Modena: Terzo Posto in Serie A nel Secondo Dopoguerra

Giovedì santo di intensa passione per l’Avellino. Questa sera, alle ore 20.30, i nostri Lupi attenderanno, tra le mura del “Partenio-Lombardi”, il Modena del binomio Pavan-Melotti. Reduci da tre sconfitte consecutive, gli uomini di mister Rastelli sono chiamati a evitare un ulteriore passo falso, al fine di non ridurre le possibilità di qualificazione ai prossimi play-off di categoria.

Difficile, tuttavia, immaginare che gli emiliani arrivino in Irpinia già sconfitti. Dopo che la cura Pavan-Melotti aveva sortito qualche effetto positivo iniziale, i Canarini sono incappati in una serie di tre pareggi e una sconfitta: un trend che ha impedito a Granoche e compagni di spiccare il volo, riavvicinandosi, magari, a quella zona play-off che, tutto sommato, dista soltanto otto punti. Niente è scontato, dunque, nella sfida di stasera: il Modena vuole dire la sua e proverà a tenere in scacco un Avellino che, pur avendo dimostrato ottime trame di gioco in quel di Catania, pecca recentemente di troppa, poca concretezza sotto porta.

Seppur distanti centinaia di km l’una dall’altra, Avellino e Modena presentano, calcisticamente parlando, qualche analogia significativa, soprattutto dal punto di vista storico. Una di queste riguarda il fatto che il Modena Football Club  nasce nel 1912, stesso anno di fondazione dell’Unione Sportiva Avellino. Entrambe hanno militato in Serie A, anche se in periodi molto diversi tra loro. Ciò che cambia notevolmente il confronto tra le due squadre riguarda il fatto che i Canarini, di anni in massima serie, possono vantarne ben ventisette, contro gli appena dieci dei Lupi. Giunta, per la prima volta nella sua storia, nel calcio che conta (ossia, la “Prima Categoria” degli albori) nella stagione 1912-13, la compagine gialloblu riuscirà ad affermarsi negli anni del secondo dopoguerra, entrando anche nell’immaginario collettivo di tantissimi italiani di quel periodo.

Una formazione del Modena nel secondo dopoguerra
Una formazione del Modena nel secondo dopoguerra

 «È una buona squadra il Modena?» domanda Antonio al figlioletto Bruno, dopo aver notato una carovana di tifosi gialloblu sfrecciare per le strade di Roma, nel celeberrimo film di Vittorio De Sica, Ladri di biciclette. Siamo nell’estate 1946 e il secondo conflitto mondiale è appena giunto al termine. In un’Italia completamente falcidiata da efferatezze e crudeltà di ogni genere, si tenta di ricostruire anche il movimento calcistico. Da questo punto di vista, il Grande Torino è l’unica squadra che è riuscita a conservare un assetto più o meno simile a quello del periodo antecedente alla guerra, seguito, a ruota libera, da Juventus e Milan. Ma, tra i bianconeri e i rossoneri, una nuova realtà sta per emergere nel panorama calcistico tricolore: il Modena di Alfredo Mazzoni.

Carpigiano, ex centrocampista dei canarini e fermo sostenitore di Vittorio Pozzo, l’allenatore che introdusse il famoso “Vecchio Metodo” (ossia, il modulo 2-3-2-3), Mazzoni riesce a creare un organico che, ai nastri di partenza, viene giudicato troppo inesperto dagli addetti ai lavori. Gran parte dei giocatori del Modena di quella stagione provengono, infatti, dalle categorie inferiori. Gli unici perni della squadra sono rappresentati dalla “bandiera”, Renato Braglia, e dall’attaccante, Renato Brighenti, bomber dei Canarini con dieci reti. Eppure, gli emiliani corrono, combattono, segnano goal: certamente, non nella stessa quantità prodotta dal Torino (104 goal segnati!) o dalla Juve (83). Ma alcuni sorprendenti risultati, come il 6-1 inflitto al Napoli e i successi contro squadre del calibro di Roma, Lazio e Fiorentina, permetteranno al Modena di prevalere sul Milan al termine del campionato. Gli uomini di Mazzoni raggiungono uno storico terzo posto, a quota 51 punti: miglior risultato di sempre dei Canarini nella massima serie.

