La Promozione in Serie B dell’Avellino 1994-95: Gioia di Rigore

Nel luglio del 1994 si registra la svolta, dopo tre stagioni negative si chiude l’era Tedeschi. Sotto la sua guida l’Avellino era ritornato in serie C dopo vent’anni trascorsi tra A e B. Al suo insediamento (1991) promette addirittura la massima serie, invece, al primo anno arriva subito la retrocessione (quella delle famose croci in campo), e due campionati di terza serie senza grossi risultati nonostante le tante aspettative. Il crollo verticale è anche dimostrato dal numero di spettatori, l’Avellino passa dai 5882 abbonati della stagione 1991/92 ai soli 1727 del 1993/94, con la media spettatori in notevole calo: da 8850 si arriva a 3555. Tutto questo nell’arco di soli tre anni. La società è sull’orlo del fallimento, l’Avellino rischia seriamente di non iscriversi al prossimo campionato. Tedeschi rassicura in merito i tifosi e parla di una società pulita: <<Ci sono stipendi per un importo di un miliardo e seicento milioni di lire e un debito nei confronti della Bonatti, per un prestito che ha concesso all’Avellino, per un miliardo e quattrocento milioni. Di contro, in Lega ci sarà un attivo superiore a tre miliardi. Posso affermare che la società è sana>>. A inizio luglio del 1994 arriva il cambio societario. Sibilia, si parla di una cifra simbolica di cento mila lire, preleva l’Avellino, accollandosi tutti i debiti della precedente gestione (incluse bollette di acqua, gas e luce riguardante la gestione dello stadio Partenio): << Non potevo vedere questa società ridotta in queste condizioni. Mi piangeva il cuore. Lo spettacolo al Partenio era diventato un pianto. Gli avellinesi erano diventati indifferenti verso il calcio>>. Sibilia, così, ritorna al comando (anche se ufficialmente la carica di Presidente è affidata al figlio Cosimo) e, pur di riportate l’Avellino in serie B, non bada a spese: <<Sono tornato per riportare il grande calcio ad Avellino. Noi dobbiamo puntare in alto perché la piazza merita di più, per la tradizione e per quello che può dare. Naturalmente, ora mi aspetto una grande partecipazione della città e della provincia>>.

sibilia in panca

<<Io sono tornato. E tu?>>: così recita lo slogan che è stato stampato sui manifesti e sui volantini della campagna abbonamenti. Avellino e provincia rispondono alla grande, alla fine della campagna abbonamenti si contano 5187 tessere staccate. Sibilia, per ritornare immediatamente in serie B, affida la squadra ad un tecnico esperto come Papadopulo che, pur di approdare in Irpinia, ha rifiutato squadre di categoria superiore: << Ho preferito questa piazza perché qui ci sono nuovi stimoli. E’ ad Avellino che sta per nascere un nuovo ciclo importante, ed io voglio essere uno dei protagonisti di questa grande avventura. Con Sibilia c’è stata un’intesa immediata. Non potevo assolutamente dire di no>>. Nel mercato di San Donato Milanese la società si accaparra pezzi pregiati per la categoria, nella sola sessione estiva, tra entrate ed uscite, si registrano la bellezza di quasi sessanta operazioni. Un miliardo e duecento milioni è il conto  della spesa fatta da Sibilia: i portieri Landucci (100 milioni) e Galati (50); i difensori A. Carannante (100), Fornaciari (150) e Chirico (150); i centrocampisti Ferrazoli (180), Ferraro (150), Fioretti (200) e Romualdi (100); gli attaccanti Provitali (prestito) e Minuti (svincolato). A causa del fallimento della Sambenedettese, l’Avellino, a costo zero, preleva: Visi, Bocchino, Cudini, Esposito e Di Giannatale. La squadra della stagione precedente è praticamente smantellata, alla corte di Papadopulo, infatti, rimangono i soli R. Carannante (che cederà la fascia di capitano a Fioretti), Fonte e Marasco. Discorso a parte merita Fresta. Il calciatore, dopo aver raggiunto l’accordo con il Pisa, torna alla base dopo il fallimento della società toscana, per essere reintegrato poco prima dell’inizio del campionato: sarà uno dei principali artefici della promozione. Insomma, l’Avellino parte ai nastri della stagione 1994/95 coma la squadra da battere. Lo dimostra anche un sondaggio della Gazzetta dello Sport che, una volta sentiti tutti i pareri dei diciotto allenatori, ben quindici danno l’Avellino come favorito alla vittoria finale.

