Non mi rompete il sogno di Armando

Cari amici,
ci ha lasciato il grande Francesco di Giacomo, il cantante del Banco del Mutuo Soccorso che gli appassionati del genere “progressive”, e non solo, certamente conoscevano. La notizia è di qualche mese indietro, ma me l’ero persa, l’ho appresa solo qualche giorno fa. Ci ha lasciato in un incidente stradale avvenuto con tutta probabilità a seguito di un malore alla guida nei castelli romani in cui si era stabilito da tempo. La sua splendida voce e le splendide parole di uno dei suoi più celebri pezzi (“Non mi rompete”) mi evocano un momento felice e lontanissimo nella memoria, eppure che si può riproporre oggi pari pari con la sua stessa colonna sonora e con le stesse parole di allora.

Banco del Mutuo Soccorso – Non mi rompete

«Non mi svegliate ve ne prego ma lasciate che io dorma questo sonno», così recitava quella bella canzone. Era il 1973, le prime possibilità concesseci di andare in giro da soli, caro coautore Antonello Candelmo, ce le giocavamo già appresso a questa stessa passione biancoverde. Si usciva di pomeriggio e si finiva spesso agli allenamenti dietro la porta dell’indimenticato e compianto Ferdinando Miniussi, il portierone venuto dalla Grande Inter che – si dice – ci vedesse da un occhio solo e che poi è scomparso a soli 42 anni, per un male al fegato che si sostiene – senza averne certezza – possa esser stato conseguenza proprio di sostanze assunte da giovane, nella Grande Inter di Mazzola, Corso e Facchetti, quando era la riserva di Giuliano Sarti. Si ascoltava, noi ragazzi, durante l’allenamento dietro la sua porta il professore Pericolo concionare sulle tecniche di parata fino a che non si sentiva sbraitare “Peppe ‘o scarparo” (soprannome per via del mestiere di famiglia e custode dell’impianto di contrada Zoccolari) che, sbucando dagli spogliatoi allora sistemati dove oggi è la Curva Sud, ricordava a tutti noi che la “pazziella” era finita e si doveva uscire tutti fuori. Si andava tutti allora a caccia di autografi, nel parcheggio e alla fine e qualcuno più audace – io far questi – rimediava pure il passaggio a casa. Combinazione, Toni Giamamrinaro (il mister di quella che resta – vero, Felice d’Aliasi? – la più bella annata dei colori bianco verdi, con la prima promozione in B dopo quella del dopoguerra “rubata” a tavolino) abitava all’inizio di via Piave, e da lì a via Luigi Amabile, dove abitavo allora, erano due passi. Poi la sera a casa bisognava recuperare i compiti non fatti, ma… Piano, piano! Radiolina accesa in sottofondo su “Supersonic” e se mettevano quella canzone… che vuoi studiare più. Alzavo il volume:
«C’è ancora tempo per il giorno
quando gli occhi si imbevono di pianto,
i miei occhi… di pianto…».
Di pianto…. Il pianto che, quando il Banco è venuto a chiudere la mitica sagra dell’Uva a Marino, sui colli di Roma (dove abitavo a fine anni ’90) mi è sgorgato davvero in ricordo dei tempi andati – con mia moglie, allora fidanzata, che osservava incredula – quando Francesco ha intonato “Non mi rompete”. Il pianto trattenuto a stento, martedì, quando l’ennesima svista arbitrale è venuta a ristabilire la parità – attraverso una punizione inventata al limite dell’area a fine recupero – e a vietarci il sogno dei play off che a quel punto sembravano davvero a un passo. Verrebbe da mandargli le parole di Francesco di Giacomo, all’ennesimo malfattore, Davide Ghersini di Genova, il più crudele della pur corposa lista dei vari Chiffi&Manganiello che hanno funestato un’intera stagione:
“Perché volete disturbarmi
se io forse sto sognando un viaggio alato…”
Invece, si vede che vogliono proprio disturbarci questo sogno. Chi come me non crede alla teoria del complotto, altrimenti ci sarebbe da cambiare sport, è messo davvero a dura prova, soprattutto nel constatare che a questi signori viene ora anche concesso in premio di andare a fare danni in serie A.

Poi è curioso, come nota Daniele Miceli, che almeno se sbagliavano, prima, poi andavano fino in fondo. Qui invece un Manganiello si prende tutte la male parole possibili da Millesi e soci dopo la partita col Varese e non scrive niente nel referto, e Ghersini fa sanzionare con una modesta multa il fitto lancio di cui è stata fatta segno dalla Terminio la terna arbitrale (con qualche idiota che ha fatto anche centro). Insomma prima fanno danni e poi vanno via zitti zitti, come a evitare che delle loro malefatte se ne parli troppo, come un ladro che ha paura che si accendano i riflettori mentre hanno il malloppo ancora sotto il braccio.
Ma sarà proprio così? Sarà poi vero che, per dirla con Francesco Di Giacomo, che sono riusciti a disturbarci il nostro viaggio alato? A distruggerci un sogno? I nostri lettori abituali nel frattempo cresciuti (ne ho visto spuntare altri, che ringrazio), e che ora quantizziamo in 12 come gli apostoli, sanno che avevamo quantizzato in termini percentuali la serie A al 5 per cento prima dello Spezia e all’11 dopo la splendida vittoria. Secondo i miei calcoli empirici ma assolutamente realistici ora siamo tornati al punto di partenza, a 5 possibilità su cento di promozione. Ma provo a dirvi una cosa che cambia completamente il ragionamento. A ben vedere noi siamo già ai play off. Al 100 per cento. E vi spiego perché, Felice D’Aliasi mi ha convinto. Se perdiamo a Modena l’ultima chance che ci resta, vincendo le altre due partite apparentemente abbordabili, è di agganciare la lotteria dalla posizione più difficile, con l’obbligo di giocare fuori casa, magari proprio con il Modena.

