Mirabella Eclano: il parco archeologico e il carro di paglia

Dopo aver visitato Marzano di Nola, eccoci nuovamente in Irpinia, precisamente a Mirabella Eclano, importante centro irpino di circa 8.000 abitanti. Adagiata sul crinale di una collina che le conferisce una gradevole condizione climatica, la città di Mirabella Eclano, insieme alle frazioni Calore, Pianopantano e Passo, si estende fino al fiume Calore che funge da limite nella direzione verso Avellino, mentre ad est guarda alla provincia pugliese.

Mirabella

Le vicende storiche hanno fortemente condizionato l’esistenza, prima di Aeclanum poi di Quintodecimo, sulla Via Appia, tanto da deciderne il trasferimento in un luogo più sicuro e difendibile, più arretrato rispetto alle vie di comunicazione, e dunque una nuova fondazione dal nome Acquaputida. Tutto ciò avvenne durante le lotte tra Papato e Normanni che nel 1130 vi costruirono anche un castello (oggi inesistente): il periodo normanno riprese la felice congiuntura commerciale e culturale che da sempre aveva caratterizzato il centro irpino. La Città in seguito fu retta da diversi Signori, l’ultimo dei quali fu Filippo Orsini di Gravina. Risale all’età angioina il mutamento della denominazione da Acquaputida a Mirabella, mentre l’appellativo “Eclano” fu aggiunto nel 1862 per volere del re Vittorio Emanuele II.

Mirabella Eclano Stemma Lo stemma della Città, adottato a partire dal 1873, racconta per segni quella che è stata la storia di Mirabella Eclano: l’araba fenice rinasce dalle fiamme di tre ruderi che simboleggiano Aeclanum, Quintodecimo e Acquaputida e volge lo sguardo a sinistra dove è posto un sole splendente. Più volte colpita da eventi funesti, non da ultimo il terremoto del 1980, Mirabella ha sempre trovato la forza di ricominciare ed anche oggi vive il presente guardando al futuro con riacquistato spirito di rinnovamento sociale e culturale.

Il patrimonio artistico della Città è ricco ed interessante: i palazzi monumentali Cappuccio, Penta, Sorrentino, Ciani, de Bellis e Angrisani sono esempi di edilizia civile concepita con stile ed originalità, le Chiese testimoniano dell’importanza del centro irpino già in tempi remoti, mentre il Parco Archelogico di Aeclanum è il luogo dove le pietre ne raccontano la storia più antica.

Mirabella Eclano è conosciuta anche per la festa del Carro che si svolge ogni anno nel mese di settembre, evento folkloristico atteso e vissuto con forte emozione da tutta la comunità. Il viaggiatore, che sul finire dell’estate sceglierà di percorrere itinerari irpini di feste e di sagre, dovrà fare attenzione al luogo in cui si fermerà, perché se la curiosità o il caso lo avranno portato a Mirabella Eclano, sarà coinvolto emotivamente e fisicamente nell’impresa dell’anno: il trasporto del Carro. L’appuntamento è fisso: il sabato che precede la terza domenica di settembre, giorno in onore della Madonna Addolorata, a cui è dedicata questa singolare macchina da festa, un obelisco alto circa venticinque metri il cui scheletro è costituito da una struttura di travi lignee rivestite da pannelli di paglia lavorata a mano.

