Montecalvo Irpino, il paese del pane

Dopo aver lasciato Montaguto e le sue fontane ci ritroviamo sempre in Irpina e precisamente a Montecalvo Irpino, paesino di circa 3800 abitanti, detto anche il paese del pane buono. Secondo alcuni il nome deriva dal latino mons calvus, ossia monte privo di alberi, secondo altri, invece deriva da mons galbus, ossia giallo per il colore del tufo o dei fiori di ginestra presenti in zona.

Veduta di Montecalvo Irpino

Il territorio comunale fa parte della Comunità montana dell’Ufita. Si trova nella parte nord della provincia di Avellino al confine con quella di Benevento. Il suo territorio, per lo più argilloso e tufaceo, è prevalentemente montano. Sorge in prossimità della confluenza del torrente Miscanello nel fiume Ufita. Montecalvo è incastonata sul crinale di un’altura e si raggiunge percorrendo una serie di tornanti che si avvitano lungo il colle costeggiando boschi, campi arati e dolci colline. Il paese ha un’altitudine che varia dai 171 ai 700 metri sul livello del mare.

Sin dalla preistoria Montecalvo Irpino ha svolto sempre il ruolo di importante nodo di traffico stradale, come testimonia la necropoli del VII sec. A.C., rinvenuta in località Contrada S. Vito, ove si ritrovarono centinaia di tombe, corredi funerari e ceramiche. Il ruolo svolto da Montecalvo è confermato dai ponti romani, nei pressi della stazione ferroviaria sul Miscano (S. Egidio) e quello in località Pezza di Cristina (del Diavolo), che unitamente ad altre testimonianze archeologiche d’epoca romana fanno ritenere che in quest’area sorgesse l’antica Forum Novum. L’area di Montecalvo fu stabilmente abitata da popolazioni normanne e longobarde, tant’è che il nome Mons calvus sarebbe di origine normanna, probabilmente per sottolineare il fatto che il borgo venne edificato in cima ad un monte privo di vegetazione. Gli invasori normanni e longobardi spinsero i montecalvesi a rioccupare i vecchi insediamenti romani, come la Rocca Romana, eretta al tempo delle guerre sannitiche quale presidio a difesa della Via Traiana. Nel 1137, nei pressi del castello, si fermò Ruggero il Normanno, futuro Re delle Due Sicilie, con i suoi soldati, durante la guerra contro il cognato Rainulfo, conte di Avellino. Successivamente, Montecalvo ha formato oggetto di varie signorie e fu legato alla Contea di Ariano fino al 1505, quando divenne autonomo. Quindi, tornò ai Pignatelli, fino all’abolizione del feudalesimo. Nel 1656 Montecalvo fu colpita dalla peste che uccise ben 2090 persone. I moti rivoluzionari del XIX sec. videro la partecipazione di diversi carbonari montecalvesi.

Montecalvo Ponte S.Egidio

Al confine tra i Comuni di Montecalvo Irpino e Casalbore si trovano i resti di un primo ponte romano, detto del Diavolo. In realtà, il ponte non c’è più, visto che si tratta dei resti di un arco che reggeva il ponte. Invece il ponte romano di S. Egidio, sotto cui passa il torrente Miscano, a differenza del ponte del Diavolo, è tutto intero.

Il castello, situato nel punto più alto del paese in via S. Maria, fu edificato sul sito dell’antica rocca romana, creata al tempo delle guerre sannitiche. Diversi terremoti, tra cui particolarmente quello del 1456, arrecarono gravi danni alla struttura, che subì numerose trasformazioni. Da struttura con quattro torri laterali, assunse la forma attuale con l’aggiunta dei bastoni sull’intero lato nord-occidentale.

Castello Ducale PignatelliCiò determinò la sua trasformazione da presidio militare di difesa a dimora gentilizia (Palazzo Ducale Pignatelli). Quel che oggi residua dell’antica struttura, le mura di cinta ed alcuni ambienti a livello stradale e al piano terraneo, è comunque sufficiente a dare un’idea di quanto imponente doveva essere il tutto. Lo stemma della famiglia Pignatelli, rinvenuto durante scavi nei ruderi del castello di Montecalvo Irpino, è esposto nella Chiesa Madre. Da notare, che la struttura prima di essere un castello è stato un ospedale, il primo dell’Irpinia fin dal XII secolo.