Coppa Italia serie C

Prima dell’inizio del campionato l’Avellino incontra, in gare di andata e ritorno, la Battipagliese in Coppa Italia serie C. La truppa di Papadopulo ottiene un’agevole vittoria in trasferta (2-0 con reti di Di Giannatale e Marasco) ma vede negarsi la stessa dopo il ricorso effettuato dagli avversari. Il motivo? L’Avellino era sceso in campo con lo squalificato Cunti. Dopo il 2-0 inflitto a tavolino, l’Avellino, nel ritorno, non riesce a ribaltare la situazione nonostante la squadra s’imponga, nuovamente, sulla Battipagliese. Non basta la doppietta di Esposito, al Partenio la gara termina 2-1. L’Avellino è fuori…..con due vittorie. Visto l’infortunio che affligge Provitali (pubalgia) e la bocciatura di Capocchiano (preso e poi venduto), la società, poco prima dell’inizio del campionato, decide di reintegrare in rosa Fresta.

 

1°-8°: Il lento inizio

Chi crede ad una partenza a razzo dell’Avellino deve ricredersi subito. L’attesa del pubblico, le aspettative d’inizio stagione caricano troppo la squadra che, nelle prime gare di campionato, parte a rilento. L’esordio al Partenio davanti a 10.000 spettatori è un mezzo flop, contro il Siracusa, infatti, finisce 1-1. Con lo stesso risultato termina anche la prima trasferta stagionale in quel di Siena. La vittoria, però, non tarda ad arrivare e giunge alla terza di campionato contro il Casarano. Dopo l’iniziale svantaggio firmato dall’ex Francioso, Romualdi, Minuti e Fresta ribaltano il risultato regalando i primi tre punti stagionali. A Sora, invece, arriva anche la prima vittoria esterna grazie ad una doppietta del funambolico Minuti. L’Avellino sembra aver ingranato la marcia ma, dalla 5° all’8°, arrivano solo tre punti: Ischia-Avellino 0-0; Avellino-Empoli 1-1 (con gol del pari empolese incassato a tempo scaduto, con l’arbitro Preschern costretto a lasciare lo stadio solo ore dopo nascosto in una volante della Polizia); Nola-Avellino 3-1 (prima sconfitta stagionale) ed altro pari interno contro la Lodigiani per 1-1. Sibilia borbotta, dopo otto giornate il suo Avellino naviga in posizioni di centro classifica.

marasco
Marasco

La vittoria di Chieti e il calciomercato di ottobre

La svolta arriva alla 9° giornata. La squadra di Papadopulo è in difficoltà, va sotto per ben due volte ma alla fine riesce ad espugnare Chieti (3-2) ritrovando, così, tre punti e fiducia. Sibilia vuole vincere e nel mercato di ottobre mette ancora una volta mano al portafoglio. Per rinforzare una difesa ballerina (solo una volta imbattuta nelle prime nove gare), arriva il libero Nocera, ma è nel reparto nevralgico del campo che arrivano gli interventi più consistenti: De Juliis, Lupo e Federico. A dar manforte a Fresta, Provitali e Minuti ci sarà Marino. Poche le cessioni in questa finestra di mercato. Ferraro all’Atl. Catania mentre Chirico e Romualdi passano al Chieti nel maxi scambio che ha portato Nocera e Federico in Irpinia.