Carro di MirabellaIl Carro viene trasportato, attraverso i campi e lungo le strade cittadine, da sei coppie di buoi e da una moltitudine di uomini. Aggrappati alle funi di canapa che si diramano da esso, i “funaioli” lo tirano a braccia pronti a correre, ad allentare la presa o a frenarne la corsa, pur di evitare l’evento più temuto, una rovinosa caduta considerata dai protagonisti del rito foriera di sventure. Nel 1881 e del 1961 il Carro si abbatté al suolo, annunciando la carestia che colpì l’Irpinia nel 1882 e il terremoto del 1962. Questo intreccio di emozioni così diverse si protrae per tutta la durata della “tirata” (circa cinque ore) e si conclude con il trasporto in trionfo del timoniere e con la benedizione degli animali davanti alla chiesa dedicata alla Madonna Addolorata. E’ difficile affermare quale dei due aspetti fondamentali di questa festa, il sacro o il profano, prevalga sull’altro, perché è proprio la forma sincretica di sacro e profano che vince su tutto, è grazie a questo particolare connubio che il mito si fonde con la storia, per partorire il “gioiello di paglia” che ormai da secoli costituisce il simbolo della comunità mirabellana. Il riflesso mitico del decadere e del risorgere della vegetazione illumina proprio un aspetto caratteristico del Carro di Mirabella Eclano, quello di essere smontato nelle decine e decine di pannelli, travi di legno e funi, per essere poi rimontato verso la fine di agosto nella consolidata struttura piramidale. Per tutta la durata dell’anno, invece, è sottoposto a rifacimenti e restauri, come se venisse curato, accudito, perfezionato ed è proprio questa immagine di un lavoro e un impegno incessante, che accomuna la festa al lavoro costante e puntuale del contadino, capace di produrre l’elemento centrale dell’alimentazione: il grano. Il grano da sempre riveste un ruolo fondamentale per la sopravvivenza dell’essere umano ed è per questo motivo che generalmente nelle ritualità agresti esso è un elemento centrale di interesse, considerato il simbolo del dono della vita, che può essere soltanto un dono degli dei. Fu verso la metà del 1600 che i contadini iniziarono a donare alla Madonna Addolorata una parte di grano appena mietuto e solennizzare tale costume con l’allestimento di carretti colmi di spighe, che dalle campagne giungevano fino al centro abitato; in effetti si trattava di piccoli obelischi, alti non più di tre metri, su cui veniva posizionata l’immagine della Madonna o di qualche santo, anch’essa di paglia intrecciata.  La ricorrenza annuale di tale appuntamento ha fatto sì che, con il passare del tempo, dall’offerta dei singoli contadini si sia passati a quella collettiva, comunitaria, facente capo ad un unico carro, più grande ed arricchito da pannelli di paglia lavorata a mano. Il Carro di Mirabella Eclano nasce ufficialmente alla fine del 1600, arricchito da nuovi ed originali elementi di paglia, ma pur sempre legato all’elemento originario che aveva dato vita alla tradizione, e cioè il comune carro agricolo a due ruote.

Parco archeologico Mirabella

Il Parco Archeologico di Aeclanum è situato presso la frazione Passo di Mirabella e si affaccia sulla Via Appia, la Regina Viarum, la strada che collegava Roma a Brindisi e sul cui tratto compreso tra Benevento ed Eclano sono ancora visibili i resti dell’imponente ponte noto come “ponte rotto”. La nascita del centro di Aeclanum, fondata dalla tribù sannita degli Irpini, risale alla fine del III secolo a.C. e lo storico Appiano parla della sua prima fortificazione, che era di legno, la quale fu incendiata dal dittatore Silla nell’89 a.C. durante la Guerra Sociale contro Mario; in seguito, verso l’87 a.C., la cinta fu ricostruita contestualmente all’istituzione del municipium con diritto di voto e l’iscrizione alla tribù Cornelia. La fortificazione, alta circa 10 metri, fu realizzata in opus reticulatum composto da prismi di travertino ed abbracciava un’area di circa 18 ettari che si estendeva verso sud, a delimitare un pianoro di forma triangolare; almeno tre porte ne interrompevano la continuità ed il perimetro conteneva anche torri di diversa grandezza. Nella prima metà del 1900 furono eseguiti i primi scavi archeologici che misero in luce i resti e le tracce di costruzioni risalenti al periodo imperiale: il macellum, le terme e diverse case. Il macellum (mercato coperto), situato presumibilmente a nord del forum, presenta i resti di una costruzione a pianta circolare con una vasca e pavimentazione a mosaico, e quasi sicuramente doveva essere circondato da un porticato e da tabernae. Il complesso termale, invece, è situato su una piccola altura e si caratterizza per la presenza di strutture conservate sino a notevole altezza; inoltre, sono chiaramente riconoscibili gli ambienti destinati a tepidarium, calidarium e frigidarium, e non a torto le terme rappresentano il monumento di maggior pregio del Parco Archeologico.

