Mister ci crediamo, col Siena sarà pesca miracolosa

«Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Chi mastica il Vangelo conosce l’episodio, e sta già pensando a male di me. Che c’entra la Sacra Scrittura con i lupi, starà pensando? C’entra, c’entra, invece. Anzi. Calza proprio a pennello. Che cosa era accaduto nell’episodio in questione? Che il Divin Maestro aveva intimato a Pietro di prendere di nuovo il largo e, visti gli scarsi esiti e la stanchezza accumulata, solo la fede sorreggeva l’apostolo preferito nel nuovo tentativo. Sapete poi com’è finita, fu pesca miracolosa, tanto che le reti si ruppero.
Mi sa che iniziate già a cogliere l’allusione.

E non abbiamo alcun timore di ap-plicare alle più dilettevoli questioni del pallone le sacre parabole. C’è da vergo-gnarsi, semmai, per quelli che usano il Vangelo per la giustificazione delle pratiche mafiose, un fenomeno diffuso, come racconta bene un libro del mio amico ex sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano (“Irrispettabili. Il consenso sociale alla mafia“). O per il poco edificante uso strumentale della religione ai fini di far voti, in quei casi – beninteso – in cui chi lo fa opera in modo incompatibile con i principi professati. Ma qui non c’è niente da vergognarsi, l’Avellino di Rastelli è la dimostrazione – dal nostro punto di vista – di come con il rispetto fra le persone, con l’impegno serio, con lo spirito di gruppo, con la sintonia e il rispetto praticati anche verso i propri sostenitori, si possa arrivare anche più lontano rispetto a chi punta solo sui soldi, sulla rivalità, sull’ambizione smodata.

massimo-rastelli
Che cosa accade però, da un po’ di tempo? Che pur dando il meglio in allena-mento e in campo questa squadra, dopo una fase di vero appannamento, ora che è tornata in forma, da oltre un mese, non ottiene i risultati che meriterebbe. Può darsi che nelle partite in casa in tre o quattro circostanze ci sia andata anche bene, ma mai in modo scandaloso, mentre è davvero incredibile la sfortuna che ci perseguita da un po’ di tempo in trasferta, i punti lasciati sul campo per episodi avversi. Certo, a volte ci si mette anche noi con qualche svarione, ma metti Bari, quanti errori ha commesso la squadra pugliese in difesa, con la maledetta che proprio non è voluta entrare (soprattutto con quel colpo di testa a colpo sicuro di Galabinov – o forse era entrata addirittura) mentre alla sola mezza occasione Joao Silva la mette lì, nel sette. E poi come dimenticare quel tiro di Angiulli dentro di quasi mezzo metro… Ma mi ha colpito rivedere su Avellinofans una foto postata dal preparatore dei portieri David Dei scattata da un angolo visuale diverso in cui si vede bene Ely, nel famoso angolo finale di Varese-Avellino, piazzare una gomitata alla nuca di Terracciano.

Le sfortune dell'Avellino

Ma perché tutto questo piangere sul latte versato, direte voi? No, non si tratta di questo. Vi faccio un esempio. Capita che uno si ritiri stanco dopo una giornata in cui è andato storto tutto. Uno varca la soglia di casa tirando un sospiro di sollievo per potersi rifugiare finalmente fra chi ti stima, con chi potrà aiutarti a ricaricare le batterie, confidando che potrà andare meglio all’indomani. Invece, quante famiglie si sfasciano perché, non basta le umiliazioni che la vita ti infligge, uno poi si prende anche quelle del consorte che ti dice che è colpa tua, per chi sa quale ragione, con gravi effetti sulla tua autostima. Tornando al pallone, analogamente si può dire che ad applaudire quando di vince son buoni tutti, più complicato è saper dare atto a una squadra quando ce l’ha messa tutta, senza buttare la croce addosso a questo o a quello per una sola distrazione o al mister per qualche scelta.
Credo che a volte si possa fare di meglio e prima nella lettura delle partite in corso di gara, ma al netto di questo Rastelli continua schierare ogni volta undici atleti in grado di mettere sotto gli avversari, o almeno di giocarsela ad armi pari, con la sola eccezione del Palermo (in casa) e non certo del Siena che in casa sua vinse con uno dei più bugiardi tre a zero che la storia ricordi.
Visto cha non ci è dato di andare in campo e neanche di guidare gli allenamenti, quel che possiamo fare è solo far sentire immutata la nostra fiducia. Ed ecco la parabola che calza a pennello per il maestro Rastelli. Noi ci crediamo. Crediamo che contro il Siena, seconda forza del campionato al netto della penalizzazione (ma altrettanto saremmo noi al secondo posto se non fosse per la penalizzazione della sfiga) possa essere pesca miracolosa.
E a proposito di pesca io che non credo agli amuleti e ai portafortuna tuttavia un tentativo lo vorrò fare. Vediamo prima come va col Siena, ma in garage c’è un retino da pesca rosso che perde tempo, che non è servito a prendere mai un-pesciolino-uno. Lo trafugò il mio figioletto Ivan a Marco Piga, nel suo tabacchino al porto della Maddalena: l’ex attaccante dei lupi glielo regalò a patto che si togliesse di torno dal suo esercizio che gli stava smontando pezzo pezzo.

