Greci: una piccola Albania d’Irpinia

Oggi proseguiamo il nostro viaggio irpino e andiamo a Greci per accogliere la richiesta della mia amica Antonella Caccese, originaria di questi luoghi, appartenente alla famiglia, appunto, dei Caccese, già proprietari dell’omonimo Palazzo che si trova in paese, donato dalla famiglia al Comune con il vincolo di utilizzo per finalità culturali; infatti oggi, dopo una ristrutturazione durata molti anni, il palazzo ospita il Museo Civico della Civiltà Contadina e della Cultura Arbereshe, intitolato al condottiero albanese Giorgio Castriota Skanderberg.

Greci è un paese irpino di antiche tradizioni identitarie arbëreshë, l’unico di tutta la regione Campania, che ha conservato immutata nei secoli l’antica lingua arbëreshë, la cultura, i costumi e le varie tradizioni degli antenati. Il nome di Greci in lingua arbëresh è Katundi, che significa “la città”. Il nome Greci è stato indicato dai paesi limitrofi, che scambiavano i suoi abitanti, a causa del rito ortodosso, per greci e non per albanesi. Gli arbëreshë, detti anche albanesi d’Italia, italo-albanesi, greco-albanesi ed arbereschi, sono una minoranza etno-linguistica storicamente stanziata in Italia meridionale ed insulare. Provenienti dall’Albania e dalle comunità albanofone della Grecia, si stabilirono in Italia tra il XV e il XVIII secolo, in seguito alla morte dell’eroe nazionale albanese Giorgio Castriota Skanderbeg e alla progressiva conquista dell’Albania e, in generale, di tutti i territori dell’Impero Bizantino da parte dei turchi ottomani. La loro cultura è determinata da elementi caratterizzanti, che si rilevano nella lingua, nella religione, nei costumi, nelle tradizioni, nell’arte iconografica e nella gastronomia, ancora oggi gelosamente conservate, con la consapevolezza di appartenere a uno specifico gruppo etnico.

Palazzo Caccese
Palazzo Caccese

Greci conta circa 700 abitanti. Situato a un’altitudine di 820 metri sul livello del mare, è circondato da vasti boschi. Il bosco in località Porcino, che si estende su circa 80 ettari, ha interessanti specie vegetali, tipiche della querceta mista, e animali, come la lepre, la beccaccia e la volpe. Altri rilevanti boschi sono quelli in località Serrone, che si estende per circa 20 ettari, che presenta essenzialmente specie vegetali conifere, e il bosco in località Ripitella, che si estende su circa 40 ettari, anch’esso con specie vegetali tipiche della querceta mista.

Greci è bagnata dal fiume Cervaro, a carattere quasi torrentizio, che nasce tra i comuni limitrofi e sfocia nel mare Adriatico, nei pressi di Manfredonia, in Puglia. Inoltre troviamo un piccolo lago collinare, il Luz Aquafet, che ha un’estensione di 3.500 mq nella località Luzza Aqua Fets.

Come accennato, nella seconda metà del XV secolo, il paese fu interessato da una massiccia migrazione di popolazioni albanesi provenienti dai Balcani meridionali, chiamate arbëreshë, che, giunte in Italia a seguito del condottiero Giorgio Castriota Skanderberg, costruirono un nuovo borgo in una zona scarsamente popolata. Skanderberg sbarcò in Italia nel 1459 per aiutare Ferdinando I, re di Napoli, figlio del suo amico e protettore Alfonso d’Aragona nella lotta contro il rivale Giovanni d’Angiò ed i baroni suoi alleati. Le truppe di Skanderberg, unitisi all’esercito di Ferdinando, contribuirono in maniera decisiva alla vittoria di quest’ultimo, in particolare in occasione della battaglia combattuta nel territorio di Terrastrutta, nei pressi di Greci, il 18 agosto 1461 e il cui esito segnò la fine delle aspirazioni angioine al trono di Napoli. Il Re, in segno di gratitudine, permise, a quanti tra gli esuli albanesi di rito greco lo desiderassero, di restare in Italia e di ripopolare il luogo. Tale invito rispondeva anche ad esigenze pratiche: gli arbëreshë avrebbero potuto vigilare sui vicini insediamenti di origine franco-provenzale di Faeto e Celle San Vito, ancora fedeli agli Angioini. Nei secoli successivi, centinaia di uomini e donne, a seguito dalla progressiva conquista ottomana dei territori albanesi, giunsero sulle coste pugliesi dalla sponda opposta dell’Adriatico e di qui a Greci ed in altri centri dell’Italia meridionale, importandovi la lingua.

