Mister, è l’ora di una Rastrellata

Cari amici, la notizia è che i lettori affezionati della Rastrellata passano a sei. Come ricorderete, ospite qualche mese fa di Linea Verde sport, un telespettatore ebbe a interrogarmi nel mio ruolo di Rastrellatore, così dichiarandosi implicitamente lettore affezionato di questa rubrica. E dai tre o quattro iniziali passammo a cinque. Ma l’evento clamoroso è avvenuto domenica a Roma, nei giardini di piazza Vittorio, al “Panini tour” in tappa nella capitale.
Premetto che non ho visto la classifica Eurobet, e neppure una sola immagine della partita di sabato scorso: ero in ritardo all’appuntamento con gli amici al Legend Pub a Roma, per vederla insieme, ma dal telefonino mi arrivavano nei modi più diversi i funesti aggiornamenti dal Partenio-Lombardi, così mi sono dirottato al Quirinale per le consultazioni, fingendo interesse per le dichiarazioni di Alfano e Berlusconi, in realtà interessato solo a far cadere l’oblìo sulla disfatta dei lupi. Come si dice, occhio non vede cuore non duole… All’indomani, domenica pomeriggio, la tentazione di andare sul pc a vedere gli highlights mi è stata frenata da un messaggio del mental coach del nostro club di Roma, Giovanni Stornaiuolo, che mi segnalava – appunto – la tappa romana dedicata agli “scambisti” delle figurine Panini. Inaspettato arrivava il placet della consorte, con il malcelato intento da parte sua di recuperare lo scudetto della Juve che il piccolo Ivan aveva ceduto volentieri come “cacca”, appena uscito dalla bustina, dandolo al supermercato a una bimbetta che glielo aveva chiesto. All’atto di mettermi in fila per arrivare allo stand (dove in cambio di dieci doppioni la premiata ditta dei paesani di Babacar regalata 10 figurine che mancano) al di là della transenna mi si rivolge un volto conosciuto (al netto dei capelli canuti che ricordavo ancora castani) che mi si presenta con tre parole d’ordine. Il mio nome e cognome innanzitutto, poi quello del coautore, “salutami Antonello Candelmo” e infine un “leggo sempre la Rastrellata” che a un vanitoso come me ha effetto più diretto di una scoppettata. Un minuto ancora e i suoi doppioni sono già in mano ad Ivan e i miei/di Ivan in mano a lui. Era arrivato attrezzato, Mimmo Tucci – coetaneo mio e del coautore dei tempi dello scientifico, oggi funzionario dell’Inpdap a Roma – in compagnia del figlioletto: con il foglio di ordinanza contenente i numeri mancanti, ne trova sei dai miei e tanto gli basta visto che ormai è giunto alla fatidica soglia oltre la quale le figurine mancanti si possono richiedere. Con i suoi doppioni invece avviene il pasticcio, Ivan li mescola ai suoi nelle mini-contrattazioni con un bambino e non ci si capisce più niente. Ma Mimmo – cugino di mister Tucci per gli appassionati di basket – non ne fa un problema: “Tienili pure – mi dice – io ormai ho completato!”. Non ho come ringraziarlo, mi invento allora una formula che se andrà in porto ve lo farò sapere. Gli ho detto che se si presenta alle riunioni del club di Roma – lui mi ha promesso che lo farà – gli pago io la tessera di socio.

Figurine Panini Terracciano, Seculin, Izzo
Il seguito della serata è stato un delirio vero: a parte la quarantina di figurine buone che ho rintracciato direttamente fra i doppioni di Mimmo quel che ho potuto combinare con i restanti doppioni ve lo risparmio nei dettagli, vere e proprie contrattazioni volanti con personaggi attempati di sesso maschile e femminile in fila (con i figlioletti usati cinicamente come copertura), fino a che è arrivato a sera tarda, per ultimi, in nostro turno di entrare nel gazebo. A quel punto i doppioni scarseggiavano, ho saccheggiato persino quelli che mi aveva lasciato il collega di Latina Gianni Santamaria per ottenerne dalla Panini le dieci figurine in cambio. Ci siamo organizzati così. Mia moglie ha chiesto con le sue dieci le figurine mancanti della Juventus, per vendicarsi dell’affronto del figlio con lo scudetto bianconero, che lei attribuisce ingiustamente ai miei condizionamenti sul piccolo, in grado invece di scegliere da solo, ribatto io, le sue preferenze calcistiche. Io, con le mie dieci di spettanza mi sono completato la prima squadra dell’album , l’Atalanta, e mia moglie naturalmente è andata sulla Juve. Ora però, scusate, che colpa ne ho io se allo stand, a quell’ora di sera, lo scudetto della Juve era finito?. Purtroppo però un casino lo aveva combinato anche Ivan. Nella frenesia di incollare le figurine dei lupi aveva appiccicato due volte la figurine di Biancolino, andando a occupare anche lo spazio riservato a Terracciano e Seculin. Inducendomi così in errore nella concitazione. Per cui sono uscito dallo stand senza la figura di Saracinesca (io ti chiamo sempre così, Pietro). Disperato mi veniva però subito in soccorso un sms del coautore che mi faceva sapere che lo aveva ripetuto lui e me lo avrebbe conservato, poco male. Poi, a dire il vero non c’è n’è stato neanche bisogno, perché uno dei capi al giornale – Danilo Paolini –, quasi a leggermi nel pensiero me lo aveva conservato lui: una figurina a me dei lupi e una del Latina a Gianni Santamaria per non nuocere all’armonia redazionale.
Giovedì grande scambio a pranzo con un altro socio dell’Avellino Club Roma, Antonio Saverese, addetto stampa dell’Eurispes, la settimana calcistica è andata avanti così e si è chiusa in questa vigilia di Varese-Avellino a Salerno – dove sono andato a parlare del nostro Giovanni Palatucci – con un’altra ricca contrattazione fra me e il coautore, che ha portato anche il piccoletto Walter Candelmo a completare la paginetta dei lupi grazie ai miei ripetuti D’Angelo-Arini-Schiavon e Biancolino-Togni-Massimo.
Quindi il mio piano è riuscito perfettamente. Affogare nella contrattazione complusiva delle figurine Panini il dolore della cocente sconfitta casalinga con il Lanciano: giuro che non ho visto ancora la nuova classifica. Le notizie comunque mi arrivano, e venendo a noi posso assicurare che sono preparato lo stesso, ho le idee chiare. Si è trattato di un episodio sfortunato. Alle defezioni di Arini, Izzo e Zappacosta (praticamente i nostri migliori) si è aggiunto il malessere improvviso di altri, con Bittante schierato solo nella ripresa e Decarli, apparso l’ombra di se stesso.

