La Verde Irpinia: Terra di Vini Pregiati

La Campania, nell’antichità definita “Campania Felix“, ha sempre avuto una grande vocazione vitivinicola con vini che fin da sempre hanno allietato la vita dei suoi abitanti. Nell’ambito di una tradizione che fa riferimento ai report delle antiche culture romane e greche spicca, nel territorio della Campania, la Verde Irpinia, che oggi offre, tra gli altri, alla cultura enologica, quattro maestosi vini: il Taurasi, l’Aglianico, il Greco di Tufo e il Fiano di Avellino. Al Taurasi, al Greco di Tufo ed al Fiano di Avellino è stato concesso il massimo riconoscimento che la Comunità può offrire ad un grande vino: la “Denominazione di origine controllata e garantita“, mentre all’Aglianico è stata concessa la “Denominazione di Origine Controllata”. Questi vini, però, oltre ad avere questi importanti riconoscimenti, trattandosi di vitigni autoctoni, hanno sicuramente una precisa identità e la massima integrazione con il territorio dell’Irpinia.

La provincia di Avellino si presenta sicuramente ricca dal punto di vista enologico e, pertanto, sta creando, un’attività di marketing territoriale per dare visibilità ad una vasta gamma di prodotti DOC e DOCG, quali i vini rossi, che trovano la massima aspirazione nel Taurasi, ed i bianchi, attraverso il Greco di Tufo, il Fiano di Avellino ed una serie di IGT che propongono ed offrono lustro ed immagine, in ambito mondiale, ad un territorio di grande vocazione vitivinicola. Sono i vini dell’Irpinia quelli che, negli ultimi anni, hanno rappresentato al meglio la vitivinicoltura della Campania. Essi stanno contribuendo al rinnovamento di un modello qualitativo che per decenni è rimasto incosciente della sua grandezza, illuso dai fasti del passato remoto e frastornato dai disastri del passato prossimo. La Campania è infatti stata la prima area vinicola della penisola ad essere conosciuta in tutto il mondo: nel II secolo a.C. Pompei era la capitale vinicola del mondo allora conosciuto. E oltre duemila anni dopo, agli inizi del XX secolo, la Campania era la prima regione viticola d’Italia. Non fu certo per caso se le virtù di questi vini divennero ben presto note agli antichi Greci e, più tardi, ai Romani, che con il nettare prodotto da uve campane imbandivano le tavole di patrizi e imperatori.

Taurasi, il Barolo del Sud
Taurasi, il Barolo del Sud

Eppure oggi i migliori vini, quelli più autentici e meno omologati dalla tecnica o dall’industria, si trovano soprattutto in Irpinia: l’area meno turistica, quella montuosa e contadina, modernizzatasi in parte soltanto dopo il tragico terremoto del 1980. Un luogo dove, per citare Attilio Scienza, Professore ordinario di “Viticoltura” presso la facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano, “c’è ancora «l’anima etrusca» dove la terra nasconde ancora tracce profonde di quel popolo misterioso, nei toponimi, nei nomi etnici, nei cibi, nel modo di coltivare la vite in forme di allevamento insolite per l’ambiente mediterraneo, nelle varietà derivate dalla domesticazione della vite selvatica autoctona”. L’Irpinia è un susseguirsi di valli e alture su cui s’inerpicano corsi d’acqua. Ma anche una cultura di pietra e vino, di santuari antichi, di castelli e fortezze, di polle di salmastro e zolfo. Il clima invernale è rigido, non di rado cade la neve, come il clima estivo è alquanto mite. Qua si trovano le espressioni più felici della vitivinicoltura campana: vini bianchi quale il Fiano o il Greco, e i vini rossi quale il Taurasi (da vitigno Aglianico) e l’Aglianico. Vini di alta qualità a prezzi modici.

