Lapio (Avellino): la Patria del Fiano

Lasciamo la patria del Taurasi e riprendiamo il nostro treno Rocchetta-Avellino per scendere alla fermata successiva e passare dal vino rosso a quello bianco. Sì perché la fermata successiva è Lapio, la patria del Fiano di Avellino.

Lapio è incastonato in un paesaggio da “agriturismo”, tra fertili campi coltivati a vigneti ed ulivi, da cui si ricavano ottimi vini (Fiano D.O.C.G., Taurasi D.O.C.G., Aglianico-Barbera-Sangiovese) ed olii da frantoio. Qui c’è aria buona di collina e il paese si trova in posizione di dominio sulla media Valle del Calore, ad oriente del fiume da cui dista un chilometro circa. Le attività agricole, che forniscono anche patate, nocciole, castagne, cereali, frutta, ortaggi, quelle pastorali e quelle artigianali legate allo sfruttamento del legno di castagno ed ad attività imprenditoriali, occupano diversa parte della popolazione. La particolarità del paesaggio e delle attività connesse, la cucina tipica locale (fusilli e mogliatielli, cecatielli, menesta mmaritata, pizza e ‘menesta, zuppa ‘e puorco, struffoli, zeppole) potrebbe favorire, appunto, la nascita di operatori agrituristici. In passato, numerosi erano i mulini (oggi del tutto spariti), e non mancavano le fabbriche di spiriti, di armi ed il commercio di legname di castagno.

Lapio

Lapio sorge a circa 500 metri di altitudine e conta circa 1.700 abitanti. Il Santo Patrono è S. Pietro Martire da Verona, che si festeggia il 29 aprile. Nei secoli precedenti Patroni furono prima S. Vito e poi S. Pietro Martire. Altri eventi, sia civili che religiosi, sono: nel periodo pasquale, durante la celebrazione del Venerdì Santo, si svolge una manifestazione, le “Tavolate”, durante la quale vengono esposte al pubblico le statue di cartapesta di autore ignoto risalenti al XVIII secolo, che si riferiscono alla Passione e Morte di Gesù Cristo, conservate nella chiesa di S. Maria della Neve, un tempo cappella privata dei feudatari Filangieri. L’evento attira un numero crescente di visitatori. Santa Rita da Cascia (22 maggio), con lo svolgimento di una sagra dedicata ai fusilli e mogliatielli; Madonna delle Grazie (2 luglio). Madonna della Neve, S. Antonio, Madonna dell’Assunta, Madonna di Loreto (dal 5 al 15 agosto), con spettacoli serali, concerti bandistici, rappresentazioni teatrali e gastronomia locale; Madonna di Montevergine (8 settembre), festeggiata nella frazione Arianiello; S. Michele (29 settembre).

Veduta di lapio

Il castello di Lapio fu utilizzato dai Filangieri come palazzo signorile durante il XVI secolo. Molto bello è lo stemma dei Filangieri, posto sopra il portale d’ingresso. La costruzione, adiacente all’ex cappella privata dei Filangieri, chiesa o Confraternita di S. Maria della Neve, di cui colpisce soprattutto l’imponente torre quadrata e le possenti mura, è in carente stato di conservazione e certamente richiederebbe un rilevante intervento di recupero. Nel cortile interno con porticato, si trova un pozzo sul quale sono incisi diversi disegni e stemmi. Al piano superiore, pericolante, tanto da essere retto da dei sostegni, si trova il salone delle Feste. In passato, tale salone era decorato da dipinti di autori rinomati ed utilizzato dai Filangieri durante le celebrazioni religiose. La chiesa di S. Maria della Neve o meglio Confraternita della Madonna della Neve si trova compresa tra il castello-palazzo Filangieri e la chiesa Madre di S. Caterina, nel punto più bello di Lapio.

La chiesa Madre, originariamente una chiesetta edificata nel XV-XVI secolo, venne restaurata nel XVII secolo. Tuttavia, l’attuale aspetto si deve alla ricostruzione avvenuta all’inizio del XX secolo, precisamente nel 1912. Dopo il tremendo sisma del 1980, che le causò danni rilevanti, venne sottoposta ad un profondo lavoro di ristrutturazione ed inaugurata dopo otto anni. Osservando la struttura, non si può fare a meno di notare la notevole somiglianza architetturale col Duomo del Capoluogo, Avellino. Della chiesa Madre di S. Caterina colpisce la torre campanaria, a tre livelli e con orologio. La facciata è arricchita da un bel portale in pietra e da un imponente campanile, a tre corpi concentrici di forma quadrata, con orologio.

