Grottaminarda (Avellino), Territorio Ricco di Storia

Dopo aver conosciuto alcuni grandi chef e cantautori irpini, riprendiamo il nostro tour nella nostra verde terra ripartendo da Grottaminarda, comune a nord dell’Irpinia di circa 8.000 abitanti.

Gruppi umani hanno frequentato il suo territorio fin dal Neolitico antico (V-IV millennio a.C.), come testimoniano alcuni ritrovamenti avvenuti nelle campagne grottesi di frammenti di ceramica impressa. Ad una fase finale dell’età neolitica (fine IV-inizi III millennio a.C.) si colloca una stazione preistorica da localizzare con molta probabilità in contrada Ciavolone, da dove provengono numerose ceramiche d’impasto della Cultura di Diana-Bellavista, mentre il periodo eneolitico (III millennio a.C.) è documentato nelle località San Pietro e Bosco. Al Bronzo medio della Cultura Appenninica (XV-XIV secolo a.C.) si riferiscono altri frammenti di ceramica rinvenuti non lontano dal paese. Tra IV e III secolo a.C. nella zona sorgono piccoli insediamenti rurali la cui presenza è segnalata dalla scoperta di sepolcreti, mentre in età romana vi passava una strada che partendo da Aeclanum (odierna Passo di Mirabella) giungeva in Apulia: iscrizioni funerarie, sepolture tombali, tracce di ville rurali sono state individuate sempre in ambito comunale.

Il toponimo del paese deriva dal composto di Grotta (dal lat. arcaico crupta) e Maynardus, nome di origine germanica e di oscuro significato, che, secondo la Marcato, viene aggiunto al primo già agli inizi del XIII secolo. Tra i primi signori ad essere investiti del feudo nel corso della prima metà del XII secolo il Catalogo dei Baroni, redatto in quel periodo, ricorda tal Trogisio de Grutta, cavaliere normanno giunto al seguito di Roberto il Guiscardo. Passato ai Gesualdo forse già intorno al 1142, il borgo è dato in subfeudo a Guglielmo Boccafolle d’Aquino, da cui l’ottengono prima il fratello Tancredi e successivamente gli eredi Landolfo ed Andrea d’Aquino. Nel 1229, quando signore di Grotta Minarda è il nobile Landolfo d’Aquino, il feudo viene confiscato ai domini comitatus Gesualdi e reso indipendente dall’imperatore Federico II di Svevia, che conferma però allo stesso membro della casata d’Aquino l’investitura della nuova baronia, creata con l’annessione dei feudi di Bonito e Melito. A Landolfo succede nel 1259 il figlio Tommaso, Capitano Generale dell’esercito imperiale, seguito nel possesso da Landolfo II (1269), Luca (1271), Landolfo III (1310) e Nicola (1352), da cui la baronia è ereditata rispettivamente da Antonio (1395), Matteo (1414), Ladislao (1440), Gaspare (1470) e Ladislao II d’Aquino (1526), che ottiene il titolo di marchese di Grottaminarda. Ma il 3 aprile del 1528, per aver aderito al movimento antiaragonese e parteggiato a favore del condottiero francese Lautrech contro Carlo V, durante la guerra tra Francia e Spagna, a Ladislao II vengono tolti tutti i possedimenti feudali e lui stesso viene rinchiuso nel carcere di Castelnuovo di Napoli.

Nel 1532 viene investito della baronia di Cripta il marchese di Corato, Francesco de Rupt, seguito nel possesso dalla figlia Beatrice (1549) e dalla secondogenita Sitfilla (1552), la quale lo vende per circa 37.000 ducati al marchese di Trevico Francesco Loffredo. Vi succedono i nobili Francesco II (1573) e Ferdinando II Loffredo (1586), che nel 1592 aliena le sue proprietà a Giovan Paolo Cosso, duca di Sant’Agata de’ Goti, che a sua volta le trasmette agli eredi Pietro (1597) e Onofrio (1615).

