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