Penalizzazione Avellino, Taccone: “Non hanno niente in mano”

Le dichiarazioni di Taccone dopo l'udienza del processo calcioscommesse

All’uscita dal Tribunale della Federazione Nazionale, terminata l’udienza sulla penalizzazione dell’Avellino, Walter Taccone per il quale – ricordiamo – sono stati richiesti nove mesi di squalifica, rilascia le sue dichiarazioni a caldo.

Alla domanda su quali siano le sensazioni che si provano in questa circostanza, questa la risposta amareggiata del Presidente Onorario dell’U.S.Avellino:”Sono stato molto parco nelle mie argomentazioni perché gli avvocati e chi mi ha preceduto avevano già chiarito l’estraneità dei giocatori quindi non sono tornato un’altra volta perché avete visto che, probabilmente il collegio non voleva perdere troppo tempo! Avete visto che per le cose ormai acclarate, dette, scritte, eccetera, era inutile ritornare su certe argomentazioni. Ho semplicemente detto che prima di mettere in mezzo il nome di una persona è sempre meglio conoscerla perché non ho avuto mai neanche il piacere di essere ascoltato. La proposta di sospensione da parte di persone che non mi hanno mai visto, mai interrogato, che non sapevano niente di me, solo per uno/due righe in una causa che prevedeva migliaia di pagine, mi sembra davvero pleonastico. Quindi mi sono limitato semplicemente a far valere la qualità di un presidente da un punto di vista morale, che non ha mai avuto problemi in questi otto anni, che ha fatto sempre il proprio dovere; la squadra l’ha sempre mantenuta in condizioni ottimali. Abbiamo fatto quello che è stato necessario fare. Essere chiamati in causa in problematiche che hanno poco a che fare con lo sport mi sembra davvero cattivo”.

Quanto alle incoerenze peggiori di questo processo:”L’avete sentito e avete ascoltato quello che hanno detto gli avvocati. Non hanno niente in mano, non hanno neanche le intercettazioni, cioè parlano di cose e persone che non hanno niente a che fare con l’Avellino. Un retro ‘si, adesso vedremo, faremo, scommettiamo, facciamo’, ma non c’è nessun nome. I nomi chiamati in causa dai giocatori a cominciare da Biancolino – povero ragazzo – a Castaldo, poi da Arini a Pisacane e così via, sono privi di argomentazione. I giocatori che sarebbero stati gli artefici di questa combine nelle due partite importanti – inutile che ve lo ripeta, lo sapete meglio di me – non erano neanche in campo. Potevano prendere un’altra persona che invece è andata in campo e ha fatto l’illecito, invece questo non c’è. Questi due giocatori avrebbero potuto fare una combine con il giocatore che è entrato in campo, ma non c’è niente di tutto questo. Mi meraviglio che la giustizia possa andare avanti in questo modo, veramente sono costernato. Senza prove vogliono dare nove mesi a uno, sei ad un altro, due o sei anni a quest’altro…”.

Alla domanda se è più sereno o meno, Taccone risponde nervoso:”Perché mi fa questa domanda, sono sei mesi che dico che sono sereno, sono innocente. Neanche mi piacerebbe uscire da questo processo con un vizio di forma, sono sincero nell’animo. Sono convinto che noi usciremo fuori da questa causa nel merito e non perché gli avvocati hanno trovato un cavillo formale che fa annullare il processo. È come uno che viene prosciolto per decorrenza di termini: non sai mai se è colpevole o non è colpevole. Io sono convinto che i giudici ci daranno una sentenza e se devono darci punti di penalizzazione ce li diano, ricorreremo in appello perché non abbiamo fatto nulla. Sono fiducioso fino alla morte!”.

In settimana ci sarà la sentenza di primo grado, domani un’altra sfida importante: “Bravo – risponde sorridendo il Presidente – parliamo di quello che più mi piace. Dobbiamo andare in campo ancora più arrabbiati, spero che i ragazzi sentano queste mie dichiarazioni e vi prego mettetele in giro perché devono capire che il Presidente ha una fede incrollabile in loro, così come l’aveva in coloro che li hanno preceduti. Sono sicuro che sono tutti attaccati alla maglia e vogliono fare di tutto per tirarci fuori da una situazione abbastanza difficile di classifica. Abbiamo questa spada di Damocle sulla testa che andrebbe a sconvolgere completamente il campionato. Parliamo di un presunto illecito 2013/2014 con ripercussioni sul campionato 2016/2017…ma di che stiamo parlando?! Questa è giustizia sportiva? Se l’Avellino ha fatto qualcosa punitelo nell’anno dell’illecito. Se avessi saputo che ci avrebbero tolto 7 punti a fine campionato non avrei proprio iscritto la squadra per quest’anno, non è giusto”.

Quanto a Castaldo, solo parole buone:”Un giocatore così importante, che ha risolto la partita contro il Frosinone lunedì scorso e che ha giocato benissimo, ha questa preoccupazione addosso…Dei miei nove mesi me ne può fregare, la mia vita continua lo stesso, mentre per Castaldo è un’altra cosa: con sei mesi di sospensione per un giocatore non più ventenne, che potrebbero ripercuotersi anche sull’anno prossimo, anche per altri giocatori, ne va di mezzo il prosieguo della vita sportiva dei ragazzi quindi sono solidale con loro fino alla fine”.