Perugia-Avellino, alla scoperta dei prossimi avversari dei Lupi

Domenica l’Avellino affronterà il Perugia allo stadio “Renato Curi”. Andiamo quindi alla scoperta dei prossimi avversari dei lupi.

E’ nel 1905 che si costituisce la Associazione Calcio Perugia che esordisce in un campionato universitario nel 1910, dopo aver disputato, nel 1907, un triangolare con Lazio e Siena. I primi anni del ‘900 videro dissapori tra le due società fondatrici del Perugia, la “Libertas” e la “Fortebraccio“, divergenze risanate poi nel primo dopoguerra, con la nascita della Società Sportiva Perugia nel 1921, distintasi per i colori biancorossi e per il Grifone che tutt’oggi caratterizzano il sodalizio perugino.

Per superare il livello dilettantistico di quel calcio, negli anni ’30 il Perugia si rivolse a Emerich Hermann, allenatore ungherese e mentore di quella tanto premiata scuola calcistica danubiana che da Béla Guttman a Ernö Erbstein e da Árpàd Weisz in quell’epoca, culminando con Ferenc Puskàs negli anni ’50, fece la storia della Grande Ungheria del pallone.

Con Hermann la promozione in Serie B non arrivò, ma fu un altro ungherese a riuscire nel 1933 nell’impresa: Andràs Kuttik guidò una squadra di giovani talenti, tra i quali spiccava il nome di Alberto Tiberti, finito nella stagione successiva alla JuventusLa prima esperienza in B fu difficile e la retrocessione arrivò nel ’35. Nel ’40 il Perugia, per problemi finanziari, non si iscrive ad alcun campionato ed a prenderne il testimone è la G.U.F. Perugia in Prima Divisione, club che prese dalla prima squadra colori, simbolo, maglie e qualche giocatore. Fu una soluzione pro tempore, poiché il Perugia nel ’41 torna in attività e sceglie nuovamente una guida ungherese, puntando su Aleksandar Peics, con il quale la squadra domina un campionato arrestatosi per motivi bellici.

Il Perugia del ’45 – ’46 è una squadra che vede tra le sue fila soldati inglesi ed alleati di stazionamento in Umbria ma trascinati dal prolifico Alberto Galassi, i biancorossi riottengono la Serie B, per poi scivolare in pochissimi anni addirittura in quarta serie (dal 1957 Campionato Interreggionale, simile all’attuale Serie D).

Ripescato nel 1959 dalla riforma FIGC che voleva in auge anche le squadre di regioni non rappresentate nel professionismo, il Perugia vide tra le proprie fila grandi nomi come quelli di Lamberto Boranga ed Ilario Castagner, il cui futuro sarà nuovamente legato al club del GrifoneNel 1967 il ritorno in Serie B è garantito grazie all’attaccante Gabetto, nipote di quel Guglielmo che fece leggenda il Grande Torino.

Nel 1975 il Perugia viene promosso in Serie A con un sodalizio fantastico: in panchina sedeva lo stesso Castagner che fu protagonista da calciatore nei primi anni ’60, mentre in campo scendevano nomi oggi memorabili come quelli di Renato Curi e Paolo Sollier, calciatore ma anche attivista politico e scrittore. Per due anni, il Perugia fu capace di fare la voce grossa in Serie A, trascinato da un grande Renato Curi assai prolifico, ma la sua parabola, purtroppo, si spense tragicamente e prematuramente nel 1977, durante Perugia – Juventus, colpito da un arresto cardiaco a 24 anni. Il Perugia gli dedicherà il proprio stadio.

In quegli anni i Grifoni lanciano giovani di grandi prospettive, diventati nomi importanti in seguito, anche come allenatori: Franco Vannini, Walter Novellino e Salvatore Bagni, sfiorando nel ’79 persino uno scudetto, lottando testa a testa contro il Milan, riuscendo a passare alla storia come squadra imbattuta per tutto il torneo di massima divisione.

