Lauro, il paese dipinto, con il suo meraviglioso castello Lancellotti

Dopo Contrada ci ritroviamo a Lauro, un comune irpino di circa 3.000 abitanti facente parte dell’omonimo Vallo. Il paese è ubicato al centro della Valle che porta il suo nome, immerso nella fitta vegetazione. Simbolo di Lauro è il Castello Lancellotti, combinazione atipica di vari stili. Lauro è definito Paese dipinto perché, ogni anno, pittori naif provenienti da tutta l’Europa, ricoprono i muri del centro storico con le loro tipiche rappresentazioni.

Veduta di Lauro

Lauro sorge a 192 metri di altitudine. Il Santo Patrono è S. Rocco, festeggiato il 30 agosto (Compatrono S. Sebastiano). Altri eventi sono il Carnevale Lauretano, i Bianco vestiti, Venerdì Santo, Visita ai quartieri, Lauro Festival, durante la cui si tengono iniziative teatrali, d’arte e musicali. Il paesaggio circostante Lauro è carino, anche se non presenta delle peculiarità particolari. Si segnala solo il contrasto tra il selvaggio ambiente di montagna, tipico dell’Irpinia occidentale e la Valle, occupata da campagne coltivate.

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Lauro fu dominio del principato di Benevento e poi di quello di Salerno e di Capua. I normanni lo conquistarono nel 1057 con Riccardo I Dregngot, conte di Aversa; fu poi elevata a contea da Ruggiero il Normanno per essere donata a Roberto Sanseverino tra il 1115 ed il 1119. Lauro rimase feudo dei Sanseverino fino al 1212, quando entrò in possesso di Federico II di Svevia, il quale la donò prima a Pietro di Sangermano e poi a Giovanni di Lauro. Nel 1232 la contea tornò ai Sanseverino e appartenne in seguito a Guglielmo di Beaumont, a Bertrando Del Balzo, conte di Avellino, ed infine agli Orsini conti di Nola, che la conservarono fino a quando ad Enrico Orsini furono confiscati i beni per aver preso parte alla congiura dei Baroni contro Carlo V. Nel 1541 Lauro fu venduta por circa 12.000 ducati a Scipione Pignatelli mentre nel 1632 venne acquisita dai marchesi Lancellotti che la tennero fino all’abolizione della feudalità (1806). Nel 1799, l’intero abitato uscì quasi indenne dall’incendio appiccato dalla truppe francesi, giunte nel Vallo per punire la posizione assunta dalla popolazione nei confronti della Repubblica Partenopea. La storia di Lauro conserva anche il ricordo romantico di Umberto Nobile, professore ordinario di Costruzioni Aeronautiche dell’Università di Napoli, generale dell’Aeronautica Italiana, progettista nativo del comune ed autore, nel 1926 e nel 1928 di due straordinarie imprese aeronautiche al Polo Nord realizzate a bordo di dirigibili di sua creazione.

Castello Lancellotti

Di Origine longobarda-normanna il castello Lancellotti è citato per la prima volta in un documento del 976. Fu incendiato dei francesi nel 1799. L’edificio, che appare oggi cosi come fu ricostruito nel 1872 dal principe Filippo Massimo Lancellotti, fu inaugurato in quello stesso anno nel giorno della festa dei santi patroni il 25 agosto, e si presenta in uno stile architettonico composito gotico, rinascimentale, neoclassico, barocco.  Il castello si erge in un piccolo ed elegante giardino dell’Ottocento, con al centro una fontana circolare, che in precedenza faceva parte di un grande parco seicentesco poi distrutto durante gli eventi del 1799. Alla destra del portale ligneo rinascimentale, è la scuderia che conserva una notevole statua seicentesca. Sul fondo un piccolo portale introduce al giardino segreto, mentre alle spalle sono situati la cappella di famiglia e parte degli appartamenti privati. Di fronte al viale un breve ponte unisce la corte alla dimora.

Palazzo del Cappellano-Lauro

Il palazzo Pignatelli, che ha subito grandi cambiamenti e trasformazioni attraverso i secoli è famoso per le sue grottesche di tipo vasariano, ed è attualmente sede di due musei. Il primo è il Museo Umberto Nobile e dei Dirigibili Italiani. Inaugurato nel 1988, il museo è articolato in varie sezioni, volte ad illustrare le spedizioni del generale Umberto Nobile. Vi si conservano vari ed interessanti cimeli e documenti donati al museo dagli eredi di Nobile e dall’Aeronautica Militare. Il Museo d’Arte NaÏf, di rilevanza europea, si trova invece al piano terra ed espone opere di pittori NaÏf italiani e stranieri, come La Marioli, Guastalli, Ludmilla, Prato. Il Palazzo del Cappellano (o dei Tufi) si trova in località Preturo e fu commissionato da Giovanni Del Cappellano, vescovo di Bovino, e costruito tra il 1513 ed il 1529. Di grande semplicità, è questo l’esempio più integro di architettura rinascimentale in Campania. Molto interessante la facciata in bugnato di tufo grigio, a cuscino nella parte inferiore e a punta di diamante in quella superiore, al centro del quale apre un grosso androne, anch’esso in tufo. Il Palazzo della Mastrodattia, oggi sede del Municipio, ha origini remote sulle quali non ci sono notizie. Qui veniva amministrata la giustizia e si redigevano gli atti ufficiali legali, da cui il nome di Mastrodatta, cioè dei maestri d’atti. L’edificio era inoltre corpo feudale dell’Università di Lauro e sede dell’archivio, che andò anch’esso distrutto il 30 aprile del 1799 per mano dei francesi. La facciate presenta due piani con balconi, cui fanno da cornice lesene con capitelli e architrave, con la torretta dell’orologio al centro della sommità.