Le vigne di Fiano e di Greco si abbarbicano su terreni sabbiosi e argillosi o su rocce calcaree dai 300 ai 600 metri lungo la valle del fiume Sabato, affluente di sinistra del più noto fiume Calore, che nasce sui 1660 metri del Monte Accellica, ossia fra i Monti Picentini, spina dorsale dell’Irpinia. Il miglior Fiano di Avellino si produce nei comuni di Atripalda, Cesinali, Contrada, Forino, Grottolella, Lapio, Monteforte, Montefredane, Sorbo Sérpico e Summonte. I romani lo conoscevano e lo apprezzavano come Vitis Apiana, avendo notato la particolare attrazione che quest’uva esercitava, con la sua dolcezza, sulle api. Nel Medioevo ebbe estimatori illustri come Federico II di Svevia e Carlo d’Angiò. Le qualità aromatiche di questo vino, affinatosi col tempo, non hanno bisogno di presentazioni. Basti dire che il Fiano è uno dei pochi bianchi italiani che si nobilitano con l’invecchiamento esaltando, oltre all’intensità del colore e dell’odore, il caratteristico sapore che richiama quello delle nocciole tostate. Ideale come aperitivo, il Fiano si sposa perfettamente con i più raffinati antipasti di mare, piatti e zuppe a base di pesce, ostriche, eccetera.

Tipico paesaggio di vigneti irpini
Tipico paesaggio di vigneti irpini

Bisogna spostarsi nel paesino di Tufo per gustare un altro bianco che non teme confronti, in fatto di quarti di nobiltà. Il Greco di Tufo, risorsa centrale per l’intera viticoltura campana, si produce in tutto il territorio dei comuni di Tufo, Altavilla Irpina, Chianche, Montefusco, Prata di Principato Ultra, Petruro Irpino, Santa Paolina e Torrioni. In epoca romana, l’agronomo Columella diede a questo vitigno, sicuramente proveniente dalla Grecia, il nome di Animea Gemella. Le sue virtù furono cantate anche da Catone e da Virgilio. La conferma dell’origine millenaria di questa vite è data dal ritrovamento, a Pompei, di un affresco risalente al I secolo a.C., dove si menziona esplicitamente il “vino greco”. Caratteristica è anche la localizzazione geografica del Greco, che prospera in leggera altura, in un territorio attraversato dal fiume Sabato. Da queste uve, unite a quelle del Coda di Volpe, altro celebre e antichissimo vitigno autoctono, si ottiene il bianco eccezionalmente asciutto e armonico noto in tutto il mondo. Il suo gusto fruttato e il profumo di mandorle si abbina splendidamente a qualsiasi piatto di pesce, anche grasso, ai frutti di mare e alle aragoste. Dal Greco di Tufo, inoltre, si ottiene una particolare varietà di spumante, molto aromatica, che deve riposare per almeno 36 mesi dopo l’imbottigliamento, di cui parlerò alla fine dell’articolo.

Nella valle del fiume Calore, invece, si abbarbicano le vigne di Aglianico, dai 300 ai 600 metri: cioè la zona del vino Taurasi. Qualsiasi itinerario enogastronomico attraverso l’Irpinia non sarebbe completo senza una visita al paesino di Taurasi, raggiungibile attraverso Venticano, meglio noto come il “paese del torrone”, di cui parlerò in un altro articolo. A Taurasi si produce uno dei più importanti vini rossi DOCG, ottenuto da un vitigno nobile come l’Aglianico (la vitis hellenica dei latini), cui si possono abbinare altre uve a bacca rossa. La sua commercializzazione avviene dopo tre anni di invecchiamento in botte, nelle cantine del comprensorio della valle del Calore, anche se i migliori risultati si ottengono dopo quattro anni. Il Taurasi è un vino di gran corpo e per questo motivo è anche conosciuto con l’appellativo di Barolo del Sud: è ideale per accompagnare arrosti, selvaggina e piatti a base di tartufo (magari quello nero di Bagnoli Irpino). Il suo colore rosso rubino, con riflessi arancioni acquisiti per invecchiamento, l’odore intenso e ampio, il sapore equilibrato dal retrogusto persistente, conquistano inevitabilmente chiunque abbia l’opportunità di gustarlo.

