Forino (Avellino): il Carnevale, Espressione Genuina d’Irpinia

Dopo Conza della Campania ci spostiamo in quel di Forino. Un comune irpino di circa 5.000 abitanti, situato a circa 11 km da Avellino, in una piana circondata da sette monti (Faliesi, Esca, Boschitello, Piana, Romola, San Nicola, Poggio Tirone – tutti di altezza inferiore ai 1000 metri).

stemma del comune di forinoForino è composto, oltre che dal capoluogo, dalle frazioni Castello, Celzi e Petruro. L’abbondanza di verde dovuto ai tanti boschi cedui e alla coltivazione molto diffusa del nocciolo, fa sì che la tipica definizione di Verde Irpinia trovi in questa porzione di territorio una delle sue massime espressioni.

Ritrovamenti sporadici nel territorio danno una sua frequentazione già in epoca pre-romana. Il paese faceva parte della colonia romana Venera Livia Abellinatum, ed era caratterizzato dalla presenza di costruzioni riconducibili alla Villa romana. La zona fu interessata dal passaggio del grande acquedotto romano detto Claudio “Fontis Augustei Acquaeductus”. Qui l’acquedotto si sviluppò in galleria, e quindi, in tempi in cui non esistevano esplosivi, lo scavo dovette durare parecchi anni. Questo diede luogo ad insediamenti stabili nella conca di vari gruppi di schiavi e funzionari addetti alla direzione dei lavori, dando impulso alla formazione del “locus Forini”. Oltretutto il ”censor” aveva concesso in quei luoghi il “nemus corilianum” (bosco coltivato a nocciole) per dare incremento all’agricoltura.

Come tutto il Meridione, anche Forino fu interessato dall’attraversamento dei vari popoli invasori. I segni più evidenti del loro passaggio furono lasciati dai Bizantini, con il culto del loro protettore San Nicola, vescovo di Mira, e ancora oggi protettore del paese, e dai Longobardi, sotto i quali Forino conobbe il maggiore sviluppo. Le prime citazioni sul casale de Furinum risalgono al 663, anno in cui si combatté una grande battaglia tra i Bizantini guidati da Saburro contro le truppe longobarde del Duca di Benevento Romualdo, risoltasi con la vittoria di questi ultimi. Intorno all’anno 1000 una guarnigione militare composta da guerriglieri normanni giunsero nel territorio di Salerno e le truppe con a capo Guglielmo il Normanno si impadronirono di Forino. In seguito il feudo di Forino fu di proprietà dei Francisio, degli Hobemburg, dei Monfort. Gli Orsini, venuti in possesso del feudo per maritaggio, lasciarono segni importanti del loro passaggio nel territorio. Fu in questo periodo che si svilupparono maggiormente i casali in pianura, soprattutto il Corpo di Forino, costruito intorno al Palazzo Feudale. Un altro importante segno del loro possesso del feudo si ritrova nel gonfalone comunale, identico a quello di altri comuni che hanno avuto questa famiglia alla loro conduzione. Dopo gli Orsini, feudatari furono i Cicinello e i Cecere finché, nel 1604, il feudo fu acquistato dai Caracciolo, che ne tennero il dominio sino alla cessazione della feudalità. In quell’anno la Regia autorità elevò a titolo di principato la terra di Forino e Ottavio Caracciolo a primo principe di Forino.

Chiesa Santa Maria de Castro
Chiesa Santa Maria de Castro

Indubbiamente il principale monumento di Forino è la Chiesa di Santa Maria de Castro detta anche Santa Maria di Forino o Santa Maria di Martignano o Chiesa della Madonna di Costantinopoli. E’ una Chiesa medievale di patronato della famiglia Fanelli che si erge nella località campestre Martignano ai margini di Forino. Fu Chiesa di collazione regia a beneficio feudale, oggi aperta al pubblico per il tradizionale pellegrinaggio religioso del lunedì in Albis. Attuale proprietario è Giandomenico Fanelli. Le origini della Chiesa di Martignano sono controverse essendo per alcuni risalente alla battaglia di Forino del 662 d.C., per altri invece sarebbe stata eretta intorno al 1000. Ivi si venera la Madonna di Costantinopoli il qual culto si suppone sia stato introdotto a Forino contestualmente a quello di San Nicola di Mira già presente nel 587 d.C. e Sant’Aniello venerato in vita nel 581 d.C., le cui immagini sono entrambe scolpite nell’antico portale di accesso.

Il primitivo progetto è stato più volte rimaneggiato a causa degli eventi sismici che nei secoli hanno interessato il sito. Oggi la Chiesa appare in stile romanico, sobrio ed essenziale con alcuni elementi neoclassici. L’antico portale d’ingresso in tufo pipernoide riporta in rilievo le effigi di San Nicola di Bari vescovo di Mira (III secolo, Pàtara di Licia – 6 dicembre 343, Myra) e Sant’Aniello (Napoli, 535 – Napoli, 14 dicembre 596), entrambi Santi legati alle campagne bizantine dell’XI secolo. All’interno nell’unica navata troneggia l’altare centrale rinnovato nel 1875 in ricordo del voto espresso dal sacerdote Raimondo Mazzei nominato cappellano da Alfonso Fanelli signore di Castello. Sull’altare è posto l’affresco della Madonna del castello mentre le pareti sono istoriate con scene della via crucis ad opera di Giovanni Spiniello. Sotto la chiesa vi è una cripta sepolcrale alla quale si accede dall’esterno. In alto una imponente arcata in legno sorregge la copertura.

