Morra De Sanctis (Avellino), la patria di Francesco De Sanctis e di Papa Gregorio VIII

Dopo l’interruzione per commemorare il 35° anniversario del terremoto in Irpinia, saliamo nuovamente sul treno Rocchetta-Avellino per proseguire i nostro viaggio immaginario e scendere a Morra De Sanctis.

Tra le valli dei torrenti Isca e S. Angelo, su di un altopiano compreso tra il Toppo Guardiola (670 metri di altitudine) ed il Monte Calvario (902 metri), che esprime il punto più alto del territorio comunale, Morra De Sanctis è immersa nel verde di campagne abbastanza urbanizzate, da cui si ricavano in abbondanza cereali ed uva da vino. Dal 1934 Morra Irpina, in onore del suo più illustre figlio, Francesco de Sanctis (1817-1883), patriota, insigne letterato e statista di valore, mutò il suo nome, assumendo l’attuale denominazione di Morra de Sanctis. L’ultimo terremoto del 1980 ha stravolto la tipica configurazione medioevale che caratterizzava il paese irpino, composta da un dedalo di stradine, vicoletti, piazzette, scalinate, palazzine con caratteristici portali in pietra e balconi e finestre con lavori in ferro battuto. A quest’ultimo riguardo, va ricordato che Morra vantava una decina di abili maestri artigiani, presso cui praticavano l’apprendistato giovani Lionesi.

Francesco De Santis

La salubrità dei luoghi e l’abbondanza di acque e verde assicura la realizzazione di prodotti tipici gustosi e genuini. Per i farinacei, il semplice pane, gustoso e fragrante, è affiancato da svariate specialità di pasta fatta in casa (cavatielli, “strangolapreti”, fusilli, ravioli al tartufo, “lagane” e ceci, taralli con strutto e pepe). Gli abbondanti pascoli consentono, innanzitutto, la produzione di ottimo latte per l’industria casearia (latticini, formaggi locali, caciocavallo) ed assicurano, inoltre, la produzione di varie tipologie di carni, sia fresche (ovini, bovini, conigli), tra cui spiccano l’agnello alla brace ed il coniglio alla cacciatora, che insaccate (sopressate affumicate), che, infine, carni abbinate ad altri alimenti (trippa con fagioli). Le numerose sorgenti di acqua pura hanno fatto nascere attività di acquacoltura, che riforniscono i locali ristoranti di squisito pesce d’acqua dolce, a cui si aggiunge il baccalà alla “gualanegna”. Infine, non vanno dimenticati gli asparagi, le gustose fragoline del sottobosco, i funghi di bosco e la “migliazza” (pizza rustica preparata con farina di mais). In tempi recenti, alle attività agricolo-pastorali ed artigianali, si sono affiancate quelle industriali, visto che un moderno nucleo produttivo contribuisce, in un qualche modo (anche se in misura inferiore alle attese), a diversificare le fonti di reddito che sostengono l’economia locale.

Morra De Sanctis sorge a 863 metri sul livello del mare e conta circa 1400 Morresi con una tendenza demografica infinitamente negativa. Il Santo Patrono è S. Rocco, festeggiato il 23 agosto. Importante è la Festa della Madonna di Montecastello (terza domenica di maggio), durante la quale si è soliti assaporare delle specialità gastronomiche locali durante la Sagra del baccalà (alla gualanegna o alla pertecaregna) e del soffritto, dove si può gustare anche la trippa. D’estate il paese si rianima grazie ad una serie di attività culturali e ricreative. Una fiera si tiene la quarta domenica di settembre.

Piazza Francesco De SantisIl verde dei boschi da cui è coperto il territorio del paese irpino, la straordinaria abbondanza di sorgenti d’acqua (ben 55!), i torrenti che l’attraversano, Isca, S. Angelo, Bocca Nuova, Fiumicello, che convergono nell’Ofanto, originando un’area assai attraente dal punto di vista naturalistico e paesaggistico, sono tutti elementi che contribuiscono a fare di Morra de Sanctis una possibile meta per ottime escursioni ossigenanti e rilassanti. Nei pressi del paese, nel mezzo di folti boschi, vi sono anche alcuni piccoli laghi artificiali, che favoriscono l’acquacoltura e la pesca. Ulteriore motivo di attrazione è rappresentato dalla presenza di banchi d’arenaria che celano diversi reperti fossili, prevalentemente conchiglie, che si prestano ad attirare esperti geologi o “dilettanti allo sbaraglio”.

