Il primato dell’Avellino: squadra di guerrieri e operai con la giusta “cazzimma”

Tre punti, il primato che pesa e mette trappole almeno pari all’entusiasmo che genera, due aneddoti, una linea di pensiero in cui la passione fa a pugni con la razionalità e l’umiltà. Cominciamo mischiando le carte. Cominciamo dall’ aneddoto numero uno.

L’ESILIO E LA CORSA – In esilio forzato da Avellino, perdo abbondanti 20 minuti di partita. Oltre alla pazienza, perché la metro di Milano mi sembra più lenta del solito. Vorrei scendere a spingerla, come fa Zappacosta (quando Di Biagio non lo lascia in tribuna) sulla fascia. Di forza. E quando torno a casa ho la rabbia che Angelo D’Angelo mette pure per battere una rimessa laterale. Arrivo, soffro, mi godo il gol di Castaldo, uno stadio da brividi e la regia costretta ad abbassare l’audio per non saturare. “Ad Avellino cantano troppo”, avranno pensato. E pensano bene. Facciamolo anche noi.

LA PROMESSA – Vi svelo l’aneddoto numero 2, con buona pace dell’amico di vecchia data che gestisce questo sito e al quale avevo promesso giovedì: “Ti scriverò qualcosa sull’Avellino, sul suo mercato. Ma lo farò lunedì, per una questione di rispetto e di tempistica nei confronti di una squadra di guerrieri e di un ambiente che vive un sogno”. Promessa mantenuta. Il risultato non cambia di una virgola i miei pensieri.

GUERRIERI – Rapidamente e per non tediarvi. L’Avellino, Rastelli, questi ragazzi stanno facendo i miracoli. Chiamarli operai è un atto di stima, un complimento che non finisce più, una verità, il riconoscimento che il gruppo merita. Costa relativamente poco, suda da farci un oceano, ama e rispetta la maglia. La merita e si gasa quando si guarda intorno e scopre che è in grado di muovere gente e passione che anche in A molti possono beatamente farsi da parte. Una squadra nella quale ex panchinari di Lega Pro (vedi l’ex timido Bittante) giocano con il sangue agli occhi e la “cazzimma” dei veterani; una squadra nella quale Castaldo sbaglia un controllo (sì, è vero, sbaglia anche lui una volta ogni milione) perché ha corso per chilometri che bastano ed avanzano per fare primo alla maratona di New York.

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BRAVO RASTELLI – Una squadra di lupi, condotta per mano da un allenatore che l’anno scorso ho criticato (soprattutto dopo Nocera), ma al quale oggi va il “grazie” di tutti. Perché al di là di tutto, e di cosa si possa tatticamente pensare di lui, questo tecnico, che abbaia poco in pubblico ma è dannatamente incisivo quando e dove conta, merita un grande applauso.

MERCATO – Ed eccoci al capitolo mercato. Lo confesso e l’editore che mi ospita me ne è testimone. Non mi è piaciuto. Non tanto per il mancato arrivo di rinforzi, quanto per le aspettative che si sono create e non da parte del pubblico. Mi spiego. Non appartengo alla schiera di coloro che… “investiamo sui giovani in B” perché puntare sugli under in cadetteria, a differenza di quanto avviene al piano di sotto, significa mettere pesantemente mano al portafoglio e prendere sbarbatelli già affermati e a diversi zeri. La questione è altra. Forse si è andati oltre con le parole, in più fasi del mercato, generando nel tifoso un’attesa…disattesa dagli eventi. Prima Pavoletti, poi Marilungo. Gente difficile da convincere e di primissima qualità, verissimo, ma tra il non prendere loro e il non prendere nessuno ci passano diverse chiatte. E ai tifosi, che rispondono con numeri e passione straordinari (il botteghino canta e silenzia la polemica sul numero degli abbonati), il muso si è storto un po’. Come non capirli. Loro, in un periodo di crisi, hanno fatto seguire alle parole i fatti. In tutto e per tutto. Il vero colpo del mercato sono loro. Che non tradiscono mai.