Irpinia: una terra tutta da scoprire!

Bentrovati amici visitatori del sito Avellino-Calcio.it! Dopo aver illustrato gli scopi di questa rubrica, vorrei partire con una carrellata di presentazione  generale dell’Irpinia che definisco nel titolo di oggi una terra tutta da scoprire perché effettivamente è così!

Prima di cominciare vorrei scusarmi fin da subito con i lettori per eventuali errori e/o notizie sbagliate, eventualmente presenti in questo e nei prossimi articoli. Inoltre spero possiate perdonarmi nel caso in cui la descrizione di un luogo, di un paese, di un prodotto enogastronomico, eccetera, potrebbe non corrispondere effettivamente alla realtà oppure potrebbe non essere completamente esaustiva. Nel caso qualcuno di voi dovesse rilevare qualcosa da rettificare, lo faccia tranquillamente presente, così da mettermi nelle condizioni di poter prontamente rimediare all’errore commesso. Ringrazio fin da ora chiunque collaborerà in tal senso.

Fatte queste necessarie e doverose precisazioni, partirei con una descrizione generale e speriamo non troppo noiosa dell’Irpinia, facendo presente che, nelle successive settimane, parleremo in maniera specifica e più approfondita di ogni singolo paese, dei prodotti provenienti  dalla nostra terra, dei personaggi legati in qualche modo all’Irpinia e di altri argomenti. Perciò comincerei dandovi questi brevi flash che saranno (spero!) successivamente approfonditi uno per uno.

L’Irpinia è una zona storico-geografica della Campania, che attualmente coincide grossomodo con la provincia amministrativa di Avellino, compresa tra la dorsale dei monti Picentini, a ovest, e la catena principale dell’Appennino campano, a est. Un tempo designava una zona più vasta dell’attuale, spingendosi a nord in direzione della confinante provincia di Benevento. Era abitata dall’antico popolo italico degli Irpini, uno dei numerosi gruppi dei sanniti che si erano stanziati nelle conche appenniniche, e dai quali appunto la zona prende il nome. Gli Irpini erano un popolo fiero e  bellicoso, come testimonia il loro culto per il lupo, in latino hirpus, da cui appunto la designazione romana di Irpini.

Uve Aglianico

Il cuore dell’Irpinia è il massiccio del monte Cervialto (1809 m), massima cima dei monti Picentini, vero e proprio polmone verde, insistenti nell’omonimo Parco Regionale, che costituisce parte della Comunità Montana Terminio-Cervialto, ove il Terminio (1786 m) è il secondo massiccio montuoso per altitudine dopo, appunto, il Cervialto. Detti monti costituiscono un importante nodo idrografico: vi hanno la loro sorgente infatti diversi fiumi che sfociano sia nel mare Adriatico, come l’Ofanto, sia nel mar Tirreno, anche indirettamente, come il Calore, principale affluente del Volturno.

La Comunità Montana Terminio-Cervialto, che, come detto, prende il nome dai due monti, comprende 18 comuni ed ha sede nel comune di Montella, nel cui territorio si trova il monte Terminio. Gli altri comuni facenti parte della comunità sono Bagnoli Irpino, nel cui territorio invece si trova  il monte Cervialto, Caposele, Calabritto, Cassano Irpino, Castelvetere sul Calore (il mio paese di origine), Castelfranci, Chiusano San Domenico, Montemarano, Nusco, Salza Irpina, San Mango sul Calore, Senerchia, Santo Stefano del Sole, Santa Lucia di Serino, Serino (paese di origine del mio amico Carmine De Feo), Sorbo Serpico e Volturara Irpina.

L’Irpinia è stata drammaticamente al centro delle cronache nel 1980, quando, il 23 novembre, fu devastata da un disastroso terremoto, che distrusse in tutto o in parte molti dei centri di un’area già economicamente depressa, con poche industrie legate soprattutto all’agricoltura. Vi furono quasi tremila vittime. Lo stesso centro storico di Avellino subì gravi danni; i comuni più duramente colpiti furono quelli di Castelnuovo di Conza, Conza della Campania, Laviano, Lioni, Sant’Angelo dei Lombardi, Senerchia e Calabritto.

Per chiudere questa breve e triste parentesi del terremoto, precisiamo che la terra dei lupi é nota anche come “la verde Irpinia” per via delle importanti valenze paesaggistiche, tra cui il già citato Parco Regionale dei Monti Picentini,  l’Oasi naturale della Valle della Caccia e, non ultima, l’Oasi WWF del Lago di Conza, lago in cui ha balneato molto spesso in gioventù la mia amica Cristina Tarullo.

