Partenio ai vecchi tempi, in fuga per la salvezz(A)

Cari amici, non so se avete letto l’ultima, a Lanciano nella ricorrenza dei defunti si sono inventati uno strano aggeggio elettronico con il touchscreen per trovare i defunti nel cimitero, manco fosse – che so – il cimitero del Verano a Roma che ci si perde dentro. Uno legge certi titoli e pensa a uno scherzo, a una presa in giro, poi va a leggere dentro e scopre che è una notizia vera, un tempo ci si poteva giocare i numeri al banco Lotto. So già quello che state pensando: avrebbero potuto inaugurarlo sul campo di Modena, questo aggeggio, che qualche morto lo avrebbero individuato, fra i conterranei, visto che la capolista ha perso l’imbattibilità contro i canarini di Novellino. Ma sareste ingiusti a fare questa battuta: il Lanciano non ha demeritato, a Modena, e ha dovuto soccombere solo per via di il goal di Babacar viziato da una doppia irregolarità. Ciò detto un po’ sopravvalutato è stato, a nostro avviso, questo Lanciano di inizio stagione, e in prospettiva futura appare certo più capolista quella che è in arrivo allo stadio Partenio, il Palermo di Iachini, che sconta ancora in classifica, nel conteggio dei punti, l’inizio balbettante sotto la guida inesperta di Rino Gattuso, ma che tutti noi immaginiamo possa inserirsi presto nella lotta per il primato.

Sarà sicuramente una mattinata memorabile. Avrebbe fatto comodo sia allo spettacolo, sia alle esangui casse societarie l’apertura della Curva Nord, e non è facile definire più assurda l’apertura unicamente autorizzata nel derby con la Nocerina dello scorso anno o quella sempre negata in ogni altra circostanza, compreso questo big match col Palermo per il quale almeno in 2 o 3mila hanno dovuto alla fine rinunciare per sold out in tutti i settori, compresa la costosa Montevergine.

I lupi arrivano a questa attesissima gara per mantenere la ripristinata legge del Partenio, forti di aver rotto l’ultimo tabù della vittoria esterna, a Cittadella. Forse la gara meno brillante delle cinque giocate lontano dalle mura amiche, me nella quale la compagine di Rastelli certo non ha difettato in compattezza e agonismo, anche a prezzo di qualche rinuncia sul piano estetico, in una serata in cui la furia degli elementi certo non consigliava l’uso del fioretto. E a nostro avviso l’episodio chiave, e al tempo stesso rivelatore, della gara, non va ricercato nei due pur entusiasmanti goal di Galabinov, ma nella clamorosa palla goal sventata al 22esimo, sullo zero a zero, prima da Seculin, poi da una respinta di Izzo e poi ancora con un parapiglia generale in cui anche Peccarisi e D’Angelo ci hanno messo del loro per sbrogliare una situazione che noi 200 biancoverdi dalla curva, sotto il diluvio, proprio dietro la porta ospite, avevamo già dato per persa. Solo una compagine granitica e determinata come questo Avellino di Rastelli poteva far scattare una operazione di mutuo soccorso così tenace e agguerrita in una circostanza in cui altri avrebbero gettato la spugna, sopraffatti da uno schema avversario molto ben congegnato e forse dal malfunzionamento di un fuorigioco.

Avellinesi a Cittadella

Il bulgaro poi ha fatto il resto. Il goal laggiù, sotto la curva ospite,ce lo siamo fatti spiegare al telefono nell’intervallo da chi seguiva la partita da casa in diretta Sky. Perché sotto quella pioggia abbiamo solo percepito con chiarezza la rete gonfiarsi, poi sotto da noi invece quel secondo meraviglioso goal ce lo siamo goduti proprio, insieme a quello scrollone d’acqua della rete gonfiata per la seconda volta dal bulgaro.

