Gesualdo: la città del “Principe dei Musici”

“Gesualdo è un paese ameno et vago alla vista quanto si possa desiderare co’ un’aria veramente soave e salubre”: così scriveva nel 1594 Alfonso Fontanelli, diplomatico di Casa d’Este. E ancora oggi il vasto e bellissimo panorama che si ammira dal belvedere di via Biffa o da quello del castello e l’aria pulita e profumata sono una caratteristica di questa località: una ricchezza da custodire gelosamente insieme ai suoi meravigliosi monumenti.  Passeggiando per le vie, i vicoli e le piazze possiamo ammirare i monumenti e gli angoli caratteristici che sono custodi di un’antica e solida tradizione e testimoni del patrimonio artistico che possiede questo nobile paese. Vedere la terra, il cielo e i paesaggi mentre cammini per queste strade, calpestare le pietre dei vicoli e delle piazze pensando che l’hanno fatto, prima di noi, i personaggi che qui son vissuti, sentire l’aria profumata, che sale dalla campagna, dà l’impressione di essere in contatto con gli elementi della natura, rendendone lieto il soggiorno a Gesualdo e suscitando certe sensazioni: è un po’ come essere in contatto con l’umanità, col cuore della terra e con la storia dell’uomo che si intreccia con quella del paese e degli straordinari personaggi che qui sono vissuti.

La città di Gesualdo si sviluppa, nella sua parte più antica, intorno al castello medioevale che domina la valle del Fredane, mentre l’abitato moderno si estende verso est. Il paese è sito a 676 metri sul livello del mare; l’agro, invece, varia dai circa 300 metri della piana in prossimità del torrente Fredane, posto a sud del centro, ai circa 800 della zona dell’Otica nella parte settentrionale. Gesualdo è ricco di uliveti e vigneti, che mandano al cielo mille profumi, vanta fra i suoi famosi prodotti ortofrutticoli il “culto” del sedano, la cui piantina in queste terre cresce particolarmente rigogliosa. Abitato sin dalla preistoria, Gesualdo prese vita con la dominazione Longobarda in Italia. L’aggregato urbano attuale evidenzia l’esistenza iniziale di una rocca intorno a cui, col passare dei secoli, si sono aggiunte delle case che formavano dei cerchi concentrici e contemporaneamente dei baluardi di difesa. La caratteristica struttura fece di Gesualdo un punto strategico per la difesa dei confini del Ducato di Benevento. L’origine del nome Gesualdo deriverebbe dal medioevale Gisivaldum, che potrebbe derivare dal nome cavaliere longobardo Gis o Ghiz, probabile primo reggente del feudo, e da Wald (bosco), quindi il bosco di Gis, Gisivaldum. L’avvento di Carlo Gesualdo, nativo di Venosa (8 marzo 1566) e morto proprio a Gesualdo (8 settembre 1613), segnò la rinascita del borgo e la sua consacrazione a città della Cultura. Grazie al Principe Musicista, il rinascimento e le sue arti illuminarono il periodo più fulgido della storia gesualdina. Il Castello, da semplice maniero divenne elegante residenza nobiliare, mentre l’antico borgo, da fortezza chiusa ed inattaccabile, si trasformò aprendosi agli spazi e alla modernità. Alla ritrovata fede di Carlo Gesualdo e alla costanza dei suoi successori si deve la nascita di molti luoghi di culto, adesso custodi della fede e testimoni della storia di Gesualdo.