Il castello Medioevale, detto anche dei Principi Biondi-Morra, feudatari locali, si erge in posizione di dominio dell’abitato e della valle sottostante, visto che aveva la funzione di controllare i confini del Gastaldato. Edificato nel IX secolo, venne rifatto in epoca normanna e poi nel XVI secolo, quando venne trasformato in residenza gentilizia. Dell’ultima trasformazione mantiene i tratti, anche se, ulteriori interventi sull’edificio furono necessari a seguito del terremoto del 1695, del saccheggio perpetrato da parte delle truppe francesi nel 1799 e, in ultimo, dell’incendio del 1911 (che distrusse la biblioteca). All’interno di ciò che resta di una torre del castello di Morra, sono ancora visibili porzioni della facciata realizzata con muratura in pietrame, parti delle due torri cilindriche a corredo dell’ingresso principale, porzioni delle mura in pietra, il cortile interno. Il terremoto del 23 novembre 1980 distrusse parte del castello, che venne abbandonato e da allora le sue condizioni già precarie, sono andate gradualmente peggiorando. I proprietari fratelli Dottor Camillo Biondi-Morra Duca di Belforte ed il Dottor Goffredo Biondi-Morra, Principe di San Martino (ex Ambasciatore d’Italia) hanno donato agli inizi degli anni ’80 l’immobile al Comune di Morra De Sanctis, il quale ha già ottenuto dei finanziamenti per realizzare una struttura universitaria.

Castello Biondi MorraSottostante al castello feudale, la chiesa Madre dedicata ai Santi Pietro e Paolo venne interamente riedificata nel XVIII secolo in stile romanico. Venne notevolmente danneggiata dal terremoto del 23 novembre 1980 e riaperta al culto il 1 maggio 2004. La torre campanaria è a forma quadrangolare ed è sormontata da una cella campanaria con finestre. Inoltre, è possibile visitare la Cripta della famiglia Morra, dove sono sepolti tutti gli avi e discendenti.

Prossima all’omonima Guglia, la chiesa dedicata al Santo Patrono Rocco, risale al XVII secolo e andò distrutta quasi totalmente dal terremoto del 23 novembre 1980. Riedificata venne riaperta al culto il 16 agosto 1999. Presenta tre artistici portali in pietra della seconda metà del XVIII secolo, a cui corrispondono altrettante navate interne. Molto elaborato è il portale principale.

L’esponente di spicco della famiglia feudataria Morra fu senz’altro il Cardinale Alberto de Morra (o de Mora), divenuto Papa col nome di Gregorio VIII. Non vi sono certezze in merito sia al luogo che alla data di nascita, che sarebbero rispettivamente Benevento e l’anno 1100 (all’incirca). Nel 1172, quale legato papale, prese parte al Concilio di Avranches, che assolse Enrico II d’Inghilterra dall’accusa di aver assassinato Thomas Becket. Fu sostenitore della Terza Crociata, si adoperò per la risoluzione delle dispute con l’imperatore Federico Barbarossa, cercò di limitare il “vizio” del gioco dei preti, impose l’astinenza dalle carni al venerdì e al sabato. Venne eletto Papa come successore di Urbano III, il 25 ottobre 1187, in età avanzata, in un momento di grande isolamento e difficoltà per la Chiesa. Il suo Pontificato fu brevissimo, durò solo 52 giorni, dato che morì di febbre a Pisa, il 17 dicembre dello stesso anno della sua elezione. Venne sepolto nel Duomo della città della “Torre pendente”. Gli successe Clemente III.

Papa Gregorio VIIIAltra personalità di Morra DE Sanctis è indubbiamente Francesco de Sanctis, patriota, letterato insigne ed uomo di Stato, di cui Morra va fiera, che si trova nei pressi del castello. Nato a Morra da una famiglia della borghesia terriera e trasferitosi a Napoli all’età di nove anni, il De Sanctis studiò prima presso uno zio sacerdote, Carlo, e poi presso il noto filologo, Marchese Basilio Puoti, il maggiore esponente del purismo meridionale, che nel 1839 gli affidò prima la conduzione di una scuola privata di letteratura, la Scuola militare preparatoria di S. Giovanni a Carbonara, poi l’insegnamento della letteratura italiana nel Collegio militare della Nunziatella (1841). Nel 1848, preso dalla passione per la politica, prese parte, unitamente ad alcuni suoi allievi, alla rivolta liberale napoletana (15 maggio), dove fu patriota sulle barricate accanto ai suoi allievi Luigi La Vista, Angelo Camillo De Meis, Pasquale Villari. Durante la reazione borbonica, essendo stato collaborazionista del nuovo regime liberale, venne tenuto in prigione due giorni e sospeso dall’insegnamento pubblico e privato (mentre Luigi La Vista, suo allievo prediletto, fu fucilato in Piazza della Carità). Rifugiatosi a Cosenza, venne successivamente qui arrestato (dicembre 1850) e ristretto senza processo per trentadue mesi presso Castel dell’Ovo, dove proseguì comunque i suoi studi letterari, studiò il tedesco effettuando diverse traduzioni, tra cui la “Storia della poesia” di Rosen Kranz, leggendo la “Logica” di Hegel, scrivendo un Saggio critico su Schiller, stendendo il dramma “Torquato Tasso” ed altro ancora. Costretto all’esilio (3 agosto 1853), pur non essendo stato sottoposto ad alcun processo, originariamente imbarcatosi per l’America, fece scalo a Malta nel 1852, che lasciò per recarsi a Torino, meta prediletta dei rifugiati politici, dove rifiutò i sussidi spettanti agli esuli, tenendo, tra l’altro, ottime lezioni universitarie sulla Divina Commedia (1854-55), che attrassero persino il Principe Umberto, insegnò presso un collegio femminile Elliot e scrisse per alcuni giornali locali (Il Piemonte ed Il Cimento). Nel marzo 1856, non essendo riuscito ad ottenere una cattedra universitaria a Torino (per motivi politici), conseguì la cattedra di letteratura italiana presso il Politecnico di Zurigo (su proposta di Giovanni Morelli), dove si fermò fino all’estate del 1860, avendo insegnato per nove semestri e pubblicato Saggi Critici su Victor Hugo, Lamartine ed altri scrittori francesi (ancora oggi, sulla collana che il Rettore consegna ai laureati in ingegneria all’atto della proclamazione, si legge la celebre affermazione del De Sanctis “Prima di essere ingegneri, voi siete uomini” ). Nel frattempo, nonostante gli fossero state offerte due cattedre universitarie (Torino e Pisa), il De Sanctis, approfittando del precipitare degli eventi (spedizione dei Mille di Garibaldi e concessione dell’amnistia da parte di Francesco II), lasciò Zurigo e tornò a Napoli il 6 agosto del 1860, segnando l’inizio della sua brillante carriera politica, in cui profuse tutte le sue energie.