Uve Greco di Tufo
Uve Greco di Tufo

Con questo articolo non voglio certamente fare pubblicità alle cantine che citerò ma ho soltanto l’intenzione di far conoscere i meravigliosi vini della nostra Irpinia, attraverso la citazione di quelli che ho avuto il piacere e l’onore di assaggiare. Ovviamente nulla toglie ad altre cantine della zona di cui non parlerò, come ad esempio la cantina Mastroberardino, la Casa dell’Orco, le Cantine Antonio Caggiano in Taurasi o i Feudi di San Gregorio,  solo per fare qualche nome, sicuramente non meno famose e non meno blasonate di altre: ripeto, l’obiettivo è solo quello di far conoscere i meravigliosi vini irpini. E quale occasione migliore è quella delle Feste Natalizie per brindare con un vino o uno spumante della verde Irpinia.

Ecco allora che a Montefredane, paesino irpino altamente vocato alla produzione del Fiano, c’è l’azienda Villa Diamante: Antoine Gaita, è nato in Belgio ma poi è andato a sposarsi  e abitare in Irpinia (Diamante è il nome di sua moglie), facendo vino per diletto. Finché si è ritirato dalla multinazionale per cui lavorava, qualche anno fa, per continuare a far soltanto vino: ossia eccellente Fiano di Avellino, Vigna della Congregazione, vinificato in tini di acciaio. Ma anche l’ottimo Greco di Tufo, Vigna dei Ciamillo, dai caratteristici sentori di gesso. Sempre a Montefredane c’è l’azienda Pietracupa: Sabino Loffredo faceva l’insegnante di ginnastica, ma alla fine degli anni ‘90 torna nell’azienda acquistata dal padre, dopo un incidente gravissimo che pareva dovesse costringerlo all’immobilità. E invece Sabino prende a fare vini buonissimi: Fiano, specie la selezione chiamata “Cupo”. Così come buonissimo è il Greco di Tufo. Non lontano da Pietracupa c’è l’azienda Vadiaperti: Raffaele Troisi ha ereditato l’azienda dal padre che aveva già affiancato nella conduzione, una ventina di anni prima, mentre finiva gli studi di chimica a Napoli. Oggi continua la valorizzazione dei vitigni autoctoni cominciata decenni prima dall’azienda (1984 prima bottiglia di Fiano e 1989 prima di Greco), producendo vini di qualità indiscussa: il Fiano e il Greco di Tufo Tornante. Interessante anche la Coda di Volpe.

A Summonte c’è Ciro Picariello, che faceva il geometra prima di diventare viticultore e che, senza l’aiuto di nessun enologo, ha iniziato a produrre vini deliziosi. Essi combinano leggiadrìa a profondità, oltre a brillare per riconoscibilità, come è evidente assaggiando i Fiano di tutte le annate prodotte. A Lapio, il comune che ha più ettari di Fiano, c’è l’azienda Colli di Lapio, che produce un Fiano gustoso. A Tufo, il comune più importante per la coltivazione del Greco, da cui prende parte del nome (Greco di Tufo n.d.r.), uno dei più antichi vitigni d’Italia, c’è l’azienda Benito Ferrara: produce Greco di carattere, in specie il Vigna di Cicogna.

