La Rastrellata non gioca il 2 ma…

Cari amici
domenica mi sono fatto un giro su “Avellino, che storia”, la trilogia sui 100 anni dell’Avellino curata da Leondino Pescatore. Ve lo consiglio di andarci anche voi, può essere un utile esercizio nei periodi di – presunte – vacche magre. Voi penserete che mi sono andato a rievocare i fasti della serie A, invece debbo dirvi che del prezioso cofanetto del collega del Corriere dello Sport – che ha il merito di essere il papà di Beniamino, ottimo addetto stampa dell’Avellino – dei tre, il volume che ho letto meno è stato proprio quello che ripercorre gli anni che hanno fatto la storia, mentre mi interessa di più, debbo dirvi, la preistoria. Si scopre così che il 15 ottobre del 1961 l’Avellino – arbitro Aloisi di Giulianova – andò ad espugnare il Valleverde di Atripalda (credo si giocasse già lì) con una rete dell’indimenticato Nando Del Gaudio. Non posso ricordarlo, naturalmente sebbene fossi già al mondo, ma dedito solo al consumo di latte, al pari del coetaneo coautore e di “Pelè”, Pino del Gaudio, figlio d’arte e amico di scuola dello stesso Antonello Candelmo. In quella stagione l’Avellino, piombata nei bassifondi della quarta serie, riuscì a risalire subito vincendo il campionato davanti all’Acquapozzillo, ma ripiombò di nuovo negli inferi l’anno successivo, cosicché i primi passi in avanti si registrarono nel ’64-’65, quando l’Avellino, risalito nuovamente in C, ingaggiò un grande centravanti, Lucio Mujesan, che in due anni la buttò dentro 31 volte. In rosa, senza presenze, ritroviamo quell’anno anche un Luigi Tangredi. Sì proprio lui il vigile irreprensibile e tifoso indomabile, che da qualche mese segue le vicende del calcio da Lassù, avendoci lasciato prematuramente. Ci si perde in quei nomi e in quelle foto, nomi epici transitati nelle mie orecchie solo per il tramite del mio fratello maggiore Enzo – non a caso autore del dono del cofanetto – ma poi arriva il tempo delle prime partite viste dal vivo, quelle in cui si entrava al Piazza d’Armi da bambini facendosi più bassi, spesso con accompagnatori occasionali che si prestavano alla bisogna. Non c’erano i tornelli, e il calcio era una cosa più genuina. C’erano Ghio e Cesero che segnavano goal a grappoli, il primo arrivò fino all’Inter, c’erano Picciafuoco, Cattonar, mi ricordo bene Pinna, Rampini, Giugno, Pellizzaro o Pellizzari, non si capiva come e fosse il cognome esatto e mi sa che non si è mai saputo visto che lo trovo scritto in un modo e in un altro anche oggi.

Foto biglietto Carpi-Avellino
Il grande innamoramento per la mia generazione, però, fu indubbiamente la storica cavalcata del ’72-’73 contro il Lecce, e così potemmo iniziare a prendere confidenza con il calcio professionistico. Sembrava un sogno, salvarsi poi fu un’impresa incredibile. Finché una sera, tornando a casa provai una sensazione mai provata prima. Poteva essere il 1975 o ’76. Ezio Luzzi alla radio dopo le radiocronache di tutto il calcio faceva il punto sulla B: quella domenica l’Avellino aveva fatto capolino nella parte sinistra della classifica e dopo una vittoria in casa ci tirò in ballo: “Da stasera la lotta per la promozione ha un nuovo pretendente, l’Avellino…”. Ricordo indelebile, brividi. Ecco, eravamo messi pari pari come siamo messi oggi, fuori dalla zona promozione ma con qualche prospettiva di poterci rientare. Qual’era la differenza? Che sebbene dalla vittoria di Atripalda fossero passati 15 anni, nessuno dimenticava, allora, da dove venivamo, qui invece pare che in appena quattro anni abbiamo dimenticato l’onta di un fallimento e la povere sollevata dai campi di Adrano e Castrovillari. L’ennesima partita sfortunata contro uno Siena strepitoso con il quale non siamo stati da meno – anzi – ha aperto una serie innumerevole di processi privi in realtà di un capo di imputazione ma che un reo debbono comunque trovarlo: si va dal portiere Terracciano al mister, al presidente Taccone.
La società non ha bisogno di avvocati difensori, basta ricordare da dove veniamo. Tuttavia credo che abbia pagato lo scotto quest’anno della categoria perché guarda caso abbiamo toppato proprio gli acquisti del salto di qualità, mentre finché ci siamo mossi nella Lega Pro o nell’anonimato della B abbiamo continuato a pescare bene. Peccato perché con i sacrifici che fa la società per pagare tre o quattro stipendi elevati a giocatori che di fatto non giocano forse ci si poteva inventare qualcosa di meglio. Ma pazienza, va bene così.
Non toccatemi però Pietro Terracciano. Ha fatto un ottimo primo tempo e ha messo una pezza grande come una casa prima dell’intervallo. Quanto al goal guardando e riguardando mi sono fatto l’idea che fosse una punizione imprendibile. Il nostro portiere, andate a rivedere, si è proteso in tuffo verso l’angolo basso e ci è arrivato, ma quando era già in volo la palla ha toccato terra e a tre metri dalla linea e si è impennata. In quella situazione ci vuole una carrucola per far risalire in volo un portiere che mai e poi mai poteva prevedere quella traiettoria. Inoltre parliamo di una punizione che non avrebbe dovuto esserci, perché in B non si fanno falli del genere in posizione così pericolosa, e Fabbro ha sbagliato, ma in ogni caso era stato dato ormai il vantaggio e allora appare incredibile che una squadra se la possa giocare tranquillamente, e poi se non riesce a concretizzare il vantaggio concesso si possa pensare di fare come la moviola di Sassi e Vitaletti, tornando un attimo indietro.
Ha ragione il mister quando parla di una serie di eventi sfortunati concatenati senza precedenti. L’ho visto sereno, però, e questo mi rincuora. Unico episodio favorevole del 2014 Empoli, i miei sette lettori sanno che ci ha fruttato 23 euro e 34 centesimi quella bolletta, e qualcuno mi spinge a riprovarci, che porta bene. La domenica al Pontile di Ostia con amici mi sono appartato per riflettere, avrei anche ritentato, ma il coautore è contrario, dice che la nostra scelta fu frutto di ragionamento su Empoli, mentre per Carpi ci sono tante incognite e una gara di difficile lettura.