Il territorio si presenta come un intrico di valli ed alture, tra le quali serpeggiano numerosi fiumi e torrenti. Tra questi sono degni di nota il Calore, l’Ofanto e il Sele. Il Calore attraversa il territorio trasversalmente in direzione sud-nord per circa 45 km (sugli 80 km totali del suo corso), dalle sorgenti, che si trovano a Montella ad una quota superiore ai 1000 metri di altitudine, fino ad arrivare nel beneventano dove confluisce nel Volturno. L’Ofanto nasce, invece, tra Nusco e Torella dei Lombardi, e percorre la parte orientale della regione per circa 70 km, prima in direzione ovest-est, formando il già nominato lago di Conza, per poi procedere verso nord nei pressi della confluenza con l’Atella, marcando il confine con la Basilicata. Infine, il Sele nasce a Caposele, dal Monte Paflagone e dopo circa 60 km sfocia nel Golfo di Salerno, nella zona di Paestum. Altri corsi di rilievo sono il Sabato e l’Ufita, entrambi affluenti del Calore che nascono rispettivamente dal monte Accellica e Formicoso.

I fiumi ed i torrenti testimoniano l’abbondanza di risorse idriche nel territorio, le quali vengono sfruttate per fornire l’acqua alle regioni circostanti attraverso opere di canalizzazione. È questo il caso, infatti, delle sorgenti del Sele e dell’invaso di Conza della Campania, in parte utilizzati dall’Acquedotto pugliese o del “Canale di Serino” utilizzato già in epoca romana per portare l’acqua nella piana campana.

Cartina dell'Irpinia

Per quanto riguarda i rilievi montuso dell’Irpinia, le cime più imponenti si ergono nella zona sud-occidentale. È qui, infatti, che si trovano i già nominati monti Cervialto e Terminio. Nell’area orientale, invece, la conformazione è di origine argillosa e per tale ragione i rilievi raggiungono altezze inferiori. Di questo territorio fanno parte la dorsale dell’Appennino dalla Sella di Ariano ed i rilievi della Baronia di Vico. La parte sud-orientale della dorsale prende il nome di Altopiano del Formicoso ed ha un’altitudine media di circa 800 metri. Altri complessi montuosi di rilievo sono il Monte Avella (1591 metri) ed  il Montevergine (1480 metri), ove si trova l’omonimo Santuario, entrambi facenti parte della catena montuosa del Partenio; troviamo poi, sempre nella catena dei monti Picentini, il Pizzo S. Michele (1564 metri) ed il monte Tuoro (1424 metri), che interessa in parte anche  il territorio di Castelvetere sul Calore.

Principali attrattive al turismo sono il comprensorio sciistico di Laceno (Bagnoli Irpino), con il lago omonimo, il monte Terminio ed alcuni borghi che fanno parte dell’associazione dei Borghi più belli d’Italia (come Nusco), Gesualdo con il castello che fu dimora del Principe dei Musici Carlo Gesualdo, Rocca San Felice, Calitri (particolarmente Borgo Castello ) e il borgo medievale di Castelvetere. Fra le mete religiose il Santuario di Montevergine, a Mercogliano, il Santuario di San Gerardo Maiella, a Materdomini nel comune di Caposele, il Santuario di Carpignano a Grottaminarda, quello del Santissimo Salvatore a Montella e il Santuario della Madonna del Buon Consiglio a Frigento, per ricordarne solo alcuni.

L’Irpinia vanta un ricchissimo patrimonio enogastronomico, numerosi riconoscimenti per i suoi prodotti tipici a garanzia della loro rinomata qualità. Vini DOCG e DOC, olio DOP, prodotti IGP e molti altri che, pur non essendo ancora tutti riconosciuti da marchi, vantano pur sempre una loro unicità: Formaggi, Castagne, Tartufi, Salami, Mieli, Pani, Nocciole, Torroni. Un’autentica esplosione di sapori, da assaporare presso i locali che offrono ristorazione tipica o degustare presso le ricche cantine e aziende presenti sull’intero territorio. Il Caciocavallo Podolico, il Pecorino di Laticauda e il Pecorino Bagnolese, sono tre eccellenti formaggi derivanti dal latte di specie animali autoctone. Due formaggi pregiati sono il Pecorino di Carmasciano e il Caciocavallo Irpino di grotta; il primo è un prodotto esclusivo, unico e raro, che prende il nome dal luogo di produzione nella Valle d’Ansanto, il secondo è caratterizzato da una particolare stagionatura in grotte ipogee e di tufo. Altro fiore all’occhiello delle produzioni pregiate irpine è sicuramente il miele, essenza dei profumi e della flora di un territorio ricco, generoso e variegato.

