L’epopea dei fratelli Piga: “Anche il nostro sogno cominciò così”

Cari amici,
alla vigilia di Avellino-Ternana con in saccoccia già 4 meritatissimi punti dopo sole due partite la mente va col ricordo a un passato glorioso.

Incontrare i gemelli Piga protagonisti della promozione in A nei giorni in cui l’Avellino – vabbè, dopo solo due giornate – torna ad assaporare i quartieri alti della classifica di serie B, ha un sapore particolare. Li ho visti in Sardegna in vacanza, mercoledì pomeriggio, a La Maddalena. Dove Marco Piga (il centravanti) gestisce un tabacchi in zona porto e dove Mario è sopraggiunto da Palau, in traghetto. Eravamo insieme sulla nave, ho chiesto agli addetti se sapessero quale fosse, sull’isola, il tabacchi di Marco Piga, e mi hanno risposto che scendendo l’avrei trovato subito, ma mi hanno anche indicato che lì, seduto, sul traghetto, c’era Mario, il fratello gemello che – pensate – si stava portando alla Maddalena apposta per fare una foto con me che glielo avevo chiesto, e col fratello. Ho riconosciuto in questo suo gesto quella generosità che, profusa in campo, contribuì a far grande l’Avellino di quegli anni.

So che parlare di serie A con questa B appena riagguantata e con 5 fallimenti alle spalle può apparire da manicomio. Ok. Ma non era da meno pensarlo, all’inizio di quella stagione 1977-1978, con una formazione, sulla carta, sufficiente a malapena per dar vita a una salvezza tranquilla. Avanti, quell’anno, si inneggiava poco convinti al centravanti Chiarenza, “a palla ind’ a fenza”, dove però per “fenza” non si sa bene se si volesse intendere la rete (che riuscì a gonfiare poche volte) o la rete di recinzione, a simboleggiare le volte che, più spesso, la tirava fuori. Così un giorno, si era a tre giornate dalla fine, e avanti toccò Marco Piga, il gemello attaccante. Si giocava a Perugia, campo neutro contro la Sambenedettese. E fu doppietta sua, due reti di grande qualità e opportunismo, decisive per prendere il volo verso la massima serie.

avellino squadra promozione serie a

Di quella trasferta il co-autore delle mie incursioni sull’Avellino calcio, Antonello Candelmo, mi aiuta a ricordare alcuni gustosi particolari. I cinque autobus allestiti per il gruppo “Settembre biancoverde” (con alla guida il vulcanico Silvio Papa) dal “tabaccaro” al corso (è proprio una storia di tabaccari, questa) al ritorno si ridussero a tre, per l’avaria che accusarono due mezzi. Cosicché si viaggiava a rilento, sovraccarichi e vittoriosi, sui tre bus supersiti e Giovanni ‘o biciclettaro (che esercitava dietro la Chiesa del Rosario) ebbe a proferire la famosa frase: “Se sapevo ‘e pportavo io na cinquantina e biciclette che faciemmo prima”.

Era un attacco privo della classica punta a doppia cifra, impossibile puntare in alto, si direbbe. E infatti non ci credeva nessuno. Cannoniere fu il povero Adriano Lombardi, con 9 reti accumulate con l’aiuto di qualche rigore. “Mario, ma come fu possibile, salire in A quell’anno?”, mi è quindi venuto spontaneo chiedere sul traghetto all’autore del mitico goal promozione in quell’indimenticabile pomeriggio di Genova (11 giugno 1978). Lui mi ha dato due ricette. La velocità (sua e dei vari Montesi e Galasso, per fare degli esempi). E, soprattutto, “la forza dello spogliatoio”.

mario piga avellino

E già. Checchè si dica sempre che conta solo la maglia, poi la storia dell’Avellino l’hanno fatta fanno grandi lupi in grado di cementare un gruppo (gente come Adriano Lombardi e Salvatore Di Somma) e grandi allenatori in grado come lo fu con grande umiltà Paolo Carosi di creare quel mix esplosivo con giovani bravi, affidabili e pieni di salute. Gente che – cucitasi quella maglia addosso – poi se la porta indietro per una vita. Mario mi ha confidato di provare sempre un’intensa emozione a ogni ritorno in questa città che tanto gli ha dato e cui tanto ha dato.