Montecalvo interno chiesa madre

La chiesa madre presenta una struttura gotica, è divisa in tre navate, di cui quella centrale è più vasta. Vi sono otto colonne di arenaria, su cui poggiano sei cerchi a sesto acuto. La struttura si deve al futuro Duca di Milano, Francesco Sforza. Molto bello è il portale a forma di arco con lunetta gotica, due finestre e rosone centrale risalente al XIV sec. All’interno, a tre navate, si trova la cappella dei Carafa con un arco risalente al 1556.

Chiesa S.AntonioLa chiesa di S. Antonio, terminata nel 1631, ad una sola navata, custodisce alcune importanti opere d’arte, quali una tela fiamminga del XVI secolo raffigurante la Madonna della Purità ed un crocifisso ligneo del XVIII secolo. Annesso alla chiesa vi è il cinquecentesco convento francescano, al cui interno nel gennaio del 1952 venne creata l’Oasi di Maria Immacolata, un percorso permanente di esercizi spirituali e di cultura religiosa. L’Oasi è così chiamata poiché si tratta di un sito avvolto dal verde, tranquillo e silenzioso, meta di ritiri spirituali. Di rilievo la biblioteca del convento, che conserva molti volumi ed opere rare, alcune delle quali risalgono al ‘500. La chiesa abbaziale di S. Nicola in Corsano, di recente restaurata, si erge sul sito dell’antico feudo di Corsano, gravemente colpito dalla peste del 1656. L’attuale struttura è relativamente recente, anche se è documentata la sua esistenza nel XIV secolo. Sulla facciata spicca il vasto portale, mentre lateralmente si vedono le tracce di due finestre ad arco. Tra le altre chiese del paese, ricordiamo, innanzitutto, la chiesa di S. Bartolomeo, che si trova in pieno centro, in una traversa della strada principale; poi la chiesa della Madonna della Neve e la chiesa del Carmine. Altro edificio religioso è la chiesa di S. Gaetano Thiene.

Montecalvo Palazzo de cillis

Il centro storico di Montecalvo Irpino è impreziosito dalla presenza di diversi edifici signorili dei secoli XVIII-XIX. Forse il più noto è il palazzo De Cillis, che presenta un portale in pietra, riccamente decorato in stile floreale, con caratteristici piccoli balconi con inferriata.  Tra gli altri edifici signorili ricordiamo il palazzo De Marco con portali con stemma nobiliare in pietra lavorata e balconi e finestre caratteristiche, il palazzo Bozzuti-Pizzillo, il palazzo Caccese ed, infine, il palazzo Peluso.

A circa 15 km da Montecalvo Irpino, in prossimità del confine tra Irpinia e Sannio, giace un piccolo lago vulcanico, chiamato Bolle della Malvizza, che si raggiunge lasciando la SS, con una piccola deviazione su una stradina non asfaltata. In merito all’etimologia della parola Malvizza, si contrappongono due tesi: secondo la prima, l’origine del vocabolo deriverebbe da Mala vizza, cioè, uccello del malaugurio, secondo la seconda, da Mala silva, cioè selva pericolosa. Entrambi gli etimi sottolineano un elemento di negatività. Suggestionati dalle leggende, gli antichi narravano che qui vivesse un cattivo taverniere che uccideva i viaggiatori della Via Traianea, depredandoli dei loro beni. La leggenda narra che gli Dei, adirati per le mostruosità di cui si era macchiato il taverniere, lo fecero sprofondare, unitamente alla sua servitù, in una voragine, dove oggi sorgono le Bolle della Malvizza. Ogni 15 agosto il taverniere farebbe udire i suoi lamenti. Le Bolle sono delle emissioni gassose che attraversano un lago sotterraneo e raggiungono la superficie fuoriuscendo dalle sommità fangose piene d’acqua e gorgogliando. I crateri attivi da cui fuoriescono le bolle sono detti Mefite. Le esalazioni mefitiche sono molto pericolose perché possono provocare la morte per soffocamento.

Bolle malvizza

Ma è sicuramente il profumo del pane ad attirare i visitatori a Montecalvo; il pane è ottenuto dalla molitura nei tanti mulini della zona, delle varietà di grano tra cui l’antica e prestigiosa varietà di saraolla, di cui la terra, ricca di verde ed acqua, è generosa. Montecalvo fa parte dell’associazione nazionale delle Città del pane, ed i suoi muri affrescati lo rendono uno dei Paesi dipinti.

Con il pane in bocca lasciamo Montecalvo per ritrovarci giovedì prossimo chissà in quale paese della verde Irpinia.