Lioni (Avellino): La Meravigliosa Cascata

Proseguendo sul percorso del Giro d’Italia 2015 in Irpinia, dopo Bagnoli Irpino ci ritroviamo a Lioni, cittadina che conta circa 6.000 abitanti. Il paese si estende su una superficie di circa 46 chilometri quadrati con un territorio compreso tra i 450 e i 1.579 metri sul livello del mare. Fa parte del Parco dei Monti Picentini. I comuni confinanti sono Bagnoli Irpino, Calabritto, Caposele, Morra De Sanctis, Nusco, Sant’Angelo dei Lombardi, Teora e dista solo pochi chilometri da Montella. Il centro sorge a 550 metri s.l.m. È circondato da campagne verdi caratterizzate dalla presenza delle tipiche costruzioni rurali. Lioni è attraversato dal fiume Ofanto, il terzo più importante fiume del Mezzogiorno dopo il Sele ed il Volturno.

Il nome del paese appare per la prima volta in un atto di donazione datato 883, con il quale il principe longobardo Sicardo concede alla badessa di S. Sofia una proprietà sita in “Leoni”.

L’antico insediamento era probabilmente uno dei vici di Férentino, roccaforte Irpina distrutta dai Romani nel corso delle violente guerre contro i Sanniti che insanguinarono anche questa zona. Sul monte Oppidotra Lioni e Caposele, sono stati rinvenuti i resti di mura ciclopiche, tipiche dei villaggi-fortezza sannitici (oppida) sorti sulle cime dei monti: i Sanniti, continuamente assediati dai Romani, costruivano queste cinte fortificate, nel cui perimetro si rifugiavano in caso di pericolo, e che fossero tanto ampie da poter contenere sia le abitazioni, sempre di tipo precario, che i recinti per le greggi e i terreni per il pascolo. Solitamente (il caso di Oppido ne è un esempio) la cinta muraria realizzata in opera poligonale, cioè con grossi blocchi lapidei a secco, integrava un sistema difensivo naturale dato dalla difficilissima accessibilità del luogo, in genere una cima montuosa con notevoli salti di quota a strapiombo. All’interno dell’area recintata di Oppido sono stati trovati numerosi frammenti fittili, soprattutto resti di tegole e di vasellame, oltre alle fondazioni di un edificio di notevoli dimensioni, la cui planimetria farebbe pensare ad un castello medioevale, e quindi ad una ulteriore successiva utilizzazione dello stesso sito. Tra Lioni e Teora, in contrada Civita, è stato rinvenuto nel 1986 un termine graccano: il ritrovamento ha confermato l’ipotesi, già avanzata precedentemente, che il territorio dell’Alto Ofanto fosse stato interessato dalla riforma agraria promossa dai Gracchi nel I secolo a.C., in base alla quale l’agro pubblico fu redistribuito tra i privati con delle limitazioni che consentissero allo Stato di assegnarne delle quote ai cittadini romani meno abbienti. Le terre furono quindi suddivise in lotti quadrati secondo un reticolo regolare di strade intersecantisi ad angolo retto. All’interno di tale reticolo, ad intervalli regolari, venivano collocati i cippi terminali. Il termine rinvenuto in contrada Civita reca una scritta in cui è citato Caio Gracco, figlio di Tiberio della famiglia Sempronia, che sappiamo aver fatto parte delle commissioni agrarie fra il 131 e al 121 a.C.-. Un’altra importante testimonianza della romanizzazione dell’Alto Ofanto è costituita da una stele ritrovata nel secolo scorso in territorio di Caposele, sempre nella zona di Oppido, e risalente all’età di Domiziano (81-96 d.C.). La stele reca una dedica al dio Silvano, da parte di un certo Lucio Domizio Faone, il quale dona alcuni suoi possedimenti al collegio dei sacerdoti della divinità, adempiendo un voto fatto per la salute del sovrano e della sua famiglia. La stele è ora conservata nel museo di Avellino. Dal catalogo dei Baroni si rileva che il feudo di Oppido, istituito dai Normanni, fu annesso a quello di S. Angelo dei Lombardi nel XIV secolo. Del feudo doveva far parte un fortilizio di cui si scorgono le fondazioni all’interno del recinto murario sannitico; l’ipotesi sarebbe confermata anche dal fatto che le stesse mura difensive presentano, per alcuni tratti, una superfetazione costituita da un altro tipo di muratura, realizzata con conci più piccoli, in parte lavorati e legati con malta, molto diversi quindi dai massi informi dell’opera poligonale che in questi stessi tratti assolvono alla funzione di fondazione e basamento.

Chiesa madre distrutta dal terremoto del 1980
Chiesa madre distrutta dal terremoto del 1980

Tra i signori di Lioni, che come casale di S. Angelo dei Lombardi ne seguì le vicende storiche e amministrative, si ricordano i Balvano, i Gianvilla, i Caracciolo, fino agli Imperiale che furono gli ultimi feudatari. Da alcune fonti notarili antiche si apprende che nel nucleo antico del paese esisteva un edificio fortificato, di cui oggi non rimane traccia; trasformato, probabilmente, in palazzo residenziale nel XV secolo dai Caracciolo, venne distrutto dal terremoto del 1536. Secondo alcune ipotesi i resti del maniero furono inglobati nella Chiesa Madre di S. Maria Assunta che venne ricostruita nel 1580 ed ampliata dopo il sisma del 1694. Semidistrutta dall’evento sismico del novembre 1980, attualmente è stata ricostruita.

