Pescara-Avellino, è l’ora della riscossa

Cari amici,
alcune riflessioni prima di partire per l’Adriatico di Pescara, stadio a me particolarmente caro, che mi ricorda nelle tante trasferte con il coautore Antonello Candelmo un clamoroso goal di Ciccio Cordova, che ormai si perde nella notte dei tempi dei ricordi o andando un po’ più vicino la promozione nello spareggio con il Gualdo che potei vivere 20 anni fa con il microfono in mano di Irpinia tv con al fianco il caro Peppino Pisano.
Ve ne ho parlato altre volte, stavolta dopo una settimana difficile, la più difficile da quando è con noi, per il nostro mister, mi viene invece da fare una considerazione. E allora che cosa dovrebbe dire – mi chiedo – Gianni Santamaria, il mio collega al giornale che è di Latina, Latina che con tutti quei soldi spesi ora si trova lì, in fondo alla classifica, dopo aver cullato lo scorso anno i sogni di gloria? O che dovrebbe dire lo stesso Pescara, una delle corazzate della cadetteria che – se gli dovesse dire bene oggi, e facciamo i debiti scongiuri – sempre dietro di noi resterebbe?
Per farsi un’idea è bene forse dare un’occhiata a questa classifica sul valore del mercato delle squadre di serie B del sito specializzato Transfermarkt per scoprire che noi siamo all’undicesimo posto, scontando certamente – peraltro – la buona valorizzazione dei nostri atleti in questo inizio di campionato: la nostra rosa vale in tutto 12,10 milioni, il Pescara invece, nonostante il deludente inizio, conserva un valore della rosa che è ancora il doppio (20,45 milioni) e resta la terza forza del campionato, sulla carta, dopo Catania e Bari. Mentre il Latina, ad esempio, è sesto a quasi 17 milioni.

Valori Rose Serie B transfertmarket


Perché questa analisi? Per provare a dire con il conforto di un dato oggettivo quel che dovrebbe essere a tutti già chiaro. A essere ottavi con la seconda a soli 4 punti proprio non c’è da strapparsi le vesti. Tutto questo psicodramma dopo la sconfitta con il Crotone proprio non ha senso, anzi dà l’idea di una piazza che rischia di ripiombare negli errori del passato che abbiamo pagato a caro prezzo, con amare disillusioni, mentre l’esperienza di questi ultimi tre anni dovrebbe consigliarci maggiore equilibrio e fiducia nei m omenti difficili.

A inizio settimana ho avuto una lunga discussione con il mister i cui contenuti, naturalmente, restano riservati. Domenica invece un gruppo dei miei amici dell’Avelino club Roma aveva avuto la possibilità di incontrare il presidente Walter Taccone che era nella Capitale per un impegno di lavoro, nel corso della quale avevano potuto sapere in anteprima dell’intenzione di convocare la conferenza stampa che poi il presidente ha tenuto martedì. Ebbene, l’idea che mi sono fatto, al di là dei temperamenti diversi che ormai abbiamo imparato a conoscere di mister e presidente, è che le due componenti societarie, quella tecnica e quella amministrativa, sono ancora in ottima sintonia.
È l’ambiente che, invece, nonostante ne abbia viste tante, continua in alcune componenti, a mostrare eccessiva immaturità. Tiene però la Curva, nonostante la comprensibile delusione, tiene lo spogliatoio, ottima l’umiltà con cui la squadra si è andata a scusare con i tifosi dopo la sconfitta, chiedendo di tenere il mister fuori dalle polemiche.

Walter Taccone

Invece è sui social network che il partito dei disfattisti e dei mister mancati ha dato ancora una volta il peggio di sé, ma questo è un male endemico: basti solo pensare che – tornando alle statistiche – i due nostri giocatori che valgono di più sul mercato, il portiere Gomis e il difensore-jolly Bittante (valutati rispettivamente un milione e mezzo e un milione) sono finiti a turno anche loro nel mirino degli scienziati da tastiera.
Il calcio, mi sto convincendo, non è per tutti. Non si può elogiare il cinismo della squadra quando tutto fila liscio, quando i rigori li segni e gli altri li sbagliano, quando gli arbitri fanno quel che debbono fare e quando tu hai magari una sola occasione e la butti dentro e gli altri le mancano, quando miracolosamente riesci a recuperare tante situazioni in cui sei stato in svantaggio. E poi invece quando invece inanelli delle segnate dalla fortuna (occasioni fallite, rigore sbagliato col Crotone, fuori gioco inventato al goal di Comi col Vicenza) improvvisamente non vali più niente, e soprattutto l’allenatore non vale niente, andrebbe cacciato al più presto.