Il salto ai giorni d’oggi s’impone. A Latina sono tornato in curva dopo tanti anni in tribuna stampa insieme agli amici dell’Avellino club Roma. Ho visto un gran primo tempo, al Francioni, giocato alla garibaldina. Rispetto allo scorso anno mi pare che mister Rastelli – avrò oggi, rara e unica forse, una piccola critica per lui, una notizia essendone dichiaratamente un fan, come sapete – possa contare finalmente su un centrocampo che non si fa pregare per proporsi – con i vari Zappacosta e Arini, soprattutto – cui a Latina si è aggiunta la micidiale incursione sui calci piazzati dei difensori di Izzo (goal valido il suo) e Fabbro. Nota dolente l’attacco, che non ha lasciato traccia sul taccuino, né nella versione Castaldo-Soncin né in quella successiva con Galabinov.

massimo-rastelli

Poi, nella ripresa, quello sconcertante approccio al rientro dagli spogliatoi. Che ci conferma una impressione maturata già nelle precedenti gare. Certamente il gruppo c’è, certamente i nuovi si sono inseriti senza grilli per la testa,e va dato atto ancora una volta alla società e al mister di aver curato bene la componente umana nell’arruolamento dei nuovi lupi. Ma, ecco l’impressione maturata (in parallelo con l’Avellino della mitica promozione) e cioè che le gerarchie dello spogliatoio siano ancora tutte da ridefinire, fra leader dello scorso anno che si sono messi a disposizione e nuovi potenziali leader cha ancora non si sono affermati.

Il risultato, a Latina, di fonte allo stillicidio di decisioni avverse del direttore di gara, è che non si è visto nessuno andare a brutto muso a chiedere spiegazioni all’arbitro a nome di tutti, ma soprattutto, nel momento del crollo psicologico, nel primo quarto d’ora della ripresa, non si è visto un atleta – neppure fra i tanti messisi in luce nella prima frazione della gara – che sia stato in grado di prendere per mano la squadra, il Lombardi della situazione, per farle riprendere fiato, per dettare i tempi o tenere palla di fronte all’assedio tambureggiante del Latina che così ha ripreso prima il bandolo del gioco e poi raggiunto il pareggio.

Questo compito lo ha assolto, quando è entrato, Ciccio Millesi con l’esperienza e la generosità di cui il mister gli ha dato atto poi nei commenti di fine gara. Il suo ingresso ha contribuito a riportare il gioco in equilibrio, con nuove occasione che non sono mancate a noi per riportarci in vantaggio. Ed ecco, arriva qui la nostra prima critica a Rastelli. Che sarà con tutta probabilità l’ultima, in una rubrica peraltro intitolata a lui. La domanda è questa: se c’era bisogno, e conveniamo col mister, in quella situazione, di un uomo del calibro di Ciccio Millesi in mezzo al campo, non era il caso di schierarlo dieci minuti prima, quando le difficoltà che accusava la squadra erano già palesi e il pericolo incombente, così da difendere i tre punti e non solo uno? IL mister ci perdonerà, ma a ben vedere più che una critica è un andare fino in fondo sul filo del suo ragionamento, della sua intuizione, che colta prima forse poteva consentire ancora di portare a casa la vittoria.

Ciccio Millesi Avellino

Come che sia fra un pizzico di fortuna col Novara e un pizzico di malasorte a Latina (complice l’arbitro, una maledetta traversa e uno strepitoso Iacobucci che ha salvato nella ripresa, entrambe le volte protagonista il nazionale Davide Zappacosta, chissà che partita avrà visto mister Auteri che si lamenta) i 4 punti fotografano bene questo ottimo inizio di campionato. Ma il difficile viene domani. Quando, purtroppo, dovremo privarci con la forte Ternana di uno Zappacosta che ha fatto assolutamente la differenza in queste due prime gare e che ha aiutato a mascherare qualche problema che si registra lì avanti, con la coppia di attacco che appare ancora un po’ troppo avulsa dal gioco, specie a Latina, dove è mancata l’assistenza di Togni. Non è ancora chiaro il mister come sopperirà. Appare scontato lo spostamento a destra di Bittante, fascia che peraltro lui predilige, ma non è chiaro chi ne beneficerà a sinistra. Forse Abero, se Rastelli lo riterrà già pronto, ma potrebbe toccare anche a De Vito. Davanti un altro dubbio fra Soncin e Galabinov, l’uno più manovriero, l’altro più “fisico”, vedremo come il mister si orienterà. Forse ancora a riposo Togni, ma nella ripresa, in tal caso, il problema dell’uomo d’ordine si porrà di nuovo, come che sia il risultato (da sbloccare o da condurre in porto) ed allora l’impiego di Millesi potrebbe imporsi. In difesa, infine, tutto lascia presupporre una conferma in blocco con l’ex Pisacane, Izzo e Fabbro e Terracciano in porta.

Detto ciò ancora una volta noi confessiamo – sperando di vincere – di accontentarci anche di un pareggio. Cinque punti in tre gare, in attesa di recuperare per Lanciano lo stratosferico Zappacosta, potrebbero bastare per continuare a sognare, con un Avellino imbattuto (speriamo) dopo tre gare. Perché quello che conta, come dice Mario Piga, è la forza dello spogliatoio, che alla lunga vince sempre.

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