Livorno: Calcio e Comunismo, dagli albori ai giorni nostri

Uno scontro diretto affascinante, con in palio non solo il terzo posto. Da una parte il Livorno, intenzionato a festeggiare nel migliore dei modi il suo centenario con un “Armando Picchi” gremito in ogni ordine di posto. Dall’altra l’Avellino, reduce dal filotto positivo contro Spezia, Latina e Frosinone. Una marcia trionfale che ha permesso ai Lupi di mister Rastelli di tallonare le zone alte della classifica, spinti dal calore e dal supporto dei tantissimi tifosi biancoverdi, pronti a invadere l’Ardenza nel primo, grande esodo della stagione.

Nata in un febbraio di un secolo fa, sei anni prima della fondazione di quel Partito Comunista Italiano che attecchì le radici nella stessa città toscana. Calcio ed estrema sinistra, assieme, pronti a unire i suoi 160.000 abitanti, in un connubio che si rinnova in ogni occasione, nella curva amaranto, popolata di sciarpe e striscioni, falci e martelli. Dal 1915 a oggi, l’Associazione Sportiva Livorno è il simbolo calcistico di un centro moderno, nonché sede di uno dei principali scali portuali del Mar Tirreno. L’unificazione delle due realtà calcistiche primordiali – la Virtus Juventusque e la SPES – coincide con l’inizio del primo conflitto mondiale, periodo che ritarderà di qualche anno il debutto dei labronici nel Campionato centro-meridionale di Prima Categoria.

Siamo nel 1920 e il Livorno, contro ogni pronostico iniziale, stupirà tutti gli addetti ai lavori dell’epoca, superando la Fortitudo Roma (3-2) nella finale del torneo centro-meridionale e accedendo allo spareggio per l’assegnazione dello scudetto 1920-21. Prima Categoria. Guidata da Rodolfo Gavinelli e trascinata da un diciannovenne Mario Magnozzi, emblema della società amaranto nei suoi primi anni di vita e poderoso attaccante della Nazionale italiana, la neonata compagine amaranto contenderà all’Inter il titolo di Campione d’Italia, nella finalissima di Bologna del 20 giugno 1920. Il Livorno, penalizzato dall’inferiorità numerica causata dall’infortunio di un giocatore, verrà travolto dai nerazzurri nei primi 45 minuti di gioco. Eppure, sotto di tre reti, i labronici troveranno l’orgoglio per accorciare le distanze negli ultimi dieci minuti. Ma la rete del solito Magnozzi e un autogol di Campelli non basteranno a soffiare il titolo all’Inter, campione per la seconda volta nella sua storia.

Dovrà trascorrere un altro ventennio, prima di vedere il Livorno di nuovo ai vertici della Serie A, dopo l’impresa sfiorata al debutto assoluto nel calcio italiano. Sulla panchina amaranto, siede Ivo Fiorentini, reduce dalle esperienze con Atalanta e Ambrosiana-Inter. La partenza dei toscani nella stagione 1942-43 è eccellente, condita dal successo esterno contro il “Grande Torino” (1-2), tant’è che, al termine del girone d’andata, il Livorno risulterà campione d’inverno, insieme proprio ai granata. Il testa a testa continuerà fino alla quartultima giornata, prima della pesante sconfitta dei labronici contro la Roma: un passo falso micidiale, che consentirà al Torino di balzare, per la prima volta, in testa alla classifica, in solitario. I piemontesi, trascinati da Valentino Mazzola, non molleranno più la presa, nemmeno all’ultima giornata contro un Bari che sarà costretto a deporre le armi: il risultato utile ai piemontesi decreterà la seconda piazza per il Livorno che arriverà soltanto vicino all’appuntamento con la storia.

Seguiranno anni duri per i labronici, dal dopoguerra fino all’inizio del terzo millennio. Dapprima, la conquista del girone A della serie C1, firmata da Osvaldo Jaconi. Poi, l’inattesa cavalcata in serie A, a opera di Walter Mazzarri. Il tecnico di San Vincenzo, scelto dal presidentissimo Aldo Spinelli per la risalita del Livorno nel calcio che conta, si fornisce di una coppia di attacco inarrivabile per la Serie B 2003/04: l’affidabilità di Igor Protti, coniugata al cinismo e alla vena realizzativa di Cristiano Lucarelli. La speciale coppia d’attacco amaranto segnerà ben 54 gol dei 75 totali segnati dalla compagine amaranto. Un record che permetterà ai toscani di ritornare nella massima serie, dopo ben 55 anni di assenza. I toscani si piazzeranno al terzo posto nella stagione 2003/04, alle spalle di Palermo e Cagliari. Il sesto posto, conseguito nella stagione 2005/06, permetterà ai labronici di arrivare fino ai sedicesimi di finale della Coppa UEFA: il cammino in ambito continentale si arresterà solo contro l’Espanyol (1-2 all’andata, 0-2 al ritorno). La compagine catalana arriverà fino alla finale, persa, contro il Siviglia.

Al termine dell’avventura europea, un saliscendi continuo, dalla A alla B, caratterizzerà la storia della compagine livornese, fino ai giorni nostri. A Livorno, ora, tutti guardano con ottimismo verso il raggiungimento del massimo traguardo. Ma il Lupo ha fame di vittorie e difficilmente si farà scappare un’occasione tanto ghiotta. All’appuntamento con la storia, il Lupo risponderà presente, convinto di riscrivere quel libro che ha ancora tante pagine vuote da essere colmate, nel periodo più breve possibile.

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