Entella-Avellino, il riscatto è servito

Cari amici,
Vi scrivo dal Veneto, ieri piccola disavventura mi ha telefonato Alessio Martella per la rubrica e mi sono perso l’uscita Treviso Nord che porta a casa di mia moglie. Poco male, era destino che dovessi uscire a quella successiva Conegliano-Portogruaro, che il nostro mister conosce molto bene: da là venivi e ora sono 100 partite con noi, Auguri Mister.

Questa settimana ho letto ancora da qualche parte critiche su giocatori dell’Avellino. Finite quelle su Gomis, nel mirino finiscono soprattutto Arrighini e Bittante, quelli andati più vicini al goal nella maledetta gara contro il Varese, che maledettamente non sono riusciti a buttarla dentro. Imbarazzanti soprattutto le critiche a Luca Bittante, perché arrivano addirittura a censurare la scelta di chiamarlo in nazionale, dunque non sarebbe il nostro mister l’unico a non capirci di calcio visto che lo schiera sempre, anche il selezionatore della B non ci capirebbe. Cose di poco conto, tutto sommato, ma come i fischi di pochi a volte lasciano il segno, così il meccanismo dei social network finisce per rendere centrali posizioni marginali, che finiscono per avere il loro peso, per il meccanismo di reazioni che suscitano, roba da piazza minore, non da Avellino.

Valore Luca Bittante Avellino

Da parte nostra la cosa ci rafforza in una convinzione. Se siamo scesi e saliti 5 volte ci sarà stata pure una ragione, così come ci deve essere una ragione se questa pessima spirale si è interrotta. In una piazza brontolona e criticona come la nostra un allenatore che sa di rischiare il posto e un presidente che deve fare gli acquisti (un presidente mordi e fuggi come quelli che abbiamo avuto in passato) non avrebbero avuto la forza di tenere e di impiegare un Bittante. Avrebbero optato per soluzioni più gradite al popolo, con i risultati che purtroppo abbiamo conosciuto. Invece per fortuna abbiamo una società che ama programmare più che stupire con gli effetti speciali (e infatti si ritrova un giocatore che vale un milione di euro, anche gli operatori di marcato non ci capiscono?) e abbiamo un allenatore che non ha bisogno di accontentare la piazza quando sceglie i giocatori, ma solo il suo credo calcistico.

Il risultato è quello che stiamo vedendo in questi ultimi tre anni: una squadra “operaia” costruita con meno soldi degli altri che molto spesso riesce a mettere sotto corazzate costruite col doppio dei soldi. E in una squadra come l’Avellino Bittante non è una comparsa, ma un protagonista, fa specie che ci sia ancora gente – una minoranza, per fortuna – che non lo ha capito, dopo tre anni di questo andazzo. Un giocatore, Luca, che può sbagliare qualche giocata perché normalmente ne fa il doppio degli altri, correndo per 90 minuti come un ossesso, e recuperando palle che lui stesso ha perso, o a beneficio dei compagni, mettendo la squadra in condizioni di superiorità numerica che altri, per doti tecniche, non lui, debbono essere in grado di sfruttare.

Vorrei ricordare, statistiche alla mano, che l’Avellino nelle ultime sei gare ha subito solo tre goal, meno di quanti ne aveva subito nella sola precedente gara di Bari. Negli equilibri ritrovati a centrocampo, pur in presenza di forti assenze cui abbiamo dovuto far fronte, ritengo sia stato fondamentale un posizionamento più prudente di Kone e, appunto, l’impiego costante di Bittante a dare il suo apporto generoso e tatticamente prezioso in ogni settore in cui è stato schierato. Poi che cosa succede? Che partite come quelle con il Catania o il Modena ti va tutto dritto, una o due palle goal in tutto e le butti dentro, con l’arbitro che fa il suo dovere, e allora tutti a parlare di squadra cinica, tatticamente perfetta… In altre come col Vicenza la segnalinee si inventa un fuorigioco inesistente, in un’altra, col Varese, sei palle goal grandi come una casa e la palla che proprio non vuole entrare cosicché la squadra cinica diventa, se non di brocchi, una squadra che non vede la porta, di scarsa qualità, Bittante, Arrighini e via andare. La verità è che dobbiamo fare pace col calcio o cambiare sport, e meno male che abbiamo Rastelli in panchina che i social network neanche li guarda e va dritto per la sua strada.