A Greci il rito bizantino, che pur ancora sopravvive in altri comuni italo-albanesi dell’Italia meridionale, fu abolito, talvolta anche con atti molto violenti, dalle autorità dei paesi limitrofi, sia civili che religiose, con azioni di forza come quella operata dal cardinale di Benevento Orsini, in seguito divenuto Papa Benedetto XIII. Tali azioni non impedirono tuttavia di preservare l’identità e la lingua arbëreshe, ancora parlata dagli abitanti.

Qui a Greci possiamo ammirare, le “Halive” o “Kalive”, che in albanese vuol dire capanna, che sono antiche costruzioni tipiche arbëreshë, rimaneggiate nel tempo ma risalenti alla prima e alla seconda ondata migratoria dall’Albania (XV secolo-XVI secolo).

Halive o Kalive, antiche costruzioni tipiche arbëreshë
Halive o Kalive, antiche costruzioni tipiche arbëreshë

La Chiesa Madre di Greci, dedicata al patrono San Bartolomeo Apostolo, fu ricostruita alla fine del Seicento in stile romanico e a tre navate; la Chiesa professava il rito bizantino. La sua semplice architettura di tipo orientale fu stravolta nel XVII secolo, quando fu regolata secondo il rito latino e non più bizantino.

A Greci troviamo anche numerosi palazzi storici quali il palazzo Lauda (XVIII secolo), palazzo settecentesco, appartenne alla famiglia Lauda, arrivata a Greci con le migrazioni arbëreshe; il Palazzo Caccese (XIX secolo), palazzo ottocentesco, appartenne alla famiglia Caccese, originaria di Montecalvo Irpino, di cui ho fatto cenno all’inizio. I Caccese, che rivendicano origini normanne, ebbero diverse proprietà tra Greci, Montecalvo e Gesualdo; Palazzo De Maio (XVIII secolo), che appartenne ai discendenti di Michele De Maio, governatore dei luoghi confinanti al tempo della dominazione spagnola; Palazzo Lusi (XVI secolo), palazzo cinquecentesco con cortile interno, rimaneggiato nel XVII secolo, venduto nel XX secolo dagli eredi Lusi al Comune di Greci e da allora divenuta sede municipale, dove si trova il Museo Antiquarium. La famiglia Lusi, di origine greco-albanese, originaria probabilmente dell’isola di Corfù, è stata tra le più importanti famiglie di Greci, già presente nel XIV secolo ad Ariano Irpino.

Oggi Greci, l’unico comune arbëreshë della Campania, vive un periodo di intensa ripresa culturale, basato sulla riscoperta e la rivalutazione della lingua e delle antiche origini albanesi, in primo luogo grazie all’attività dell’associazione culturale “Katundi Zëmbra Jonë”. La rappresentazione nella piazza principale del paese, in albanese o in italiano, del dramma di San Bartolomeo, in occasione della festa patronale del 24 agosto, costituisce un evento religioso e culturale di grande interesse per la comunità, che richiama anche un gran numero di turisti.

Il rito bizantino a Greci si è conservato intatto sino al XVII secolo, il periodo della sua oppressione da parte del clero latino italiano. Il rito greco-ortodosso fu trasmesso dai primi albanesi, e per un periodo dopo la venuta in Italia degli albanesi, si conservarono i contatti con il Patriarca di Costantinopoli. Il rito bizantino, insieme alla lingua e ai costumi albanesi, rappresenta una colonna dell’identità arbëreshe. Quasi tutti i centri albanesi d’Italia e Sicilia conservano il rito bizantino, a eccezione di Greci e di qualche comunità albanese del Molise, sempre a causa dell’oppressione religiosa nei secoli, specialmente nel XVII-XVIII secolo, da parte dei non arbëreshë, che non sopportavano di non poter aver il controllo religioso e linguistico del centro. Dell’antico rito d’origine ortodosso resta il rito popolare del Vën Kurorë, il canto della Kalimera e la presenza di poche icone, come l’icona bizantina di S. Nicolò di Mira, con distici greco-albanesi.