Uve Aglianico
Uve Aglianico

Quanto al vino rosso, cioè Aglianico e Taurasi (che prende il nome dall’omonimo paesino), a Paternopoli c’è Luigi Tecce, una quarantina d’anni, faceva il geometra prima di mettersi a far vino dopo la morte del padre nel 2003: ereditando le vigne di 80 anni coltivate a raggiera tradizionale avellinese. Singolari e unici sono tutti i Taurasi che produce (senza aggiunte di lieviti o filtrazioni) nella cantina di casa: memorabili il 2005 Poliphemo, ma anche il 2006 merita menzione, e il 2009 fatto in anfora. Poche le bottiglie prodotte. A Castelfranci c’è l’azienda Perillo: Michele ha 4 ettari, 2 ad Aglianico, parte di cui a piede franco e ottuagenario. Fa ottimi Taurasi, in piccole botti di legno, fra cui spiccano: 1999 (prima annata imbottigliata), 2002, 2003 riserva, 2004. A Taurasi, il comune più vitato, c’è Cantine Lonardo: famiglia lodevole per l’opera di sperimentazione (in collaborazione con alcune università) che fa in vigna e in azienda. Nel 2003 ha scoperto e vinificato una varietà autoctona a bacca bianca quasi scomparsa, il Grecomusc: interessante il 2007 e gustoso il 2008. L’Aglianico prodotto è molto buono, a cominciare dall’Irpinia 2008, passando poi ai Taurasi (2007, 2005 e 2001 ma specie 2003) e le selezioni o cru, quale il Taurasi Coste o Case d’Arco.

Sempre a Taurasi troviamo anche la cantina Vigna Villae in Taurasi, del mio amico, il dr.  Tommaso Piscopo. La cantina Vigna Villae in Taurasi si trova ad un Km fuori dal centro abitato, in Contrada Pesano, sulla Strada Provinciale che collega Taurasi e Sant’Angelo all’Esca, in una zona nobile per la produzione del Taurasi DOCG. Il paesaggio, molto bello e tipico della verde Irpinia, è quello di spaziose colline dove fanno capolino i comuni di Fontanarosa, Torre Le Nocelle, Montemiletto e Taurasi. La cantina immersa nel vigneto di proprietà dell’azienda, in contrada Pesano, è composta da una casa colonica e da un fabbricato di circa 450mq su due livelli, uno fuori terra e l’altro a circa sei metri sotto il livello della strada. Sul piano terra vengo svolte tutte le lavorazioni, mentre la conservazione dei prodotti per l’invecchiamento viene effettuato nel piano sottostante che è a tutti gli effetti la bottaia. I vini vengono fatti fermentare nella cantina in vasche di acciaio a temperatura controllata e poi affinati in botti di legno o barriques conservati in una bottaia interrata ed isolata termicamente a circa sei metri sotto il livello del terreno. L’ultimo affinamento viene fatto in bottiglia, per almeno sei mesi, prima della commercializzazione. La raccolta delle uve rosse inizia la quarta settimana di ottobre e si protrae fino alla prima settimana di novembre. La lavorazione di tali uve avviene entro due ore dalla raccolta. La raccolta delle uve bianche viene effettuata nella seconda quindicina del mese di ottobre e vengono lavorate entro cinque ore dalla raccolta.  I vigneti di proprietà sono siti nelle seguenti contrade di Taurasi, Contrada Pesano, dove ha sede la cantina, Contrada Carazita, Contrada Pezze de’ Preti, Contrada Paludisi e Contrada Case d’Alto. L’azienda produce vini rossi quali il Taurasi DOCG, l’Aglianico Campi Taurasini DOC, il Paludisi Aglianico  DOC Irpinia, il Pesano Aglianico DOC Irpinia, il  rosso O’Rre, l’Irpinia DOC e il Campania IGT e un rosato quale il Vignarosae DOC. L’azienda produce anche vini bianchi quali il Greco di Tufo DOCG, il Fiano di Avellino DOCG ed il Coda di Volpe IGT Campania.

