È fatta, il Rastrellatore si toglie l’elmetto

Cari amici,
il mio statistico di fiducia mi segnala questa scheda:
Ad Avellino, gli allenatori che non hanno finito l’annata dal 1980 ad oggi, sono 24 in 34 anni. Gli unici a “resistere” sono stati:
Vinicio 1980/81
Angelillo 1984/85
Vinicio 1986/87
Oddo 1990/91
Lombardi 1992/93
Geretto 1998/99
Ammazzalorso 2000/2001
Zeman 2003/2004.
Chi sa se qualcuno più furbo fra i 12 lettori abituali ha già capito dove voglio arrivare. Ma a beneficio di qualche “occasionale” e di qualche abituale meno furbo (ma non ci credo, i miei pochi aficionados sono tutti furbi) mi vado subito a spiegare. All’atto di congedarci con questa ultima Rastrellata (salvo proroghe sempre possibili, incrociando le dita) dopo aver combattuto la buona battaglia al fianco del mister e del suo gruppo, è il momento di tirare un sospiro di sollievo. Potevamo, infatti, non finire l’anno. Occorre dare atto a Gianluca Capiraso, del sito Avellino-calcio.it che mi ha ospitato, che aveva ragione l’estate scorsa quando mi avvertiva di quanto fosse a rischio la mia scelta di intitolare a un allenatore una rubrica: a rischio di non portarla al termine, voglio dire. Se poi ci spostiamo da casa nostra alle altre piazze scopriamo che 12 squadre su 22 della serie B hanno cambiato panchina e quindi se fossi stato un opinionista sulle orme – che so – dell’allenatore del Brescia, avrei scritto una soap opera a puntate più che una rubrica.

Ma se fondata era la domanda di Capiraso, vado fiero oggi pure della risposta che gli diedi allora. Se cambiamo allenatore in corso d’anno facciamo una tale cazzata – gli dissi – che perdere la titolarità di una rubrica sarà il meno. Per fortuna però non è andata così. Il mister c’è ancora e ci sarà con tutta probabilità anche il prossimo anno. Chi sa se ci saremo noi: costa tanta fatica, credetemi, anche se in apparenza sono solo parole in libertà sul filo dei ricordi e del sentimento.
Ci basta, per il momento, vedere il mister andare a eguagliare (pronto a superare) il record della permanenza biennale di Rino Marchesi e Toni Giammarinaro. Anche se nel primo caso fu il nostro allenatore a farsi tentar da una proposta più allettante. Rastelli invece è stato chiaro, ad Avellino ci sta bene e non ha alcuna intenzione di non onorare il contratto che lo lega a noi per altri due anni.

Il mister non lo dice per ovvie ragioni di riservatezza, ma lui ad Avellino ha trovato la sua dimensione ideale, anche per comprensibili ragioni familiari. Non è facilmente ripetibile, infatti, la possibilità di lavorare in una piazza cui si è affezionati e si lavora bene e che dista per di più mezz’ora di macchina da casa tua, dove hai una moglie e tre figlie in età così diversa da poter seguire direttamente e non per telefono, ivi compreso qualche interesse commerciale in cui la figlia più grande segue ormai le orme della madre, con la necessità che il papà non faccia mancare supervisione e sostegno. Questa dimensione di cui il mister non parla mai eppure si percepisce sullo sfondo credo possa contribuire a darci una idea rassicurante sulle prospettive in comune che abbiamo con lui. Non penserete mica che il mister che ha calcato per anni i campi della serie A non abbia l’ambizione di arrivarci anche con la panchina, alla massima serie. Ebbene, potete star sicuri, nella sua mente ci sta l’idea di poter finire un giorno magari non troppo lontano, gettato in aria di peso dai suoi ragazzi in biancoverde a festeggiare l’obiettivo centrato della prima lettera dell’alfabeto. Accadrà, se restiamo uniti.


Avevamo iniziato fra mille polemiche e tanti dubbi, quest’anno,ci ero finito dentro pure io, e confesso di aver pensato a una rubrica tarata sulla linea del mister per indicare prima a me stesso e poi magari anche agli altri un metodo di lavoro: stare sul pezzo, in piena concordia e unità di intenti, poche polemiche e molti fatti. Ebbene, la missione compiuta, per me, la si è vista con chiarezza domenica sera, quando una straordinaria Curva Sud, commovente e trascinante come non mai, ha sfoderato uno striscione che guardava verso la tribuna Montevergine in direzione della postazione dove di solito il povero Arturo Vignola seguiva la partita con la infaticabile e onnipresente Angelica Modano. E poi quel giro di campo della squadra a partire dalla tribunetta degli InsuperAbili sotto la Nord, passando per la Curva Sud e finendo sotto la Terminio. Ebbene, non so che cosa succederà stasera, ma la nostra A ce la siamo già conquistata. Siamo pronti, stiamo arrivando!
Un anno pieno di disavventure per la nostra martoriata provincia è stato in questa settimana parzialmente riscattato finalmente da una buona notizia: l’Irisbus riapre, con qualche incognita, con una compagine societaria a maggioranza straniera, ma riapre. E anche questo sa di serie A, perché voi tutti ricorderete che cosa c’era scritto sulle gloriose maglie in quegli anni d’oro. Lo sponsor Iveco raccontava di un rapporto con i poteri forti di tutt’altro tipo, la leggenda dei tre goal beccati da Alessandrelli subentrato a Zoff nell’ultima partita del primo anno di A è diventata a torto o a ragione un simbolo del concetto di “pastetta” in grado di attraversare le generazioni. Noi invece, pastette no: quest’anno ci saremmo accontentati del giusto e saremmo lì, al netto dei torti arbitrali, dove ci colloca questa classifica empirica che circola su Internet, a pari merito con l’Empoli, e anzi più avanti visto che i toscani li abbiamo battuti due volte.

