Melito Irpino, il valore di un borgo Medioevale abbandonato

Dopo aver lasciato Carife rimaniamo nella Baronia e nella Valle dell’Ufìta e, in particolare, a Melito Irpino, paese di circa 2.000 abitanti. Antica è l’origine di Melito Irpino, le cui tracce originarie furono rinvenute alla fine del 1880. Alcuni parlarono di Cluvium, altri di un semplice sobborgo di Aeclanum, altri ancora di Melae o Melas. Tito Livio scrisse che quest’ultima venne distrutta dalle truppe di Claudio Marcello e Quinto Fabio al tempo della Seconda guerra Cartaginese nel 215 A.C., a seguito della sconfitta dei 3000 soldati che Annibale aveva lasciato a presidio del luogo. Il cospicuo bottino di guerra fu concesso per intero ai legionari vincitori.

Veduta del nuovo paese di MelitoA circa un Km da Melito Vecchia è stata scoperta un’area archeologica con dei sepolcri (ritenuti di epoca romana) disposti in file parallele, un esteso fabbricato adibito a luogo termale e un tempietto. Successivamente, a scavi ripresi, ci furono altri ritrovamenti: due case ed un tempietto meglio conservato del primo, i resti di un acquedotto che affluiva ad una vasca, ed altri reperti, tra cui lapidi e frammenti di iscrizioni e di anfore, lucernari, tegole, tubi di piombo con bollo sannitico e monete romane. Incerta è l’origine del borgo medioevale, che vide crescere Melito vecchia attorno a sè nel corso del tempo. Il borgo medioevale venne citato per la prima volta, come feudo intero, nel XII secolo, tra il 1142 e 1164, ai primi tempi della monarchia normanna. Successivamente, il territorio di Melito si trasmise per eredità. Nel 1239 Ferdinando II d’Aragona affidò il comune di Melito Irpino a Landolfo di Grottaminarda. Melito fece altresì parte della Baronia del Conti di Gesualdo, fu anche feudo dei conti di Ariano, dei Della Marra, dei D’Aquino, dei Caracciolo, dei Pagano fino all’abolizione della feudalità.

Melito vecchiaFino al 1923 la denominazione del paese fu Melito Irpino valle Bonito. Si trattava di un borgo piccolo e tranquillo. Osservando la piantina di Melito vecchia, si nota il tipico impianto urbano medioevale, col fitto intreccio di costruzioni, vicoli e scalinate che avvolgono il castello. Il centro del paese, Piazza Vittoria, ove si ritrovava la popolazione dopo aver assistito alla messa, era separato dall’Ufita, valicabile tramite un ponticello, tuttora esistente, da una semplice schiera di case. A seguito del sisma del 1962, sembrerebbe per apparenti cause di sicurezza, il vecchio borgo venne interamente raso al suolo, salvo per fortuna, le più significative testimonianze della storia melitese: il castello e la chiesa di S. Egidio. Anche il tracciato delle vecchie strade è andato perso, salvo i tratti rimasti pavimentati con basalto e ciottoli. La storia di Melito Irpina è stata caratterizzata dal ricorrere di altri eventi drammatici, in aggiunta ai terremoti già citati, che si sono susseguiti nel tempo. Infatti, si annoverano alluvioni, quale quella del 1949, le frane ripetute, le pestilenze.

Castello di MelitoNel centro storico si erge un castello di epoca normanna-sveva e rifatto per volere della committenza nobiliare aragonese, unica costruzione storica che rimane nell’antico borgo di Melito, devastata dal terremoto del 1962. Se incerta è l’origine del castello, già esistente al tempo della conquista normanna, certa è la funzione strategica della struttura, che si erge senza fondazioni sulla roccia, su una piccola altura, che sovrasta la sottostante valle. La forma romboidale irregolare della costruzione, con le torri angolari circolari, indicherebbero un’origine longobarda. Il castello, con una spessa muratura in pietrame, presenta diversi livelli a seconda del piano di fondazione. Purtroppo, l’originalità della struttura è stata fortemente compromessa da diversi eventi, quali la sua distruzione parziale per le lotte sul suo possesso, manomissioni intervenute nel corso del tempo ed incendi. Il colpo di grazia arrivò col terremoto del 1962, che lo rese pericolante, tanto che i vigili del fuoco furono costretti ad abbattere la parte più antica, l’unica torre quadrata ed una torre circolare. Oggi l’intera struttura è in rovina.

Chiesa di San PioOltre alla Cappella di San Pio ed alla Chiesa della Santissima Incoronata, a Melito troviamo la Chiesa di San Egidio, costruita dopo il terremoto del 1962. La vecchia chiesa di S. Egidio, ha la facciata in pietra ed il campanile su tre livelli. Purtroppo si tratta di un rudere, dato che solo il portale sembra preservato adeguatamente, mentre il resto è fatiscente. Il tetto in legno è crollato in più parti, l’interno è privo dei suoi stucchi originari, l’altare è invaso da sterpaglie e rovi, il pavimento è sconnesso. La stessa stabilità dell’edificio è precaria.

Vini tipici della zona sono quelli classici d’Irpinia: aglianico, coda di volpe, falanghina, fiano, greco, piedirosso e sciascinoso. Lasciamo Melito Irpino ma non ancora la Valle dell’Ufìta e la Baronia per darci appuntamento alla prossima settimana a San Nicola Baronia.

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