Mercogliano e il Santuario di Montevergine

Dopo aver lasciato Chiusano San Domenico, ci ritroviamo oggi a Mercogliano con il meraviglioso Santuario di Montevergine e la finalmente riaperta funicolare.

Mercogliano è un modesto centro d’Irpinia con i suoi quasi 13.000 abitanti, confinante col capoluogo Avellino. Il nome Mercogliano sembra derivare da Mercurianum che, secondo alcuni studiosi, indicherebbe la presenza in questi luoghi di possedimenti dei magistri mercuriales, i magistrati che amministravano il culto di Mercurio. Essendovi sorta dopo la guerra sannitica una colonia romana, il luogo conservò il nome del luogo dove, appunto si venerava il culto di Mercurio, fino al medioevo con la denominazione di Castrum Mercuriani, da cui deriva il nome attuale. Importanti testimonianze e reperti archeologici, testimoniano la presenza nel territorio di Mercogliano di insediamenti romani risalenti al IV secolo. In questo periodo storico vanno collocate le vicende della cristianizzazione dell’Irpinia, con i Santi Modestino (attuale patrono di Mercogliano e di Avellino), Fiorentino e Flaviano, che trovano la morte proprio nella zona di Mercogliano.

Il comune, terzo per popolazione in Irpinia dopo Avellino ed Ariano Irpino, sorge a ovest del capoluogo, con cui è contiguo urbanisticamente grazie all’estensione della popolosa frazione di Torrette di Mercogliano. Assieme con Atripalda, Aiello del Sabato, Monteforte Irpino e la stessa città di Avellino, costituisce il Sistema Urbano di Avellino come delineato dal Piano Territoriale Regionale. Mercogliano conta numerose frazioni tra cui Montevergine, dove vi si trova l’omonimo santuario cattolico; Torrette, sede di numerose attività e centri commerciali, oltre che industriali; Torelli, che rappresenta il nucleo storico della parte bassa della città; Acqua delle Noci, frazione a valle del centro storico.

MontevergineCome appena detto Montevergine è frazione di Mercogliano. Qui troviamo il più famoso dei Santuari d’Irpinia, vale a dire l’Abbazia di Maria Santissima di Montevergine, che si scorge anche percorrendo l’autostrada A16 tra i caselli di Avellino Ovest ed Avellino Est. Il Santuario di Montevergine è un complesso monastico mariano ed è monumento nazionale. L’abbazia territoriale di Montevergine è una della sei abbazie territoriali italiane. Al suo interno viene venerato il quadro della Madonna di Montevergine e si stima che ogni anno sia visitato da circa un milione e mezzo di pellegrini. La storia del santuario di Montevergine è strettamente legata alla figura di Guglielmo da Vercelli, un monaco eremita vissuto tra l’XI e il XII secolo, attratto dai pellegrinaggi nei luoghi della cristianità. Rientrato in Italia dopo un lungo viaggio a Santiago di Compostela, decise di intraprendere un nuovo pellegrinaggio verso Gerusalemme ed al fine di prepararsi spiritualmente si rifugiò presso il monte Serico, ad Atella, dove è protagonista della guarigione di un cieco. Ripreso il viaggio verso la terra santa, giunge a Ginosa, incontrandosi con Giovanni da Matera, il quale gli consiglia di rinunciare al pellegrinaggio e di operare per il servizio divino nelle terre d’Occidente: Guglielmo rifiuta i consigli del santo e prosegue per il suo cammino fino a che non viene malmenato da un gruppo di briganti. Ricordatosi delle parole di Giovanni e dopo una lunga riflessione spirituale, comprende la nuova strada da seguire, ossia quella di ritirarsi in solitudine e dedicarsi alla meditazione. Giunto in Irpinia, sente che la volontà di Dio è quella di farlo risiedere su un monte, oggi conosciuto come Partenio, ad una altitudine di oltre mille metri. Con il passare del tempo la fama di santità di Guglielmo aumentò sempre più, tanto che sul monte, spontaneamente, iniziarono ad arrivare uomini desiderosi di abbracciare uno stile di vita dedito alla preghiera e alla solitudine. Allo stesso tempo si decise anche la costruzione di una chiesa, consacrata nel 1126, dedicata alla Madonna, ma, contrariamente a quanto è spesso raccontato, non si verificò alcuna apparizione: Guglielmo seguì soltanto la sua profonda devozione nei confronti della Vergine Maria. Ben presto i monaci di Montevergine si riunirono in una congregazione detta Verginiana, riconosciuta ufficialmente l’8 agosto 1879 da papa Leone XIII. Dopo la morte di San Guglielmo, nel 1142, il santuario raggiunse il periodo di massimo splendore tra il XII ed il XIV secolo, quando si arricchì di numerose opere d’arte e si espanse notevolmente grazie alle offerte di feudatari, papi e re: fu in questo periodo che venne donato il dipinto della Madonna, oggi venerato nella basilica cattedrale, ma anche numerose reliquie, tra cui le ossa di San Gennaro, che furono poi trasferite nel duomo di Napoli nel 1497. Dopo circa otto mesi di lavori di ristrutturazione, il 25 giugno scorso è stata riaperta la funicolare alla presenza del Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e delle autorità locali.

Chiesa Santi Pietro e PaoloLa chiesa più importante di Mercogliano è quella di dedicata ai Santi Pietro e Paolo, con l’annessa torre campanaria, che si trova all’interno del perimetro delimitato dalle mura che circondavano il centro storico di Mercogliano. Al suo interno vengono custodite le ossa dei tre Patroni Martiri, i Santi Modestino, Flaviano e Fiorentino. Altra chiesa importante di Mercogliano è quella dedicata ad uno dei Santi Patroni, S. Modestino, che si trova al di fuori del perimetro segnato un tempo dalle mura, alla fine del Viale S. Modestino. Abbiamo poi la chiesa della Congregazione di S. Francesco, immersa nella vegetazione, edificata all’inizio del XVII secolo.

Piazzale FunicolareMercogliano è famosa per il Carnevale ma soprattutto per la Zeza, macchietta carnevalesca arricchita da canti accompagnati da strumenti vari, che nacque nelle strade e piazze di Napoli nella metà del XVII secolo, da cui si propagò nelle varie aree del Regno, assumendo connotazioni differenti. La Zeza è la rappresentazione del conflitto familiare tra giovani ed anziani e tra marito e moglie, mostrando la ribellione al potere sia dei genitori che del marito, sottolineando, anche volgarmente, tante ipocrisie della vita di coppia. Essa si conclude, però, con un lieto fine, per sdrammatizzare, ma al tempo stesso, quasi per far accettare, elementi di anarchia e anticonformismo. Tale rappresentazione si incentra sul matrimonio tra “Don Nicola”, studente universitario e “Vicenzella”, che però non sono gradite dal padre della pulzella, “Pulcinella napoletano”, che diventa “Granturco” nella Zeza mercoglianese, il quale teme che la moglie lo tradisca. La moglie, “Zeza” (diminutivo di Lucrezia), al contrario, vuole che la figlia si goda la vita.

Potremmo dire tante altre cose di Mercogliano ma ci fermiamo qui per non annoiare troppo il lettore e ci diamo appuntamento alla prossima settimana per girare la Baronia, iniziando da Castel Baronia.

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