Veduta di ForinoA Forino troviamo anche la Chiesa di San Biagio, la cui prima pietra venne posta nel settembre del 1969 dall’allora Arcivescovo di Salerno Mons. Gaetano Pollio. Solo alcuni anni dopo, precisamente il 31 maggio del 1976, la pregevole costruzione venne aperta al culto. La parte superiore della chiesa è circondata da vetri istoriati con la raffigurazione dei Santi della parrocchia. La parte inferiore, invece, è circondata da vetri “Dalles” dell’arte fiorentina con la raffigurazione dei giorni della creazione intercalati con i simboli dei sette sacramenti, per simboleggiare la complementarità del Vecchio e Nuovo Testamento.

La Chiesa di Santa Maria delle Grazie al Pozzo è una piccola cappella, a navata unica, inserita tra una cortina di edifici. Presenta la facciata del tipo a capanna, intonacata, che si sviluppa su due ordini con basamento e lesene dipinte. La struttura è in pietra mista, mentre il portale in pietra poggia su due gradini ed è sormontato da un finestrone. Alla sommità vi era un edicola votiva in maiolica, raffigurante la Madonna delle Grazie con il Bambino in braccio e nuvole e angeli che la circondano, spezza il cornicione con sovrastante timpano di coronamento. All’interno era conservata un’antica immagine della Madonna.

Forino è anche ricco di palazzi signorili storici. Tra tutti ricordiamo il Palazzo Iacuzio, sito ai margini del Corpo di Forino, non distante da altri edifici privati di notevole valore architettonico, per cui è stato emesso già provvedimento di tutela. Si tratta di un edificio a corte, chiuso su tutti i lati, che si apre, nel lato opposto all’androne principale, su un ampio giardino e quindi sulla retrostante campagna.

Il Palazzo Municipale ha invece una storia variegata di imprevisti e colpi di scena. Inizialmente vi era necessità di costruire un edificio scolastico adeguato al numero di studenti che allora frequentavano le scuole forinesi, e il Consiglio Comunale deliberò in data 15 febbraio 1882 un progetto di massima per la sua realizzazione.  Con delibera del 1 maggio 1891, il Consiglio Comunale affidò all’ingegnere Girolamo Iacuzio l’incarico per la redazione del progetto per la costruzione dell’edificio scolastico. I lavori vennero ultimati e collaudati nel 1894. Al piano rialzato vennero sistemate le scuole elementari, come da primaria destinazione d’uso; il primo piano venne invece destinato a sede municipale e gli uffici vi vennero trasferiti nel settembre del 1894. Fu allora che lo spazio antistante venne denominato Piazza Municipio.

Municipio di Forino

Ma i tormenti non finirono qui. Nel 1896, i dissesti finanziari derivanti dalle spese per la realizzazione del nuovo edificio e per l’arredamento degli interni iniziano a pesare sul bilancio comunale. Si tentò di reperire maggiori entrate con un più attento controllo del dazio e si ridussero al minimo le spese, fermando realizzazione di altre opere di pubblica utilità molto importanti. Fu addirittura sospeso il servizio di pubblica illuminazione, vanto di Forino in quanto uno dei primi realizzati nella provincia avellinese. Intorno al 1923, con la costruzione della Scuola Elementare di Via Marconi, anche il piano rialzato venne occupato dagli uffici municipali. Le sole trasformazioni all’estetica derivarono semplicemente dalle diverse sistemazioni che ebbe l’antistante spazio di Piazza Municipio. La fine del palazzo non fu decretata dal terremoto del 23 novembre 1980, il quale comunque provocò gravissime lesioni all’ edificio, ma dalle scosse successive. In particolare quella del 12 febbraio 1981 provocarono ulteriori dissesti, rendendone necessario l’abbattimento, completato il 27 dello stesso mese. Scomparve così una delle più stilisticamente belle e funzionali case comunali della provincia. Ma così come quando fu costruito, anche allora vi furono polemiche a non finire per il suo abbattimento.

Fiore all’occhiello di Forino è sicuramente il suo carnevale. Si festeggia similmente ai paesi confinanti. Si distinguono nella tradizione forinese: la Zeza con i mestieri, la storia di Carnevale, la Zingaresca, il Carcere di Pulcinella, e il ballo ‘o intreccio. La Zeza è una rappresentazione tipica di tutti i paesi dell’Irpinia e della Campania in generale, essa da paese a paese può cambiare il nome dei personaggi e le battute dei dialoghi, ma ha alla base sempre lo stesso canovaccio. La Zeza di Forino è in alcune parti cantata ed in altre recitata, è accompagnata dalla “banda piccola”, dal “ballo ‘o intreccio” e da vari “personaggi”. Il Carnevale di Forino fa parte integrante dei carnevali che formano il brand “Carnevale Princeps Irpino”: oltre a Forino troviamo Montemarano, la Zeza di Mercogliano e Capriglia Irpina, la Mascarata di Rivottoli di Serino, lo Squaqqualachiuni di Teora ed il Carnevale di Castelvetere.

Lasciamo Forino per ritrovarci giovedì prossimo in un’altra bella località della nostra Irpinia.

UN VIAGGIO NELLA NOSTRA AMATA TERRA
L’IRPINAUTA DI SALVATORE NARGI