Panorana di Gesualdo
Panorama di Gesualdo

Il castello, situato al culmine di una collinetta visibile già dalla strada statale, offre un’immagine suggestiva immediata: il tipico esempio di ambiente architettonico feudale. Le origini si fanno risalire alla metà del VII secolo (epoca longobarda). Il complesso edilizio è delimitato da quattro torrioni circolari con cortine cinte da rivellini e con corte centrale, nella quale vi è una vera da pozzo finemente lavorata. Il Castello di Gesualdo, trasformato in residenza del principe Carlo Gesualdo verso la fine del ‘500, è ubicato al centro della parte antica del paese. Il castello, con il matrimonio di Carlo Gesualdo e Maria d’Avalos prima (1586) e con il trasferimento della Corte e del cenacolo musicale poi (fine ’500), si trasforma in dimora signorile di stile rinascimentale: cortile e loggia della torre meridionale, nuovi appartamenti e cucine attrezzate ad ospitare una Corte, stanze e gallerie con pitture manieriste, fiamminghe e il Salvatore del Caravaggio, la sala del Teatro, giardini e fontane che si perdono nel verde e nell’azzurro dell’orizzonte. Il castello è stato gravemente danneggiato dal terremoto dell’Irpinia del 23 novembre 1980. I Palazzi Nobiliari di Gesualdo cingono le fortificazioni del castello, andando a connotare di imponenza l’intera rocca. Caratteristici appaiono i porticati di ingresso all’antico abitato ed i vari passaggi che danno accesso a sentieri costellati di terrazze che si aprono sulla sottostante ampia valle del Fredane. Di particolare rilievo sono il Palazzo Pisapia, di recente restauro e di proprietà pubblica, con la caratteristica struttura fortificata e la bellissima loggiata che dà sulla valle de Fredane, e l’adiacente Palazzo Mattioli, del quale è da segnalare l’originale opera di recupero del cortile e la realizzazione delle terrazze che fanno da palcoscenico alle imponenti mura del castello.

Il Castello
Il Castello

Nella Piazza Umberto I, in cui si ammira una magnifica fontana costruita proprio al centro della piazza nel 1688, l’opera più imponente è il Cappellone. L’edificio ha una caratteristica peculiare: nella sua globalità presenta tre forme strutturali: la parte bassa è quadrata, la parte centrale è cilindrica, la parte alta, ora è sferica, ma prima era circolare. È un edificio vistoso ed imponente che ha il prospetto ben lavorato in travertino prospiciente su un’ampia scala di nove scalini in uguale pietra. Dal cornicione lapideo in sù l’architettura della chiesa è a forma cilindrica con quattro piccole finestre contrapposte. Il tutto è sormontato da una bellissima cupola a sua volta sormontata da altra cupola molto piccola che poggia su quattro pilastrini. In cima vi è una croce e sotto ad essa una banderuola ben lavorata. La costruzione è da attribuire a Domenico Ludovisi e a suo figlio Nicolò che la portò a termine nel 1736. All’interno esposta la tela del Palio, celebrativa dell’incontro riconciliatore tra Carlo e Emanuele Gesualdo. Il più antico luogo di culto di Gesualdo, la chiesa intitolata al Vescovo di Mira, S. Nicola, sorse probabilmente intorno al XII secolo a ridosso delle mura del castello, sul declivio del borgo medioevale. Durante il dominio del Gesualdo la chiesa subì vari restauri e ampliamenti in parte ancora leggibili, dopo i recenti restauri, nella parte più antica della muratura e ricordati da lapidi inserite all’interno del sacro edificio. L’edificio fu abbattuto e ricostruito nel 1760, nelle forme in cui ancora ora appare. Da segnalare la bellissima tela denominata Miracolo della Madonna della neve, commissionata da Carlo Gesualdo, un olio su tela risalente al XVI secolo. La chiesa del SS. Rosario, con relativo monastero Domenicano, fu iniziata dal principe Carlo Gesualdo, che però riuscì a gettare solo le fondazioni, e terminata da Nicolò Ludovisi nella prima metà del XVII sec. È a tre navate, comprende nove altari di marmo policromo ben lavorati in stile barocco, una deliziosa balaustra e un bel coro di legno intarsiato. L’altare maggiore, dedicato alla Vergine del Rosario, è veramente magnifico e ricco, tutto in marmi policromi come la bella balaustra. L’ultima domenica d’agosto vi si celebra, in grande e sentita partecipazione popolare, la festa in onore di S. Vincenzo Ferreri durante la quale si svolge il tradizionale “volo dell’angelo”. La chiesa di Santa Maria delle Grazie è situata in fondo alla via Cappuccini, con annesso Convento dei Cappuccini. Furono fatti erigere dal principe Carlo Gesualdo nel 1592, come si legge sulla lapide apposta sulla facciata del convento. Il convento, ampliato da Nicolò Ludovisi nel 1629, è stato danneggiato dal sisma del 23 novembre 1980. La chiesa è ad una sola navata; l’altare maggiore e quelli laterali sono in marmo policromo. La facciata molto semplice e austera presenta sopra l’arco d’ingresso lo stemma del principe Carlo Gesualdo. Celebre è il dipinto che si conserva nella chiesa, intitolato “il perdono di Carlo Gesualdo” di Giovanni Balducci: la tela votiva raffigura la richiesta di perdono per tutta l’umanità peccatrice, così come il principe musicista, nel 1585, scriveva nel suo primo mottetto “Ne reminiscaris, Domine, delicta nostra”: Perdona, Signore, i nostri peccati. Il convento, dal bellissimo chiostro e giardino, è luogo di pace. Per decenni è stato la sede del corso di studi in Teologia Morale per i seminaristi francescani dell’ordine dei Cappuccini. Nel convento soggiornò dal novembre al dicembre del 1909 San Pio da Pietrelcina. E’ possibile visitare la cella dove visse il Santo. Da segnalare anche la chiesa degli Afflitti (XVII sec.), nel rione canale dove sono custodite bellissime tele del seicento di scuola napoletana come la Deposizione di Francesco Guarini da Solofra; la chiesa di Santa Maria della Pietà (XVII sec.), nella via Roma, con all’interno la fonte battesimale scolpita nel caratteristico marmo alabastro di colore giallo tipico delle cave di Gesualdo; e la chiesa dell’Addolorata (XVII sec.), sita all’inizio di via Roma, con all’interno la cupola affrescata dall’artista contemporanea Katy Toma.