E allora, ecco il mio ragionamento: facciamo conto di essere già dentro ai play off, e di dovercela giocare contro pronostico, già in casa del Modena. Se vinciamo, non solo i play off saranno praticamente nostri, ma probabilmente da una posizione anche più nobile (trattandosi peraltro di scontro diretto) se riusciremo a far nostri anche i restanti sei punti, come ragione ritiene ampiamente probabile.
A inseguire questo sogno noi da Roma abbiamo spedito la nostra truppa più scelta guidata dai veterani di mille battaglie: il blogger Pellegrino Marinelli, il Barone Ferdinando di Latina e il figlio d’arte Michele Coppola, che in questi giorni ha esibito il biglietto del papà, il caro Armando compagno di tante trasferte ai tempi della serie A, che promise pronto riscatto con un appunto dietro al tagliando maledetto della partita che a san Siro, contro, l’Inter, 26 anni fa, ci condannò alla fine di un sogno, il 15 maggio del 1988. Io c’ero, come c’ero quel giorno in cui tutto iniziò, a Marassi, dieci anni prima. Vai Michele! Riscatta il sogno mio e del tuo papà, assidui partecipanti delle trasferte di “Settembre biancoverde” negli anni d’oro.

Biglietto Inter-Avellino 15 maggio 1988

Ma la cosa più importante è che il Rastrellatore ha, per fortuna, ben poco da rastrellare. Mi pare di vedere finalmente una vicinanza piena a questa squadra e a questo gruppo di lavoro, cosa che ci fa ben sperare per il futuro. Per il futuro immediato, per poter continuare a sperare tutti insieme nell’avverarsi del sogno. Ma in realtà, anche guardando a più lunga gittata, si può dire che abbiamo già vinto, la stagione della salvezza tranquilla è andata in porto, abbiamo lottato fino alla fine per qualcosa di più e siamo un popolo unito, anche di fronte alle palesi ingiustizie, dopo le polemiche insulse e le dolorose turbolenze. In questo modo non potremo che andare ulteriormente avanti, anche il prossimo anno, ma questa è questione di cui ci occuperemo in seguito, quando sarà il momento. Comunque vada, applausi, applausi , applausi per questo mister e per questi ragazzi, sostenendo la società nell’intento di rafforzarsi e di andare avanti per l’anno venturo, intento che già trapela da tanti segnali che ci arrivano.
Ma restando stretti all’oggi è magnifico questo popolo bianco verde che ci crede e si butta sull’autostrada del Sole dal Nord e dal Sud per stare vicino ai colori bianco verdi e all’eroica truppa di mister Rastelli. Non ci nascondiamo di giocare forse con la squadra più in forma, ottimamente allenata dall’irpino Novellino e con un giocatore come Babacar assolutamente sprecato per la categoria, in grado anche da solo di fare la differenza se gli si concede anche solo trenta centimetri.

Ma siamo altrettanto consapevoli che la squadra ha un livello di convinzione e di forma fisica senza precedenti, nemmeno nella parte iniziale del campionato. In particolare la vena delle nostre due punte ci consente un attacco praticamente “self service”, in grado cioè di guidare l’incursione in area avversaria anche da solo con le percussioni di Castaldo e Galabinov. In grado entrambi di fare male e di creare spazio per i centrocampisti e difensori che potranno inserirsi a sorpresa.
I nostri eroi non saranno soli, per loro all’uscita degli spogliatoi sembrerà di essere al Partenio, dove quest’anno non ce n’è stato – quasi – per nessuno. La formazione, al termine di un trittico terribile è davvero imperscrutabile, davvero difficile capire se il turn over potrà limitarsi ai soli cambi imposti dalle squalifiche, con Perccarisi al posto dell’appiedato Fabbro e il rientrante Zappacosta che si riprende il ruolo di laterale destro di difesa e che ci permettiamo di prevedere come assoluto protagonista, anche in virtù del riposo forzato di cui ha potuto giovarsi.

davide-zappacosta-roma

Il coautore è molto critico sull’assetto di centrocampo scelto dal mister col Trapani, molto offensivo e suo avviso un po’ squilibrato, ma è chiaro che il mister in queste gare rischia il tutto per tutto per tentare di ottenere i tre punti. Nel dubbio (forte l’interrogativo Ciano-Ladriere dietro le punte, ancora una volta, ma anche Arini-D’Angelo o Arini-Togni a centrocampo) optiamo per il turn over minimale, con un’attrezzata panchina che consentirà ottimi correttivi in caso di più che prevedibile stanchezza di qualcuno.
Quindi: SECULIN, ZAPPACOSTA, IZZO, PECCARISI, PISACANE, ARINI, TOGNI, SCHIAVON, LADRIERE, CASTALDO, GALABINOV.
Forza lupi e “non mi svegliate, ve ne prego”, diceva il grande Francesco Di Giacomo.