Lupi, il campionato inizia al Curi

Cari amici,
eccoci qua per il turno infrasettimanale con il Perugia. Zero digressioni personali stavolta, fatta eccezione per il fatto che mi avvarrò al lavoro di un turno chirurgico di riposo di martedì (come da contratto) e al Curi ci sarò. La cosa ci fa andare con la mente molto indietro, a una gara con la Sambenedettese in campo neutro a Perugia, gara vinta con doppietta di Marco Piga, il gemello centravanti, la qual cosa ci spianò la strada per la A nella penultima trasferta, che in pratica però giocammo in casa, visto l’esodo. Anche stavolta saremo, in molti, ma non certo come allora. In ogni caso i rari lettori abituali ricorderanno che su questa gara abbiamo già parlato in una vecchia puntata dedicata ai gemelli Piga incontrati a Palau, e quindi non vi tedio oltre.

La domanda è però: ambizioni ridimensionate dopo il deludente pareggio interno con il Virtus Lanciano? Ebbene, dovete sapere che il coautore Antonello Candelmo, pur essendo il mio miglior amico da tempo immemorabile, come tutti sanno, a volte prende i peggiori difetti degli avellinesi. Dopo le sconfitte, o le mezze delusioni, mi telefona e pare che il fatto non è il suo. “Hai fatto ridere…”, dice riferito alla prova dei lupi. “Tu e Rastriello…”. Si tira fuori, insomma, per punzecchiarmi, il traditore. Poi però commenta in positivo, così almeno ha fatto contro il Lanciano. Ebbene, vi dico subito che sono anche io positivo nel valutare questa gara. Avevamo titolato sabato che può bastare un tocco alla Onofri per vincere (ricordando il bravo libero dell’Avellino di quasi 40 anni fa) ma i fatti hanno dimostrato che può bastare a volte anche una distrazione di Vergara per perdere: il colombiano fra l’altro è stato fra i migliori e ha messo ben altre pezze, rispetto alla parziale disattenzione che ha originato la fuga indisturbata di Mammarella. Ed allora tocca accontentarsi e guardare avanti.

Jherson Vergara

Il mio pensiero è il seguente: abbiamo guadagnato un punto dalla vetta, per via della sconfitta del Frosinone e intanto ci siamo posizionati in una situazione più consona alle luci ed ombre che abbiamo sin qui manifestato. Non meritavamo il primato, insomma, sia pur in condivisione, che la vittoria ci avrebbe regalato. Ma non sto dicendo che non possiamo arrivarci. La squadra ha ampi margini di miglioramento in molti reparti e in molti atleti, e possiamo essere fiduciosi. Eppoi c’è la promessa stavolta della società che se dovessimo stare lì avanti a gennaio, come lo scorso anno stavolta non mancheranno rinforzi adeguati. Anche perché, caro coautore, non so se hai letto. Il Benevento primo in classifica in lega Pro dopo 36 anni rischia di perdere il primato che detiene insieme all’Inter, di non essere mai stato in B, e se proprio dovesse succedere sarebbe bello farci trovare nel frattempo che siamo traslocati al piano superiore. Io ci metterei la firma, francamente.

Inutile dirlo, gran parte dei problemi nella fase difensiva, che ci fanno prendere tanti goal, ci derivano dalla scarsa partecipazione alla stessa nella linea di centrocampo da parte di Zito. Forse bisognerà inventarsi qualcosa per sganciarlo e tenerlo più avanti, un po’ simmetrico ad Arrighini, con Castaldo unica punta vera, ma non ci aiuta ora l’assenza di Visconti. Dobbiamo sperare di avere di nuovo dalla nostra il miglior Kone, uomo in grado di fare la differenza, ma certo è una brutta tegola la rinuncia contemporanea anche a Ely, oltre a Visconti, due fra gli atleti più continui di questo periodo. In ogni caso le alternativa ci sono, mai come quest’anno, come ricorda il capitano Angelo D’Angelo tornato nel campo di battaglia.

Moussa Kone

E Rastelli mostra quest’anno di avere una duttilità molto maggiore rispetto allo scorso anno nella scelta dell’undici e nella gestione della gara in corso. Il che denota maggiore confidenza con la categoria e nel contempo maggiore fiducia nella completezza dell’organico, e nell’affidabilità della panchina. Potremo solo crescere, ripeto, se restiamo uniti.
Aggrappiamoci dunque agli aspetti positivi. Del punto recuperato sulla prima ho detto. Dell’attacco molto più “reparto” rispetto agli individualismi dello scorso anno. Dell’ennesimo recupero posto in essere dopo essere andati sotto indice inequivocabile di una squadra compatta e che ci sta con la testa. Basti vedere quali goleade maturano su altri campi, denotando fragilità di organici astrattamente molto più smaliziati di noi, sulla carta (vedi Pescara), ma che alla prima disavventura di una gara rischiano di disunirsi, cosa che a noi, per fortuna, da inizio campionato non è mai capitata.

E fatemi parlare di un’altra nota positiva, che ci spinge al sorriso. Il rientro nei ranghi di Paolo Pagliuca. Seppi del suo male prima degli altri, per confidenze scolastiche arrivatemi attraverso mia nipote, con l’impegno di non dire niente in giro. Poi, altro che, la notizia si è saputa su larga scala, e la partecipazione di tutti alla sua brutta avventura a lieto fine la considero una delle cose più belle di questa comunità virtuale che alimenta il nostro Avellino e che vede il mister come garante, almeno nella mia visione delle cose. Se non fosse una cosa che ci aiuta a vivere questo Avellino, scusatemi, cosa staremmo a fare qui, a perdere tempo?

Paolo Pagliuca e Angelo Picariello

Non ho altro da dire, se non che per me il campionato inizia oggi e che oggi è una delle formazioni più difficili da indovinare. Ci provo. Indietro mi pare obbligata, a centrocampo ho mille dubbi e nell’ultima versione che scelgo voglio dare credito, dopo averlo bastonato, al coautore Antonello Candelmo. Ci inventiamo un Bittante sulla sinistra. Mentre avanti credo che Arrighini meriti una conferma. Quindi: GOMIS, PISACANE, VERGARA, CHIOSA, REGOLI, D’ANGELO, KONE, ZITO, BITTANTE, CASTALDO e ARRIGHINI.
Un saluto e alla prossima!

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