Morte Paolo Pagliuca, alla fine ha vinto il “bastardo”

Alla fine ha dovuto arrendersi. Nonostante il suo cuore, nonostante la sua forza e nonostante abbia sempre sfidato la malattia guardandola negli occhi, martedì mattina, Paolo Pagliuca – storico collaboratore tecnico dell’Avellino e della Scandone – se n’è andato, morto a cinquantanove anni per un male che da anni lo tormentava.

A lungo, non senza fatica, Paolo aveva combattuto contro il linfoma non Hodgkin. Era anche riuscito a sconfiggerlo quel “tumore bastardo” – come lo chiamava lui -, e aveva festeggiato la sua più importante vittoria con il libro “Paolo 1- Linfoma 0”.

Poi, però, la malattia era tornata e lui – con una vita alle spalle dedicata allo sport -, aveva ricominciato a lottare. Perché Paolo non era uno che si arrendeva: negli anni in panchina accanto a Massimo Rastelli prima e Attilio Tesser poi gli avellinesi avevano imparato ad amare il suo spirito guerriero, che gli serviva per portare in alto la maglia della sua città, che per lui era una seconda pelle.

E anche quando il rapporto con l’Avellino calcio si era interrotto lui era rimasto in silenzio, tifoso prima e professionista poi.

Paolo Pagliuca e Massimo RastelliI sei cicli di chemio e il trapianto delle sue cellule staminali, il 16 ottobre del 2015 sembravano avergli donato nuovamente la vita. Ma il destino sa essere beffardo e poco dopo si è accanito di nuovo contro Paolo.

Lui, neanche nella “partita di ritorno” contro la malattia aveva perso la speranza ed era entrato di nuovo al centro del campo – quello della vita – affamato e voglioso di vincere.

Soltanto poche settimane fa, sul suo profilo Facebook – dove raccontava a tutti come andavano le cure – aveva scritto: “Scriverò il 2 a 0. E sarà la prima volta che il lettore saprà la fine del libro prima dello stesso autore”. Però questa volta Paolo non ce l’ha fatta. Se n’è andato, lasciando nello sconcerto chi ha avuto il piacere e l’onore di conoscerlo.

E’ Morto Paolo Pagliuca, Avellino piange un suo figlio