Piazza Umberto I
Piazza Umberto I

Gesualdo è caratteristico anche per le tante fontane. Nel progetto urbanistico rinascimentale intrapreso da Carlo Gesualdo e poi abilmente completato da Niccolò Ludovisi, suo successore, ogni rione fu dotato di fontane per l’approvvigionamento delle acque potabili e per tutti i servizi. Bellissima la fontana a vasche circolari della Piazza Umberto I, che si fa risalire al 1688, interamente realizzata con il caratteristico marmo onice, dall’inconfondibile colore giallastro, estratto delle cave di Gesualdo. Suggestiva è poi la fontana dei Putti del 1605 sita nella scalinata di via Municipio con lo stemma di Gesualdo retto dai due Putti. Imponente poi, la struttura della fontana del rione Canale, con il caratteristico portico.

La manifestazione più importante per tutti i gesualdini è senza alcun dubbio quella del Volo dell’Angelo, attorno alla quale si sviluppano i festeggiamenti per San Vincenzo Ferreri. L’ultima domenica di agosto, a mezzogiorno, in un ambiente scenografico spettacolare, in mezzo a una cornice di pubblico in estatico silenzio, un angelo fa la sua comparsa sulla terra. L’angelo è impersonato da un bambino, e inizia il suo volo legato a una fune d’acciaio tesa fra il bastione del Castello e il campanile del SS. Rosario. Secondo lo schema coreografico tradizionale, l’angelo si rivolge prima al Santo e poi al suo popolo: “O glorioso San Vincenzo Ferreri, io dall’alto vengo e ti saluto, …mi rallegro con te del grande onore che oggi ti rende questo popolo festante…” e poi agitando il suo dardo lancia la sfida al diavolo “…lode a te, evviva per sempre a dispetto di Satana e di tutto l’inferno….”. Il diavolo non si fa attendere, sbuca da sottoterra, da un palco montato fra la folla, e dice: … “di Satana? Di tutto l’Inferno? Quale esile fiato fa cenno al mio nome? Al mio Regno? …Tu! …Chi sei tu, o miserabile uccello dalle ali mozzate che, pigolando, vai su questa mia terra?” “Un angelo? Ahahahahah… un angelo! …Piccolo verme trasformato in uccello!…”. Lo scontro entra inesorabilmente nel vivo, diventa cruento ed avvincente e continua per circa mezz’ora: il diavolo fa inutilmente vanto della sua potenza, che trova dimostrazione nell’egoismo e nella sete di ricchezza propri a tutto il genere umano. Poi Lucifero sparisce nelle viscere della terra, da dove era venuto, insieme alle maligne e potenti tentazioni che solo la fede in Dio e nel taumaturgo S. Vincenzo possono allontanare e l’angelo, nel tripudio generale, continua il suo volo fino al Campanile. Il pranzo del giorno di S. Vincenzo, per Gesualdo, è speciale come nelle grandi occasioni. Vede riuniti intorno alla mensa, proprio come negli eventi straordinari, parenti, magari non visti neanche a Natale, oppure da tanti anni, perchè lavorano e sono residenti fuori Gesualdo, ma che rientrano per l’occasione, e poi amici e conoscenti. E’ anche la festa degli emigranti tenuti rigorosamente presenti anche nel copione dell’angelo. E’ la festa dei bambini che una volta ricevevano dolci e giocattoli soltanto in questo periodo dell’anno. E’ la festa di ringraziamento per le messi copiose raccolte dopo un anno di duro lavoro nei campi, accompagnato dalla misericordia di Dio, ottenuta per intercessione del santo taumaturgo S. Vincenzo che protegge campi e frutti della terra. E’ la festa del bambino-angelo, sempre di umile estrazione, che attraverso la coraggiosa recita, in passato e non solo, contribuiva a sollevare le modeste condizioni di vita che per alcuni erano molto più difficili che per altri. A tarda sera la processione rientra e si finisce con una messa solenne, celebrata sul sagrato della Chiesa del Rosario, sovrastante la folla nella piccola piazza. C’è la benedizione dell’angelo che rientra al cielo: “…benedico le vostre case, le vostre campagne e i vostri parenti, che per motivi di lavoro sono lontani da Gesualdo…”, percorrendo a ritroso (e di notte) il tragitto della mattinata.

