Montemarano (Avellino), Un Paese a Ritmo di Tarantella

Un paese che vive a ritmo di Tarantella: è sicuramente questa la definizione più appropriata per definire Montemarano, terra di vino, castagne, boschi ma soprattutto della “montemaranese”, antichissima tradizione che nasce in tempi lontani a scopo mistico-terapeutico, e che serviva per scacciare gli spiriti maligni dai posseduti. Il ritmo scandito dai tamburelli favoriva l’entrata in trance dei partecipanti fino allo sfinimento fisico e quindi la liberazione. Nel corso dei secoli la tarantella non ha perso il senso “mistico” di 2.800 anni fa, che si celebra nel Carnevale, tradizione secolare che, ogni anno, fa registrare lo stesso entusiasmo. Un suono inebriante si impossessa della tua anima. Un ritmo incalzante ti trascina, l’atmosfera ti stordisce. E allora balli, balli e non vuoi più fermarti. La mente ed il corpo sono in balìa delle magiche note della Tarantella Montemaranese, che diffonde fluidi di benessere, felicità e spensieratezza. Processioni di maschere si snodano coreograficamente per le strade ed i vicoli del paese, emettendo grida liberatorie e lanciando confetti. E’ uno spettacolo esilarante che contagia anche gli spettatori, presi da una gran voglia di buttarsi nella mischia. La tarantella è il principale ingrediente del carnevale Montemaranese. Un carnevale autentico e giustamente famoso. Poco sfarzo, ma tanta allegria ed originalità. Non conta aver la maschera più bella o più costosa ma mettersi un vestito e andare a ballare: questo è lo spirito del carnevale Montemaranese. Una tradizione radicata che si ricorda a memoria d’uomo. E si rinnova ogni anno con lo stesso entusiasmo. Un qualcosa che è entrato a far parte del codice genetico dei Montemaranesi. Tutti in maschera dal più piccolo al più anziano. La riscossa della povera gente: era questo il significato più profondo del carnevale. In quei giorni gli “umili” del paese potevano finalmente riscattarsi, dando vita ad una piccola rivoluzione sociale. I ruoli si invertivano: il contadino diventava signore, il maschio diventava donna e viceversa. Quei “panni” conferivano il gusto della rivincita, la consapevolezza di sentirsi importanti, la sfrontatezza di schernirsi dei “potenti”, l’irriverenza di fare caricature ad effetto. Il popolo diventava protagonista. Era fondamentalmente essere irriconoscibile. Solo in questo modo si sarebbero potuti consumare con più divertimento e maggiore tranquillità le piccole, innocenti “vendette” carnevalesche. La maschera storica del Carnevale di Montemarano è il Caporabballo, ovvero colui che guida la sfilata, dirige il ballo. La sua autorità è imposta da un bastone. Fino agli anni ’50 era diffusa l’abitudine che le famiglie più in vista aprivano le loro case alle maschere. Si danzava tirando l’alba nei capienti ed eleganti saloni. Venivano offerti dolci e leccornie di ogni genere. Gli anziani raccontano con nostalgia della baldoria collettiva che impazzava. Non si faceva altro che ballare, mangiare e bere. Il livellamento sociale ha trasformato per certi aspetti il carnevale. La voglia di divertirsi, di essere originale, è sempre la stessa. Il carnevale sopravvive ai cambiamenti sociali, economici, culturali.

La tarantella di Montemarano è una musica che, nel gergo attuale, viene definita come musica popolare o anche etnica. Essa si distingue dalle altre forme di tarantella, tipiche del meridione d’Italia, per la sua ritmica assolutamente trascinante ed entusiasmante che ha una grande capacità di coinvolgimento. Questa musica ha certamente un origine molto antica, ma gli studi effettuati non ci permettono di avere una idea chiara. Secondo alcuni, le prime note della tarantella furono portate a Montemarano da un gruppo di Bulgari giunti in loco al seguito dei popoli barbari che, provenienti dal Nord, invasero l’Irpinia nel corso di molti secoli fa. Secondo altri, invece, si tratterebbe di una musica nata e successivamente sviluppatasi integralmente a Montemarano. In ogni caso, non è possibile sostenere una tesi invece che l’altra, non disponendo di documenti univoci e certi.