Carmine Esposito
Carmine Esposito

 

La risalita e il primo posto

La vittoria in rimonta di Chieti ricarica la squadra che, dopo la vittoria in Abruzzo, colleziona sei punti nelle successive due gare. Vittoria interna contro l’Atletica Catania (3-0 alla 10°, prime reti stagionali per Provitali) e, soprattutto, l’importantissima vittoria esterna contro la Reggina per 2-0 che proietta l’Avellino in prima posizione dopo undici giornate. Il derby contro la Juve Stabia termina in parità (0-0 alla 12°), seguito, però, dal roboante 5-1 inflitto alla malcapitata Turris. La classifica inizia a delinearsi, dopo il brevissimo exploit del Siracusa, la lotta per la promozione sarà una corsa a due tra Avellino e Reggina. La truppa di Papadopulo ritorna in seconda posizione dopo il pari di Barletta (0-0 alla 14°). L’Avellino, comunque, è un fiume in piena. La squadra di Papadopulo colleziona vittorie, bel gioco e gol a grappoli. Il girone d’andata si chiude con tre vittorie: Avellino-Pontedera 4-0; Gualdo-Avellino 2-3 e Avellino-Trapani 2-1. Dopo diciassette giornate la classifica conferma le aspettative di inizio stagione: Reggina 35; Avellino 34; Nola e Sora 27; Juve Stabia 25; Gualdo, Siracusa e Trapani 24.

Provitali-Fresta
Provitali-Fresta

Dodici risultati utili consecutivi e la penalizzazione

Dopo metà campionato è assodato che Avellino e Reggina stanno facendo un campionato a parte. I lupi sono nel loro periodo di massimo splendore e tutto questo è confermato dalle altre due vittorie contro il Siracusa (3-1 in Sicilia) e il Siena (2-1). I tre punti conquistati contro i toscani portano a cinque le vittorie consecutive, con la squadra nuovamente risalita sul tetto della classifica  dopo la débâcle degli amaranto in quel di Ischia: sarà per l’ultima volta. Nella settimana antecedente al match, però, la squadra viene penalizzata di due punti. Secondo un pentito della camorra, tal Marchese, la gara Avellino-Messina (2-1, stagione 1991/92) sarebbe stata truccata per evitare la retrocessione agli irpini, poi retrocessi ugualmente. Dopo il deferimento ecco arrivare la penalizzazione per un fatto avvenuto quasi tre anni prima. Una vera beffa. L’Avellino, così, passa da un potenziale +2 a dover spartire la vetta  con i rivali della Reggina. Il primato, infatti, dura pochissimo. Alla 20°, dopo dodici risultati utili consecutivi (8°-19°), arriva lo stop che non ti aspetti: Casarano-Avellino 1-0. I lupi scivolano nuovamente in seconda posizione, posizione con cui termineranno il campionato. Nel doppio turno casalingo contro Sora (3-1) e Ischia (1-1) arrivano quattro punti, blitz in quel di Empoli (2-1 alla 23°), altri tre punti contro il Nola (2-1) e pari a Roma contro la Lodigiani (2-2). L’incontro che decide la stagione è ormai alla porte, l’Avellino di Papadopulo continua a tenere la scia dei calabresi distanti solo tre punti. Il distacco dalla terza, invece, diventa sempre di più abissale. Alla 26°, dopo l’ennesima vittoria interna contro il Chieti (2-1), il Gualdo si ritrova con dodici punti di differenza dall’Avellino secondo. Prima del big match, altro pari contro l’Atletico Catania (0-0 alla 26°).

