Montoro Inferiore e Superiore, l’unione che fa la forza

Dopo Montecalvo Irpino eccoci sempre in Irpinia, questa volta a Montoro, un comune irpino di circa 20.000 abitanti. Il comune di Montoro è stato istituito il 3 dicembre 2013 dalla fusione dei comuni di Montoro Inferiore e Montoro Superiore con Legge Regionale n°16 dell’11 novembre 2013, a fronte del referendum consultivo sull’unificazione del 26 e 27 maggio 2013, terminato con il 77.41% dei votanti complessivi favorevoli all’unificazione. Esso si trova a 190 metri sul livello del mare ed è costituito da 15 frazioni: Aterrana, Banzano, Borgo, Caliano, Chiusa, Figlioli, Misciano, Piano, Piazza di Pandola, Preturo, San Bartolomeo, Sant’Eustachio, San Felice, San Pietro, Torchiati. Con Decreto firmato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in data 28 aprile 2015 è stato concesso al Comune di Montoro il titolo onorifico di Città.

Montoro inferiore

Il vecchio paese di Montoro Inferiore sorge alle falde del Monte Salto (958 metri) ed alle pendici occidentali del Monte o Pizzo San Michele (1564 metri), detto anche Monte del Toro, o Monte Taurino o Angelo, nella fertile pianura alluvionale nota come Piano Parelle o Parrelle, nel mezzo della Valle di Montoro. Esso si caratterizza per un territorio variegato, la cui altitudine va dai 160 ai quasi 1000 metri d’altitudine. Tale differenza altimetrica conferisce al territorio montorese una notevole varietà, offrendo sia montagna che aree rurali con campi ottimamente ed intensamente coltivati. Le produzioni agricole tipiche della zona comprendono pomodori, tabacco, patate, carciofi, questi ultimi assai ricercati e famosi, soprattutto quelli provenienti dalla frazione Preturo, coltivati impiegando una tecnica particolare tenuta “segreta” dai contadini del luogo. Inoltre, risultano particolarmente apprezzate le cipolle dette “ramate” conosciute ed apprezzate, sia in Italia che all’estero. Oltre che per la florida agricoltura, Montoro Inferiore si segnala quale vivissimo centro commerciale.

L’ex Montoro Superiore sorge anch’esso alle pendici occidentali del Monte o Pizzo San Michele (1564 metri) da cui lo sguardo si allunga sulla sottostante pianura, adagiato in una bella conca verdeggiante, delimitata dai boschi dei Monti Picentini. Il paese era rinomato in passato per le sue manifatture di tela e la presenza di un grande mercato, mentre oggi è un attivo centro agricolo dai fertilissimi campi coltivati a cereali, ortaggi, vigneti e frutteti. L’ex territorio comunale di Montoro Superiore, dove si trovano cave di tufo calcareo e di pietra bianca, è formato da tanti borghi distinti, quasi paesi autonomi, che comprendeva oltre Torchiati, sede del Municipio dal 21 agosto 1829, le frazioni di Banzano, Sant’Eustachio, San Pietro, Aterrana, Caliano e Chiusa. Il verde dei campi, solo parzialmente urbanizzati, e quello dei boschi, nonchè le montagne circostanti creano un contesto naturalistico ed ambientale davvero interessante, rendendo piacevole un’escursione rilassante ed ossigenante.

Castello Longobardo Montoro Inferiore

In posizione panoramica sulla collina della frazione Borgo, si trovano i possenti ruderi del castello medioevale longobardo, già esistente nell’887, quando apparteneva a Guaifiero, che in lotta con il Console napoletano Sergio, venne spodestato. Nel 987, il Castello venne conquistato dalle truppe del Conte Melefrit, che vi si stabilì. Nel 1075, la proprietà del Castello andò al normanno Raeli. Dal 1304, si avvicendarono diversi feudatari, che ricostruirono la struttura difensiva tra il XIV ed il XV secolo. Nel 1531, il Castello andò al Conte Bartolomeo Juniore, che morì senza eredi, facendo incamerare Castello e feudo al Regio fisco. L’imponenza dei ruderi lasciano intuire il rilevante ruolo svolto dal fortilizio difensivo durante il Medioevo. Dell’originaria struttura residuano una torre quadrangolare, una porzione centrale del corpo di fabbrica ed un’ulteriore torre quadrangolare più piccola e isolata, divenuta colombaia. Entrando all’interno della struttura, se la vegetazione lo consente, si notano i punti di appoggio delle originarie travi di legno dei piani superiori.

San Pantaleone

Nei pressi del Castello di Borgo, seguendo la strada sterrata in discesa che fiancheggia i ruderi della struttura difensiva, si raggiunge il Santuario di S. Pantaleone, già esistente nel 1282, secondo quanto risulta dai documenti conservati presso l’Archivio storico di Montevergine. La struttura, in buone condizioni per un sicuro recente restauro, presenta una facciata semplice, alla cui base vi è un’entrata coperta da una protezione colonnata. L’imponente Torre campanaria è separata dalla struttura e si trova sulla sinistra di questa, in posizione leggermente arretrata e sopraelevata. La Chiesa di San Leucio, detta anche al Borgo, un tempo era denominata Corpo di Cristo. La Torre campanaria è affiancata alla facciata, anche se domina nettamente il complesso architettonico.