massimo-rastelli

Avevo pensato di fare in questa una rubrica tutt’una difesa del mister, ma ho poi pensato che non ce n’è bisogno. Chi vorrebbe mettere in discussione l’uomo che ci ha portato fin qui per via di una partita così zeppa di attenuanti è segno di Trattamento Sanitario Obbligatorio.
Si tratta di stringere i denti e mantenere i nervi saldi. Le notizie di prima mano che, capite bene, dalla Capitale posso attingere direttamente man mano al reparto distaccato dell’infermeria di Villa Stuart, sono tutte confortanti. Benoite Ladriere mi ha salutato e già si allena con gli altri da una settimana (ci stupirà, questo ragazzo, peraltro simpaticissimo, ne sono certo) Armando Izzo mi ha detto che da oggi, sabato rientra anche lui ad Avellino, mentre con Davide Zappacosta dovremmo vederci, con gli amici di Roma, la prossima settimana, ma sono fiducioso anche per lui. Nel frattempo bisogna muovere la classifica, evitando di fare drammi e responsabilizzare troppo questi ragazzi che hanno dato tanto e possono aver avuto qualche piccola difficoltà a tarare la giusta mentalità fra una salvezza non ancora acquisita e un sogno promozione troppo azzardato da coltivare se non – appunto – come sogno. Caro mister, se ci sarà bisogno questa rubrica che nasce per difenderti come un sol uomo nel suo stesso titolo, che suona come un ammonimento ben preciso, farà il suo ruolo e non si tirerà indietro. Se infatti il manicomio dovesse prendere il sopravvento, ma non lo credo possibile, senza il mister non ci sarebbe più la nemmeno la rubrica. Ma non siamo a questo, nessuno lo pensa. Se posso allora dare un consiglio al mister (che non ne ha bisogno) gli direi di andare avanti per la sua strada mirando a tenere unito il gruppo. Quest’anno è più difficile. Perché è più difficile stabilire quelle precise gerarchie che ci consentirono lo scorso anno di arrivare in modo perfetto fino al traguardo finale. C’è un esterno sinistro che abbiamo inseguito senza riuscire a prenderlo e altri che sono restati, ma erano già stati messi sul mercato. Ci sono due atleti che hanno giocato in A che, essendo in rosa, non possono essere ignorati, e hai fatto bene tu a dare una chance sia a Togni che ad Abero.

Camillo Ciano con la maglia dell'Avellino

Ora bisogna tirare una linea. Col senno di poi ognuno si fa scienziato, ma tu hai l’occhio lungo e siccome sono tutti a tua disposizione, tu sai se e quando dare una possibilità a ciascuno. Anche sul portiere la gerarchia non è tanto chiara, ma credo che la tua stessa immagine ora ne uscirebbe sminuita, mister, se dopo i rilievi del presidente Taccone (ingiusti, a mio avviso) al nostro Saracinesca tu pensassi di farlo accomodare in panchina. Ho sentito con le mie orecchie parole di grande stima da Terracciano verso Seculin dopo le sue prove più discusse e poi lo stesso Seculin ha avuto modo di dimostrare il suo valore. Oggi è Pietro, a mio avviso, a meritare la stessa intelligenza nella valutazione: sappiamo quello che può dare e tornerà a dare certamente se circondato da un clima di fiducia, dopo la prima parata eclatante che avrà il potere dei galvanizzarlo. Poteva essere il rigore di Terni che aveva intuito, ma gli è sfuggito per una ventina di centimetri. Ciò detto io immagino domani una formazione piuttosto abbottonata a Varese, con la predilezione per elementi collaudati e di sacrificio. Io mi aspetto questa:

TERRACCIANO, FABBRO, PECCARISI, PISACANE, BITTANTE, D’ANGELO, ARINI, SCHIAVON, DE VITO, GALABINOV E CIANO.

Le alternative non mancano in panchina, ma questa formazione, in questo momento delicato, potrebbe dare almeno dal primo minuto maggiore garanzia per un’impostazione che necessariamente dovrà privilegiare la fase difensiva e le ripartenze. Un saluto a tutti e Forza lupi.