Poi a Gesualdo si svolge anche la Passione di Cristo che, nata alla fine degli anni 90, è diventata sin dalla sua prima edizione una manifestazione di straordinario richiamo grazie alla splendida suggestione ed al pathos dell’ambientazione nel centro cittadino. Gesù è condotto in catene davanti al palazzo di Pilato (il Cappellone) dove è accusato, processato, flagellato e condannato a morte. Ha inizio la breve Via Crucis che, facendosi strada fra la folla degli spettatori, conduce al Castello, il luogo scelto per rappresentare il Calvario. Giochi di luce meravigliosi, musiche coinvolgenti, effetti speciali abilmente orchestrati, amplificano l’impatto emotivo delle scene finali della rappresentazione, curate in ogni particolare, in cui Gesù viene crocifisso. Altre festività religiose che si svolgono a Gesualdo, oltre a quelle già citate, sono quella del 13 Giugno, in onore di Sant’Antonio da Padova, quella del mese di luglio, in onore di Sant’Elia Profeta, poi il 10 Agosto, in onore di San Lorenzo martire, quella della penultima domenica di Agosto, in onore di San Rocco e della Madonna Addolorata e infine il 23 Novembre, in onore della Madonna degli Afflitti.

Il Venerdì Santo di Gesualdo
Il Venerdì Santo di Gesualdo

Il Carnevale a Gesualdo ha origini molto antiche. Ritroviamo, infatti, notizie nel libro dell’abate Giacomo Catone, “Memorie Gesualdine”, edito nel 1840 e nei diari di alcuni altri personaggi locali. Le manifestazioni carnevalesche, che si realizzavano principalmente con sfilate mascherate in costumi locali, si sono ripetute nel corso degli anni del secolo scorso con crescente intensità. Questa grande passione trovò seria concretizzazione nel 1969, con una sfilata di carri allegorici degni di questo nome. L’organizzazione di allora univa alcuni volenterosi rappresentanti delle istituzioni scolastiche locali, affiancati e sostenuti da esponenti della società civile e dall’Amministrazione Comunale. Ora giunto ad oltre 30 edizioni è evento di forte richiamo per visitatori e appassionati di tutti i paesi limitrofi. Da qualche anno la Proloco di Gesualdo, patrocinatrice dell’evento, ha avviato una forte collaborazione con le associazioni dei paesi vicini, con sfilate e cortei che da Gesualdo coinvolgono anche i comuni di Frigento, Sturno, Villamaina e Torella dei Lombardi nell’ambito del progetto del Carnevale della Valle del Fredane. La festa della birra, che si tiene nell’ultima settimana d’agosto a cavallo tra le tradizionali feste in onore di San Rocco e San Vincenzo Ferreri, nasce dall’intuizione dei giovani di Gesualdo che nel 2004 si costituirono in un’associazione denominata New Generation, creando uno degli eventi più seguiti negli ultimi anni. Grazie alla straordinaria ambientazione del Castello e della sua fortificazione, la manifestazione ha da subito avuto grande successo tra i ragazzi di Gesualdo, richiamando compagnie festose di ragazzi da tutti i paesi limitrofi. L’originale natura di festa della birra si è poi con gli anni evoluta in evento di grande richiamo per gli amanti di musica popolare salentina, diventato il Gesualdo Folk Event, una rassegna musicale di gruppi folkloristici di fama, come I cantori di Carpino, Annasulea, i Tamburellisti di Torrepaduli, GLI aLLAbUA, l’Officina Zoe e altri che si sono alternati sul palco della