Potrei tirar fuori una considerazione che appare lampante, vivendo fuori. C’è forse qualche disciplina in cui Avellino è fra i primi trenta posti della nazione, come accade per il pallone, o per il basket? C’è? Un tempo la politica esprimeva la classe dirigente del Paese, oggi il più in vista dei politici irpini, solo omonimo del compianto presidente dell’Avellino degli anni d’oro, si segnala dentro il movimento Grillino in cui è entrato nel ristretto direttorio di vertice, soprattutto per le sue clamorose iniziative, come quando è salito con altri sui tetti di Montecitorio. Per carità. Non è che la politica attuale meriti gli applausi, ma di tracce di grande protagonismo della classe dirigente irpina a difendere la sua terra non ne vedo, onestamente.

Ora, se un gruppo di lavoro è riuscito, invece, nel calcio a ridare dignità a questa terra attraverso una passione collettiva che tira dentro, attraverso Internet, anche i tanti irpini che vivono fuori, forse andrebbe lasciato lavorare e semmai incoraggiato nei rari momenti di difficoltà che può vivere. Basti pensare ai tanti infortuni di cui siamo stati vittima, che ci hanno contemporaneamente privato di giocatori nei ruoli chiave, specie sugli esterni. Fa bene il mister a dire – allineandosi con gli obiettivi della società – che se la squadra recupera appieno il suo organico può esser da play off. Fa bene la società dal canto suo a garantire rinforzi in alcuni ruoli, e qui lasciate anche a me una nota di rimpianto e di piccola critica. Spiace vedere due ex biancoverdi fare sfracelli in altre squadre, come Camillo Ciano e Federico Angiulli, questo ci dovrebbe ammonire tutti a non fare gli schizzinosi con i giocatori quando vestono la maglia biancoverde, per non finire a rimpiangerli una volta che non sono più con noi.

Una provinciale, specie in una piazza come Avellino, raramente vince con i grandi nomi. Domani alla festa di fine anno del club di Roma abbiamo invitato un grande ex come Giancarlo Ceccarelli. Non mi meraviglia che l’ottanta per cento dei miei rari lettori, che pure hanno il palato fine e la memoria buona, non ricordi chi sia. Sta di fatto che atleti come lui hanno contribuito, pur nell’abnegazione che conduce presto all’anonimato, a fare la storia. Ceccarelli, che oggi vive a Frascati e dispensa buon vino dei Castelli a suoi affezionati clienti, fu un centrocampista titolare della nostra squadra che ci portò in A. Centrocampista “operaio”, ma realizzò anche due reti importanti. Esponente della primavera campione d’Italia della Lazio di metà anni ’70, venne ad Avellino appresso a Paolo Carosi, il mister della promozione che di quella grande primavera laziale era stato l’allenatore. Un fantastico gruppo, un ambiente meno brontolone di adesso, disposto a seguire la squadra in ogni dove, fece il miracolo, fece la differenza, accanto a un pizzico di fortuna che non guasta mai e in genera aiuta gli audaci.

Tornando a oggi, come in alcune vittorie un po’ stentate e fortunate potevamo già vedere i limiti che ci avrebbero dovuto tenere i piedi per terra, così in sconfitte come quella con il Crotone, facendo uso dell’equilibrio, si possono già scorgere le cose buone che – se confermate – accanto ad altre cose che vanno aggiustate, ci possono rimettere in corsa. Mi riferisco alla ottima fase difensiva, mi riferisco al recuperato Zito, o alla buona vena di Soumaré e Arrighini che offrono valide alternative avanti. Forse, dopo averne avuta un po’ a inizio campionato, la fortuna potrebbe tornare a iniziare a girare bene per noi dopo un mese di grande sfortuna.

Curva Sud Avellino Partenio-Lombardi

Un grande segnale, oggi: il recupero a pieno del grande Eros Schiavon, della cui importanza nello scacchiere irpino non dubitavamo, ma ce ne siamo dovuti convincere ulteriormente.
A Pescara andiamo a giocarcela, col coltello fra i denti. Credo che giocheremo con un finto 3-5-2, con Petricciuolo molto coperto sulla destra a pareggiare uno Zito offensivo e in gran ripresa. Tutto sommato credo che Schiavon possa partire ancora dalla panchina, ma dobbiamo prepararci a rivederlo in campo nella ripresa. E può darsi che anche Gigi Castaldo parta dalla panchina per giocarsela al meglio il secondo tempo. Quindi me la gioco così. GOMIS, PISACANE, ELY, CHIOSA, PETRICCIUOLO, D’ANGELO, KONE, ARINI, ZITO, COMI E ARRIGHINI.
Alla prossima!