Monteforte Irpino (Avellino): Paese di Antonio Vincenzo Gallo

Monteforte è un comune Irpino di circa 10.000 abitanti. Anche se Monteforte Irpino si trova all’interno del territorio Irpinio, il suo comprensorio confina con il comune di Visciano, ultimo comune della città metropolitana di Napoli che divide in due i territori del Vallo di Lauro e il Baianese. Il comune fa parte della Comunità montana Partenio – Vallo di Lauro. Parte del territorio comunale è compreso nella perimetrazione del Parco regionale del Partenio.

La storia di Monteforte è antichissima: si trovano tracce della sua esistenza già durante la seconda guerra punica, quando Annibale Barca vi passa tornando da Capua, sulla via Appia, in direzione di Canne, dove preparerà la storica trappola ai Romani.  In un antico manoscritto che parla della marcia di Annibale, si legge: « …strata nemoris Montis Fortis prope cimiterium usque ad Atripaldi per viam qua itur Guardia Lombardorum Per frontem S. Luciae usque ad pontem Nusho usque Guardiam et a Guardia per viam S. Leonardi usque Ufidium…» ossia: « … la strada per i boschi di Monteforte, presso il cimitero, in direzione di Atripalda, verso Guardia dei Lombardi, di fronte S.Lucia e passando per Nusco, per la via che da S.Leonardi va verso l’Ufita… ».

il castello di Monteforte, torre di avvsio Longobarda

Ad ogni modo, nei secoli a seguire, il paese non viene praticamente mai citato, fino all’891 d.C., quando compare stabilmente in diversi documenti ufficiali. Nel periodo angioino, passò ai principi di Montfort e vi dimorò quel Guido di Montfort che il 25 maggio 1270 nella Chiesa di San Silvestro di Viterbo assassinò Enrico di Cornovaglia, figlio di Re Riccardo I d’Inghilterra. Il feudo in seguito appartenne agli Orsini, ultimi conti di Nola, che lo persero per essersi ribellati a Carlo V.

Nel 1799 i francesi vi fissarono un distaccamento e da qui mossero all’attacco di Mercogliano ed Avellino. I moti carbonari di Nola (1º luglio 1820) videro Monteforte protagonista: gli insorti del seguito di Michele Morelli vi innalzarono la bandiera della libertà contro i Borboni. In seguito, acquistò l’appellativo di Irpino per meglio evidenziarne l’aggiunta alla provincia di Avellino.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAIl castello di Monteforte, da cui prende nome il paese, fu probabilmente un antico castrum romano, su cui fu edificato un castello vero e proprio probabilmente dai Longobardi. Sull’origine del Castello di Monteforte vi sono tre distinte ipotesi. Prima ipotesi: secondo il Bellabona, verso la fine del VI sec. gli avellinesi, malsicuri e poco difesi, causa le invasioni barbariche, cercavano sulle vicine alture una stazione meglio tutelata dalla natura stessa del luogo: Monteforte sarebbe, quindi, uno dei castelli dell’antico Avellino. Seconda ipotesi: la dominazione dei Longobardi, calati in Italia verso la fine del VI sec., è caratterizzata da una forte tendenza centrifuga rispetto al potere centrale: sorgono, quindi, numerosi posti fortificati. Terza ipotesi: A causa della scissione del Principato Beneventano, causa lotte intestine, in Principato Beneventano e Principato Salernitano, Monteforte viene a trovarsi sulla linea di demarcazione. Il Castello di Monteforte viene costruito per rafforzare il “vallum moenianum” come difesa della parte più meridionale del Principato Beneventano.

I ruderi del Castello e la Chiesa di S. Martino costituiscono il nucleo più significativo dell’antica Monteforte. Sul colle di S. Martino, circondati da una pineta recintata e attrezzata, sono cospicui i ruderi dell’imprendibile fortezza medievale, costruita in posizione strategica già in epoca longobarda. Ampliata dagli angioini e dagli aragonesi, si ammirano ancora parte delle murature perimetrali in pietrame, una torre a pianta circolare ed un artistico camino.

Chiesa di san MartinoNei pressi del castello si trova la Chiesa di S. Martino, risalente nel suo impianto originario al Duecento. Più volte ristrutturata, mostra un bel portale principale, la statua raffigurante San Martino, un’alta torre campanaria ed un tiburio cilindrico. Dentro l’unica navata si apprezzano il cassettonato ligneo del soffitto, il pavimento in maiolica e un quadro rappresentante S. Martino, donato alla comunità dall’artista Massimo Marano. Fulcro del paese è piazza Umberto I ove si affacciano l’ex Municipio ora Casa della Cultura e la Parrocchia di San Nicola. Di epoca seicentesca, la Chiesa di S. Nicola di Bari conserva alcune tele del XVIII secolo di scuola napoletana e solimeniana con soggetti religiosi (santi e scene del Nuovo Testamento).

La Chiesa del Rosario o di San Vincenzo si trova presso l’ex Orfanotrofio ora sede del Municipio in via Loffredo eretta da Battista Loffredo e Diana Caracciolo marchesi del luogo e data poi ai padri domenicani. La chiesa fu annessa nel 1758, ad un’unica navata ha tre altari uno centrale e due laterali. Tra le opere d’arte presenti si ricordano: il tabernacolo (1600), una tela del Cacciapuoti raffigurante S. Nicola mentre compie un miracolo in presenza di tre fanciulli. Sotto la zona absidale dell’altare maggiore è collocato il sarcofago di Padre Antonio Vincenzo Gallo.