Lioni fu una delle cittadine più gravemente colpite dal Terremoto dell’Irpinia del 1980. I morti furono 228 e quasi l’intero patrimonio edilizio risultò distrutto o gravemente danneggiato. Fu insignita della Medaglia d’oro al merito civile per la capacità dimostrata nell’affrontare la ricostruzione edilizia e sociale, con questa motivazione: «In occasione di un disastroso terremoto, con grande dignità, spirito di sacrificio ed impegno civile, affrontava la difficile opera di ricostruzione del proprio tessuto abitativo, nonché della rinascita del proprio futuro sociale, economico e produttivo. Mirabile esempio di valore civico ed altissimo senso di abnegazione».

Stemma di Lioni
Stemma di Lioni

Lo stemma del Comune di Lioni è formato da due Leoni dorati che si fronteggiano poggiati su una fontana con acqua zampillante. Entrambi i leoni poggiano una zampa sull’orlo del bacino e un’altra sul tronco del cipresso che si trova alle spalle della fontana, il tutto raffigurato su uno sfondo azzurro e racchiuso ai lati da un ramo di alloro e uno di quercia, legati insieme da un nastro tricolore.

La cascata di Lioni, meglio conosciuta come cascata di Brovesao, è una bellezza naturale situata a soli 2 km dal centro abitato. L’acqua, dopo un salto di circa 20 mt, va a formare un piccolo laghetto tra le rocce. Questo veniva sfruttato soprattutto negli anni Settanta dai bagnanti della zona. Suggestive sono anche le rapide che si formano nel momento in cui il laghetto ridiventa fiume. Una leggenda viene accostata alla storia di questa cascata. Si narra di un diavolo che, sotto forma di una cavalla, si facesse cavalcare dai viandanti lungo la strada per la cascata, fino a portarli sul precipizio di Brovesao dal cui fondo oscuro una voce di donna gli ordinava di buttarli giù.

Cascata di Brovesao
Cascata di Brovesao

A Lioni troviamo la Chiesa di San Rocco, completamente ricostruita dopo il terribile terremoto del 1980 la cui ricostruzione dal punto di vista architettonico è quanto meno discutibile. La struttura originaria risaliva agli inizi del XVII secolo. A essa è affiancato il convento francescano dei Frati Minori. Poi la Chiesa Madre dedicata a Santa Maria Assunta, che è la più antica chiesa di Lioni e risale al XIV secolo. È divisa in tre navate: una più alta al centro e altre due sormontate da una volta a botte. È stata ricostruita due volte a causa dei sismi del 1694 e del 1980. Poi ancora la Chiesa dell’Annunziata, costruita nel 1579. All’interno troviamo un imponente altare in marmo e degne di nota sono anche le statue di Santa Rita e Sant’Anna. Infine ricordiamo la Chiesa di Sant’Antonio, il Santuario di Santa Maria del Piano, la Chiesa di San Carlo (ricostruita nel 1996) e quella di San Bernardino.

Chiesa di San Rocco
Chiesa di San Rocco
Chiesa di  Santa Maria Assunta
Chiesa di Santa Maria Assunta

Non c’è un vero e proprio piatto che si potrebbe dire sia “nato” a Lioni. Sulla tavola dei lionesi troviamo prodotti che variano dalla tipica cucina napoletana a quella lucana e anche pugliese. Degna di nota è la produzione casearia. Famose sono le tomacelle, gustoso preparato locale a base di carne di maiale. Non mancano, comunque i prodotti preparati con le Castagne di Montella.

Nel periodo estivo il paese si fa promotore di varie iniziative di carattere culturale come il Lioni Jazz Festival durante il quale partecipano appassionati e figure del panorama Jazz e il Lioni Music Festival rivolto principalmente a musicisti e band emergenti locali. Il 17 agosto si festeggia l’ultimo dei 3 giorni di festa patronale ed è tradizione ospitare in concerto importanti artisti. Lioni è un importante centro commerciale dell’Irpinia. Dopo il sisma del 1980 è stata costruita un’ampia zona commerciale e artigianale che ha gettato le basi dello sviluppo della sua nuova economia e che lo hanno portato ad essere un punto di riferimento per tutti i paesi limitrofi. Numerosi locali sono spuntati negli ultimi anni, tanto da polarizzare le uscite serali dei paesi limitrofi sul suolo lionese.

Lasciamo Lioni per ritrovarci all’appuntamento di giovedì prossimo con l’Irpinauta a Sant’Angelo dei Lombardi.

UN VIAGGIO NELLA NOSTRA AMATA TERRA:
L’IRPINAUTA DI SALVATORE NARGI