Addio primato ed esonero di Papadopulo

Alla 28° giornata ecco arrivare la partita che vale l’intera stagione. Nonostante la diretta tv su Tele+, il Partenio registra  10.705 paganti con 247 milioni d’incasso. Tra le due squadre ci sono sempre quei fatidici tre punti di differenza, l’Avellino è obbligato a vincere per agguantare la Reggina e giocarsi il tutto per tutto nelle restanti sei gare. Purtroppo l’aggancio non arriva, anzi, la Reggina espugna il Partenio (0-1 Aglietti), allungando in modo decisivo il distacco dall’Avellino. Il primo ko interno arriva nel momento più importante della stagione. L’Avellino sembra aver accusato il colpo. Nelle trasferte contro Juve Stabia (0-0) e Turris (1-1) arrivano due miseri punti, ma è contro il Barletta che l’Avellino gioca la peggior gara della stagione. Al Partenio, infatti, arriva la seconda sconfitta stagionale (0-2). Sibilia, ormai stufo di Papadopulo, decide di dare uno scossone all’ambiente ed esonera l’allenatore, reo di essere troppo amato dalla piazza avellinese: << Papadopulo è un fallito. Ad Avellino ha combinato più danni lui della Bonatti, i giocatori lo avevano scaricato da tempo. Non auguro a nessuno di ritrovarsi in casa un simile personaggio….>>.

Boniek e secondo posto in campionato

Dopo i nomi degli ex Giammarinaro e Tobia alla fine arriva Boniek. Il tecnico polacco è reduce da un anno di inattività, ma nelle precedenti esperienze lavorative non ha di certo lasciato il segno: retrocessione dalla A alla B con Lecce e Bari, esonero alla guida della Sambenedettese in C1. L’allenatore è consapevole che deve traghettare l’Avellino in serie B: << Qui ad Avellino ho capito subito l’antifona, l’unico risultato che conta è la promozione. Ci proveremo. Promesse ai tifosi? Niente proclami: la città è stanca di aspettare, vuole fatti concreti. Glieli darò…>>. Dopo cinque gare senza vittorie (27°-31°), l’Avellino ritrova i tre punti nella trasferta di Pontedera (2-0), chiudendo il campionato con i pareggi contro Gualdo (1-1) e Trapani (2-2). L’Avellino, così, termina la stagione in seconda posizione: Reggina 70 (promossa in B); Avellino 60 (con due punti di penalizzazione); Gualdo 55, Trapani 49; Siracusa 47.

Le partite

 Play Off, arriva il Siracusa

Ad attendere il lupi nella semifinale play off c’è il Siracusa. La squadra allenata da Sonzogni è in piena crisi economica, con lo stesso tecnico costretto a pagare le trasferte ai propri giocatori. Insomma, l’unico modo per evitare il fallimento è la promozione. Nella gara d’andata i siciliani mettono alle corde l’Avellino, le reti di Scaringella e Logarzo, nella prima frazione di gioco, rischiano di mettere a serio pericolo la finale. Nella ripresa ci pensa Fresta a rendere meno amara la sconfitta. Siracusa-Avellino termina 2-1. Nel ritorno l’Avellino scende in campo molto più determinato, il Partenio ribolle d’entusiasmo grazie anche ai 14.635 paganti. Ci pensa ancora una volta Fresta a togliere le castagne del fuoco, la sua rete si rivela fondamentale per la qualificazione. L’Avellino batte il Siracusa (1-0) e vola in finale. L’Avellino e il Gualdo, che ha eliminato il Trapani nell’altra semifinale, si giocano la serie B sul neutro di Pescara.

Avellino-Siracusa 1-0, gol Fresta
Avellino-Siracusa 1-0, gol Fresta

Una B di rigore

Dall’Irpinia parte l’ennesimo esodo biancoverde, all’Adriatico saranno oltre 10.000 gli irpini presenti (su 11.109 paganti). Boniek conferma per 9/11 la formazione che ha battuto il Siracusa, eccezion fatta per Fresta e Fornaciari. I due calciatori, infatti, sono stati appiedati per un turno dopo il finale rissoso contro il Siracusa. L’Avellino cerca la B dopo tre anni di assenza, il Gualdo cerca la prima, storica, promozione in cadetteria. E sono proprio gli umbri a passare in vantaggio grazie ad una punizione di Tomassini. Nella ripresa un calcio di rigore di Esposito fissa il risultato sull’ 1-1, risultato con cui si conclude la partita. Non bastano 120 minuti, la serie B passa dai calci di rigore. Nella lotteria russa dei penalty la spunta l’Avellino, Landucci para il rigore decisivo di Costantini e regala la serie B ai lupi. Serie B doveva essere e serie B è stata.