Classifica serie B senza errori arbitrali
Invece no, siamo molto più indietro. Ma non è finita. Calcoliamo ancora 30 possibilità su 100 di andare ai play off, che diventeranno 40 una volta fatto il nostro dovere e cioè di vincere a Padova, dove da Roma abbiamo il nostro blogger itinerante Pellegrino Marinelli. Manteniamo quindi ancora una piccola speranziella di poter salire, diciamo un tre per cento, ma almeno potremo dire di essercela giocata fino all’ultimo.
C’è però un po’ di malinconia, oggi. Non per la promozione mancata (o forse no, non si sa mai) quanto per una straordinaria annata che è arrivata al capolinea a ricordarci che nella vita tutte le cose belle hanno inizio e una fine. Ma presto subentra un altro pensiero. Le cose che sono belle davvero in realtà non finiscono mai, con quel grande patrimonio di esperienza, di sentimenti e di amicizia che ti lasciano dentro.

Penso alla festa promozione di un anno fa con il mio Ivan e il figlio del coautore Walter Candelmo in divisa verde mimando con le dita con il segno di vittoria, penso al ritiro di Castel di Sangro, dove tutto è iniziato, con tanta inconfessabile paura non farcela neanche stavolta a mantenere la categoria; penso alla prima trasferta a Latina, a quella traversa di Zappacosta, robusta anticipazione di quanto forte sarebbe stato l’Avellino quest’anno e quanto accanita scalogna ci aspettava. Penso a Pietro Terracciano a saltare con noi nel pub di Roma dopo aver visto il derby con la Juve Stabia, penso allo scrollo di acqua piovana della rete di Cittadella, al secondo goal di Galabinov proprio sotto la nostra curva, penso alla sconfitta conclusa a cantare, con il saluto della squadra, a Siena, reduci dalle malefatte di Chiffi.

baby tifosi avellino

Niente al confronto di Manganiello, quarto uomo oggi a Padova, cui qualcuno a fine partita dovrà ricordare quanto male ci ha fatto con le sviste di Varese e l’imperdonabile fallo non sancito sul povero Terracciano nella sua area piccola. Tanto lo sa bene, ed infatti si guardò bene, per cattiva coscienza, di mettere a referto le tante male parole che, circondato, si beccò a fine gara dai nostri atleti a Varese.

Rastelli allontana i giocatori dall'arbitro Manganiello
Tanti ricordi, belli e brutti, e tante belle persone come si conviene in una bella avventura, a partire dal mister e dai suoi ragazzi, a finire ai tanti tifosi con i quali siamo diventati amici, spesso solo virtuali, sparsi in ogni angolo del mondo. E’ una favola bella che si chiude bene, anche se hanno fatto di tutto per guastarcela. A volte ci abbiamo anche messo del nostro a complicarci la vita, ma siamo ancora qui, uniti e in piedi. Qualcuno dei nostri eroi fatalmente lo perderemo per strada, qualcuno cercherà fortuna nella categoria che gli compete, per qualcun altro l’addio sarà più doloroso. E’ la dura legge del calcio e della vita, ma noi vi vorremo sempre bene, tutti, per quello che ci avete regalato.
Le forze del male, come le chiamo io, sono state sconfitte. In ogni caso andremo avanti, ci sta già lavorando la società, ci risulta, e anche il necessario potenziamento della compagine societaria si farà, per farci trovare più pronti ai sogni di gloria di quanto accaduto quest’anno.
Non resta che cimentarci nell’ultima formazione. Ci sono varie incognite, a partire dal portiere, ma proviamo. DI MASI, ZAPPACOSTA, DECARLI, FABBRO, PISACANE, D’ANGELO, ARINI, SCHIAVON, CIANO, CASTALDO, SONCIN.
Un’ultima richiesta di fine stagione: i lettori che hanno gradito potranno darne cenno con un “mi piace” o una condivisione. E il Rastrellatore ne sarà felice. Buona fortuna, amici!