Fra i centri dell’Irpinia, Montemarano ha una peculiarità estremamente interessante, poichè è da annoverare fra quelli che si distinguono per la sicura antichità delle sue origini. La sua storia risale a molto prima dell’anno mille, alle sanguinose guerre tra Sanniti e Romani, e la città vanta, addirittura, di aver avuto sul proprio colle, dove oggi si trova la Cattedrale, un tempio dedicato a Giove.

La Cattedrale dell'Assunta
La Cattedrale dell’Assunta

Orgoglio dei Montemaranesi è la tradizione, tramandatasi fino ad oggi, che a fondare la città sia stato un certo Mario Egnazio, ribelle e valoroso condottiero irpino, che si fermò su questi monti, dove riuscì perfino a sconfiggere le schiere romane. Sull’esempio di questo leggendario fondatore si spiega poi perchè la città in tempi remoti fu una fortezza inaccessibile, un osso duro per tutte le orde barbariche che cercarono di assediarla. Gli stessi Bizantini e Longobardi, sempre secondo la tradizione locale, dovettero arrestare le loro ambizioni di conquista di fronte all’ardua resistenza dei rustici abitanti, armati soltanto di roncole e scuri. Tuttavia il periodo più fiorente Montemarano lo visse intorno al Mille sotto l’episcopato di Giovanni, cittadino, vescovo e poi Santo protettore che, sullo sfondo di età tenebrose, seppe difendere il paese dagli avventurieri e dalle prime invasioni normanne. Giovanni con la forza della fede e della ragione fermò le spade, facendo di Montemarano un’oasi di pace e di benessere. Il nobile passato della città di Montemarano trova un’altra splendida espressione nel miracolo di S. Francesco. Difatti “la leggenda maggiore di S. Bonaventura di Bagnoreggio” e il “Trattato dei miracoli” di Tommaso Celano parlano di un evento miracoloso che ebbe luogo in questa città, dove una donna di nobile casato, che era già morta, ritornò in vita solo per il tempo di confessarsi e acquistare la pace dell’anima. La scena fu raffigurata da Giotto nell’affresco conosciuto come “Miracolo della morta di Montemarano”, nella Basilica Superiore di S. Francesco in Assisi.

Il Campanile della Cattedrale
Il Campanile della Cattedrale

La sorte della città fu legata a quella dei vari feudatari succedutisi fino agli inizi del 1800. La città appartenne originariamente ai Saraceni, poi ai Della Marra e ai Caracciolo. Quindi, seguirono i Lagonessa e gli Strambone. Nel 1571 il feudo fu acquistato da Domenico Cattaneo, principe di S. Nicandro, e nel 1760 ne diventava padrone la famiglia genovese dei Beria. Dal punto di vista sociale, il periodo tra il 1400 e il 1500 fu il più importante, poichè nacque l’Università di Montemarano, che non era altro che il comune. L’Università si caratterizzò per il fiorire delle leggi che disciplinavano l’igiene, la macellazione, il seppellimento dei morti ed altri servizi essenziali. La decadenza investì la città di Montemarano tra il 1600 e il 1700 per le pestilenze che si susseguirono in tale periodo.

Durante la prima e la seconda guerra mondiale, la città ha dato il suo contributo di sangue, attraverso l’eroismo e il sacrificio dei propri figli, per un mondo migliore. Anche se molti monumenti nel corso del tempo sono andati distrutti, la città conserva ancora oggi segni inconfondibili e testimonianze prestigiose attraverso la topografia tipicamente medievale del vecchio centro abitato, la struttura della sua Cattedrale, uno dei pochi esempi di arte normanna in Irpinia, la Cripta e gli affreschi qui rinvenuti, la preziosa sedia vescovile e numerose tele di elevato valore artistico.