Fiume calore a mirabella eclanoIl centro della città è attraversato da tre strade, due delle quali in basolato, e su di esse si affacciano numerose unità abitative, mentre sulla strada con andamento nord-sud è presente una domus di tipo pompeiano con peristilio sostenuto da colonne in laterizio, originariamente stuccate. Sono visibili anche altri ambienti, forse di rappresentanza, mentre l’assenza dell’atrio con entrata direttamente nel peristilio, fa pensare ad una datazione in epoca medio-imperiale. Successivamente, nell’età tardo-antica, la sua destinazione d’uso modificò, diventando una vetreria. Sempre all’età tardo-antica risale la costruzione di una basilica paleocristiana i cui resti ancora in vista risalgono all’età dell’imperatore Giustiniano. La necropoli, infine, era situata fuori le mura ai lati della Via Appia, e parte di essa comprende tuttora monumenti e recinti funerari. L’istituzione del Parco Archeologico ha dato vigore e rinnovato impulso a nuove opere di scavo, che nei prossimi anni metteranno in luce altre importanti strutture murarie ma, soprattutto, ha reso fruibile tutta l’area, visitabile tutto l’anno sino ad un’ora prima del tramonto, e godibile il suo scenario che dal 2004 fa da sfondo ad eventi di notevole interesse e risonanza, come la Via Crucis e manifestazioni musicali di grande spessore artistico.

Mirabella - Chiesa di Santa Maria Maggiore

Mirabella è ricca di edifici religiosi. Fondata in epoca normanna, la Chiesa di Santa Maria Maggiore ha un impianto a navata unica su cui si aprono otto cappelle delimitate da balaustre marmoree; successivamente vi fu aggiunto il transetto ed oggi presenta una pianta a croce latina absidata. La facciata è in lastra di pietra chiara definita da lesene e da quattro cappelle che, fino al 1980, contenevano le statue di San Benedetto, San Francesco, San Guglielmo e San Vincenzo. La Cattedrale porta in sé i segni di tutti i periodi della storia cittadina. La Chiesa di San Bernardino è dovuta al culto per il Santo senese da lungo tempo radicato presso la comunità eclanese. La sua più ampia diffusione risale alla seconda metà del 1500; tuttavia, la chiesa in suo onore fu costruita nel 1698, mentre le decorazioni interne furono realizzate a partire dal 1740. Annesso alla chiesa è l’Oratorio, anch’esso provvisto di soffitto ligneo pitturato e mura affrescate dove è narrata la passione di Cristo; lo spazio circostante è occupato dagli stalli in legno intagliato, mentre il pavimento, datato 1787, è in maiolica.

Complesso monumentale san francescoIl complesso Monumentale di San Francesco è stato fondato nel 1222, anno a cui si fa risalire il passaggio del Santo di Assisi per Acquaputida, ed è formato dai corpi di fabbrica della Chiesa, del Convento e dell’ex Oratorio, e dagli spazi aperti della piazza con l’obelisco, il chiostro ed il giardino. Dell’antica costruzione oggi rimane ben poco e nell’area che include il chiostro e la Chiesa sono ancora visibili una monofora ed una decorazione databili tra il XIII e XIV secolo; esiste, poi, un livello seminterrato, anch’esso realizzato in quegli anni, che è stato recuperato nell’ultimo restauro e che testimonia l’esistenza delle scuderie e della neviera. Il terremoto del 1732 distrusse quasi completamente il Complesso conventuale e l’aspetto attuale si rifà proprio a quel periodo: il portale della Chiesa è settecentesco, come pure le sculture lignee e l’organo a canne presenti al suo interno. L’impianto è a navata unica con copertura a volta, mentre sui bracci laterali si aprono nicchie che contengono altari e statue di santi. Il convento francescano dall’Ottocento in poi ha modificato la sua destinazione d’uso divenendo sia casa comunale, sia carcere che scuola, mentre dal 2005 ospita il Museo dei Misteri, il Museo del Carro ed il Municipio. L’Auditorium (già Chiesa dell’Annunziata), risalente all’XVI secolo oggi è la sede dell’Auditorium dove si svolgono convegni, mostre e concerti. Nell’aula sono ancora presenti il soffitto ligneo dipinto nel 1749 da Leonardo Pallante ed il grande altare in marmi policromi; per molti anni al suo interno vi sono stati esposti i Misteri in cartapesta, trasferiti poi nell’omonimo Museo.

Ci sarebbero altre cose da scrivere su Mirabella Eclano ma evitiamo di rendere troppo noioso questo pezzo e per questo motivo ci diamo appuntamento a giovedì prossimo a Montaguto.