I 10 Tipi di Tifoso dell’Avellino Calcio

Ognuno ha le sue abitudini. Ognuno ha il suo feticcio. E ognuno ha il suo posto privilegiato, quasi “riservato”. L’unica cosa che li accomuna è tifare per quella squadra biancoverde che porta il Lupo sul petto. Ma, per il resto, sono molto molto diversi. Alcuni quasi agli antipodi tra loro, per modo di vivere il calcio e la partita. Quello che conta, però, è che in fondo ognuno – a modo suo – tifa Avellino e quindi ecco i dieci tipi di tifosi dell’Avellino calcio.

1.  Il “malato”. Per lui esiste soltanto l’Avellino. In settimana si parla di Avellino; durante la sosta per le Nazionali si parla di Avellino; il sabato sera davanti al Tony si parla di Avellino; e in estate a Gallipoli – perché il “malato” va a Gallipoli e si porta almeno tre maglie biancoverdi – si parla di Avellino. Quando c’è il campionato, poi, non pronuncia neanche una parola che non abbia a che fare con la partita che verrà. La trasferta è un’arte. Sotto la doccia canta le canzoni della Curva Sud e allo stadio va con quelle 6-7 ore di anticipo che gli permetteranno di salutare tutti gli amici, che poi sono due al massimo tre, e sistemarsi in curva. Sui gradoni non smetterà di cantare neanche per un minuto, vedrà poco o nulla della partita e, a fine gara, se saprà chi ha segnato è solo perché uno di quei due, tre amici sventurati ha letto il tabellino sullo smartphone;

Catello Curva Sud

2. Il “malato” tranquillo. Di solito è un “malato”, ma più in là con gli anni o, quanto meno, più maturo. Fa tutto quello che fa un “malato” ma, arrivato allo stadio, si distingue. Per i primi dieci minuti di partita, per la “botta iniziale alla squadra”, si sgola e si agita anche lui in curva Sud. Poi, si defila perché “oh, io m’aggia vere a partita”. Puntualmente vedrà comunque poco o nulla perché sarà impegnato, nell’ordine, a fumare quindici sigarette in mezz’ora; a insultare l’arbitro di turno; o a insultare gli avversari che, in trasferta, sono ancora più vicini.

3. L’uomo gadget. E’ una fusione tra i primi due esemplari. E’ “malato” sì, ma non solo per l’Avellino. Ama a dismisura tutto ciò che porta il logo del Lupo e, magari, della curva Sud. Sciarpe, calendari, tazze, tute, maglie: ha praticamente tutto. E, soprattutto, indossa praticamente tutto quando va allo stadio. In curva, perché il suo settore resta quello, prenderà posto vicino al “malato” tranquillo. Tutti e due in piedi, mai seduti, a pensare ai propri guai.

4. Il “Monteverginino”. Si presenta allo stadio 2’ e 30’’ netti prima del fischio d’inizio. Si mette in fila e borbotta, sperando di farsi sentire, contro i “portoghesi”. Entrato in tribuna Montevergine, si dirige senza timori verso il “suo” posto, “suo” per usecapione naturalmente, e lì ritrova qualche vecchio amico di curva durante gli anni belli della serie A. Passeranno la partita a insultare l’arbitro, il guardalinee che ha la sfortuna di trovarsi a pochi metri da loro e l’allenatore avversario. Piccolo particolare: li insulteranno a prescindere, qualsiasi cosa accada.

5. Il portoghese. Ha un unico segno particolare: sul suo biglietto – quando ce l’ha – c’è scritto sempre “omaggio”. Spesso, quasi sempre, si accomoda nella zona centrale della Montevergine. Si esalta ma non troppo ai gol e appena può insulta il presidente o la società. Lo stile lo rende altamente riconoscibile: si presenta allo stadio vestito come il “malato” e si presenterebbe al suo funerale. C’è anche una sottocategoria, il portoghese proletario: è sì un tifoso, ma non ha mai acquistato un biglietto in vita sua. Vuole entrare in Curva Sud, cerca di scroccare biglietto o abbonamento ad un amico o tenta l’impresa di scavalcare ed entrare in coppia nel tornello. Quest’individuo se mettesse lo stesso impegno e la stessa inventiva che investe per trovare un modo per entrare allo stadio nella vita quotidiana potrebbe diventare facilmente un premio Nobel. Le persone normali non sanno come faccia, ma in Curva lui ci sarà sempre.

6. Il “Terminino”. E’ troppo “tranquillo” per andare in curva Sud, ma troppo agitato per la Montevergine. Opta per la tribuna Terminio, possibilmente anello superiore. Anche lui prende di mira il guardalinee e al 45’ e al 90’ si scatena contro i calciatori che stanno imboccando il tunnel. Come il “Monteverginino” si gasa soltanto con due cori: “Mi diverto solo se…” e “Lupi, Lupi”. Per il resto non chiedetegli di cantare. Tutt’al più applaudirà la sciarpata. Ah, è l’incubo delle guardalinee donna…

7. L’anziano nostalgico. Va in curva Sud perché è affezionato al settore popolare e perché, in fondo, i “sordi quisti so”, ma si sistema giù. Quasi sempre litiga con lo steward all’ingresso perché suo nipote – undici anni, ma 1 metro e 90 con tanto di baffi e pizzetto – deve entrare senza pagare. Alla fine, non si sa come, la spunta sempre lui. Due piccole contro indicazioni: il nipote che gli fa compagnia, di sicuro, diventerà un “malato” di domani. Tutti e due, invece, dall’anello inferiore della curva Sud non capiranno una mazza della partita.

8. Il polemico. Lo si può trovare in ogni settore, anche se i casi più eclatanti vengono segnalati in tribuna Terminio e in curva Sud. Non canta, non salta, non sventola, ma polemizza. Con tutto e con tutti. Al 1’ decide, forse incosciamente, di prendere di mira un giocatore e così sarà per tutta la gara. Quasi sempre, perché “Dio è grande”, quello stesso calciatore segnerà. Anche lui, insomma, ha la sua utilità.

9. Il distratto o “fattone. A lui della partita importa eccome, tanto che potrebbe tranquillamente essere un “malato”. Peccato, però, che si diverta più a chiacchierare con qualche amico o a bere una birra al bar della Sud. Capisce che sta succedendo solo quando, richiamato dal boato della curva, torna in sé. Alla fine, però, lui c’è sempre. Anche se spesso non se ne accorge.

10. Il modaiolo . Va allo stadio più perché fa figo che per vera convinzione. Si veste come se dovesse andare “ncopp’a bottega” e improvvisa uno struscio all’ultimo grido sui gradoni della curva. A stento conosce qualche giocatore del campionato in corso. Su posizione di classifica o prossima partita meglio soprassedere. Ma se a lui piace così…

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