Pietrastornina, il tesoro ecologico d’Irpinia

Dopo Petruro Irpino, il più piccolo comune d’Irpinia eccoci a Pietrastornina. Il paese sorge tra il Monte Avella (1591 metri) e la Toppa Castagneta (610 metri), in posizione panoramica sulla Valle Caudina e conta ben trentasei frazioni; esso giace ai piedi di una guglia rocciosa di oltre 150 metri da cui il tranquillo paese ha tratto il nome, su cui arditamente venne edificato un Castello longobardo.

La veduta del paese
La veduta del paese

La tradizionale economia agricola del paese, florida in quanto beneficiante della mitigatrice azione della vicina Valle Caudina, si fonda sulla produzione di prodotti ortofrutticoli, cereali, olio, castagne, prugne e soprattutto vini di qualità come il Fiano di Avellino ed il Sangiovese. Pietrastornina sorge a 570 metri di altitudine ed ospita circa 1650 abitanti. Il Santo Patrono è S. Biagio di Sebaste, Vescovo e Martire, che ricorre il 3 febbraio ed a cui è dedicata una Festa nella terza decade agosto. Altri eventi sono la Sagra del maiale e delle pappacelle (3 febbraio), la Festa della Madonna del Carmelo, in località Cappella (nel mese di Luglio), la Festa di S. Pietro Apostolo, in località Ciardelli Inferiore (in giugno), la Festa di S. Padre Pio, nella località Due Strade (fine luglio/inizio agosto), la Sagra della bruschetta (agosto) ed altre.

Il Fiano di Avellino
Il Fiano di Avellino

Oltre che per il paesaggio roccioso del massiccio del Partenio e per la vista della verde Valle Caudina, Pietrastornina si segnala per avere il territorio ricoperto per circa la metà della sua estensione da boschi, che fino a 1000 metri sul livello del mare sono prevalentemente cedui di castagno e cedui misti, mentre oltre tale soglia diventano boschi di faggio. Ovviamente, non mancano i corsi d’acqua, come il Torrente S. Martino, che attraversa il centro del paese e i torrenti Moscato e Giulio. Davvero interessante è l’Oasi WWF Acqua delle Vene, ritenuta un tesoro ecologico, che si raggiunge seguendo una stradina montana fino a 1170 metri, dove vi è una biforcazione che conduce, da un lato, al Santuario di Montevergine, e dall’altro a Pannarano. Proseguendo, giunti in cima, si può godere un panorama vastissimo sulla Valle Caudina, il Monte Taburno, i Monti dell’Alta Irpinia e persino, nei giorni limpidi, il Golfo di Napoli.

L'Oasi WWF Acqua delle vene
L’Oasi WWF Acqua delle vene

Poche sono le testimonianze relative ad una frequentazione in età preromana e romana della zona. Il nome del paese è riportato nei documenti medioevali in varie forme: “Petre Sturmine”, “Petrastrumula”, “Petra Strumini”, “Petrae Strumiliae” e “Petra Sternina”. La prima notizia storica risale al 774, anno in cui il principe longobardo Arechi II diede alla chiesa di S. Sofia in Benevento il castello di Pietrasturminea. Evidentemente il primo borgo si sviluppò proprio durante l’età longobarda ai piedi della fortezza edificata sulla guglia rocciosa dalla quale si dominava parte del territorio circostante. Nel 971 alcuni possedimenti del feudo furono concessi da un Guaidernando all’arcivescovado beneventano, mentre al 1102 può ricondursi un altro atto di donazione in cui si fa menzione delle chiese allora ubicate nel borgo e di proprietà del Monastero di S. Sofia. Durante la dominazione sveva (1194 – 1266), Pietrastornina era sotto il diretto controllo imperiale e solo durante il governo di re Manfredi entrò in possesso di Riccardo Filangieri.

Dopo la battaglia di Benevento il feudo passò al Regio Fisco e Carlo I d’Angiò ne fece dono nel 1270 al provenzale Guglielmo Stendardo. Dopo la sua morte ne citarono le terre il primogenito Guglielmo II, Maresciallo del Regno di Sicilia e dal 1302 Gran Contestabile del Regno, ed il terzogenito Tommaso Stendardo (1309). Nel 1338 barone di Pietrastornina era Amelio Del Balzo, Giustiziere della Provincia di Terra di Lavoro, a cui successero nel 1351 la figlia Ceccarella e nel 1348 Matteo della Marra. Passato a Filippo Caracciolo, Maresciallo del Regno, il paese fu preso con la forza nel 1418 da Marino della Leonessa, signore di Cervinara. A costui fu tolto dalla regina Giovanna II, che nel 1426 lo diede nuovamente al legittimo possessore. Ma dal signore di Cervinara, che lo ricevette comunque in dote dalla moglie Novella Caracciolo, il feudo fu venduto al fratello Giacomo della Leonessa, con assenso regio dell’11 aprile 1450, da cui lo ebbe nel 1461 Fabrizio. Durante il regno di Ferdinando I d’Aragona, Pietrastornina fu acquistata dal conte di Maddaloni, Diomede Carafa, alla cui famiglia il feudo appartenne con Giovanni Antonio (1487) e Alfonso Carafa (1567), conte di Montoro. Con l’avvento della dominazione spagnola in Italia meridionale, il paese venne acquisito nell’ottobre del 1586 dal nobile Cesare Pagano, al quale successe nel 1599 il primogenito Ugo. Venduto nel 1630 per ventottomila ducati a Vincenzo Cossa, fu da questi alienato cinque anni dopo ad Andrea Lattiero, che lo tenne dal 1643 con il titolo di principe di Pietrastornina. Morto nel 1644 senza lasciare eredi, tutte le sue proprietà furono confermate fino all’eversione della feudalità ai discendenti di questi.