Francesco Pernigo, attaccante del Modena nella stagione 1947/48
Francesco Pernigo, attaccante del Modena nella stagione 1947/48

Nella stagione successiva (1947/48), il Modena riesce a confermarsi come mina vagante del campionato italiano. Il campionato verrà nuovamente dominato dal Torino, mentre gli emiliani si piazzeranno in quinta posizione, a quota 44 punti, in compartecipazione con l’Atalanta. Emerge, in quest’annata, la vena realizzativa di Francesco Pernigo, esperto attaccante prelevato dal Venezia, autore di 18 reti. Ma il ciclo di Mazzoni è destinato a finire nella stagione 1948/49, quella della retrocessione dei Canarini in Serie B. Seguirà una lunga permanenza tra i cadetti e, prima del crollo in Serie C, all’inizio degli anni sessanta, la società cambierà addirittura il proprio nome, mutandolo in Zenit Modena Football Club nel periodo 1956-59. A inizio anni sessanta, si registra un doppio salto dalla C alla A. Il Modena, dopo aver conquistato la permanenza in massima serie nella stagione 1962-63, perderà lo spareggio contro la Sampdoria un anno dopo, ritornando in Serie B e allontanandosi dal calcio che conta per quarant’anni circa.

Agli inizi del duemila, dopo una lunga militanza tra seconda, terza e quarta serie, il Modena riesce nell’impresa di bissare la promozione dalla C alla B (fatta registrare nella stagione 2000/01) con la scalata dalla serie cadetta alla A nella stagione 2001/02. A questa scalata partecipa anche il Como, “compagno” di promozione dei Canarini  sia nel girone A della Serie C1 2000/01, che nella Serie B 2001/02. Guidata da Gianni De Biasi – attuale c.t. dell’Albania – la compagine emiliana approda in Serie A dopo ben trentotto anni di assenza e, grazie all’affidabilità di giocatori come Omar Milanetto, Stefano Mauri e Giuseppe Sculli (capocannoniere, con otto reti, nella stagione 2002/03), riesce addirittura a salvarsi, grazie a una classifica avulsa che la avvantaggia, rispetto alle altre pretendenti alla salvezza (Empoli, Reggina e Atalanta).

Sculli, Mauri e Milanetto: il trio del Modena nella stagione 2002/03
Sculli, Mauri e Milanetto: il trio del Modena nella stagione 2002/03

Nella stagione successiva, il miracolo non si ripete: il Modena, traghettato da Alberto Malesani, parte discretamente, per poi perdersi nella seconda parte del campionato. Il cambio in panchina – con Gianfranco Belotto che rileva Malesani – non sortisce gli effetti sperati: i Canarini terminano il campionato 2003/04 al terzultimo posto e retrocedono in Serie B. A infangare una stagione così deludente contribuisce, poi, il caso riguardante Antonio Marasco: il centrocampista di Torre Annunziata (all’Avellino dal 1991 al 1996) viene squalificato per tre anni, in seguito a un tentativo presunto di combine nella partita Sampdoria-Modena. Assolto solo di recente, Marasco è stato implicato in un filone di Calcioscommesse che ha anticipato, di appena qualche anno, lo scandalo Calciopoli.

La stagione 2003/04 è, tuttora, l’ultima disputata dal Modena nella massima serie. Dalla retrocessione maturata in quell’annata a oggi, i Canarini hanno sempre militato tra i cadetti, pur avvicinandosi in almeno due occasioni a una nuova promozione (nel 2005/06 e nel 2013/14). Uno degli obiettivi della società attualmente gestita da Antonio Caliendo era, inizialmente, quello di puntare nuovamente al raggiungimento dell’obiettivo play-off. Ma, complice un andamento disastroso negli ultimi mesi, costato caro all’ex tecnico degli emiliani, Walter Novellino, il Modena si è ritrovato addirittura a dover lottare per la salvezza.

La gara del “Partenio-Lombardi” sarà, forse, l’ultima spiaggia per gli ospiti, al fine di riavvicinarsi alla parte sinistra della classifica. Ma – non ce ne vogliano i Canarini – è pur vero che il digiuno dei Lupi dura ormai da troppo tempo. A buon intenditore…

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