L’altro giorno però mi sono chiesto: vuoi vedere che attraverso questo oggetto possa trasferirsi sulla squadra l’influsso positivo dell’ex brevilineo attaccante sardo che con la doppietta di Perugia (neutro contro la Sambenedettese) ci aprì la strada verso la serie A nella primavera del 1978 e al tempo stesso l’influsoo del fratello gemello Mario, autore del goal decisivo di Genova (io c’ero – sia detto per inciso – in entrambi i casi)? No, non ci credo assolutamente, ma per non sapere né leggere né scrivere io il retino rosso di Marco Piga a Carpi me lo porterò, e poi si vede.

Retina portafortuna Marco Pica
Dovevo poi un aggiornamento a beneficio di quanti fra i lettori (saliti a sette) chiedono notizie sulla raccolta Panini mia/di Ivan. I più attenti sanno già che al Panini tour di Roma abbiamo ampiamente risolto con la pagina dei lupi, che Ivan accarezza ogni volta che la gira, mentre detesta la pagina della Juve, squadra sulla quale tenta invano di indirizzarlo la mamma. Al supermercato si era privato volentieri dello scudetto delle zebre, regalandolo a un’amichetta, cosicché il collega di Latina Gianni Santamaria con gesto galante lo aveva procurato lui alla mia consorte che lo reclamava ma l’altro giorno Ivan ha tentato di “spizzicarlo” al grido di «Juve cacca!», essendone frenato appena in tempo da mia moglie. Insomma il bimbetto sembra aver già capito tutto. Resta il problema del coautore, però che fa fatica a completare. Ivan gli ha messo da parte il doppione del capo dei lupi, come lo chiama lui, ma risolto con Rastelli ad Antonello Candelmo, o meglio al figlioletto Walter manca ancora la figurina di Zappacosta e lancia appelli disperati su Facebook. Per il momento, caro Antonello ti devi accontentare della foto di Zappa che si fa ritrarre con me con la sciarpa del club alla pizza che abbiamo fatto a Roma.

Ma sto lavorando per te, non disperare. Dovete sapere che un’insegnante amica di famiglia, si chiama Laura (non riferisco il cognome per non farla finire nel mirino di Telefono azzurro) sta facendo un lavoro eccezionale per l’album di Ivan: praticamente requisisce i doppioni dei suoi allievi e cerca le figurine che mi mancano. Oggi mi ha detto che le figurine mancanti sono scese a 9, dice che ricambia con i miei doppioni ma non capisco come fa, mi pare come la storia degli aerei di Mussolini che erano sempre li stessi che li metteva in rassegna in giro a rotazione per farli sembrare di più. Mah. Comunque, Antonello, ho passato a lei la tua richiesta, vedrai che ti accontenterà, così alla pizza che hai vinto pagata per la scommessa azzeccata di Empoli vincerai pure l’ultima figurina mancante del nostro nazionale under 21.
E, a proposito di Zappacosta, eccoci alla formazione che fa registrare proprio il rientro nei ranghi del forte laterale destro. Squalificato Bittante il cambio alla pari è scontato. Resta però da capire se rientra titolare Angelo D’Angelo, e noi scommettiamo di sì, vsta l’esigenza di potenziare la fase difensiva contro Rosina e il duttile centrocampo del Siena. Propendendiamo per un ritorno al 3-5-2 con un turno di riposo assegnato allo stanco Castaldo, anche approfittando del fatto che il rientro di Zappa ci toglie il problema di guadagnare il fondo da quel lato in cui sin qui Gigi ha dovuto sopperire danneggiando la sua propensione al goal. Non a caso per tutto il periodo in cui Zappacosta non ha giocato Castaldo – non credo di sbagliare – è rimasto all’asciutto.
Quindi: TERRACCIANO, IZZO, FABBRO, PISACANE, ZAPPACOSTA, D’ANGELO, ARINI, SCHIAVON, MILLESI, GALABINOV E CIANO.
Forza lupi!