Nel 1618, per via matrimoniale, la baronia entra a far parte dei possedimenti del marchese di Valle Siciliana, Ferrante De Alarcon Mendoza, da cui lo hanno rispettivamente nel 1623 Giovan Battista Pescara e nel 1627 il duca Fulvio della Cornea, morto senza lasciare eredi diretti. Nel 1648 durante i moti popolari di Masaniello, i rivoluzionari, che ostacolavano il transito dei rifornimenti di grano provenienti dalla Puglia, giunsero nei pressi di Grottaminarda, dove i duchi di Salza ordinarono l’incendio di tutte le abitazioni rurali affinché non potessero venire prese dai reazionari. Nel 1729 il ducato di Grottaminarda è acquistato dal nobile Baldassarre Coscia di Paduli, che nel 1735 ospita nel suo palazzo grottese Carlo III di Borbone. Nel 1779, infine, ne eredita le rendite il figlio Raffaele, che mantiene la proprietà fino all’eversione della feudalità (1806). Ai moti garibaldini del 1860 i grottesi, guidati da Giuseppe de Marco, partecipano sia al furto in paese di due carri pieni d’armi destinati all’esercito borbonico il 26 agosto sia al gruppo d’assalto della roccaforte borbonica di Ariano Irpino il 4 settembre dello stesso anno.

Castello d'Aquino
Castello d’Aquino

A Grottaminarda troviamo il Castello d’Aquino. L’impianto originario della fortezza risale all’epoca longobarda e dovette essere ampliato intorno al secolo XI, quando fu installata anche la cinta muraria medievale. Danneggiato da diversi eventi tellurici, il maniero, a pianta quasi trapezoidale, è stato più volte ricostruito e adattato ad uso abitativo da parte dei diversi privati che lo hanno posseduto. In seguito al sisma del 1694 e a quello del 1732, parte del forte viene trasformato in dimora signorile sfruttando le vecchie strutture del complesso difensivo ed è realizzata nel settore est una zona residenziale limitata ad un primo piano, mentre l’area posta alle spalle viene sistemata a giardino pensile. L’antica fabbrica difensiva mostra ancora alcuni tratti delle mura perimetrali d’epoca aragonese con gli originari paramenti. Una torre cilindrica su base scarpata ed una torre a pianta quadrata, di cui resta il basamento scarpato, possono vedersi agli angoli del lato occidentale, in posizione dominante sul profondo vallone sottostante. Altre due torri su base scarpata quasi delle stesse dimensioni, di cui la prima cilindrica e la seconda a pianta esagonale, sono visibili sulla facciata che guarda rispettivamente il borgo medievale della “Fratta”.

Chiesa di Santa Maria Maggiore
Chiesa di Santa Maria Maggiore

Vi è poi la chiesa di Santa Maria Maggiore, edificata nel 1478, ma completamente ricostruita nella seconda metà del XVIII secolo su progetto dell’architetto Ciriaco di Silva, a croce latina con una sola navata interna e diverse cappelle laterali, mostra la facciata arricchita da paraste laterali, un portale lapideo con frontone triangolare spezzato e un finestrone a campana con due nicchie laterali. Vi si conservano dipinti settecenteschi del Sarnelli, tra cui una tela con San Tommaso e San Giacomo che venerano il Ss. Sacramento (1766), un dipinto sul soffitto del Vigilante con una Glorificazione dell’Assunta del 1768, una tavola di scuola fiamminga del 1573 raffigurante la Madonna del Rosario. Ricche le decorazioni in stucco in stile barocco, opera degli artisti napoletani Nicola Massaro e Gaetano Amoroso, che realizzarono nel 1761 intagliando numerosi marmi policromi anche l’altare maggiore. Sempre all’interno, oltre all’artistico battistero di marmo settecentesco del d’Agostino, ci sono un calice in oro di scuola napoletana del 1833 e un organo a canne del 1779. Nella sagrestia, oltre a due tele settecentesche, si segnala la presenza nella bassa volta di un affresco del 1761 di Tommaso Vigilante con la Ricostruzione del tempio di Gerusalemme. Accanto alla chiesa è la torre campanaria costruita tra il 1752 ed il 1766 su disegno del Vanvitelli. Disposta su quattro livelli, la torre è oggi alta 36 metri e domina la media valle dell’Ufita. Dal 1871 vi è stato sistemato l’orologio civico.