San Leucio

L’incantevole borgo medioevale di Aterrana, che si trova ai piedi del Monte Toro o S. Michele, colpisce particolarmente, nonostante che sia, in gran parte, abbandonato e diruto. Aterrana è un luogo molto, anzi, fin troppo tranquillo. Dal punto di vista architettonico ed artistico si segnalano la Chiesa Parrocchiale di S. Martino e la Chiesa di Montevergine. La Chiesa di S. Martino è un antico edificio religioso a tre navate, la cui esistenza è documentata nel 1309. L’elevazione a Parrocchia si ebbe nel 1473. All’interno, si segnala il Battistero, con un cancello ligneo intagliato ed una serie di lavori di autore ignoto, situati in una Cappella della Parrocchiale, dedicati all’Incoronata ed a S. Anna. La piazzetta centrale di Aterrana è dominata dalla Chiesa di Montevergine, la cui data di edificazione non è nota, anche se la tradizione la ascrive al feudatario montorese Bartolomeo de Capua, nel 1534.

Veduta di frazione Torchiati

La frazione Torchiati, dove vivono circa 1400 persone, deve il nome alla sua posizione geografica, ai piedi del Monte Incoronata, da cui sarebbe “torchiato”, cioè soffocato, oppresso. Torchiati ha avuto una storia alquanto tormentata, caratterizzata da distruzioni e ricostruzioni, come quella conseguente alla tremenda alluvione del 28 ottobre 1505, che causò lo spostamento dell’insediamento più in piano, attorno alla Chiesa di S. Maria di Loreto, già a quel tempo attorniata da alcune abitazioni e che sarebbe divenuta la Chiesa Parrocchiale. Si tratta di un edificio religioso ben tenuto, che domina la piazzetta antistante. La facciata presenta un elegante portale d’ingresso in travertino ed è corredata da due torri campanarie, una più minuta fornita di orologio, l’altra più corposa e più alta. Nonostante l’edificio sia stato ricostruito ripetutamente, persistono, all’interno della Chiesa, tracce delle strutture preesistenti. All’ingresso di Torchiati ci si imbatte in un’imponente struttura religiosa formata dalla Chiesa francescana di S. Maria degli Angeli, con l’annesso Convento dei Frati Minori Osservanti. All’interno del Convento si segnala il chiostro, risalente al XVIII secolo, affrescato con scene di vita francescana. Nei pressi della Chiesa di S. Maria degli Angeli e dell’annesso Convento dei Frati Minori Osservanti, si possono vedere i resti del Castello Medioevale, di cui restano attualmente tracce delle strutture difensive. In posizione elevata rispetto a Torchiati, a dominio della valle sottostante, si trova l’antico e celebre Santuario dell’Incoronata o di Maria Santissima dell’Incoronata.

Santuario IncoronataNon si sa quando l’edificio venne eretto, presumibilmente in epoca longobarda, anche se è certa la sua esistenza prima della seconda metà dell’VIII secolo, al tempo del Principato Beneventano di Arechi II, il quale fondò l’Abbazia dei Santi Pietro in Salerno, di cui l’attuale Santuario dell’Incoronata fungeva da Grancia, cioè, dipendenza. Nel 1495, la Chiesa venne donata dal Re Alfonso d’Aragona al nipote Cardinale Luigi. Nel 1551, il Re Ferdinando il Cattolico la attribuì al nobile napoletano Troiano Mormile. Nel 1529, l’Imperatore Carlo V, succeduto a Ferdinando il Cattolico, confermò da Toledo, l’attribuzione alla famiglia Mormile, con diploma datato 1 marzo. Nel 1531, il proprietario Mormile fece rientrare la Chiesa nella dote della figlia Laura che andava in sposa al Duca di Montecalvo, Federico Pignatelli. Nel 1680, le condizioni della Chiesa erano pietose, tanto da richiedere un restauro. L’11 febbraio 1689 venne deciso che l’unico forno funzionante doveva essere quello sito presso la Chiesa di Santa Maria Incoronata, e che non si sarebbe stata autorizzata la vendita del pane in altra bottega, se non dopo l’aggiudicazione all’asta della bottega della Chiesa citata. Il 7 agosto 1886, la famiglia Pignatelli vendette la Grancia, cioè la dipendenza dell’Incoronata a Gennaro Mastrangelo. Il Concordato tra Stato e Santa Sede del 1929 impose la restituzione alle autorità religiose di tutti i Santuari d’Italia. Occorse una lunga lite giudiziaria, dal 1932 al 1936, per piegare le resistenze da parte della famiglia proprietaria dei Mastrangelo. Ottenuta la restituzione, il Santuario venne affidato, in data 23 marzo 1941, dall’Arcivescovo di Salerno Nicola Mantecrisi, con regolare Convenzione, ai Frati Minori della Provincia religiosa salernitano-lucana.

Cipolla ramata di Montoro

I prodotti tipici del paese sono la Cipolla Ramata di Montoro e il Carciofo di Montoro. Il territorio, inoltre, rientra nell’area di produzione del Caciocavallo silano DOP, della Castagna di Serino, del Pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino DOP e della Melannurca campana IGP. Particolare menzione merita la cipolla ramata di Montoro. Negli anni la diffusione di questa particolare varietà si è diffusa anche in altre zone della provincia di Avellino. In quest’area ha trovato condizioni pedologiche e climatiche ottimali.

Carciofi di MontoroEssa predilige infatti, suoli sciolti e ben drenati, ricchi di sostanza organica. Coltivata spesso in consociazione con il mais, la Cipolla Ramata di Montoro si raccoglie nella seconda metà di giugno e costituisce una delle maggiori produzioni di maggior pregio tra le orticole della provincia. Essa, infatti, a differenza delle altre cipolle da serbo, presenta un’elevata tenuta alla cottura, che si aggiunge alle eccellenti caratteristiche organolettiche che ne fanno un prodotto molto richiesto sui mercati nazionali e internazionali. Si presenta dolce al gusto e intensamente aromatica all’olfatto, ottima per qualsiasi preparazione alimentare.

Lasciamo Montoro per ritrovarci la settimana prossima sempre in Irpinia e, in particolare, a Moschiano.