I vini Irpini vantano gli unici tre D.O.C.G. della Campania. Primo vino del sud Italia ad aver ricevuto il riconoscimento D.O.C.G. è il Taurasi, il Re Turasi, anche rinominato il Barolo del Sud. Un gioiello dorato e profumato delle terre irpine è il Greco di Tufo, mentre un’altra area della provincia coltiva la vitis Apiana, vale a dire “Vite delle Api”, cosi denominata per la dolcezza dei suoi acini piccoli e zuccherini, tanto graditi alle api; essa è stata identificata in seguito con la Fiana di Lapio che è uno dei 26 paesini della provincia dove, per le ottime condizioni di maturazione, le uve Fiano sono coltivate; ovviamente con questi vitigni si produce il Fiano di Avellino. Infine, Coda di Volpe, Falanghina e Aglianico sono ottimi vini con marchio D.O.C. L’Irpinia, culla di produzioni di gran pregio, è anche terra di olivo, come testimoniano le ampie distese di alberi secolari presenti in tutta la provincia, ma sopratutto sulle colline dell’Ufita, cuore dell’olivicoltura. L’olio “Irpinia Colline dell’Ufita DOP”, frutto di una varietà autoctona, l’oliva ravece, è il risultato della perfetta armonia tra ambiente, varietà, capacità imprenditoriale e tradizione, che in Irpinia risultano essere antichissime.

Meritano menzione la Castagna irpina, nelle tre varianti di Montella IGP, di Serino e del Partenio, e il Tartufo nero di Bagnoli, il cui habitat naturale è nel comprensorio dei Monti Picentini e la cui produzione è limitata in particolare ai territori dei comuni di Montella, Bagnoli Irpino, Cassano Irpino, Nusco, Volturara Irpina e Montemarano. Inoltre è importante anche la produzione di salumi, come la Soppressata e  la Salsiccia. Non ci crederete ma in Irpinia possiamo degustare il Culatello Irpino, sicuramente meno famoso di quello di Zibello, ma, probabilmente, non meno gustoso. Abbiamo poi la pasta casereccia quali i Cavatielli di Castelfranci, le Lagane, la Maccaronara di Castelvetere sul Calore (dove si tiene annualmente l’omonima sagra).

Vi sono poi le famose Nocciole Irpine, decantate da Gerardo Carmine Gargiulo nella canzone Avellino del 1981, e sicuramente più buone e più famose di quelle di Caprarola (VT), tanto decantate invece dal mio amico Eugenio, originario di quest’ultima sconosciuta località. Molto buono è anche il baccalà che si cucina a Morra De Sanctis. A Caposele è tradizionale l’amaretto. A Dentecane, Grottaminarda e Ospedaletto d’Alpinolo è d’obbligo assaggiare il torrone.

In Irpinia si parla il dialetto appunto irpino che fa parte dei dialetti meridionali e dello stesso gruppo linguistico della lingua napoletana. Ai confini con le altre province o regioni esso subisce diverse influenze. Greci, località ai confini con la provincia di Foggia, nella regione della Daunia, invece è l’unico paese campano in cui si parla l’antico albanese, detto arbëresh. Oltre alla lingua a Greci si sono mantenute intatte nel tempo anche molte tradizioni.

Quasi tutti i paesi irpini conservano, ancora oggi, impianti urbanistici medievali del tutto intatti. Nei centri abitati è possibile percorrere vicoli, stradine e piazzette, contornati dalla presenza di palazzi signorili settecenteschi e ottocenteschi ben conservati. Le testimonianze architettoniche delle lunghe e susseguenti dominazioni sono ben visibili su tutto il territorio attraverso la presenza di ruderi ed edifici ristrutturati di impianti militari e civili. Tra castelli, torri, cinte murarie e roccaforti se ne contano circa ottanta.

Le secolari manifestazioni carnevalesche popolari (la Tarantella di Montemarano, A’ Zeza di Mercogliano), i Carri di Paglia (Mirabella Eclano, Flumeri, Fontanarosa), i riti della Settimana Santa (su tutti la pluricentenaria Processione del Venerdì Santo di Vallata), i Falò di quasi tutte le comunità locali (fuochi sacri e allo stesso tempo propiziatori per il raccolto): trascorrere un weekend nei borghi irpini vuol dire scoprire queste particolari tradizioni, volto misterioso dei nostri antenati. Spettacolari vedute di paesaggi di montagna innevati d’inverno. Campi illuminati da cascate di fiori selvatici d’estate. La tranquillità e lo spazio di luoghi affettuosi in cui sentirsi più vicini alla natura e rilassarsi tutto l’anno. Un patrimonio storico di siti archeologici, musei e castelli medievali, testimoni di un ricco passato.

Di tutto questo e di altro parlerò in maniera approfondita nelle prossime settimane. Spero di non essere stato oltremodo noioso e soprattutto di aver dato notizie interessanti su questa meravigliosa terra!

Prima di lasciarci, vorrei indicarvi due brani dedicati all’Irpinia; il primo, che mi permetto di definire meraviglioso, si intitola “La Sposa“, dei Molotov d’Irpinia, inserito nel loro ultimo album intitolato “Se Trovo Lavoro Ti Sposo“.

Il secondo è nell’album Miti & Tabù di Gerardo Carmine Gargiulo, il cui titolo, “Irpinia“, rende già l’idea:

Nell’augurarvi buona visione e ricordandovi il nostro appuntamento per la prossima settimana, vi mando un caloroso saluto.

L’IRPINAUTA DI SALVATORE NARGI