Ad Ariano Irpino c’è Cantina Giardino: Antonio e Daniela de Gruttola conducono questa azienda che fa vini dal 2003. Vini unici e notevoli, per quanto dai nomi impronunciabili, il 90% dei quali viene esportato. Originali la Coda di Volpe Paski 2009, il Greco T’ara rà 2009, il Fiano 2009 e Sophia 2006: un blend dei tre vitigni, fermentato e macerato in orci di terracotta. Buono l’Aglianico Drogone 2006, e saporoso il Nude 2005. Succoso l’Aglianico Le Fole 2008 e imperdibile il Clown Oenologue 2006: 6 mesi di macerazione in terracotta e 3 anni di affinamento in damigiane di vetro: un vino grandioso. A Montemarano, una delle zone più vocate della denominazione Taurasi, c’è il Cancelliere: la famiglia Romano dal 2005 comincia a vinificare una parte delle uve che per tanti anni ha venduto ad altri. L’Aglianico Gioviano 2007 è davvero buono. Sempre a Montemarano troviamo la Cantina di Salvatore Molettieri, i cui vini raccontano i mutamenti del terreno, i cambiamenti climatici e la sagace risposta che ad essi sa dare il lavoro in cantina. Ogni annata è diversa dalle altre, inconfondibile nella sua unicità, frutto dell’amore per la terra e per i suoi frutti e della pazienza tutta contadina che rappresenta da sempre il metodo di lavoro di Salvatore Molettieri. Non c’è posto per l’omologazione, i rossi di Salvatore Molettieri sanno sorprendere ogni anno e ogni volta regalare a chi li assapora un aspetto diverso della terra in cui prendono vita. Sorprese che anche i bianchi non mancano di dare. I vini prodotti in questa cantina sono il Taurasi D.O.C.G. Riserva, il Taurasi DOCG, l’Irpinia DOC Campi Taurasini, l’Irpinia DOC Aglianico, l’Irpinia DOC Rosso,  il Fiano di Avellino DOCG, il Greco di Tufo DOCG, il Taurasi DOCG Renonno e l’Irpinia DOC Aglianico o’ Calice Rosso.

Infine voglio segnalarvi l’interessante novità degli ultimi anni: gli spumanti ottenuti dai vitigni Greco di Tufo, Aglianico e Fiano di Avellino. Ad esempio, solo per citarne una, a Montefusco, troviamo la cantina Montesole che produce dieci meravigliosi spumanti, dei quali ne cito solo alcuni: il Montesole Greco Brut Vino Spumante di Qualità, ottenuto interamente dalle uve del vitigno omonimo tramite un lento processo di rifermentazione, secondo il metodo “Charmat Lungo”; il Montesole Fiano Demi Sec Vino Spumante di Qualità, pregiata bollicina da fine pasto, ricavata dalla rifermentazione del vino Fiano, secondo il metodo Charmat Lungo; il Montesole Aglianico Rosé Extra Dry, Vino Spumante di Qualità ottenuto dalla rifermentazione del vino Aglianico, dal gusto avvolgente e leggermente secco; il Montesole Regis Vino Spumante Brut, ottenuto dalla rifermentazione del vino Aglianico, una bollicina dal gusto avvolgente e deciso, che richiama l’inconfondibile carattere del vino base; il Montesole Brios Vino Spumante Dolce è una bollicina da fine pasto, ricavata da un lento processo di rifermentazione del vino Fiano; inconfondibile, infine, è il Rosso Extra Dry, ottenuto dalla rifermentazione dell’Aglianico, una bollicina dal gusto corposo e armonico, fedele  alle tipiche caratteristiche del vino base.

Vi lascio come al solito con un video. Questa volta il filmato è molto breve ed in esso il dr.  Tommaso Piscopo, titolare della cantina Vigna Villae in Taurasi, spiega alcune peculiarità del Re Taurasi, del vitigno aglianico e della sua zona di coltivazione e produzione.

Dandovi appuntamento al prossimo numero, non mi resta che augurare a tutti Buone Feste e invitarvi a brindare con uno dei vini di cui ho parlato o magari brindare al Nuovo Anno con uno spumante irpino, dolce o secco, a seconda dei gusti.

L’IRPINAUTA DI SALVATORE NARGI: UN VIAGGIO NELLA NOSTRA AMATA TERRA