La nota

L’Avellino ha perso punti importanti nelle prime giornate di campionato, collezionandone solo 11 nelle prime otto gare. Punti che si sono rivelati decisivi nel momento cruciale del campionato. Nel periodo di maggior splendore, poi, sono arrivate prima la penalizzazione (con la squadra  prima in classifica) e poi la sconfitta di Casarano. Le due cose, probabilmente, hanno  fatto perdere sicurezza alla squadra che, fino al big match contro la Reggina, si era prodigata in un’estenuante rincorsa. Discorso a parte merita Sibilia. Focoso, passionale, colorito come sempre, il Commenda ha si centrato la B al primo colpo ma certe sue scelte non sono state azzeccate. Ha riportato l’entusiasmo al Partenio, che non si vedeva da molto tempo, ma i suoi continui litigi con Papadopulo non hanno certo aiutato la squadra. L’esonero si poteva evitare.

La classifica
La classifica

L’allenatore

Pur di rispondere alla chiamata di Sibilia, Papadopulo aveva rifiutato squadre importanti e categorie superiori. Era reduce dal biennio d’oro con l’Acireale, squadra con cui aveva conquistato una promozione in B e poi una miracolosa salvezza. Ad Avellino voleva aprire un ciclo: <<Per come è stata condotta la campagna acquisti e per il tasso tecnico della squadra che è stata allestita, non ci possono essere alternativa al successo finale>>. Amato dalla piazza, meno da Sibilia che, ai primi campanelli d’allarme,  inizia a punzecchiare il tecnico. Il loro rapporto si è man man deteriorato fino all’esonero a tre giornate dalla fine. Il suo 4-4-2 ha deliziato per buona parte di campionato il pubblico del Partenio. Dopo l’iniziale incertezza della squadra, ha corretto la difesa con l’inserimento di Nocera in qualità di libero. A Fioretti ha dato le chiavi del centrocampo, in attacco Provitali, Fresta e Minuti hanno garantito gol a grappoli. A Boniek il compito di traghettare la squadra in B.

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Papadopulo

 

La squadra

L’Avellino non aveva altro risultato al di fuori della promozione. Sibilia mise a disposizione di Papadopulo una squadra che avrebbe ben figurato anche in serie B. La campagna acquisti fu sontuosa, tant’è che vennero ingaggiati calciatori anche dalla serie A (vedi A.Carannante e Fornaciari). Tra i pali Landucci (’64), un lusso per la categoria. Il portiere, però, ha vissuto una stagione con alti e bassi, tanto da sedersi anche in panchina per un breve periodo. Una volta ripreso il posto da titolare, però, è stato decisivo per la promozione. La difesa, non sempre perfetta, ha trovato la sua quadratura dopo l’acquisto del libero Nocera (’68). Al suo fianco le marcature asfissianti di Fornaciari (’67), a destra la sicurezza di R. Carannante (’68). Sull’out opposto l’esperienza di A. Carannante (’65), autore di tre reti tutte da calcio d’angolo, ma spesso infortunato. Gli altri rincalzi erano Cudini (’73) e Bocchino (’73) entrambi titolari nella finale contro il Gualdo. Il centrocampo era sicuramente il reparto più completo. Il fulcro del gioco era Fioretti (’66; 5 reti), capitano, tutte le azioni della squadra partivano dai suoi piedi. Per costanza e rendimento uno dei migliori è stato Marasco (’70), che ha vissuto la stagione della sua consacrazione coronata anche da sei reti. A destra le scorribande di cavallo pazzo Esposito (’70; 5 reti), devastante quando era in giornata. Nel mercato di ottobre il reparto ha visto gli arrivi di altre due pedine come l’incontrista De Juliis (’71), utilizzato anche da terzino, e di Lupo (’64). Utilissimo l’apporto offerto anche da Fonte (’65); poche, invece, le opportunità offerte al tornante Federico (’72). In attacco le note migliori: 55 reti (1,61 a gara), il più prolifico del campionato. Minuti (’65; 8 reti) ha sorretto la barca fino al completo recupero di Provitali, dimostrandosi, poi, una carta in più da inserire a partita in corso. Provitali (’68; 12 reti) ha dovuto combattere per buona parte della stagione con la pubalgia ma, una volta guarito, è diventato il perno centrale dell’attacco irpino. Casualità, tutte e dodici le reti (con due triplette), sono arrivate tra le mure amiche. Fresta (’68; 11 reti) da separato in casa sì e rivelato fondamentale. Papadopulo disse di lui: <<Le sue caratteristiche, rapidità di movimento e giocate imprevedibili, lo rendono difficile da marcare: è il tipico elemento capace di pescare il jolly vincente>>. Con Provitali forma la coppia perfetta: potenza e agilità. Solo a campionato in corso l’ingaggio di Marino (’68; 3 reti), utilizzato sia da tornante che da seconda punta.    