Questa settimana, poi, c’è stato anche un altro episodio, di cui vi vorrei parlare. Mercoledì sono stato ospite di Rainews24, alla rassegna stampa della sera. Sarà la terza volta che ci vado in poco tempo, ma stavolta gli amici lupi mi hanno messo sotto accusa. Già quando mi hanno chiesto di Salvini goleador e Berlusconi regista qualcuno si aspettava un possibile riferimento alla mia fede calcistica. Poi la collega, inaspettatamente, a fine trasmissione, a commento dell’inopinato pareggio della Roma col Cska di Mosca mi chiede, a bruciapelo: “Tifi Roma?”. Io, dopo un attimo di imbarazzo, rispondo solo con un secco: “No”. Mi hanno preso per laziale – e un po’ simpatizzo in verità – ma è sulla piazza avellinese che mi sono fatto i nemici.

Angelo Picariello a Rai News 24

Mi attacca il coautore Antonello Candelmo, dice che un goal a porta vuota come questo è peggio di quelli che si è mangiato il povero Arrighini. Avrei dovuto rispondere: “Tifo lupi, sì, ma i lupi dell’Avellino”, lui sostiene. Ora, a parte che Candelmo, da bancario, ha fatto la fine di Novellino, irpino, è finito alle dipendenze dei canarini di Modena. E vorrei vederlo propagandare la sua fede calcistica al cospetto dei suoi dirigenti modenesi. Sì, lo ammetto, mi sono dato una linea, non mescolare aspetti personali con quelli professionali e ho mantenuto tale linea, visto che vivo di stipendio da giornalista. Però, siccome il coautore raramente sbaglia, anche stavolta ha ragione lui: la risposta ci stava e non avrebbe guastato. Però poi lo so come sarebbe finita, mi sarebbe venuto di spiegare tutta la storia, che abbiamo un mister che fa invidia a tutti, che abbiamo dei tifosi straordinari, non l’avrei finita più, mi sarei fatto del male da solo, mi avrebbero accompagnato alla porta a fine trasmissione con una buona dose di perplessità.

Mentre leggevo tutte queste critiche degli amici, però poi ha fatto capolino una grande notizia. ePaolo Pagliuca ha vinto la sua battaglia. Che bello, Paolo, ch grande sei stato a farcela vivere come fossimo tutti suoi fratelli. E un po’ ci sentiamo tali, uniti dalla stessa fede calcistica. Mi ha ripreso, però, per la mia mancata professione di fede calcistica, anche il mio amico David Dei, grande preparatore dei portieri, che mi accusa anche lui di un goal mancato a porta vuota. Io su Facebook gli ho risposto con convinzione: “L’importante è che il goal lo segniamo sabato”, cioè oggi. In tal caso, dice Dei, sarò perdonato.

David Dei preparatore portieri Avellino

Ecco, io sono molto fiducioso di poter essere perdonato. Anzi se non fosse che troviamo di fronte il pericolosissimo Entella che è riuscito a mettere sotto Carpi e Frosinone, per quel poco che so del calcio mi sentirei di scommettere oggi su una vittoria. Tutto considerato – mandando un caro saluto al nostro eroe solitario di Roma, a Chiavari, il blogger Pellegrino Marinelli (saremo di più a Bergamo) – mi limito ad essere molto fiducioso.

Circa la formazione è difficilissima oggi, perché c’è anche la variabile Atalanta di mercoledì in coppa, che impone il turn over, e avevo anche pensato a una possibile partenza dalla panchina di Gigi Castaldo. Ma tutto sommato il nostro mister ha sempre dato priorità al campionato, il turn over me lo aspetto a Bergamo, le soluzioni alternative non mancheranno. Quindi oggi opto per la soluzione più naturale, con Arrighini che parte dalla panchina, forse unica novità potremmo vedere Angeli a centrocampo per Arini, ed è questo il mio unico dubbio vero.
Potrebbe quindi essere: GOMIS, PISACANE, ELY, CHIOSA, BITTANTE, D’ANGELO, KONE, ANGELI, VISCONTI, CASTALDO, COMI.
Alla prossima.