Il multietnico Spezia: dall’omaggio alla Pro Vercelli al titolo onorifico del ’44

Terza giornata del girone di ritorno per i Lupi di mister Rastelli, impegnati nella difficile trasferta, in terra ligure, contro lo Spezia di Nenad Bjelica. All’andata, un rigore fallito da Ardemagni consentì all’Avellino di agguantare il pari contro una squadra di caratura superiore, almeno sulla carta. Una squadra che, per tentare l’assalto alle prime posizioni, ha continuato a investire nella sessione invernale di calciomercato, piazzando alcuni colpi a effetto. Il posticipo di lunedì sera, in programma al “Picco”, è destinato ad assumere, pertanto, i tratti di un cammino in salita per i nostri beniamini, reduci dall’inaspettato scivolone casalingo contro il Cittadella.

Matija Katanec, Matteo Bianchetti e Anderson Miguel da Silva, detto Nené. Sono questi i nomi dei nuovi tre arrivi alla corte del tecnico croato, 43 anni, un passato da calciatore-girovago tra Spagna, Germania e Austria, prima di stabilirsi al di là delle Dolomiti, seguendo un percorso da allenatore che lo ha portato, persino, alla guida dell’Austria Vienna nella passata stagione. La società bianconera, capeggiata, già da alcuni anni, da un gruppo di imprenditori rappresentato da Gabriele Volpi (presidente onorario del club), ha voluto puntare fortemente sul carisma e sulla filosofia di gioco di Bjelica, consegnandogli un organico ricco e multietnico, caratterizzato da tanta influenza balcanica (e anche un po’ “latina”) dovuta, probabilmente, alla stessa provenienza del mister degli aquilotti, nato a Osijek, in Croazia. Sei croati, due argentini, un serbo, un bosniaco, un montenegrino, uno spagnolo e un brasiliano, per una rosa che, complessivamente, raggiunge un’età media di 24 anni.

Il progetto è interessante e senza dubbio ambizioso, per una società che, come tante altre realtà del Nord, vanta una storia piuttosto controversa, con tanta gloria vissuta nei primi decenni di vita, mista a momenti di oblio profondo, culminati nel fallimento, avvenuto al termine della stagione 2007-08. Nato nel 1906, il Foot Ball Club Spezia inizia a disputare i primi tornei amichevoli nel 1911, fino a quando, dalla stagione 1919-20, non viene inserito nel girone B della Promozione Ligure. È in questo periodo che i giocatori della compagine spezzina (caratterizzata, fino ad allora, da una divisa di colore celeste) inizieranno a indossare una maglia bianca con pantaloncino nero: ciò, a voler rimarcare i colori sociali della Pro Vercelli, club che, a quei tempi, viene annoverato tra le big del calcio italiano e che verrà omaggiato dallo Spezia per le imprese conseguite sul campo in quegli anni. L’adozione del bianco-nero porterà fortuna agli aquilotti che, con il primato conseguito nel proprio girone, riusciranno a ottenere la promozione in Prima Categoria Ligure. Risultato che verrà, poi, bissato dall’ammissione, nell’annata seguente (1920-21), in Prima Divisione, l’attuale Serie A in cui lo Spezia resterà per ben quattro stagioni consecutive.

La fugace apparizione in massima serie, verificatasi dopo il primo conflitto mondiale, resta l’unico acuto nella storia degli aquilotti che, dopo una lunga permanenza in Serie B, prolungatasi fino ai primi anni del secondo dopoguerra, inizieranno una lunga discesa negli inferi delle serie C e D, prima di risalire, tra i cadetti, nella stagione 2005/06, dopo un lungo testa a testa contro il Genoa. O, almeno, sembrerebbe l’unico acuto. Il 22 gennaio 2002, la FIGC decide, infatti, di accogliere le istanze dello Spezia Calcio 1906: i vertici della società ligure richiedevano, infatti, l’assegnazione di un titolo onorifico per la vittoria del Campionato d’Alta Italia della stagione 1943-44. Il titolo, inizialmente organizzato dalla stessa FIGC, venne poi disconosciuto nell’agosto 1944. Si trattava di un vero e proprio campionato italiano al quale, tuttavia, presero parte soltanto le squadre della cosiddetta Repubblica di Salò, fondata da Benito Mussolini il 18 settembre 1943, alcune settimane dopo la liberazione del Duce – tenuto prigioniero sul Gran Sasso – a opera di paracadutisti tedeschi.

La situazione drammatica che si viveva nella Penisola in quegli anni, con il Nord occupato dai nazisti e il Sud nelle mani degli alleati, non frenò gli animi della Federazione, intenzionata a istituire una competizione calcistica nella quale fu coinvolto anche lo Spezia. In balia, però, di gravi problemi societari, con il presidente di quegli anni, Coriolano Perioli, catturato dalle truppe nazi-fasciste e deportato in un campo di concentramento in Germania. Dinanzi a questo scenario, Giacomo Semorile, unico dirigente spezzino rimasto ai vertici, decise di contattare il comandante dei Vigili del Fuoco della città ligure, l’ingegnere Luigi Gandino, l’unico in grado di mostrare le competenze necessarie all’allestimento di una squadra che potesse disputare il campionato di Divisione Nazionale.

I VV.FF., guidati, in panchina, dall’ex calciatore della Nazionale e del Genoa Ottavio Barbieri, riuscirono ad arrivare alle finali e a prevalere sulle altre due pretendenti alla vittoria finale, Venezia e Torino. Sì, avete capito bene: proprio il Grande Torino di Vittorio Pozzo che, in un’Arena di Milano semivuota, venne battuto dai liguri col punteggio di 2-1. Un successo inaspettato ed esorbitante che permise al 42° Corpo dei Vigili del Fuoco di La Spezia di conquistare il titolo di Campione dell’Alta Italia, in virtù anche della contemporanea vittoria del Torino sul Venezia (5-2) che permise ai liguri (con una vittoria e un pareggio) di mantenere la prima posizione nel girone conclusivo a tre squadre. Il titolo, tuttavia, venne disconosciuto qualche mese dopo la storica impresa, mentre allo Spezia fu semplicemente assegnato lo status di campione della Coppa Federale; non quello di campione d’Italia che, invece, rimase nelle mani del Torino, vincitore dello scudetto nella stagione 1942-43. Ci vorranno ben cinquantotto anni, affinché la FIGC ritorni sui suoi passi, consegnando allo Spezia il titolo onorifico del 1944 e la possibilità, inoltre, di apporre sulla divisa di gioco un simbolo tricolore, celebrativo del trionfo. Un simbolo che, dal 2002 in poi, resterà per sempre sulla maglia bianconera.

Nella città ligure, ora, l’intento è chiaro: provare a ripetere, anche in parte, quella magica impresa che sembra non avere eguali nella storia del calcio italiano. Almeno per il momento, l’obiettivo è puntare alla massima serie. E, dal punto di vista del mercato, lo Spezia ha fatto, e continuerà a fare, di tutto, anche nelle prossime ore, quelle decisive, per puntellare ulteriormente il proprio organico. Concentrazione e recupero di energie fisiche sono richiesti all’Avellino che, dopo aver sprecato diversi punti nelle prime due giornate del girone di ritorno, è atteso a uno degli appuntamenti più ostici della stagione.

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