La chiesa del Carmine è un’interessante struttura religiosa risalente al XVIII secolo. La facciata presenta un notevole portale in pietra ed è abbellita dall’imponente torre campanaria, con cupola a forma di “cipolla”.  All’interno dell’edificio religioso sono presenti delle tele di Mariano Uva.

Palazzo Filangieri

La chiesa della Madonna del Loreto e di S. Antonio troneggia su un’ampia piazza e fronteggia la strada che conduce alla chiesa Madre di S. Caterina ed all’ex cappella privata dei Filangieri, chiesa o Confraternita della Madonna della Neve. Il Convento di S. Maria degli Angeli, o più esattamente di S. Maria degli Angeli dei Francescani Minori si trova ai margini del Cimitero, in Contrada “gli Marmori”, risale al XVI secolo ed è in stato di rovina, visto che venne abbandonato nel XIX secolo. Nonostante il grave degrado, l’ex struttura religiosa doveva essere di grande bellezza.

Lapio è famoso soprattutto per essere il paese del Fiano di Avellino, un vino DOCG la cui produzione è consentita nella provincia di Avellino. L’indicazione della denominazione di origine controllata e garantita Fiano di Avellino può essere accompagnata dalla menzione tradizionale di origine classica Apianum. La zona di produzione del Fiano è l’intero territorio amministrativo dei comuni di Avellino, Lapio, Atripalda, Cesinali, Aiello del Sabato, Santo Stefano del Sole, Sorbo Serpico, Salza Irpina, Parolise, San Potito Ultra, Candida, Manocalzati, Pratola Serra, Montefredane, Grottolella, Capriglia Irpina, Sant’Angelo a Scala, Summonte, Mercogliano, Forino, Contrada, Monteforte Irpino, Ospedaletto d’Alpinolo, Montefalcione, Santa Lucia di Serino e San Michele di Serino.

I terreni sono caratterizzati dalla presenza dell’argilla (anche il 50% della terra fina). Questa ricchezza d’argilla costituisce un fattore molto positivo per la viticoltura poiché contrasta i periodi di siccità estiva con una maturazione più regolare dell’uva ed un suo buon contenuto di acidità fissa. Il clima della zona è influenzato dalla sua orografia collinare e dalla presenza di numerosi boschi che attenuano i picchi di temperatura soprattutto durante l’estate. Ciononostante gli inverni sono rigidi con numerose precipitazioni nevose e nel periodo luglio-settembre si verificano escursioni termiche giornaliere molto accentuate.

Il Fiano di Avellino

Furono i Greci a portare in Italia l’originario vitigno del Fiano, la “Vitis Apicia”: le prime viti furono piantate a Lapio, una località che prese il nome dall’uva, il comune dove tuttora si produce il Fiano. A sua volta, il nome “Vitis Apicia” o “Apina” deriva dalla caratteristica, proprio di quest’uva dal dolce profumo, di attirare sciami di api nelle vigne. Da Apina derivò “Apiana” e da questo “Afiana”, quindi Fiano. Si trovano documenti relativi al vino Fiano già nel XII secolo: sono ordini di acquisto da parte della corte di Federico II di Svevia relativi al periodo in cui l’imperatore si trova a Foggia. Altro ordine, nel secolo successivo, ma questa volta da parte del re Carlo II d’Angiò per 1600 viti di Fiano da spedire a Manfredonia. Che Lapio fosse un importante centro di produzione vinicola lo attesta una nota del 5 novembre del 1592, indirizzata al Capitano di Montefusco, capitale del Principato d’Ultra: «L’Università ha ottenuto Regio Assenso, su la gabella del vino per far pagare 4 carlini per ogni soma che entra nella terra. Ora molti particolari di Lapio portano il vino, ma non vogliono pagare perché dicono di venderlo al minuto. Il Capitano li costringa al pagamento.»

Lasciamo Lapio, la città del Fiano, per riprendere il nostro treno e ritrovarci giovedì prossimo con l’Irpinauta a Montemiletto.

UN VIAGGIO NELLA NOSTRA AMATA TERRA:
L’IRPINAUTA DI SALVATORE NARGI