Angelo Picariello scruta l'orizzonte

Certo stasera a Linea Verde Sport mi avrebbe fatto piacere esibire la nuova bolletta beneaugurante, ma se gli altri due non sono d’accordo (neppure il consulente per la formazione e l’editing di questa rubrica, Alessio Martella è molto convinto) non si può fare. Stasera prima della trasmissione consumerò una pizza con il coautore pagata con la vincita dell’altra volta, prima della trasmissione, ma temo che non riuscirò a convincerlo. Gianluca Fatale ha però commentato su Facebook l’esibizione del mio biglietto fatto, ironizzando sul mio nome per esteso impresso, Angelo Gabriele, auspicando che possa portare buoni annunci da Carpi. Speriamo, come scaramanzia facciamo esordire in terra emiliana la retina trafugata da mio figlio Ivan al tabacchi di Marco Piga, autore della doppietta di Perugia che ci spianò la strada per la A, e chissà che 52 anni e mezzo dopo il Valleverde di Atripalda i lupi non riescano a espugnare anche il Cabassi di Carpi.

linea verde sport

Attenzione, perché Pillon all’esordio sulla panchina a Novara non meritava di perdere. Il Carpi ha esibito una bella prestazione, con un Pippo Porcari sontuoso ed è stato condannato solo da un rigore di quelli che se li dai ne dovresti dare in media due o tre a partita e per questo in genere non si danno. Metti poi Izzo squalificato, il terzetto di centrocampo Arini, D’Angelo Schiavon in evidente difficoltà dopo aver tirato la carretta, Castaldo in dubbio, ed ecco lì che la fiducia traballa. Ma speriamo. Abbiamo avuto anche un giorno in più di loro per preparare la gara. E comunque il gruppo è compatto, il mister sereno e questo ci incoraggia. Incredibile comunque il fatto che lo si critichi dopo che, con una squadra evidentemente limitata, ci ha portato in zona sicurezza per inizio primavera.Venendo alla formazione credo sia una gara di difficile interpretazione anche per il mister. Che per questo potrebbe optare in base alle disponibilità e alle due punte loro per un duttile 4-3-1-2. Con una difesa a 4 in grado di coprire meglio ma di regalare i 5 a centrocampo in fase offensiva. Indisponibile D’Angelo potrebbe prendere fiato anche Schiavon. Ladriere in panchina pronto a subentrare sulla linea di centrocampo o avanti in base alla situazione tattica. Quindi: TERRACCIANO, ZAPPACOSTA, FABBRO, PISACANE, BITTANTE, ARINI, ANGIULLI, MILLESI, CIANO, CASTALDO, GALABINOV.
Io ci sarò. La mia Seat Altea già scalda i motori. Ho trovato un ottimo meccanico che mi ha risolto un fastidioso problema elettrico al motore che si trascinava da tempo senza che nessuno riuscisse a individuarlo. Mi ha detto: “Con questa macchina ci può andare ancora avanti una vita!”. Che sia buon segno?