De Sanctis fu Governatore della sua Provincia, Avellino, nel governo provvisorio di Garibaldi (settembre 1860), dove fece di tutto per ripristinare l’ordine nel Principato Ultra. Si pronunziò in favore dell’annessione, lanciando un proclama agli Irpini (16 ottobre), che votarono quasi unanimemente come gli aveva suggerito il De Sanctis. Ministro della Pubblica Istruzione introdusse profondi mutamenti nell’ordinamento universitario e nel funzionamento delle scuole dell’ex Regno delle due Sicilie. Fu deputato del nuovo Regno d’Italia (1861), dove venne rieletto ripetutamente, Ministro della Pubblica Istruzione nel 1861-62, nel 1878 e nel 1879-81, con i governi Cavour, Ricasoli e Cairoli, Segretario e ripetutamente Vice-Presidente della Camera. Cercò di combattere le prime imperanti forme di trasformismo politico e di corruzione.  Fu anche professore di letteratura comparata presso l’Università di Napoli dal 1871. Ritiratosi a vita privata, a causa di una malattia oculare, la morte lo colse il 28 dicembre 1883 nella sua casa di Vico San Severo, ora Via Francesco De Sanctis, nel cuore della Napoli antica, a pochi passi dalla Cappella Sansevero e da Piazzetta Nilo (una lapide sulla facciata della sua abitazione ricorda la sua permanenza). Nel 1937, Morra Irpina, in onore del suo più illustre figlio, volle mutare il suo nome, assumendo la denominazione di Morra de Sanctis.

Le opere principali di Francesco De Sanctis, secondo alcuni, il più acuto ed il più filosofico dei critici italiani del suo tempo, sono la celebre Storia della letteratura italiana (2 volumi scritti tra il 1870-71), numerosi saggi del periodo zurighese, riuniti nei “Saggi critici” (1866) ed il “Saggio critico sul Petrarca” (1869), che riunì, rieleborandoli, precedenti scritti, uno studio sul romanziere francese Emil Zola, oltre che numerosi articoli su riviste e giornali, “Nuovi saggi critici” (1872). Tra le altre opere, particolare importanza hanno per la storia dell’Irpinia, “Un viaggio elettorale”, pubblicato tra il febbraio ed il giugno del 1875 sulla “Gazzetta di Torino” e successivamente ripubblicato con il sottotitolo di “Racconto” l’anno successivo, e “La giovinezza”, piccolo lavoro autobiografico pubblicato nel 1889, dopo la morte del de Sanctis.

La casa natale di Francesco De Sanctis è ubicata nel centro storico di Morra, in fondo al Vicolo De Sanctis. Sulla piccola facciata si trova una lapide di marmo che ricorda il famoso critico letterario ed uomo politico Francesco De Sanctis, qui nato il 28 marzo 1817. La casetta, che presenta il tipico portale in pietra ed è preceduta da una stradina lastricata a gradoni. La necessità di formulare nuove forme di promozione del territorio e di turismo culturale, ha portato alla creazione da parte di Sviluppo Italia, già Società per l’Imprenditoria Giovanile, una rete di diciassette Parchi Letterari nel Mezzogiorno, di cui uno è il Parco letterario De Sanctis, domiciliato presso la Casa De Sanctis, che ospita anche un piccolo museo con cimeli e lettere autografe.  Il Parco Letterario De Sanctis comprende diversi paesi della zona ed è finanziato dall’Unione Europea e dal Touring Club Italiano. Le memorie desanctiane rappresentano il traino e pretesto per fondere cultura e bellezze ambientali, rivalutando le tradizioni, il folklore, le attività artigianali (legno, ferro, ceramica, marmo, ecc.).

Lasciamo Morra Irpina, oggi Morra De Sanctis, per risalire sul nostro treno e ritrovarci giovedì prossimo alla prossima fermataNusco, il feudo di Ciriaco De Mita, attuale sindaco del paese.

UN VIAGGIO NELLA NOSTRA AMATA TERRA:
L’IRPINAUTA DI SALVATORE NARGI