Montaguto, il paese delle Fontane

Dopo aver lasciato Mirabella Eclano, ci ritroviamo sempre in Irpina e precisamente a Montaguto, paesino di circa 400 anime confinante con Savignano Irpino e Greci (paesi anch’essi irpini) e Orsara di Puglia e Panni (paesi della provincia di Foggia). In origine Montaguto era costituito da due parti distinte: il Casale di Sambuceto, situato a valle tra il Cervaro ed i torrenti Saliceto ed Acquara, e il Castrum Montis Acuti intorno al quale si viene piano piano a costituire il paese quale si presenta oggi. Montaguto è posto a 730 metri sul livello del mare. Ha fatto parte della provincia di Foggia, e quindi della Puglia, fino al 1860. Il suo clima è molto salubre e la sua aria è molto fine.

veduta di montaguto

Il Casale di Sambuceto dal 1179 alla prima metà del 1700 è un beneficio della Mensa Vescovile di Bovino mentre la Terra Montis Acuti, luogo di insediamenti sanniti e romani fin dal IV-III secolo a. C. e teatro della seconda guerra punica, fa parte per molti secoli della Baronia di Flumeri e Vico ed è uno degli avamposti privilegiati del sistema di difesa e di controllo della Valle del Cervaro, lungo la quale si snoda la Strada Consolare 64, oggi Statale 90 delle Puglie. Divenuto feudo di Maria Donata del Balzo Orsini, Montaguto intraprende un cammino tutto suo, nel quale si distinguono pastori e contadini: i primi si dedicano all’allevamento degli ovini e dei bovini nei fiorenti pascoli delle Pannizze, delle Sorgenti e della Montagna; i secondi si danno alla coltivazione dei cereali e degli alberi da frutta ad uso proprio nei terreni della bassa e media montagna. Montaguto ha ospitato in passato una comunità di valdesi. Infatti, l’adesione all’eresia valdese e protestante di alcune famiglie nel corso del 1500, è motivo di inquisizioni e di processi. Decimato a causa della peste del 1656, il feudo di Montaguto nel 1700 è messo all’asta dal Sacro Regio Consiglio di Napoli ed acquistato dal principe Luigi Pinto Mendoza che incoraggia alcune famiglie dell’Arianese, del Beneventano e del Napoletano a ripopolarlo, concedendo loro superfici di terreno agricolo, in cambio di un fitto in natura, detto terraggio. Nei primi dell’Ottocento massiccia è l’adesione dei Montagutesi alla Carboneria, così come decisa è la partecipazione ai moti del 1848, finalizzata, però, all’occupazione di terreni comunali e baronali da parte di privati cittadini che tornano di nuovo sulle barricate nel 1896 e, durante il regime fascista, nel 1923 e durante la seconda guerra mondiale, per contestare sia la politica di restrizione dei diritti fondamentali, sia le assillanti e ripetute requisizioni di cereali.

Montaguto Fontana paolina

Poche ma meritevoli di attenzione le vestigia del passato: il mulino ad acqua quasi al centro del bosco comunale, la chiesa parrocchiale, un’iscrizione su pietra del 1704, il palazzo municipale del 1816, la Fontana Vecchia del 1532, la Fontana Nuova del 1870, la Fontana delle Sorgenti, la Fontana del Ponte del 1871 lungo la Provinciale 26, la Fontana Paolina. In compenso c’è un esteso bosco di querce e cerri di 240 ettari, intersecato dalla Strada Provinciale e interamente e agevolmente percorribile in lungo e in largo, con un ricco e vario sottobosco e tanta biodiversità (falchi, tortore, corvi, cornacchie, merli, volpi, ricci, donnole, faine, tassi, cinghiali, gazze, ghiandaie, poiane; ginestre, ginepri, rosolacci, mirti, biancospini, pini, abeti, olmi).

Fontana vecchia

Prodotti tipici di Montaguto sono la casoricotta (formaggio di capra), i caciocavalli, le scamorze, il formaggio con latte di pecora e di mucca, la ricotta, le sopressate e la salsiccia, il pane e le pizze di pane, la pizza con il pomodoro e con le patate. Produzione agricola caratteristica: grano, olio, vino di uve miste, fichi bianchi e neri, pere, mele. Non c’è più alcuna forma di artigianato se non quella legata alla confezione di canestri e panieri di canne e salici, praticata solo da qualche anziano, e quella della confezione di merletti con l’uncinetto e delle maglie con i ferri. In molte case si fa ancora la pasta a mano (tagliatelle, cicatielli, orecchiette, paccunielli, che sono tagliatelle corte e larghe).