Il palazzo Loffredo di Monteforte, che ospita ora il Municipio, era la sede dell’omonimo Orfanotrofio Loffredo e venne inaugurato nel dicembre del 1842 con la finalità di accogliere ed educare gli orfani ed i trovatelli nati nel comune di Monteforte o da padre montefortese. L’istituzione trae origine dal testamento del principe Lodovico Venceslao morto il 17 settembre 1827. Il palazzo Loffredo è l’edificio pubblico civile più rilevante del paese.

La Chiesa dell’Annunziata merita un discorso a parte: era l’antica parrocchia del paese. Sorgeva ove oggi si eleva un palazzo del paese chiamato Palazzo del Sole.

Chiesa di san NicolaLa Chiesa di San Michele, meglio nota come Chiesa di S. Anna, risale al 1300 ed anticamente era la parrocchia del paese. Danneggiata dai numerosi terremoti che hanno colpita la zona fin dal Medioevo è oggi in avanzata fase di ristrutturazione. I lavori hanno portato alla luce antiche catacombe. Ad ultimazione dei lavori verrà allestito un museo religioso. La chiesa è ad un’unica navata lungo le quali sono collocati due altari dedicati a S.Anna e a S. Michele Arcangelo.

La Chiesa del Purgatorio è situata su una precedente chiesa del 1300, è ad un’unica navata nella quale sono sistemati due altari con nicchie ospitanti le statue di S. Antonio e del Sacro Cuore. Sul presbiterio c’è un quadro raffigurante le anime del Purgatorio a firma del pittore Angelo Maggillo (1792) Temporaneamente ospita la statua in argento del Patrono S. Martino.

La Chiesa di SS. Maria del Monte Carmelo è ben conservata soprattutto ad opera della Confraternita che porta il nome della Chiesa. Sono stati rifatti il tetto, il solaio, restaurati l’organo e gli scanni ripristinati stucchi e decorazioni. Piccola e graziosa presenta un portale in legno è ad un’unica navata ai lati della quale c’è un coro ligneo, di manifattura pregiata. Il 16 luglio è festa grande: si festeggia la Madonna del Carmelo e in segno di affetto e devozione arrivano “i battenti”. Vi è il pulpito, la cantoria con un organo del 1700. In tale Chiesa vi è un presepe del 1700 e la statua di Cristo flagellato in cartapesta e stucco.

Lo storico Zigarelli, in accordo col il Bellabona, ritiene che la Chiesa di San Martino sia più antica della Chiesa di S. Nicola di Bari in contrasto con lo studioso Montefusco, che fa risalire quest’ultima all’anno 1000 quando le reliquie di S. Nicola dall’oriente furono trasportate a Bari. Attualmente la Chiesa è stata restaurata come anche l’annesso oratorio meta di numerosi visitatori. L’interno ha tre navate separate da pilastri in piperno.
La navata di destra, ospita la cappella di S. Martino protetta da un cancello in ferro battuto finemente lavorato, quella di sinistra più movimentata e ricca ospita l’altare di S. Lucia di piccole dimensioni ma in marmo pregiato e di S. Antonio.

Chiesa del PurgatorioA Monteforte Irpino l’11 gennaio 1899 nacque il Venerabile Antonio Vincenzo Gallo.  Venne battezzato lo stesso giorno col nome di Vincenzo nella stessa Chiesa, San Nicola di Bari, dove riposa. Fu settimo di nove figli. Il padre Antonio e la madre Angela Piciocchi erano molto devoti della Madonna tanto che avevano fatto ricamare uno stendardo con l’Immacolata, perchè restasse in famiglia come uno stemma di alta aristocrazia. Padre Antonio emise la Prima Professione di fede il 29 gennaio del 1921 e la Professione Perpetua il 16 ottobre 1924. Incardinato nella diocesi di Avellino, fu ordinato sacerdote il 14 dicembre 1930. La sua vocazione passò dei brutti momenti. Dapprima la morte del padre, poi la dolorosa guerra (1915-18) dove fu soldato esemplare, sempre pronto a sopportare la volontà del Signore. Nel 1928 perse la madre, infine una malattia inesorabile lo colpì, “la miotonia o morbo di Thomsen”, aggravata da un esaurimento nervoso. I medici gli dissero: “Mai potrai guarire, ma solo migliorare. Sarai un Sant’Antonio martire della sofferenza”. Il 16 marzo 1931 fu ammesso alla Parrocchia di Cristo Re in Roma dove svolse il suo programma di dedizione sacerdotale. Le sofferenze fisiche e morali furono accettate in spirito di amore e di riparazione al Cuore di Cristo, senza alcun lamento, anche di fronte all’incomprensione. Nell’aprile del 1934 si ammalò gravemente e il 2 maggio, colpito da meningite, donò serenamente a Dio la sua anima. Il suo corpo venne traslato, il 29 ottobre 1972, da Roma a Monteforte Irpino dove venne accolto da tutto il popolo con partecipazione sentita e riverito rispetto. Il 9 aprile 1990 il Papa Giovanni Paolo II lo proclamava Venerabile.

Lasciamo la bella cittadina irpina di Monteforte, che indubbiamente merita una visita, per ritrovarci giovedì prossimo in un’altra splendida località irpina.

UN VIAGGIO NELLA NOSTRA AMATA TERRA
L’IRPINAUTA DI SALVATORE NARGI