Le tradizioni folcloristiche albanesi di Greci sono particolarmente vive durante il rito del matrimonio religioso, che si svolge in questo modo: all’uscita dalla chiesa (klisha) gli sposi con gli invitati in corteo si recano a casa dello sposo, dove i genitori di questo offrono agli sposi da mangiare un pezzetto di pane e da bere del vino in un unico boccale, questo subito va distrutto, perché nessun altro possa bervi e per indicare l’indissolubilità del vincolo del Sacramento del Matrimonio. La tradizione ha origini ortodosse, appunto dalle quali provengono gli albanesi.

Il Canto della “Kalimera”, si svolge la sera del Venerdì Santo (E Prëmtja e Madhe) in chiesa. È un canto che, con motivo tra la nenia ed il pianto, rievoca la passione del Cristo, dall’Ultima Cena alla morte in Croce sul Golgota. Il Canto è in lingua arbëreshe. Invece, durante il rito del funerale (në lip = in lutto) invece i più stretti parenti piangono il defunto ed a voce alta in lingua albanese (come gli antichi greci nelle tragedie greche) e declamano i pregi e le virtù del defunto.

Masseria Tre Fontane
Masseria Tre Fontane

Ogni anno, in concomitanza con la festa patronale del 25 agosto, viene rappresentato, dagli abitanti di Greci, il Dramma Sacro di San Bartolomeo Apostolo, una rielaborazione teatrale del martirio del Santo. La rappresentazione affonda le proprie radici nel tardo Medioevo, quando il dramma veniva improvvisato da attori locali seguendo canovacci di ispirazione popolare. Alla fine del XIX secolo, il dramma fu messo in versi dall’Abate Luigi Lauda. Questi adottò come riferimento il Saul di Alfieri, da cui trasse ispirazione per la metrica ed il linguaggio. Una prima edizione dell’opera fu stampata nel 1881, mentre quella attualmente adottata fu pubblicata nel 1941 a New York ad opera di emigranti del paese. L’opera, che si compone di cinque atti, narra in primo luogo dell’arrivo di San Bartolomeo in Armenia e della conversione del re Polimio al Cristianesimo. Poi della cattura del Santo da parte del fratello di Polimio, l’usurpatore Astiage, che, istigato dai sacerdoti locali, condanna al martirio l’Apostolo. Infine del duello tra Polimio ed Astiage, della morte di quest’ultimo e della definitiva conversione del regno al Cristianesimo.

Greci basa la propria economia sul primario (pastorizia ed agricoltura) e sul turismo. È noto nella zona per la produzione di formaggi, in particolar modo per l’ottimo caciocavallo Silano DOP. La posizione geografica di Greci domina la valle del Cervaro. Tra i monumenti di maggiore rilievo storico ci sono la chiesa di San Bartolomeo in stile romanico della fine del Seicento, il Palazzo Lusi del Seicento, attuale sede del Municipio e la Masseria di Tre Fontane, antica stazione di posta sul tratturello Camporeale-Foggia, diramazione del più importante Tratturo Pescasseroli-Candela. Greci è meta anche del turismo culturale di studiosi e linguisti, che mirano a studiare le caratteristiche fonetiche e linguistiche dell’arcaica lingua albanese parlata dagli abitanti.

Qui di seguito potete visionare il video intitolato “Greci -Eventi, Sagre, Tradizioni”, pubblicato da Itinerari d’Italia nel 2011.

Lasciamo questo piccolo paese dal fascino particolare, derivante dalla conservazione della cultura e degli usi e costumi dell’antica civiltà arbëreshë, in attesa di vedere dove andremo giovedì prossimo.

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