Chiesa di San Michele
Chiesa di San Michele

La Chiesa di San Michele risale al XVIII secolo, anche se l’impianto originario della chiesa si data al 1541. La facciata è a semplice capanna con portale lapideo cinquecentesco tra decorazioni in stucco barocche. L’interno è ad una sola navata e termina con una profonda zona presbiterale chiusa da un’abside semicircolare, mentre lungo le pareti longitudinali sono ricavate una serie di nicchie in cui sono sistemati fonte battesimale, confessionali lignei e altari marmorei. Vi si conserva la preziosa statua lignea settecentesca che raffigura San Michele che uccide il diavolo. Interessanti anche il coro ligneo e un organo antico restaurati di recente ed alcuni dipinti murali e su tela con soggetti sacri. L’annesso campanile si caratterizza per la presenza di una bifora all’altezza della cella campanaria, dove vengono reimpiegati materiali lapidei di spoglio d’età romana.

Dogana Aragonese
Dogana Aragonese

A Grottaminarda abbiamo anche la Dogana Aragonese. Edificata nel 1467 dal nobile Ladislao d’Aquino e ampliata nel 1774, la dogana è stata dichiarata nel 1930 monumento nazionale. L’edificio è costituito oggi da due piani, con ingresso al piano inferiore preceduto da due archi ribassati di età rinascimentale. Al piano superiore, che possiede un’artistica loggetta con cinque colonnine reggenti la tettoia a due pioventi, si accede attraverso una scala lapidea esterna che conduce al settecentesco portale di pietra con frontone ondulato.

Abbiamo poi la Chiesa di San Tommaso, rifatta completamente dopo il sisma del 1980. Al suo interno, ad una sola navata, si conservano un busto seicentesco del santo patrono in ottone e rame dorato con testa d’argento, un prezioso reliquario in argento del 1794 e una scultura lignea dipinta e dorata raffigurante una Pietà (la Madonna sorregge sul grembo il Cristo morto), brillante opera di artista anonimo forse della prima metà del Cinquecento.

Chiesa del Rosario
Chiesa del Rosario

Ricostruita lungo Corso Vittorio Veneto anche l’antica Chiesa del Rosario, distrutta dal sisma del 1980. L’edificio di culto, il cui impianto originario risaliva al XVI secolo, ha una sola navata interna ed una semplice facciata a capanna con sopra il portale lapideo una nicchia ornata da piastrelle maiolicate policrome su cui è raffigurata la Madonna del Rosario.

A cinque chilometri dal paese, in direzione Fontanarosa, è il Santuario di Carpignano, da cui è possibile ammirare l’intera valle attraversata dal fiume Ufita. La chiesa, costruita agli inizi del secolo sull’area di un’antica cappella dell’Ordine Teutonico, viene quasi interamente rifatta dopo il sisma del 1980. Oggi mostra una semplice facciata a capanna con portale lapideo e nicchia superiore con immagine della Madonna. Affiancata è la torre campanaria, su cinque livelli, con oculi, finestroni voltati all’altezza della cella ed orologio civico. Alla chiesa è annesso il moderno Convento dei Padri Mercedari, il cui impianto originario risale al 1901.

Santuario di Carpignano
Santuario di Carpignano

Costruita nel 1606 su progetto di Scípione Galluccio e Andrea Insano, artigiani di Cava de’ Tirreni, lungo la Nazionale delle Puglie, è invece la monumentale Fontana del Re, restaurata nella prima metà del XVIII secolo, durante il regno di Carlo III di Borbone. Realizzata con blocchi di calcare bianco scolpito, la fontana, in stile barocco, mostra ai lati due obelischi di forma tronco-piramidale allungata con sulla facciata centrale due lesene architettoniche in stile dorico che definiscono uno spazio su cui sono scolpiti a rilievo stemma e simboli borbonici.