Le presenze

    Hanno detto

Sibilia: <<Questa squadra è una Ferrari che cammina come una vecchia topolino>>. Sibilia dopo le prime otto giornate.

Sibilia 2: <<Ma quali lupi, ho visto solo pecore>>. Sibilia dopo Avellino-Reggina 0-1.

Sibilia 3: <<Boniek stia tranquillo. Con me può soltanto migliorare, ho sempre valorizzato gli allenatori falliti>>.

Esposito: <<Avellino faceva paura dentro e fuori dagli spogliatoi. Se un calciatore si vuole formare secondo me deve vivere qualche stagione in un ambiente come Avellino, a prescindere dal risultato. Quell’anno ho vissuto tante emozioni, sono anche cresciuto e se ho avuto tanto dalla vita devo qualcosa anche a quel popolo. Avellino è stato il mio trampolino di lancio>>.

Landucci: << Quello che ricorderò sempre di Avellino è il pubblico. Non ricordo una trasferta di quella stagione senza i tifosi. Venivano sempre ed in casa, nonostante giocassimo in Serie C, il Partenio offriva sempre un colpo d’occhio di tutto rispetto. L’affetto era palpabile sia in campo che in settimana vivendo la città. Pescara fu il giusto premio ad una stagione incredibile>>.

Provitali: <<Ricordo la Curva Sud. Quell’ammasso grandissimo di gente che esultava ad ogni goal e ad ogni rete della squadra. Avellino è una piazza calorosa, dove il calcio è uno dei capisaldi. Non c’è mai mancato il sostegno, anche quando sembrava che le cose non stessero andando totalmente nel verso giusto>>.

Fresta: << Nell’anno della promozione avevo un contratto da 150 milioni. Sibilia disse che 50 me li avrebbe dati a campionato vinto. Invece, non fu così. Il commendatore sapeva farci con gli affari>>.

Fresta 2: << Quando seppi che mi voleva l’Avellino, accettai senza alcuna riserva. Giocavo in cadetteria, nel Taranto, ma volli venire in Irpinia, seppure in una categoria inferiore. Mi affascinava l’idea di indossare la maglia biancoverde>>.

Fresta 3: <<Avellino è una città che mi ha dato tanto sia professionalmente che umanamente. Conservo migliaia di ricordi che non se ne andranno mai. Quella città ha rappresentato la mia seconda casa e quando torno è sempre un’emozione particolare>>.

Marino: << E’ stata un’avventura fantastica, anche se travagliata. Avevamo un presidente particolare, molto esigente, e l’annata della promozione fu molto faticosa perché raggiungemmo la vittoria del campionato solo attraverso i play off. Avellino è una piazza speciale che merita grandi palcoscenici. E’ stata una bella pagina della mia carriera>>.

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