i ruderi del castello
i ruderi del castello

In cima all’imponente guglia rocciosa che domina il centro di Pietrastornina si trovano i resti del Castello medioevale, eretto in epoca longobarda e di cui si ha già traccia in documenti dell’VIII secolo, precisamente nel 774, quando il Principe longobardo Arechi II donò il Castello di Pietrasturminea alla chiesa di S. Sofia di Benevento. La costruzione del fortilizio difensivo fu giustificata dalla difficile accessibilità del sito, e quindi alla sua facile difendibilità, unita alla strategica posizione, che consentiva agevolmente di dominare e controllare il territorio sottostante. Sfruttando la conformazione della guglia su cui venne edificato, il Castello assunse una conformazione anomala, differente da quella tipica dei vari castelli, presentando almeno due corpi di fabbrica, di diversa dimensione, ovviamente, eretti a livelli differenti. Sulla roccia viva vennero scavate delle scale, dei camminamenti, delle mura che cingevano tutta la guglia. Attorno al fortilizio difensivo, sempre durante la dominazione longobarda, sorse il borgo medioevale. Oggi della struttura restano poche tracce, ruderi senza una forma precisa, in quanto lo stato di degrado del Castello era talmente avanzato, che l’11 febbraio 1837, il Comune fu costretto a decretarne la demolizione, dato la persistenza del rischio di caduta di porzioni dei ruderi sulle sottostanti costruzioni. E tanto era avanzato lo stato di decomposizione del Castello, che non fu possibile recuperare alcun materiale riutilizzabile (es. pietre, legname, metalli).

Chiesa SS. Annunziata
Chiesa SS. Annunziata

L’edificazione della Chiesa della Santissima Annunziata iniziò successivamente al crollo dell’antica Chiesa Arcipretale di S. Maria de Iuso, verso la metà del XVIII secolo. Di certo, la struttura venne costruita fuori del centro antico. Bella è la facciata in stile tardo-barocco, sul cui portale insistono un finestrone ed un occhio. La chiesa si affaccia su un vasto sagrato preceduto da una scalinata ed è affiancata da una torre campanaria, lievemente più elevata rispetto alla sezione centrale della chiesa. All’interno, a croce greca con tre navate, con quattro grandi pilastri, si segnalano l’Abside curvilinea che ospita l’altare maggiore, dietro cui si trova una tela del XIX secolo che raffigura l’Annunziata, altri altari in marmo policromo, decorazioni a stucco e statue. L’edificio religioso, chiuso da prima del terremoto del 1980, è stato sottoposto ad un consistente intervento di restauro e consolidamento, grazie al quale, nel 1992, venne riaperto al culto dei fedeli. La realizzazione della Chiesa di S. Maria delle Grazie, anche detta Chiesa del Rosario, con annesso un piccolo Convento, richiese ben ottanta anni, essendo stata iniziata nel 1514 e completata solo nel 1594.  In origine, l’edificio religioso sorgeva fuori dall’abitato medioevale, la cui crescita nei secoli successivi finì per assorbirlo.  Probabilmente ristrutturata diverse volte, venne ricostruita nel XVIII secolo, al di fuori del borgo medioevale. La Chiesa, che si affaccia sulla centrale Piazza Vittorio Veneto, si raggiunge salendo una scalinata in pietra che consente di superare il dislivello tra portale e sede stradale. All’interno vi è un’unica navata con sottostante Cripta, un tempo deputata ad accogliere i corpi dei defunti appartenenti alla Confraternita del S. Rosario, la cui sede era rappresentata da un ampio vano rettangolare situato dietro la navata, da cui, tramite una scala, era possibile raggiungere il piccolo campanile. All’interno, una serie di gradini separano l’altare dall’area destinata ai fedeli, mentre lateralmente, si notano degli altarini votivi e delle nicchie affrescate, anche se parzialmente scomparse a causa di interventi di restauro e consolidamento ed un grosso arco trionfale. La volta presenta una controsoffittatura a quadroni (cartapesta e gesso retinato) risalente al 1913. La Chiesa della Madonna o Vergine del Carmelo e l’antistante piazzetta fungono da centro di richiamo e raccolta della popolazione della località Cappella, sita a tre chilometri da Pietrastornina, dove il 16 luglio, si tiene una celebrazione religiosa dedicata alla Madonna del Carmelo.

Monumento ai caduti
Monumento ai caduti

Edifici signorili di Pietrastornina sono il Palazzo Baronale (XVIII secolo), il Palazzo Campobasso (XIX-XX secolo) e la Casa Germano (1916). Inoltre meritevole di menzione è il Monumento Caduti della Prima Guerra Mondiale, risalente al 1925. Ad un primo basamento, delimitato da una ringhiera decorata con motivi vegetali ed a forma di elmo, è sovrapposto un secondo basamento, su cui si erge un terzo, che accoglie il monumento vero e proprio, collocato su di un cippo in muratura rivestito da lastre e blocchi di travertino. In cima al cippo si trovano due statue in bronzo che riproducono la Vittoria ed un soldato. I nomi dei Caduti sono elencati su tre lati del cippo, mentre sul restante quarto lato, si legge la classica dedica commemorativa.

Lasciamo Pietrastornina, per darci appuntamento alla prossima settimana per visitare Quadrelle.