Fontana del Re
Fontana del Re

La biblioteca del comune di Grottaminarda, situata lungo la Strada Nazionale, è denominata “Osvaldo Sanini” a ricordo di un poeta internato durante gli anni del Fascismo. Si caratterizza per una sezione di autori locali e per un’altra concernenti i Comuni della Campania. Dotata di spazi per la lettura, per la ricerca e per lo studio individuale. tale biblioteca, aperta a tutti è una struttura preposta anche a lavori di carattere culturale e ad iniziative miranti alla crescita conoscitiva e informativa della comunità. E’ inserita nel Sistema Bibliotecario Provinciale di Avellino. Vi si possono trovare e consultare circa 3700 volumi divisi per argomenti, nonché enciclopedie tra cui la “Treccani” che offre ampia possibilità di accesso informativo ai lettori di ogni estrazione sociale.

la Biblioteca di Grottaminarda
la Biblioteca di Grottaminarda

A Grottaminarda l’8 dicembre si tiene l’importante Fiera dell’Immacolata. Ma la manifestazione che nella seconda metà di agosto richiama gran parte delle popolazioni del circondario è il cosiddetto Festone, che si svolge fin dal 1889 in onore di San Tommaso, San Antonio e San Rocco, le cui statue, portate in processione per il paese, indossano vesti riccamente ornate da monili d’oro, donati nel corso degli anni dai numerosi fedeli che sempre in gran numero affollano per tre giorni le strade del paese.

Tra le altre feste rionali, sempre a sfondo religioso, si segnalano quelle in onore di San Antonio “Piccirillo”, di San Michele Arcangelo (29 settembre), di Santa Lucia (13 dicembre) e di Padre Pio da Pietralcina, a cui in paese è stato dedicato di recente un tempietto votivo. In estate il paese è ravvivato da eventi e manifestazioni di ogni tipo racchiusi nelle iniziative dell’ Agosto Grottese. La prima domenica di settembre, infine, è dedicata ogni anno alla venerazione della Madonna di Carpignano, nella frazione omonima.

Museo di Grottaminarda
Museo di Grottaminarda

Di notevole interesse è il Museo Antiquarium Comunale di Grottaminarda, annesso alla Biblioteca Comunale, che, con i suoi reperti, testimonia la presenza dell’uomo nella valle dell’Ufita sin dal Neolitico Antico-Medio, e cioè dal V Millennio a.C. fino all’epoca Romana. I reperti in esso custoditi sono il segno tangibile della storia evolutiva umana e, nel contempo, custodiscono gli antichi segreti del tempo che fa cornice alla creatività, alla fantasia e alla operatività.  Spiccano, per la notevole fattura, i vasi ceramici del periodo finale del Neolitico, le due asce frammentarie che rappresentano l’industria litica dell’età del rame, e i pesi di telaio, un unguentario, un craterisco a figure rosse e una gamma di manufatti votivi che testimoniano l’età del Bronzo e del Ferro. Rappresentano l’epoca Romana, non solo numerose creazioni in ceramica, ma anche, frammenti marmorei e un ritratto maschile che probabilmente rappresenta la figura di Ottaviano Augusto. Inoltre, di grande importanza e valore storico, sono da ricordare le circa 200 monete che vanno dal periodo Repubblicano Romano a quello Medievale. Ma nel museo è possibile cogliere anche i segni dell’età contemporanea, attraverso fotografie, documenti storici, politici e sociali che rappresentano ansie, gioie e problemi di questa comunità. Il Museo ospita alcune mostre permanenti che sono la “Collezione di cartoline” (1905 – 1925), la “Mostra fotografica sull’emigrazione del secondo novecento” e la “Mostra della storia dello Stemma del Comune”.

Lasciamo questo meraviglioso paese irpino ricco di storia e monumenti, che merita sicuramente una visita, per ritrovarci giovedì prossimo in chissà quale altra località della verde Irpinia.

UN VIAGGIO NELLA NOSTRA AMATA TERRA
L’IRPINAUTA DI SALVATORE NARGI