Gli ex Avellino, Capparella: “Quella promozione non la dimentico”

Avellino-Calcio continua a sentire l’opinione dei grandi ex del passato recente sulla stagione appena conclusasi che ha riportato i colori biancoverdi in serie cadetta a distanza di 4 anni dal fallimento targato Pugliese.

Questa volta abbiamo sentito l’ex centrocampista di Avellino, Napoli e Casertana, Marco Capparella, protagonista della promozione di Crotone del 2003 che lo consacrò come uno dei migliori elementi della categoria per poi successivamente essere uno dei pilastri dell’Avellino di Zeman in serie B che retrocesse nuovamente in C.

Ecco di seguito le domande poste al calciatore romano.

Marco, iniziamo dalla tua stagione: a livello personale come è andato quest’ultimo campionato e che programmi hai per un futuro prossimo? 

Ho vissuto una stagione un po’ particolare, avendo iniziato il campionato in Interreggionale, salvo poi andare via a gennaio dato che la società ha ceduto non solo me ma anche altri pezzi della squadra. Diciamo che nel complesso è stata una bella esperienza, peccato solo per come siano stati trattati alcuni compagni di squadra, mentre successivamente ho vissuto una bella esperienza in Eccellenza alla Torrese dove ho trovato una squadra che lottava per la salvezza e invece con la forza del gruppo siamo arrivati addirittura quinti. Per il futuro aspetto una chiamata perché ho voglia di giocare, in ogni caso ho già il patentino per fare l’allenatore, ma finché mi diverto ancora preferirei giocare.

Passiamo invece a una “big” del tuo passato, il Napoli: ti sorprende il campionato dei partenopei che non dovranno neanche fare i preliminari di Champions?

Ti direi che è una sorpresa, ma alla fine visto il campionato che ha fatto, ha avuto veramente un andamento da Scudetto; purtroppo aveva davanti la Juventus che oltre ad essere una squadra fortissima non ha perso punti con le piccole a differenza del Napoli, visto che credo che la partita del San Paolo col Bologna sia costata davvero il tricolore.

Per ciò che riguarda l’allenatore, credi che Benitez sia l’ideale sostituto di Mazzarri? E soprattutto chi pensi sia in grado di sostituire Edinson Cavani?

Sarei presuntuoso a dire è lui o no l’ideale, dico solo che per il tecnico spagnolo parlano i risultati: ha vinto tanto, ora anche col Chelsea, sicuramente non sarà semplice sostituire Mazzarri che comunque lascia una squadra in Champions League. Per ciò che riguarda l’attaccante credo che il Napoli ha gente competente per scegliere e valutare, in primis De Laurentiis, un presidente di un altro livello e che soprattutto fa sentire sempre a proprio agio i calciatori, attento a tutto.

marco capparella

Parlando della tua esperienza a Napoli, come la giudichi?

Fu una esperienza importante, fu un bel Napoli; io arrivai con Reja a gennaio e fui preso negli ultimi giorni di mercato dall’Ascoli dove lottavo per andare in A, ma la chiamata degli azzurri fu per me motivo di orgoglio. Riuscimmo a fare 12-13 vittorie che ci aiutarono a rimontare quello scomodo 11esimo posto e arrivammo a poco distacco dall’Avellino, ma alla lunga pagammo quella rimonta eccezionale.

Cosa provasti dopo l’errore sotto la Curva Sud ad Avellino in occasione della finale play-off di ritorno?

Molti magari possono pensare che quel tiro era un gol già fatto ma in realtà tirai anche benissimo, solo che la palla si alzò troppo. Forse la sfortuna ebbe la meglio, non dovevamo vincere quella partita e vivemmo soprattutto lo sfavore dell’avere 2 risultati contro a differenza dell’Avellino che si era piazzata meglio. Ma ovviamente onore ai biancoverdi che meritarono la promozione. In complesso penso che l’esperienza del play-off perso sia stata importante anche perché è stato più bello vincere il campionato sul campo e poi arrivare in A subito dopo: magari se si vinceva ad Avellino non si andava in A l’anno dopo.

Proprio parlando di Avellino, hai seguito la stagione dei “lupi”?

Ho avuto modo di vedere qualche partita dell’Avellino, inoltre conosco quasi tutti i calciatori della rosa, da Rastelli e il suo secondo Rossi, fino a Biancolino, Fabbro, De Angelis. Di questi sento qualche volta Biancolino, un vero e proprio avellinese pur essendo nato a Napoli.

Cosa pensi della rosa dell’Avellino, che a inizio stagione non convinceva moltissimo?

Io credo che lo scetticismo su una squadra del genere sia totalmente insensata visto che è una squadra sicuramente molto forte, con un attacco con De Angelis, Biancolino e Castaldo che non hanno nulla da invidiare a gente come Rantier, Ciofani e Clemente del Perugia.

Trovi qualche analogia tra questo Avellino e quello del 2003 che trionfò a Crotone?

Diciamo che sono entrambe due squadre molto forte, l’unica differenza è che nel 2003 non si andava in B da 8 anni, quindi la vittoria a Crotone fu un qualcosa di unico davvero. Porterò sempre nel cuore quella partita e quella festa, che per me hanno significato tanto, essendo anche la prima promozione da protagonista. Poi Avellino ha un tifo unico, capace di spingerti anche nei momenti difficili, la curva canta dal primo al novantesimo minuto e basta inanelli 2-3 risultati utili che la gente ti sospinge alla vittoria.

Fosti anche protagonista di una stagione infelice per l’Avellino la stagione successiva con Zeman: cosa non funzionò quell’anno?

Parto dal fatto che la serie B di ora è di un livello nettamente più basso di quella di quell’anno, poiché basti pensare che c’era gente come Toni, Borgobello, Jimenez, Calaiò, Protti e Lucarelli e potrei continuare con altri. Quell’anno arrivarono tanti ragazzi anche molto interessanti, ma il problema è che il primo impatto con un modulo del tutto nuovo non fu semplicissimo, me incluso. L’inizio di stagione infatti faticammo molto per questo motivo, poi entrammo nei meccanismi che chiedeva il tecnico e riuscimmo a far bene, basti pensare che nel girone d’andata feci 0 gol e nel ritorno ben 11 con tanti assist e legni colpiti.

In ultimo un augurio per i tifosi dell’Avellino e per la prossima stagione in serie B?

Mi auguro davvero che possano salvarsi perché la serie B in questo momento è paragonabile alla C2 di qualche anno fa, ha un livello molto basso e perciò può bastare molto poco per ritrovarsi in alto. Magari con qualche innesto di qualità si potrebbe anche puntare ai play-off.