festa, scatenando i visitatori in balli e canti sfrenati. Dal 2008, la manifestazione ha visto il patrocinio esclusivo della Proloco Civitatis Iesualdinae che ne ha rilanciato l’organizzazione e ampliato il programma delle iniziative. La manifestazione del Palio dell’Alabarda, che si tiene nel mese di agosto, rievoca un importante avvenimento della storia della città di Gesualdo: il perdono fra il Principe Carlo Gesualdo ed il figlio Emanuele avvenuto il 2 Marzo 1609. Lo storico perdono è ricostruito sul sagrato del Cappellone in uno scenario bellissimo e con la partecipazione di oltre 200 figuranti, comprendenti le due coppie di principe Carlo Gesualdo ed Eleonora d’Este, Emanuele Gesualdo e Polissena Furstemberg, due Cardinali, le coppie di nobili dei 4 quartieri (Canale, Cappuccini, Fiera, Piazza), arcieri, alabardieri, cavalieri, sbandieratori, tamburini e trombettieri. La storia narra che il principe Carlo, per esprimere la sua gioia, istituì il Palio dell’Alabarda che tutt’oggi è disputato tra i cavalieri dei quattro borghi con una gara di tiro con l’arco e con una giostra di cavalieri. Poi, la manifestazione Saperi e Sapori, che si tiene centro storico di Gesualdo, è un riuscitissimo contenitore che tra rassegne, mostre, convegni e spettacoli musicali sposa felicemente la suggestione dei luoghi con la tradizione enogastronomica locale. Infine, nel periodo natalizio, tra le vie e vicoli dell’antico borgo medievale, va in scena il Presepe Vivente: una suggestiva rappresentazione della natività di Gesù. La rievocazione storica lega insieme le arti, i mestieri, i sapori della tradizione gesualdina, in un percorso tra presente e passato affascinante e suggestivo. L’iniziativa riscuote da anni grande riscontri di pubblico e critica ed è annoverata tra gli appuntamenti natalizi più segnalati in provincia di Avellino.

La cucina gesualdina è tradizionalmente una cucina popolare e, come tutte le cucine popolari, non dispone di grandi quantità di antiche ricette.  Quelle che esistono, forse comuni ad altri paesi, si caratterizzano per la facilità di esecuzione e per la semplicità degli ingredienti provenienti quasi esclusivamente dal lavoro dei campi. Proprio per queste peculiarità, per l’ottimo sapore delle carni, l’eccellente qualità degli ortaggi e delle verdure, la genuinità e il gusto di ogni altro prodotto, i tanti aromi locali magistralmente combinati, quella che prima era cucina di “sussistenza” oggi è ricercatissima gastronomia. Grazie alla propizia esposizione ed alla ricchezza di fonti d’acqua, il territorio di Gesualdo regala pregiatissime culture di ortaggi; tra questi da segnalare quella del sedano. Da sempre i gesualdini vengono, e non a caso, appellati con il nomignolo di Menestrari (Verdurai), per le copiose produzioni ortofrutticole che arricchivano i mercati locali e dei paesi vicini. A Gesualdo si produce olio Irpinia–Colline dell’Ufita con marchio DOP/IGP;  vino Irpinia DOC, in questa area anche con l’indicazione della sottozona Campi Taurasini, e vino Campania IGT.

Come ogni giovedì, rinnovandovi l’appuntamento per la prossima settimana, vi invito a visionare il seguente video, nel quale possiamo vedere la rappresentazione del Volo dell’Angelo svoltasi ad agosto 2014 a Gesualdo.

UN VIAGGIO NELLA NOSTRA AMATA TERRA: L’IRPINAUTA DI SALVATORE NARGI