Nel ’79 Castagner guida i suoi nello storico traguardo della qualificazione in Coppa Uefa e nell’80 la proprietà riesce ad assestare il colpo Paolo Rossi dal retrocesso Vicenza. Le premesse sembrano rosee ma l’esperienza europea viene fermata prematuramente dalla Dinamo Zagabria ed in campionato, malgrado Rossi, il Perugia fatica ad ottenere buoni risultati. La stagione finirà con un ottavo posto e con Paolo Rossi invischiato nello scandalo del Totonero. Penalizzata di cinque punti, la squadra umbra retrocede nel 1981 in Serie B e nel 1986 in Serie C2, relegata in C da una sentenza per coinvolgimento nel Totonero-bis.

Nel 1991 inizia l’era Gaucci, con l’ex vicepresidente della Roma che acquista il club militante in Serie C1. Con lui inizia l’era dei faraonici e dei bizzarri acquisti, azioni accompagnate anche da scandali, che costano nel ’93 la promozione in Serie B agli Umbri a favore dell’Acireale e la squalifica del presidente per un atto poco chiaro nei confronti di un arbitro compiacente. Nel 1994 arriva però la promozione in Serie B e nel 1996, con Giovanni Galeone in panchina e con Federico Giunti e Marco Negri in campo, quella in Serie A, che però dura solo un anno. La squadra risale poi nel 1998, e vi resterà per sei anni di seguito. 

Seguiranno anni di grandi successi e di acquisti di alto livello. Arriveranno in Umbria i vari Milan Rapaić e Hidetoshi Nakata, mentre sulla panchina si succederanno ancora Castagner e Boskov. Nel 2000, con l’esordiente Serse Cosmi alla guida tecnica e con Marco Materazzi, Fabio Liverani, Fabio Grosso, Davide Baiocco, Marco Di Loreto, Mirko Pieri, l’iraniano ex Messina Rahman Rezaei ed il brasiliano Zé Maria in rosa, il Perugia espresse un gioco divertente e di ottimo livello, lanciando giovani provenienti da categorie inferiori e da altre parti del mondo nel calcio che conta.

Nel 2003 Cosmi regala al Perugia persino il primo trofeo internazionale della sua storia, vincendo la Coppa Intertoto ai danni del Wolfsburg, entrando di diritto in Coppa Uefa, eliminati poi dal PSV. In campionato, però, il cammino fu infelice ed il quartultimo posto finale costrinse i Grifoni allo spareggio contro la Fiorentina (sesta in Serie B, avversario in una sorta di play out previsti in quel torneo) e la sconfitta contro i viola costò agli Umbri la retrocessione in Serie B e la fine del fasto Cosmi – Gaucci.

I problemi economici falcidiarono il club in cadetteria che mancò prima la promozione in A perdendo i play off contro il Torino, venendo poi escluso dal torneo. Nel 2005 la nuova proprietà del presidente Silvestrini rifonda il club che riparte dalla C1. La Serie B non arriva e con il passaggio di mano della proprietà da Silvestrini a Covarelli, nel 2010 arriva persino il fallimento del club. Il Perugia così riparte dalla Serie D.

Il ritorno tra i professionisti fu immediato, accompagnato anche dalla vittoria della Coppa Italia di Serie D. Con Battistini in panchina, trascinatore del ciclo vincente del nuovo Perugia, il rapporto si interrompe dopo la terza promozione consecutiva in Prima Divisione ed al suo posto viene ingaggiato Andrea Camplone. Sarà l’ex calciatore biancorosso a riportare in Serie B il Perugia nel 2014, vincendo anche la Supercoppa di Prima Divisione.

Nella scorsa stagione il Perugia, guidato da Pierpaolo Bisoli, conclude al 10′ posto in classifica il proprio torneo, con una equilibratissima media di gol fatti e subiti pari a 40 marcature in attivo ed in passivo, facendo del “Curi” un buon fortino con 8 vittorie, 7 pareggi e 6 sconfitte. In questo campionato, la squadra è stata affidata a Christian Bucchi e proprio contro il Frosinone, nell’ultimo turno, è arrivata la prima vittoria dei biancorossi, dopo un avvio abbastanza stentato.

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