Chiesa-del-carmine- Lauro

La Chiesa di Santa Maria della Pietà, già esistente nel XII secolo, fu ricostruita e restaurata più volte nel corso dei secoli. Incendiata dalle truppe repubblicane francesi nell’aprile del 1799, venne restaurata dalla confraternita, Santae Mariae Pietati. Conserva un interessante ciclo di affreschi commissionati dalla famiglia De Cappellano (sec. XV) che ripropongono episodi della vita di Cristo (la circoncisione, la presentazione al tempio, il battesimo di Gesù nel Giordano, il Redentore ed alcune figure di oranti). Singolare la figura del Cristo immerso nelle acque del Giordano, completamente nuda. Sebbene diversi storici riconducano la fondazione della Certosa di S. Giacomo al 1134, da parte di S. Guglielmo da Vercelli, sembra che la data vada posticipata di più di mezzo secolo, precisamente tra il 1197, data di una Bolla di Celestino II ed il luglio 1209, data di una Bolla di Innocenzo III. Discusso è anche il sito dove venne eretta l’originaria struttura. Un dato invece noto, è la presunta salubrità del luogo in cui si trovava la Certosa, tanto da indurre il Superiore di Montevergine, Giovanni III, a trascorrervi un periodo per riprendersi dalle conseguenze di una caduta da cavallo. La Certosa, con la facciata esposta a sud e la forma di quadrilatero, presenta delle difformità rispetto quella dei tempi passati, a causa di modifiche intervenute. Al centro del cortile interno è collocato un pozzo. Sui ruderi di una preesistente Cappella dedicata alla Madonna del Carmine, all’inizio del XVII secolo, venne eretta la Chiesa dedicata alla stessa Madonna del Carmine, con un impianto ad aula con altari laterali. Infatti, la prima citazione della Chiesa, quale S. Maria del Carmelo, risale al 1615, negli Atti delle visite pastorali di Mons. G.B. Lancellotti. Nel 1776, il Mozzillo impreziosì la volta dipingendo una grande tela. Purtroppo, le devastazioni apportate dai Francesi il 30 aprile 1799, distrussero tutte le tele ed i lavori in legno. Ulteriori danni vennero apportati dai terremoti del 1930 e del 1980, che lesionarono le pareti e determinarono il crollo del timpano. A seguito di profondi lavori di restauro, la Chiesa venne riaperta al culto dei fedeli nell’agosto 1992.

Torre CivicaTra le opere d’arte che vi si possono ammirare, si segnalano la tela di Giuseppe Mania che raffigura la Madonna dei Carmelo e l’affresco dell’Assunta, attribuita al Mozzillo. La Parrocchia è dedicata ai SS Margherita e Potito. Data la mancanza di documenti che ne riportino la data, non è possibile datare esattamente l’edificazione della Chiesa dei Santi Patroni S. Rocco e S. Sebastiano, il cui culto da parte dei fedeli locali è antico. L’edificio religioso, a cupola cilindrica, presenta una semplice facciata su cui risalta il portale d’ingresso in tufo grigio scuro, dalle linee rinascimentali. Due colonne ioniche su basamenti, sostengono l’architrave, su cui si trova una lunetta in cui figurano la Madonna tra due Santi. All’interno, si segnalano le statue lignee dei Santi Patroni, di fattura rinascimentale.

palazzo-Mastrodattia Lauro

Villa Pandola-San Felice è situata ai piedi del Castello Lancellotti e in origine presentava una forma differente dall’attuale ed era di proprietà dell’Ordine del Beneficio di S. Maddalena, a cui apparteneva anche l’omonima Collegiata adiacente. Venne acquistata verso il 1753 da Tommaso Pandola. Nel 1799, Francesco Pandola, fratello del precedente, riuscì ad evitare le devastazioni da parte dei militi francesi, offrendo loro del danaro.  Il secolo XIX vide divenire Villa Pandola il luogo d’incontro dei liberali antiborbonici. Gaetano Pandola per evitare la repressione della polizia borbonica, fu costretto alla clandestinità, trovando rifugio presso la famiglia Ziccardi di Lauro, dove morì il 31 marzo 1850.

Via Terra è l’antica e suggestiva stradina che attraversa una parte del borgo medievale, tra la rocca del castello e l’antica cinta muraria. Lungo il percorso si possono ancora osservare elementi architettonici riferibili al XI e XII secolo, periodo della signoria dei Sanseverino. Arco di LauroL’Arco o porta di “Fellino”, risalente al XVII secolo, fu restaurata e corredata di orologio nel 1789. Realizzato in pietra bianca, l’arco poggia su possenti pilastri a sezione quadrangolare, con cornici condonate, e sorregge al di sopra dell’architrave una struttura in cui si inquadra il grande orologio a due facce. L’arco consente l’accesso al centro storico di Lauro. La Torre Civica risale al XIII secolo, ma fu completamente ricostruita durante la metà dell’ottocento e dopo il sisma del 1980. Ha forma quadrangolare e nel Medioevo era una delle porte della cinta muraria che racchiudeva il borgo sottostante il castello. La Villa Imperiale Romana, con le sue Terme, è un imponente complesso termale che risale al I sec. a.C., disposto su vari livelli, ancora oggi ben conservati, tra essi il frigidarium (stanza del bagno freddo) il calidarium (stanza del bagno caldo) ed un tepidarium (ambiente di attesa). Conserva anche preziosi mosaici di madreperla e conchiglie azzurre.

Umberto Nobile

Insomma, anche Lauro merita indubbiamente di essere visitato per le bellezze che offre. Per questa settimana ci lasciamo a Lauro per ritrovarci giovedì prossimo sempre in giro per l’Irpinia.