D’Agostino, il “pallino” per il pallone e il sogno della Vis Montefalcione

Imprenditore – prima nel mondo dell’edilizia, poi dell’energia ed infine dell’automotive -, onorevole della Repubblica Italiana, editore televisivo ed un possibile futuro nel mondo del calcio.

Angelo Antonio D’Agostino non è di certo uno che si annoia. Una carriera da far invidia a chiunque che, nel giro di pochi anni, l’ha portato dagli impolverati cantieri della provincia di Avellino agli eleganti salotti romani. Ora l’occasione di entrare a far parte dell’Us Avellino.

Forse non tutti sanno che il deputato di Scelta Civica in passato ha già avuto esperienze nel mondo del pallone. Per qualche stagione, a metà degli anni ’90, ha guidato la Vis Montefalcione, portando la squadra del suo paese dal campionato di Promozione a quello di Eccellenza. All’epoca costruì uno squadrone pur di portare la sua “creatura” nel massimo campionato dilettantistico regionale.

In campo c’era gente come il bomber Pietro De Bonis o il centrocampista Imperato, il terzino di Volturara, Demetrio Pisacreta, il clan degli avellinesi composto da Massimo Mocella e dai fratelli Mimmo e Carmine Cerchia (che poi è passato tra i professionisti). Tutta gente di categoria superiore. Felice Ioanna, l’odontotecnico del paese, faceva il direttore generale.

Domenico e Carmine Cerchia: vent'anni fa giocavano nella Vis Montefalcione di D'Agostino
Domenico e Carmine Cerchia: vent’anni fa giocavano nella Vis Montefalcione di D’Agostino

Avvincente il testa a testa con i “cugini” del Montemiletto nella stagione 1998-1999, in cui il Montefalcione fu costretto ad arrendersi, di fronte allo strapotere dei “dirimpettai” del presidente Remo D’Amelio, che all’epoca costruì una corazzata per conquistare l’Eccellenza. Pur essendo durata solo qualche stagione (e culminata con la retrocessione dall’Eccellenza), l’esperienza di Angelo Antonio D’Agostino alla guida del club fu decisamente positiva.

Svolse in prima persona i lavori allo stadio “Tommaso Bruno”, trasformandolo in un piccolo gioiello, diede un’eccellente organizzazione alla società, molta più vicina ai professionisti che ai dilettanti. Basti pensare che in quegli anni il Montefalcione era una delle poche società che andava in ritiro il giorno prima delle partite. Un “lusso” che neanche società molto più prestigiose (come Sorrento o Scafatese) potevano permettersi. Certo, la serie B è ben altra cosa. Ma se queste sono le premesse…