Nel centro storico da vedere c’è il Castello, ben conservato con uno straordinario portale d’ingresso. La Cattedrale dell’Assunta, costruita intorno al ‘700, presenta tre portali d’ingresso e un’ampia facciata con ricche decorazioni. All’interno sono custoditi una tela di Guido Reni, un Reliquario del 1624, una sedia pieghevole del ‘400 ed altre interessanti opere d’arte. I recenti lavori di restauro fatti nella Cripta hanno fatto emergere capitelli medioevali. Qui è sepolto San Giovanni fin dalla sua morte nel lontano 1095, e le reliquie sono custodite nell’urna collocata sotto l’altare di marmo, cinto da una balaustra in legno finemente intagliato. Da vedere il Museo dei Paramenti Sacri nella ex Chiesa del Purgatorio, testimonianza viva di una civiltà antica, primo esempio in Italia Meridionale di raccolta e di inventario di questo tipo; arricchisce la Campania d’una importante raccolta di preziosi tessuti italiani, realizzati per buona parte in Italia Meridionale, tra il XVI e l’inizio del XX. Tra i tessuti più significativi ricordiamo il parato del vescovo Celestino Labonia (1670 – 1720), le donazioni del Papa Benedetto XIII in occasione dell’anno giubilare 1725 e un vestito della Madonna del secolo XVII di manifattura siciliana. Sulla parete frontale e sulle laterali della chiesa che ospita il Museo, al di sopra delle nicchie, si possono ammirare affreschi di buona fattura riguardanti le devozioni della famiglia stessa, mentre, al di sotto, nelle lunette delle pareti laterali sono rappresentate scene di violenza o di morte tragica, espressione della pietà popolare del 1700. Da segnalare anche il Museo Etno-Musicale che raccoglie numerose e uniche testimonianze dell’arte contadina, della musiche e delle tradizioni di questa terra.

Museo dei Parati Sacri
Museo dei Parati Sacri

Montemarano si trova sul cosiddetto versante adriatico della dorsale appenninica su di un terreno ricco di materiali vulcanici dovuti ad antichissime eruzioni. Grazie alla felice combinazione con il clima, in questo territorio è possibile avere una maturazione graduale ed una vendemmia più tarda delle uve, che aiuta ad equilibrare il carattere complesso dei suoi vini. Montemarano è per questo motivo terra di vini pregiati, tra cui il Taurasi DOCG, da gustare, ad esempio, insieme agli straordinari piatti della tradizione locale presso le varie cantine, agriturismi e ristoranti del luogo. Il Taurasi, prodotto dal vitigno Aglianico, già noto in epoca romana come Vitis Hellenica, è coltivato, per la maggior parte nella zona alto e basso-collinare a Nord, Nord-Est del territorio di Montemarano. Vino dalle caratteristiche superiori per la complessità aromatica, è il primo vino del meridione cui è stata conferita la Denominazione di Origine Controllata e Garantita. Una attenta e severa selezione delle uve dà origine a questo vino rosso rubino, maturato per oltre tre anni in botti di rovere e affinato per non meno di sei mesi in bottiglia. Altri vini della zona sono l’Aglianico e la Coda di Volpe.

Questi sono solo alcuni dei motivi visitare Montemarano, paese della Tarantella e non solo.

Vi lascio alla visione di un video sulla Tarantella Montemaranese suonata a Berlino nei pressi della Porta di Brandeburgo in occasione dell’evento Carnevale delle Culture di Berlino edizione 2013.

Arrivederci a giovedì prossimo in giro per la verde Irpinia!

UN VIAGGIO NELLA NOSTRA AMATA TERRA:
L’IRPINAUTA DI SALVATORE NARGI