E ora siamo nel bel mezzo di una crisi di identità. Chi siamo, come ci chiamiamo e verso dove andiamo? Ma è mai possibile, ci chiediamo, che con questa squadra operaia e ora persino rattoppata per via di infortuni a catena, siamo lì, a un passo dalle prime tre, con la prospettiva di agguantare il terzo posto con un misero pareggio e addirittura il secondo in caso di vittoria? Ebbene, se la classifica dice questo vuol dire che è possibile, anzi i fatti dicono anche altro. Dicono che non abbiamo rubato mai niente, anzi avremmo potuto mietere anche di più, specie in trasferta: la capolista stessa deve il suo esiguo primato proprio a una vittoria in fondo immeritata conseguita contro di noi. E i fatti dicono inoltre che la seconda, che oggi potremmo scavalcare, nel confronto diretto l’abbiamo messa sotto al Partenio. Dunque non abbiamo ancora incontrato una squadra che ci abbia messo sotto se non Chiffi, l’arbitro di Siena designato da Maria De Filippi in Uomini e Donne, e si è visto bene poi quanto valgono i toscani senza l’apporto dell’arbitro-tronista.

In questi giorni ci hanno colpito, senza meravigliarci peraltro, le parole da grande di Ciccio Millesi a incoraggiare tutti, dopo che, lanciato martedì ancora una volta nella bolgia quando tutto diventa più difficile, il suo contributo lo ha dato eccome, in generosità e persino in qualità, innescando Soncin a un certo punto, che sembrava lanciato a rete prima di rifugiarsi dalle parti della bandierina. E il collega Marco Ingino ci segnala anche come nel silenzio di Cittadella, oltre alla voce dei 200 avellinesi, si percepisse chiaramente nella diretta Sky le grida con accento siciliano provenienti dalla panchina di questo atleta-simbolo, cui ad Avellino non vorremo mai bene abbastanza.

millesi

E oggi, con questo spirito, tocca confrontarsi col Palermo, squadra in risalita alla ricerca della piena consacrazione, cosa che solo una vittoria al Partenio gli consentirebbe, raggiungendoci al quarto posto. Previsioni non se ne possono fare, sappiamo solo che il Partenio sarà una bolgia. Lo chiede anche il mister e sarà accontentato. Ci chiede anche di stare con i piedi per terra, e di guadare alla salvezza. Ma con tutto il rispetto,mister, questo ci pare un falso problema. Come ci si salva, mister? Facendo punti, naturalmente. E come si sale di categoria? Regalandogli punti agli avversari? No di certo, sempre punti bisogna fare. Ha ragione allora Daniele Iannella (autore del logo di questa rubrica, una mente che io definisco patrimonio dell’Unesco) quando dice che se poi, a furia di stare lontani dalla quintultima, ci dovessimo accorgere che non abbiamo più nessuno davanti, ce ne faremo una ragione.

Allora, l’obiettivo resta in ogni caso lo stesso: tentare di vincere, con la tranquillità però che anche un pareggio, per come siamo messi, può fare al caso nostro. Perché non sarà certo un pareggio in casa con il Palermo, con una squadra così rimaneggiata, che peraltro ha giocato solo 5 giorni prima una gara durissima, a ridimensionare i nostri obiettivi. Anzi, se parliamo di obiettivo-salvezza, da oggi in poi godremo della invidiabile condizione di poter calcolare un punto a partita come più che sufficiente per conservare la categoria, visto il fieno già messo in cascina. E tutto quel che di più verrà – speriamo già oggi – servirà a continuare a sognare. Sperando che un po’ di soldini dell’incasso record di questo Avellino-Palermo Taccone li metta da parte per farci un regalo a gennaio, anche se – a dire il vero – in questo momento sembra proprio non mancarci nulla. Ma il campionato è lungo e un rinforzo, o due, se resteremo nei quartieri alti ancora a lungo, potrà (o potranno) venirci utile.

Nel frattempo stiamo entrando in carburazione pure noi con le due ultime formazioni indovinate nelle ultime due gare 11 su 11.La Rastrellata entra in sintonia con Rastelli, insomma, compito per la verità facilitato dall’organico falcidiato che riduce le alternative a disposizione del mister. Oggi, con Fabbro e Castaldo ancora indisponibili, non dovrebbe cambiare granché rispetto a martedì scorso, a parte l’inserimento nella linea difensiva di Bittante sulla destra, con Izzo che dovrebbe andare centrale al posto di Peccarisi squalificato. Una mossa peraltro tenuta in caldo dal mister che proprio per questo, con tanti diffidati, aveva preferito tenere al riparo l’ex Fiorentina a Cittadella, subentrato solo nella ripresa.
Dunque, la formazione dovrebbe essere questa:
SECULIN, BITTANTE, IZZO, PISACANE, ZAPPACOSTA, D’ANGELO, ARINI, SCHIAVON, DE VITO, SONCIN, GALABINOV