Montefredane (Avellino): terra natale di uomini illustri

Domenica scorsa, 17 maggio 2015, come previsto dal percorso, la carovana rosa del giro d’Italia ha trionfalmente attraversato i 18 comuni dell’Irpinia, ma come da programma de l’Irpinauta, seguendo il tracciato irpino della nona tappa del giro d’Italia 2015, oggi andiamo a Montefredane, un importante paese della nostra terra che gode di uno spettacolare panorama su tutta la valle del fiume Sabato e del fiume Calore. Dista dieci chilometri da Avellino ed è situato su una collina a circa 600 metri sul livello del mare. E’ ricco di sorgenti d’acqua e noto per la produzione del vino Aglianico e del Fiano. E’ terra natale di uomini illustri come lo storico Guglielmo Giordano; il sacerdote carbonaro Michele Bergamasco; Mons. Alfonso Giordano, collaboratore del Cardinale D’Avanzo e Vescovo delle diocesi riunite di Calvi e Teano, teologo e studioso di letteratura; il poeta Oreste Giordano; l’avv. Berardino De Crescenzo, autore di decine di pubblicazioni giuridiche e letterarie; vanta inoltre interessanti presenze storico-culturali e religiose: è vivo il ricordo del prof. Giuseppe Pisano e del Parroco don Antonio Aquino.

La zona in cui sorge oggi Montefredane fu abitata in epoche remote dai Sanniti. Successivamente, in corrispondenza della frazione di Arcella, si stanziarono popolazioni romane. La fondazione dell’abitato principale, che sorge in cima al paese, si fa risalire al VI secolo d.C., con l’arrivo degli abitanti dell’allora Abellinum (l’attuale Atripalda) in fuga dopo la distruzione del loro centro abitato. Nel XII secolo Montefredane fu menzionato nel Catalogus baronum (1150-1168) in quanto appartenente alla contea di Avellino. Nei secoli successivi le sue vicissitudini furono legate ai nome di diverse famiglie nobiliari, quali i De Tufo, i Capece, i Brancaccio e gli Orsini. Montefredane acquisì una sempre maggiore importanza fin quando la peste del 1656 ne ridusse fortemente lo sviluppo. Tra il 1650 e 1806 il territorio fu proprietà della famiglia nobiliare dei Caracciolo, che lo portarono a nuovo splendore con la costruzione del Castello. La famiglia, destituita dalle forze napoleoniche durante l’occupazione, tornò nella città con la restaurazione borbonica. Agli inizi del Novecento, ancora in età monarchica, perse ogni potere in loco, ed i suoi appartenenti si trasferirono a Napoli. Nel 1981 Montefredane fu inserito nell’elenco dei comuni “gravemente o particolarmente danneggiati” dal terremoto dell’Irpinia, a causa del quale, fortunatamente, non subì vittime umane.

Panorama di Montefredane
Panorama di Montefredane

Da vedere a Montefredane: la Chiesa Parrocchiale S. Maria del Carmine, edificio settecentesco con l’alta torre campanaria, visibile da gran parte della media valle del Sabato; all’interno si conservano alcune opere d’arte sacra, tra cui statue di santi, un altare maggiore in marmo e un organo a canne di recente ricostruito; il Castello medievale, risalente al X secolo, i cui ruderi, recentemente restaurati, ne testimoniano l’antico splendore. Posto in posizione strategica a dominio dell’intera valle, restano del castello solo qualche tratto di mura in pietrame e una piccola torre a pianta quadrata; la Sala consiliare, ubicata nella vecchia Chiesa della Congrega dell’Addolorata: di grande rilievo i due archi a sesto acuto delle finestre e una lapide murata nel vecchio prònao; la Cappella del cimitero, costruita agli inizi del settecento, contiene affreschi dell’epoca e successivi; il Palazzo Baronale, struttura rinascimentale con facciata probabilmente del settecento. L’ampio portale, le finestre, il cornicione, l’impluvio del cortile interno e l’insieme del corpo di fabbrica ne fanno un complesso di grande interesse storico e architettonico; le sorgenti che sgorgano numerose nel territorio comunale con acque fresche e leggere; le più importanti sono: Fontanelle, Pisciricolo, Fontana Magliano, Festola, Cupazzi.

Montefredane è un borgo di antiche tradizioni agricole (castagne, nocciole, legumi, prodotti ortofrutticoli e viti) e, soprattutto, pastorali, grazie all’allevamento di animali da latte, che l’ha resa famosa per la produzione di latticini e formaggi genuini, con caseifici sorti presso la frazione di Arcella, lungo la Via Appia, in prossimità del nucleo industriale di Pianodardine. Avviata è anche la produzione e commercializzazione di vini da tavola. Molto importante per l’economia è la presenza di numerose industrie di livello nazionale, come la Fiat, la Denso, Tenuta Vistabella e la Novolegno, sviluppate anch’esse nella zona industriale di Arcella (Montefredane).

Chiesa Parrocchiale
Chiesa Parrocchiale
Castello Caracciolo (1)
Castello Caracciolo

Arcella è una frazione di Montefredane: molti la ricordano per il Mago di Arcella, all’anagrafe Antonio Battista, morto nel 2012. Confina con il comune di Avellino e con la zona industriale, nella quale sono presenti numerose industrie di livello nazionale, tra le quali la Fiat, la Novolegno, la Magneti Marelli ed altre. Arcella è stato costruito come un sobborgo nel 1960. L’area è stata sviluppata principalmente negli anni 70 e 80, con blocchi enormi, grattacieli residenziali, in particolare dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980 con la costruzione di alloggi per gli irpini sfollati. Complessi di appartamenti enormi, ampi viali e un parco sono stati costruiti, senza i distretti commerciali o di svago.

Lasciamo Montefredane per darci appuntamento a giovedì prossimo, sempre seguendo il tragitto irpino del giro d’Italia, e ritrovarci quindi  ad Atripalda, cittadina molto importante della nostra verde Irpinia.

UN VIAGGIO NELLA NOSTRA AMATA TERRA:
L’IRPINAUTA DI SALVATORE NARGI