Montaguto visto da Panni

Immerso nel verde, Montaguto prende il nome dalla sua conformazione naturale. L’alto sperone roccioso ha condizionato la disposizione topografica dell’abitato: le case sono ordinate a schiera lungo strade perfettamente parallele e orientate seguendo la direzione orografica. Aria pulita, acqua limpida, cibi genuini e tutta la tranquillità di cui ormai in città è impossibile godere: tutto questo è Montaguto. Dal paese, poi, la visuale è stupenda: è possibile ammirare i monti del Partenio, del Taburno e del Matese, nonché il Tavoliere pugliese. Montaguto con la sua mescolanza di caratteri ambientali tipici della Valle dell’Ufita, con alcune varietà vegetative comuni nell’Alta Irpinia, offre luoghi dove godere di piacevoli passeggiate nel verde, come il suggestivo ed esteso bosco comunale oppure i sentieri che conducono alla cosiddetta Montagna (m. 930), a nord-ovest del centro abitato.

La Frana di Montaguto

Montaguto è famosa anche perché dal 2006, una frana di oltre 3 km di lunghezza, una superficie di oltre 670.000 m² ed un volume superiore ai 10 milioni di m³ di terra è scivolata da contrada Pannizza fino a raggiungere la SS90, bloccandola diverse volte, e il binario, interrompendo la tratta ferroviaria Roma-Bari dal marzo al giugno 2010. Il fenomeno di frana di Montaguto si colloca nel sistema morfoevolutivo della media valle del torrente Cervaro ed in ambito più ampio in quello dell’appennino Dauno-Irpino. In questo settore dell’Appennino, tipica è l’evoluzione dei versanti per frana con meccanismi cinematici per colate di terra caratterizzate da aree di alimentazione articolate e complesse, generalmente con controllo strutturale. Frequenti sono però anche i movimenti di tipo complesso e composito e le aree soggette a franosità diffusa.

Montaguto- Fontana nuova

Il paese è ricco di fontane di ottima acqua; di queste le più antiche sono dette: Del Basso, Della Noce e poi la fontana Vecchia, ricostruita e inaugurata il 10 maggio 1539 come da una antica scritta posta in loco e si distingue per la sua acqua freschissima anche d’estate. Poi c’è la Fontana Preziosa, sulla strada per Orsara e a circa 800 metri dal paese, detta anche Fontana Preziosa perché così la chiamava la Principessa Cariati allorché si faceva portare a Napoli sette barili alla settimana di quell’acqua, che lei definiva “preziosa” per le eccellenti qualità curative, poco dura e leggerissima. La Fontana Paolina, poco più lontana da questa, detta così a ricordo di un burbero pecoraio del posto (Paolino) che voleva tutte per il suo gregge le erbe circostanti quella sorgente e a chi contravveniva faceva assaggiare il suo nodoso bastone. La Fontana Nuova costruita dal dottor Pepe nell’anno 1876 e, infine, la Fontana del Ponte che fu fatta costruire dal sindaco Della Rovere nell’anno 1875 a qualche chilometro dall’abitato su di una bella passeggiata verso il Bosco, tra salici e ginestre profumate e querce antiche; vi fu aggiunto dopo un lavatoio comunale.

Montaguto antico mulino

La chiesa Parrocchiale, della anche chiesa della Madonna del Carmine, è stata restaurata dopo il terremoto del 1980. Si trova sulla sommità dello sperone roccioso su cui si sviluppa Montaguto, in posizione panoramica esposta ai venti. La struttura è a croce greca e risale al XVIII secolo, all’epoca del Principe Luigi Pinto Mendoza. La facciata della chiesa parrocchiale di Montaguto è molto semplice. Tuttavia, ne migliora l’estetica la presenza di un bel campanile su cui è presente un orologio in pietra con un antico quadrante. Ai piedi del campanile, non visibile nella foto, si trova una statua metallica di Gesù Cristo. L’interno della chiesa Parrocchiale è molto semplice e presenta diverse statue di santi nelle varie nicchie. Di rilievo è l’altare maggiore e gli arredi sacri del primo ‘900.

Purtroppo il più bel palazzo di questo paese non esiste più in quanto abbattuto e sostituito da un’anonima, se non brutta, palazzina giallina: si trattava del palazzo ducale Pinto Mendoza, che si trovava nella Piazza antica, che oggi ospita la chiesa parrocchiale. Il palazzo presentava un bel giardino con cancello. Sulla stessa piazza insisteva la chiesetta di S. Antonio, distrutta dal terremoto degli anni ’30 e mai più ricostruita. Il Palazzo Iagulli, oggi sede della scuola materna ed elementare di Montaguto è adiacente al palazzo comunale. Si tratta di un nuovo edificio, ricostruito nel 1992 preservandone bel portale in pietra. Una lapide ricorda che il palazzo, donato al popolo di Montaguto nel 1894 da Nicoletta Iagulli, è stato anche sede di un orfanotrofio. L’attuale sede del comune, posta sulla piazza del Municipio, è probabilmente Palazzo Procaccini risalente al 1816.

Lasciamo Montaguto, questo piccolo ma splendido borgo irpino ai confini con la Puglia, paese di origine del mio amico Rocco, per ritrovarci sabato prossimo chissà in quale paese della verde Irpinia.